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Senza titolo

@marsicaa

Che spettacolo i trent'anni, quel periodo in cui rivedi dopo secoli gente con cui usavi sfasciarti e ti ritrovi a far loro le congratulazioni per figli o matrimoni.

Considerazioni in seguito al rewatch di Skins

- che dobbiamo fare: i boomers hanno teche teche tè su Rai Uno, noi abbiamo Netflix

- senza voler fare spoiler, ma, al netto di come è andata a finire, qualcuno ora venga a dirmi che la prima reazione di Effy (ossia fuggire) appena si è resa conto di quello che stava provando per Freddie non fosse quella giusta.

Così si fa!

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marsicaa

Mi aspettavo di tutto, ma le facciate dei palazzi di Sarajevo ancora crivellate dai proiettili, dopo 30 anni, no.

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marsicaa

E quel piccolo cimitero islamico a Mostar, che però era comunque un po' troppo grande considerando che su tutte le lapidi l'anno di morte era sempre lo stesso.

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Non mi aspettavo prezzi da Svizzera in Croazia. Anzi, un po' sì.

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marsicaa

Virus intestinale. Per noi Pechino Express - Road to Balkans finisce qui.

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marsicaa

Non è vero, ci siamo comunque trascinati alla bell'e meglio in Montenegro.

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Mi aspettavo di tutto, ma le facciate dei palazzi di Sarajevo ancora crivellate dai proiettili, dopo 30 anni, no.

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E quel piccolo cimitero islamico a Mostar, che però era comunque un po' troppo grande considerando che su tutte le lapidi l'anno di morte era sempre lo stesso.

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Non mi aspettavo prezzi da Svizzera in Croazia. Anzi, un po' sì.

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Virus intestinale. Per noi Pechino Express - Road to Balkans finisce qui.

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Mi aspettavo di tutto, ma le facciate dei palazzi di Sarajevo ancora crivellate dai proiettili, dopo 30 anni, no.

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E quel piccolo cimitero islamico a Mostar, che però era comunque un po' troppo grande considerando che su tutte le lapidi l'anno di morte era sempre lo stesso.

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Non mi aspettavo prezzi da Svizzera in Croazia. Anzi, un po' sì.

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Mi aspettavo di tutto, ma le facciate dei palazzi di Sarajevo ancora crivellate dai proiettili, dopo 30 anni, no.

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E quel piccolo cimitero islamico a Mostar, che però era comunque un po' troppo grande considerando che su tutte le lapidi l'anno di morte era sempre lo stesso.

Mi aspettavo di tutto, ma le facciate dei palazzi di Sarajevo ancora crivellate dai proiettili, dopo 30 anni, no.

18 luglio 2023

  • Dilemma - mia sorella si sposa in autunno: taglio o lascio crescere la frangetta?
  • Sono troppo insicura. Forse da quanto scrivo quassù non traspare, ma grazie tante: è il bello dell'aver creato un mondo tutto mio. Poiché tuttavia il mondo in cui vivo non è il mio, ma quello reale, un cambiamento è necessario. Partirò allora dal linguaggio. Le mie mail sono già cambiate: è finita l'era dei "perdonami per il ritardo nella risposta", dei "solo una domanda veloce", degli "immagino che", dei "per caso, eventualmente", dei "potrei chiederti gentilmente se..." e, soprattutto, dei "Forse". E basta, cazzo: educata sempre, ma pure dritta al punto.
  • Sono talmente tanto insicura che una sera, giocando a un gioco da tavolo che mi era appena stato spiegato, le persone attorno a me non riuscivano a non controllare che avessi buttato la carta giusta. Tutti moto carini, non c'era malizia, ma alla fine era sempre la carta giusta. È lì che ho iniziato a farmi domande: ti pare che dubito così tanto di me stessa da non riuscire neanche a buttare una carta con convinzione?
  • Un altro modo è giocare a scacchi con Gigi. A me non piace giocare a scacchi, ogni volta ho l'impressione che il cervello mi vada in crash, ma so che lui mi stima e allora quando giochiamo insieme posso fingere che non sia così, che non stia andando in crash, anzi, posso convincermi (senza che ci sia bisogno di dirlo ad alta voce) di essere abbastanza intelligente per giocare a scacchi. Poi comunque ancora non riesco a vincere una partita, ma questo è un altro discorso.
  • "Ma tu hai un altro tipo di intelligenza. Tu sei brava a creare cose".
  • Da una parte mi sale l'amarezza a riflettere su quanto la vita di prima sia ormai sempre più lontana. Le comitive, i gruppi whatsapp con più persone, le pasquette e i ferragosto e i capodanni a sfasciarci, le sagre (eh già, un gruppo di pazzerelli), la fine della sessione estiva che significava davvero qualcosa, parlare di niente fino alle 3 di notte, cicca e birra. Dall'altra, invece, sinceramente non vedo l'ora che arrivi la vita dopo.
  • Ma dopo cosa?
  • Lo so già, è solo che non mi va di scriverlo qui.
  • E comunque, se anche temporeggio a saltare dal prima al dopo, quest'anno comunque noi '93 facciamo 30 anni: sempre più persone attorno a me hanno già saltato il fosso.
  • Io in vita mia credo di non essermi mai arrabbiata davvero. E ho sbagliato. Se fossi stata in grado di arrabbiarmi, la gente si sarebbe resa conto del fatto che davanti avevano una persona, una persona in carne e ossa e anima, con dei bisogni veri e sentimenti altrettanto veri e, dunque, degni di essere presi in considerazione. Ma, di nuovo, sono sempre stata troppo insicura: e avete idea, voi, di cosa significhi per una persona che dubita persino della propria ombra pretendere di convincere gli altri non solo della propria esistenza ma anche del fatto che, oltre ad esistere, abbia anche dei sentimenti?

Friendly reminder: se sei il mio capo supremo comunque devo fare quello che mi chiedi di fare, quindi non serve chiederlo in maniera sgarbata e sbrigativa.

Anzi, serve solo a farmi girare le palle.

E, di nuovo: sarai anche il mio capo supremo, ma comunque non sei nessuno per permettermi di farmi girare le palle.

Forse non sono proprio tagliata per la vita corporate.

5 luglio 2023

Ma dove sono finite tutte le persone con cui uscivo a vent'anni?

Quando se ne sono andate?

Perché non ne sento la mancanza?

E, se non ne sento la mancanza, come mai però la mattina, quando apro gli occhi, il mio primo pensiero è "mi sento tanto sola, vorrei degli amici"?

Se ne sono andati via loro, tutti insieme, o è più probabile che sia stata io piano piano ad allontanarmi sempre di più?

O (ancora più plausibile), ognuno di noi in realtà stava allontanandosi sempre di più dagli altri?

Ma come hanno fatto allora certi di loro a camminare insieme?

Ecco, ecco la domanda al centro di tutto: come fanno a camminare insieme, fianco a fianco?

Nonostante le persone importanti che si sono aggiunte alle loro vite, nonostante la lontananza e le città diverse?

Come fanno? Dove hanno imparato? E perché io non ci sono riuscita?

Forse loro lo sanno: perché io, per un motivo o per un altro, mi sono sempre ritrovata a camminare da sola?

Questa settimana faccio le veci del mio capo e della mia collega senior (ah), ma in compenso domenica sono andata a sentire i Red Hot i quali mi hanno dato la carica per trottare fino alla fine di luglio, perché i veri duri fanno così, no?

Che dire . Grazie, motherfuckers.

Cara collega, abbi pazienza, ho capito che non hai voglia di fare un cazzo e se è per questo hai anche tutta la mia solidarietà, però quando poi le cose vanno necessariamente fatte non è che allora io sono l'infame perché cerco di farle e di farle pure come si deve, semplicemente presumo (e non sbaglio quasi mai, guarda un po') che è maggiore la fatica di farle a cazzo di cane e poi di doverle rifare, piuttosto che farle direttamente come si deve.

Cara collega, abbi pazienza, ma se, mentre mi rimetto a lavorare su tutte le rotture di coglioni che tu non vuoi pupparti (perché sono fessa) e nel frattempo porto avanti anche altre attività, tu te ne esci con "potremmo fare anche così, potremmo fare anche colà", come minimo mi aspetto che poi al nostro "perché no" poi sia tu ad attivarti - è la legge: se proponi, poi però devi anche fare, non aspettare che facciano gli altri, altrimenti sono sassate.

Cara collega... No, ho già perso troppo tempo. E poi sarebbe stato bello chiudere sulle sassate.

17 giugno 2023

Piano piano s'è fatta Roma.

10 giugno 2023

Sono un'abruzzese semplice: ho più di quattro ospiti a cena, propongo subito pallotte cacio e ova.

Dio benedica la cucina povera.

Mi fa schifo lavorare per un paese che lascia andare le proprie città sott'acqua.

Mi fa schifo questo paese dove tutti mi guardano, donna adulta ed economicamente indipendente in età fertile, ogni volta in cui si dice "questo paese ha bisogno di figli". Anche a me piacerebbe fare figli, fosse stato per me ne avrei già affilati almeno tre, magari se mi (ci) gira li facciamo pure, eppure mi fa schifo che debbano crescere per lavorare e contribuire con il loro lavoro alla sopravvivenza di un paese che lascia i propri cittadini annegare sotto l'acqua, con tutte le loro cose.

Mi fa schifo perché non è una volta, no: è sempre, è ogni anno. Ogni anno un nubifragio, una frana, un'alluvione. Ogni estate due o tre incendi. Ogni dieci anni un terremoto.

Viviamo in un territorio delicato, sommerso negli anni da colate scellerate di merda e cemento e certe volte non lo sapevate davvero che stavate facendo una stronzata, ma molto spesso invece sì, oh sì che lo sapevate: lo sapevate che utilizzare tonnellate di merda e cemento per costruire su un terreno delicato non sarebbe stato saggio, eppure lo avete fatto lo stesso.

Cosa avete pensato? Questo vorrei sapere: cosa avete pensato? "Saranno cazzi di chi viene dopo"? Siamo noi quelli che sarebbero venuti dopo, i vostri nipoti, cristo santo!

Ogni sciagura come quella che si sta consumando in queste ore mi offende personalmente. Non è colpa della pioggia, non è colpa della terra e non è neanche colpa nostra. La colpa è di chi è venuto prima e dei governi sciagurati composti da imbecilli - che comunque non ci rappresenteranno mai, perché in un paese composto da vecchi saranno sempre rappresentati solo i vecchi.

E allora mi incazzo. Mi incazzo davanti alla retorica della "resilienza del popolo romagnolo", che prima è stata la resilienza del popolo di Ischia e di tutti quelli dei luoghi che si solo allagati negli anni (praticamente, tutti).

Non ci cascate! Ma quale resilienza! Dio maledica la resilienza di questo grandissimo cazzo! Dio maledica i cittadini che devono scoprirsi resilienti ogni stracazzo di volta davanti agli scempi che il proprio paese rende possibili! Ma chi ci voleva diventare, resiliente!

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marsicaa

Da stamattina mi rimbalza in testa l'idea di scrivere a un'amica del liceo che non sento da anni, solo perché ho sognato che moriva per via di una recrudescenza del cancro che nella vita reale ha sconfitto.

Perché non dovrei farlo?

E perché dovrei?

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marsicaa

Alla fine non l'ho fatto perché ho pensato che se esci dalla vita di una persona non è che poi puoi rientrare così, come se nulla fosse, solo perché ora sei armata di tutte le migliori intenzioni.

Siamo persone, mica porte da saloon.

Da stamattina mi rimbalza in testa l'idea di scrivere a un'amica del liceo che non sento da anni, solo perché ho sognato che moriva per via di una recrudescenza del cancro che nella vita reale ha sconfitto.

Perché non dovrei farlo?

E perché dovrei?

9 aprile 2023

"L'Aquila diventerà bellissima"

8 aprile 2023

Appena arrivata a Roma mi ripromisi di leggere tutti i libri di questa libreria. Non ricordo di esserci mai riuscita. La voglia di scappare è arrivata prima.

Da San Giovanni al Colosseo, rione Monti. Ma sono davvero mai stata felice qui? Certo che lo sono stata, come no. Ci ho provato così tanto e spesso, soprattutto in università, lo sono stata davvero. La città universitaria era il mio rifugio. Lì avevo la certezza di essere al posto giusto, di aver fatto la scelta giusta. I dubbi semmai arrivavano appena mettevo piede fuori dalla Sapienza, tornavo a casa, quella casa sempre più soffocante, la disistima che respiravo attorno a me. Ora lui ci scherza, di nuovo a Roma, di nuovo in questa casa soffocante che nel frattempo è cambiata (i miei luoghi cambiano sempre) ma la libreria, gli oggetti, i mobili, tutto è sempre uguale; lui ci scherza, "questa è mia figlia, ha deciso di studiare l'ultima cosa che avrei voluto facesse", "oh, sì, tuo padre ci ha parlato di quella fase di ribellione", fatevi in culo, non è mai stato necessario che si arrivasse alla ribellione, ostacolarmi ha solo reso tutto molto più difficile.

Roma ocra come il tramonto che si riflette sul travertino. Io neanche ero certa di voler finire proprio a Roma. Io volevo andare via, il più lontano possibile. Però a Roma era comodo e poi c'era la Sapienza, l'università più grande d'Europa, e chi sono io per snobbare l'università più grande d'Europa? E infatti mi sono divertita, mi sono divertita tanto. Poi però le lezioni finivano, le compagne di corso tornavano a casa, presto si sarebbero disperse, presto sarei rimasta praticamente l'unica anche se a quel punto avevo i miei luoghi in università (gli unici della mia vita che, forse, ancora sono come li ricordo), e tornavo a sentirmi soffocare. Roma era gigante e io mi sentivo così piccola, ogni mio passo messo in dubbio, sentivo il pubblico sugli spalti fare il tifo affinché finalmente inciampassi, cadessi, mi facessi male, solo per il gusto di dire "te l'avevo detto che ti saresti fatta male".

La foga dei miei primi vent'anni, la voracità di scoprire, di esplorare: tutto soffocato dal timore che il pubblico potesse aver ragione. La città gigante che ti lascia scorazzare come se fossi una pulce (Roma non è cattiva come Milano), guardandoti da lontano perché tanto sei e resti un puntino, uno spillo. Non fai la differenza. E allora torna a casa, che ci fai ancora in giro, gira sui tacchi e guarda quanto ti sei persa, la scarpinata è lunga ora per riavviarsi verso casa - l'ho detto che Roma è gigante.

Torni a casa e a casa si soffoca. La libreria piena di libri interessanti ma che proprio non riesci ad amare, gli oggetti disgustosi, la televisione nell'altra stanza che gracchia, gracchia, gracchia fino a tardi e non ti fa dormire.

C'è tanta tenerezza nei miei anni a Roma. C'è tanta voglia. Tanta buona volontà. Tanta speranza che non debba essere per forza come si prospetta. E Roma ha fatto il possibile, perché Roma non è cattiva come Milano.

Ma alla fine, incapace di esplodere, sono implosa. Mi sono ritrovata con un buco nero dentro, putrido e fetente. Non ce l'ho fatta. Sono implosa, nessuno se ne è accorto e però che cazzo, è stata comunque colpa loro. Solo che non si sono accorti di niente. E allora, di chi è la colpa?