Robin Williams - La leggenda del re pescatore (Terry Gilliam, 1991)
Credo che morirò.
Era bella. Era forte. Era coraggiosa. Era instabile. Aveva un sacco di problemi, quella ragazza. Andava male a scuola, fumava, beveva, aveva cattive amicizie. I suoi genitori litigavano giorno e notte, per affibbiarsi le colpe: “è colpa tua se è così”, “tu non sei mai a casa”, “perché non l’aiuti?”, “dovrebbe andare un po’ dallo psicologo”. E lei, dalla sua cameretta, sentiva tutto. Si sentiva sbagliata, d’intralcio. Così, un giorno - anzi, una notte - decise di andare via. Lasciò tutte le sue cose a casa, si vestì ed andò alla stazione. Si sedette sulla panchina, le tremavano le mani. Era davvero la cosa giusta? Forse sì, forse no. Erano le quattro del mattino. La stazione era deserta. C’era solo un signore, con una ventiquattrore nella mano destra e una sigaretta accesa nella sinistra. Fumava tranquillamente, osservandola. “Che cosa vuole fare?” Si chiese perplesso. Si avvicinò a lei, le sorrise. La ragazza ricambiò il sorriso. “Vuoi.. uh.. Insomma, vuoi ucciderti?” Chiese il signore. Avrà avuto più o meno trent’anni, di sicuro c’era passato anche lui. La ragazza sorrise, ma non rispose. “Insomma, sei giovane. Quanti anni hai?” “Ne ho sedici, signore.” “Ecco! Giovane. Sei giovane, giovanissima. Perché farlo? Sai, ci sono delle strutture per quelle come te. Insomma, non devi farlo. Puoi guarire.” ‘Ma guarire da cosa?’ Si chiese il signore. La ragazza annuì, sempre sorridendo. “Non buttare la tua vita così! Ce ne sono tanti, di adolescenti che si autolesionano, che hanno tentato il suicidio. Insomma, i numeri sono pazzeschi! Arrivano alle stelle.” La ragazza sorrise. Ne era consapevole. “E tu, piccolina, vuoi diventare un numero? Un numero come altri cento? Non vuoi distinguerti? Non vuoi vivere - perdio! - vivere?” La ragazza sorrise ampiamente. “Pensaci bene.” Il signore finì il suo discorso. “Come si chiama?” Chiese la ragazza, sempre sorridendo. “Mi chiamo Michele.” La ragazza sorrise e si diresse verso le rotaie. “Pensaci! Perdio, pensaci!” Il treno stava arrivando. “Hai sedici anni, queste cose non dovrebbero balenarti nella testa.” Michele diceva queste cose, ma non si avvicinò per fermarla. Quella ragazza aveva qualcosa negli occhi, una… una strana determinazione nello sguardo che quasi lo spiazzava. La ragazza sorrise. Il treno stava per arrivare alla stazione. “Allora, addio, Michele.” Disse. Il treno iniziò a frenare, per poi fermarsi davanti alla ragazza. Quella sorrise e, appena si aprirono le porte, salì sul treno semivuoto. Michele sorrise. Quella era la determinazione di cui stavo parlando prima. Quella è una ragazza che non la spegni neanche se l’ammazzi.
quantavitainsiemeate (via quantavitainsiemeate)
il posto
in cui tornare
Quindi?
Poi, tra tutto, quello che noti sono solo i dettagli.
Non ce la faccio più…ho bisogno di buttare tutto fuori, sfogare l'ansia, la delusione, i fallimenti, le frustrazioni, le scelte mai fatte, le decisioni sbagliate…
Sono strapiena di insicurezze… ma nello stesso tempo completamente svuotata di emozioni!
Vorrei… Voglio una nuova avventura. Voglio tornare a respirare l'essenza della vita. Voglio ritrovare me stessa.
