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@matydreamer

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tu mi dicevi da questa città ce ne dobbiamo andare tutti e due, e soprattutto io dicevi, un miliardo di bar, bar dappertutto, e camminando verso casa mia ero così allegro che ero sorpreso. la città era desertica, e non ci ricordavamo dove avevamo parcheggiato la nostra astronave con i pneumatici lisci. ti ricordi delle sportellate sul cuore? di certi cieli bianchi sproporzionati, e i tuoi occhi come certi cieli, neri, come i nostri vestiti. e dalla finestra del tredicesimo piano della casa popolare dove si è trasferita tua madre si vede tutta Ferrara, dal castello al grattacielo, e l'insegna luminosa dell'Ipercoop, delle luci enormi che ci sposavamo alla finestra come se fossimo a Las Vegas. e poi, e poi ci troveremo come le star nei peggiori bar a lavorare, o nell'autogrill di Ferrara Nord a dormire, e il treno regionale per Bologna sembrava la Transiberiana e tutti morivano sulla superstrada per il mare. ci cadevano in testa le stelle inchiodate male, chissà quando tornerà l'estate di tre anni fa, cercando con il metaldetector le catenine e i desideri sulle spiagge dei lidi ferraresi, e gli stessi tragitti, i cortei nei corridoi della casa dei tuoi genitori, e le bici rubate le coloreremo ancora di verde militare per nasconderci a scopare al parco Massari. questa città non ci morirà tra le braccia. il parcheggio dietro al petrolchimico, a tirarci dei calci e a tirarci dal naso i calcinacci e le sere, lavare il cielo con la candeggina perché fa buio presto, sputavamo delle stelle, dal terzo piano sull'hinterland ma era proprietà privata, era tutta proprietà privata. penso, pensa se adesso nevicasse, saremmo molto più tranquilli, in questa città che dicevi che ti sembrava un congelatore, questa città sotto il livello del mare, e i cubetti di porfido che ci sono in piazza li staccheremo uno ad uno per farci delle bancarelle di braccialetti, mi dicevi. ce ne dobbiamo andare tutti e due, e soprattutto io, dicevi. io ho scritto per terra col catrame che ti penso raramente, come back september, come quando ci svegliavamo in tre nel letto con le braccia informicolate, in piena pianura padana ma col fuso orario del Giappone ero un cameriere vestito bene, e quella casa ora è un cantiere, e non ci resta che scoppiare a ridere, a dirotto. avevamo l'inesperienza necessaria per andarcene, avevamo l'inesperienza necessaria per andarcene, dicevi, e ce ne siamo andati tutti e due, e soprattutto tu.

Vasco Brondi (via tanteluciaccese)

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Perdersi è l'unico modo per trovare un posto che sia introvabile, altrimenti tutti saprebbero dove trovarlo.

Pirati dei Caraibi, ai confini del Mondo (via libri-cinema)

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Ecco il brutto: da quassù non vedi la ruggine, la vernice scrostata, ma capisci che razza di posto è davvero. Vedi quanto è falso. Non è nemmeno di plastica, persino la plastica è più consistente. E’ una città di carta. Guardala, Q: guarda tutti quei viottoli, quelle strade che girano su se stesse, quelle case che sono state costruite per cadere a pezzi. Tutte quelle persone di carta che vivono nelle loro case di carta, che si bruciano il futuro pur di scaldarsi. Tutti quei ragazzini di carta che bevono birra che qualche cretino ha comparto loro in qualche discount di carta. Cose sottili e fragili come carta. E tutti altrettanto sottili e fragili. Ho vissuto qui per diciotto anni e non ho mai incontrato qualcuno che si preoccupasse delle cose che contano davvero.

Città di Carta - John Green (via libri-cinema)

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-Tutte le cose sono più brutte viste da vicino- disse Margo. -Tu no- ribattei, senza pensarci.

Città di carta - John Green (via libri-cinema)