Avatar

@martinarih99-blog

"Mi merito un arcobaleno dopo tutta la pioggia che ho preso."
Forse è vero che siamo solo una goccia nell'immensità dell'oceano, ma io voglio credere che la nostra vita conti qualcosa. Voglio credere che non siamo solo orme sulla sabbia, destinate a scomparire già domani. Voglio credere nell'immortalità dell'anima, nei sogni, nel potere dei ricordi.Voglio credere che ciascuna anima è speciale e importante a modo suo. Potrei provare a descrivermi, dire che mi piace leggere, disegnare, guardare film e serie tv. Che mi affascina ciò che è cosi presente ma irraggiungibile, (come il cielo, i sogni, i ricordi, le nuvole, le stelle, l’ idea dell'infinito…). Per il fatto che sono parte di noi, una continua certezza quando tutto cambia. Potrei dire tante cose di me, ma nonostante tutto nessuno mi conoscerebbe davvero. Perché ci sarà sempre una parte di me celata persino a me stessa. Alla fine ciascuno di noi è l'insieme di tutte le sue passioni, paure, sogni, speranze, esperienze, pensieri, sentimenti… di tutto ciò che ci rende noi stessi.E le parole non rendono giustizia all'immensita dell'anima di ogni persona. Quindi preferisco lasciare a voi la possibilità di descrivermi. Perché ciascuno vede il mondo e gli altri in modo diverso e magari, chissà, riuscirete a scoprire lati nuovi di me.

-Biografia di Tumblr Volevoimparareavolare (via volevoimparareavolare)

Lo chiamano destino. quando due persone si incontrano e senza fare rumore combaciano. li chiamano attacchi di panico. quando piangi sotto la doccia e ti domandi cosa sei diventata. la chiamano alchimia. quella tra due persone che si vogliono bene, che si vogliono stringere, toccare, amare. la chiamano respirazione artificiale. non quella delle sale operatorie, ma quella assurda dipendenza che hai da certe persone. la chiamano stanchezza. quella delle otto del mattino, la prima ora sui banchi freddi e le sue parole notturne che ancora riecheggiano nel tuo cuore. la chiamano speranza. quella di venir promossi a giugno. lo chiamano puzzle. quando le tue dita si incastrano nella sua mano come se fossero fatte apposta e forse lo sono. lo chiamano amore. quando lo guardi negli occhi e il cuore ti trema per davvero.

-Biografia di Tumblr (via volevoimparareavolare)

Siamo la generazione della sigaretta elettronica alla nocciola e degli I-phone a cui cambiare la cover ogni giorno. Siamo la generazione delle Reflex e delle foto tutte uguali con mille mila mi piace che tutti criticano. Siamo la generazione di Tumblr, di Twitter, delle domande anonime su Ask, delle conversazioni notturne su Whatsapp e delle foto fatte con la fotocamera interna del cellulare che finiscono su Facebook in tempo reale. Siamo la generazione dei mi piace, delle mode che nessuno segue e di quelle che seguono tutti credendo di essere alternativi. Siamo la generazione dei nuovi hipster, dei Soliti Idioti, degli Sgommati, degli acchiappasogni tatuati, di Saviano, Travaglio, Guzzanti. Siamo la generazione dei braccialetti della fortuna, dei diari della Comix, delle storielle estive che finiscono e di quelle che durano tutta la vita. Siamo la generazione dei pazzi irrecuperabili, ma nessun Kerouac scriverà storie su di noi. Siamo la generazione che ascolta rap e pseudorap, la generazione delle fandom e dei bimbiminchia, la generazione degli youtubers e delle pagine sul calcio che si fanno guerra su Facebook. Siamo la generazione delle menti distrutte da pazzia ma senza Ginsberg a raccontarla. Siamo la generazione dei fan di Lady Gaga che insultano quelli di Taylor Swift, la generazione delle attrici della Disney ormai cresciute e spudorate che cantano facendo video e live mostrando il culo. Siamo la generazione di Skins, Pretty Little Liars, Gossip Girl e degli spotted per sputtanarsi. Siamo la generazione di Cinquanta sfumature di grigio e del libro della Parodi besteller, la generazione di Twilight, True Blood, Teen Wolf e La vita segreta di una teenager americana. Siamo la generazione di American Horror Story, della nails art, degli autolesionisti, dei graffiti, della patente ritirata per un mese per 0,6 grammi, delle bulimiche insultate a scuola, dei gay e dei fan di Bieber pestati per strada. Siamo la generazione X di Mondo Marcio, quelli del “Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero” di Brondi. Siamo la generazione dell’amore ai tempi dell’Ikea e dei licenziamenti dei metalmeccanici. Siamo la generazione di Skype, Viber, Chaton, WeChat e altre migliaia di applicazioni per la comunicazione che probabilmente quella vera la stanno distruggendo. Siamo la generazione di Instagram, di Weheartit, di Flickr, degli hashtag, delle tinte rosa, blu, verdi, dei lobi sfondati, dei pearcing e dei tattoo. Siamo la generazione di Balotelli al Milan, di Alessandro Del Piero dalla Juve al Sydney, di calciopoli, calcioscommesse, dei fan di Messi contro i fan di Cristiano Ronaldo, di Cavani al Psg e milioni e milioni e il fair play. Siamo la generazione che esulta quando trova la wi-fi libero, di Youtube, Vevo e i video porno. Siamo la generazione delle tredicenni precoci e dei genitori ignari. Siamo la generazione del mySky e on demand, di Mediaset Premium, tv in 3D, di primafila, dei contratti a tempo determinato, delle tasse universitarie che aumentano, di chi lascia la scuola, delle serate in disco, dei falò in spiaggia, degli scherzi telefonici e dei messaggi sinceri inviati alle due di notte da ubriachi. Siamo la generazione di chi crede ancora che ci sia giustizia e chi invece “ACAB”, la generazione delle risse il sabato sera, degli incidenti stradali, di noi Wind Unlimited e le bizzarre acconciature. Siamo la generazione degli zaini della Eastpack, degli occhiali della Ray Ban, delle Converse, delle Vans, delle Air Max, delle Jordan, delle Hogan, dei pusher nei vicoli e i cappellini da rapper. Siamo la generazione di Pou, di Candy Crush Saga, di Ruzzle, di Farmville e le richieste ignorate, di Avast Antivirus e In-segreto. Siamo la generazione di Google Chrome e Mozilla Firefox, delle notifiche agli accessi, dei letti morbidi ma non confortanti come le braccia tra cui vorremmo stare. Siamo la generazione di America’s next top model, del figlio William e Kate in prima pagina, del cibo spazzatura e delle pizze a domicilio che salvano le serate. Siamo la generazione delle citazioni di Bukowski, la generazione delle frasi su questa generazione, delle ricerche su Wikipedia e le versioni di latino copiate da internet. Siamo la generazione dei programmi su Real Time, di Jersey Shore, delle creste alla El Shaarawy, delle ragazze che amano il calcio e di quelle che lo seguono per moda. La generazione delle Marlboro alla menta, della Nutella, di Belen Rodriguez, Fabrizio Corona e i Rolex dei calciatori rubati. Siamo la generazione della marijuana per iniziare le serate e dell’hashish per concluderle. Siamo la generazione della vodka alla pesca, della birra al limone, del Bacardi, della cocaina e gli idoli morti in rehab a 27 anni. Siamo la generazione di Iron Man 3, delle file agli Apple Store, dei giovani un po’ persi e di quelli persi del tutto. Siamo la generazione dei disoccupati ma con l’S5, dei cassaintegrati, delle vacanze ad Ibiza, di Selvaggia Lucarelli, Paolo Fratter, il Cavaliere e l’Imu. Siamo la generazione dei giovani che in fondo l’hanno capito che c’è qualcosa di strano in questa generazione. La generazione più criticata, più sottovalutata, quella che si sta svegliando e l’ha capito che potrebbe cambiare il mondo e fottere tutti. Siamo la generazione che nonostante tutte le stragi, i dibattiti in tv, la violenza sulle donne, le mafie, la droga, l’omofobia, la crisi, la fuga dei cervelli, Berlusconi, le scie chimiche, la Libia, l’Egitto, le intercettazioni e tutto il resto, qualcosa da raccontare la lascerà senz’altro… solo che dobbiamo ancora scoprire cosa.
“Anastasia, io non sono un tipo da cuori e fiori, non ho niente di romantico, ho gusti molto particolari. Dovresti stare alla larga da me.» Chiude gli occhi, quasi abbattuto. «Ma in te c’è qualcosa, per cui non riesco a starti lontano. Immagino che tu ormai l’abbia capito.» L’appetito mi passa in un lampo. “Non riesce a starmi lontano!” «E allora non farlo» mormoro. Lui sussulta, sbarrando gli occhi. «Non sai quel che dici.»”

Cinquanta sfumature di grigio. (via hebedropintheocean)

“Salve, mi chiamo Hazel Grace Lancaster. E Augustus Waters è stato l’amore avversato dalle stelle della mia vita. La nostra è una storia d’amore colossale e probabilmente non riuscirò a pronunciare più di una frase senza sciogliermi in un fiume di lacrime. Come tutte le storie d’amore la nostra morirà con noi, com’è giusto. Speravo che sarebbe stato lui a fare l’elogio funebre a me, perché non c’è davvero nessun altro che… Non parlerò della nostra storia d’amore perché non ci riesco. Perciò, parlerò di matematica. Io non sono una matematica, però so questo: ci sono infiniti numeri tra 0 e 1. C’è 0.1, 0.12, 0.112 e un’infinita serie di altri numeri. Naturalmente è ancora più grande la serie infinita tra 0 e 2, o fra 0 e 1’000’000. Certi infiniti sono semplicemente più grandi di altri infiniti. Ce l’ha insegnato uno scrittore che una volta amavamo. Sapete, io vorrei più numeri di quelli che avrò. E Dio, vorrei più giorni per Augustus Waters di quelli che ha. Ma Gus, amore mio, non so dirti quanto io ti sia grata per il nostro piccolo infinito. Tu mi hai dato il per sempre, in quel piccolo numero di giorni, e per questo io ti sono eternamente grata. Ti amo talmente tanto.” -John Green occhigonfi-e-sorrisostanco