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MILENA JESENSKÁ

@mahavidyaa

Tutte quante le cose e la carne del mondo e le voci, non valgono l’accesa carezza di quel corpo e quegli occhi.
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Durante una separazione, a novembre, Nabokov aveva scritto a Véra: “Sei entrata nella mia vita non nel modo in cui lo farebbe un visitatore casuale (sai, ‘senza togliersi il cappello’) ma come in un regno dove tutti i fiumi hanno atteso che ti specchiassi e tutte le strade hanno atteso i tuoi passi”. Un mese dopo ritornò sulla stessa immagine: “Hai mai pensato a quanto stranamente e facilmente le nostre vite si sono unite? E questo è probabilmente perché Dio, annoiato nel suo cielo, ha provato una passione che non gli capitava spesso. È come se nella tua anima ci fosse una nicchia già pronta per ognuno dei miei pensieri. Quando il conte di Montecristo si recò nel palazzo che aveva acquistato, vide su un tavolo, tra le altre cose, una scatola laccata e disse al suo maggiordomo che era arrivato prima per mettere tutto a posto: “I miei guanti dovrebbero essere qui.” L'altro sorrise soddisfatto, aprì il contenitore laccato che non aveva niente di eccezionale ed ecco: i guanti.“

Stacy Schiff, Véra: Mrs Vladimir Nabokov (via consquisiteparole)

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Signore, ditemi, è mai possibile che l’amore si possa impadronire d’una persona, così, all’improvviso?

William Shakespeare, La bisbetica domata (The taming of the shrew), atto I scena I (Tranio)

I pray, sir, tell me, is it possible That love should of a sudden take such hold?

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«Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida scorta per avventura tra le pietraie d’un greto, esiguo specchio in cui guardi un’ellera e i suoi corimbi; e su tutto l’abbraccio di un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano, se dal tuo volto si esprime libera un’anima ingenua, vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma, e che il tuo aspetto s’insinua nella memoria grigia schietto come la cima di una giovane palma…»

Eugenio Montale, Ripenso il tuo sorriso / Ossi di seppia

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Ho tanta fede in te che durerà (è la sciocchezza che ti dissi un giorno) finché un lampo d'oltremondo distrugga quell'immenso cascame in cui viviamo. Ci troveremo allora in non so che punto se ha un senso dire punto dove non è spazio a discutere qualche verso controverso del divino poema. So che oltre il visibile e il tangibile non è vita possibile ma l'oltrevita è forse l'altra faccia della morte che portammo rinchiusa in noi per anni e anni. Ho tanta fede in me e l'hai riaccesa tu senza volerlo senza saperlo perché in ogni rottame della vita di qui è un trabocchetto di cui nulla sappiamo ed era forse in attesa di noi spersi e incapaci di dargli un senso. Ho tanta fede che mi brucia; certo chi mi vedrà dirà è un uomo di cenere senz'accorgersi ch'era una rinascita.

Eugenio Montale (via tremendousandsonorouswords)

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Per me l'ago della bilancia sei sempre tu. M'hanno chiesto chi sei. Se lo sapessi lo direi a gran voce. E sarei chiuso tra quelle sbarre donde non s'esce più.

Eugenio Montale, dalle Poesie disperse (via somehow---here)

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Non muoverti. Se ti muovi lo infrangi. È come una gran bolla di cristallo sottile stasera il mondo: è sempre più gonfia e si leva. O chi credeva di noi spiarne il ritmo e il respiro? Meglio non muoversi. È un azzurro subacqueo che ci ravvolge e in esso pullulan forme immagini arabeschi. Qui non c’è luna per noi: più oltre deve sostare: ne schiumano i confini del visibile. Fiori d’ombra non visti, immaginati, frutteti imprigionati fra due mura, profumi tra le dita dei verzieri! Oscura notte, crei fantasmi o adagi tra le tue braccia un mondo? Non muoverti. Come un’immensa bolla tutto si gonfia, si leva. E tutta questa finta realtà scoppierà forse. Noi forse resteremo. Noi forse. Non muoverti. Se ti muovi lo infrangi. Piangi?

Eugenio Montale, Elegia, 1918 (via tremendousandsonorouswords)