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Him.

@madgirlbl0g

quindi mi rovino ancora un po', tipo fino a quando il tuo nome non lo so.
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“Ieri mattina ero da sola a casa. Per la prima volta mi sono svegliata al primo risuono della sveglia, sono rimasta a letto per un po’ e poi mi sono alzata. Ancora assonnata sono entrata nella camera da letto dei miei genitori, ho aperto il cassetto per cercare un accendino funzionante dato che i miei scompaiono manco fossero forcine. Mentre rovistavo fra le cose ho trovato una tua foto, è stato un colpo al cuore, per un secondo mi è mancato il respiro. Ho ripensato al giorno che sei andata via, eri proprio in quella stanza ed io ero proprio in quel posto. Ho ripensato a come, in un attimo eri con noi, pronta per portarti via, a casa tua e il secondo dopo il tuo cuore ha cessato di battere, non c'eri più. Ho rivissuto quella sensazione di smarrimento, di stranezza, di angoscia. Ho ricordato i pianti e le facce di chi, come me, era in quella stanza quel giorno, in quel momento. Ho ricordato i giorni prima di te, della malattia, i giorni in cui avevi ancora la forza di camminare, cucinare, sorridere e cantare. Ho ricordato quelle caldi estate trascorse a casa tua e tutte le cose che abbiamo fatto insieme, tutte le raccomandazioni e gli insegnamenti che mi hanno aiutato a crescere. Ho ricordato i primi giorni durante la malattia, quando avevi ancora un po’ di forza e ce la facevi, sei sempre stata così, cadevi cento ma ti rialzavi duecento. Forse in questo ho preso da te. Ho ricordato il giorno in cui, tornata dal viaggio con la scuola, non avevi più forze, ti stavi arrendendo e dal solito posto del divano sei passata al letto. “È momentaneo” dicevano ma non lo era e io lo sapevo, infatti da quel giorno il letto non l'hai più lasciato. Ho ricordato i primi giorni dopo di te, quando tornata a casa avrei solo voluto vederti e sentire la tua voce, le ore passavano lente, fuori era piena estate ma dentro era inverno, un glaciale e freddo inverno. Ancora oggi è difficile, ancora oggi nutro questa speranza, ancora oggi vorrei solo riabbracciarti. Ti ho dedicato un tatuaggio, sai? Se fossi stata qui mi avresti rimproverato come la prima volta. ‘Non ti devi sporcare la pelle con questi cosi" così mi dicesti e so per certo che mi avresti detto la stessa cosa se lo avessi visto ed io mi sarei limitata a sorriderti. Poi ho riposto la foto al solito posto, chiuso il cassetto senza pensare all'accendino e ancora un po’ scossa mi sono diretta verso la porta per andare all'università. Ci sei sempre anche se non ci sei. Mi manchi.”

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Mia nonna aveva l’alzheimer, è morta a luglio. Ieri sono andata a trovare mio nonno. Mi ha chiesto di portarlo al cimitero, l’ho accompagnato volentieri. Si è sistemato, aveva una camicia stirata perfettamente e dei pantaloni eleganti, si è pettinato i capelli. Mi ha detto che doveva essere al meglio, perché la nonna si sarebbe arrabbiata, ci ha sempre tenuto a farlo presentare per bene.
Ha problemi alle gambe, non riesce a fare tanta strada, anche per pochi metri si deve sedere. Ma la forza che ci ha messo per salire due piani e andare a salutare mia nonna non l’ho mai vista. Ha percorso le scale piano, un gradino ogni cinque/sei secondi, con gli occhi lucidi e le mani che tremavano. Quando siamo arrivati, ha preso una sedia, si è seduto di fronte alla lapide e con le lacrime che gli rigavano il viso mi ha sussurrato “mi manca la mia compagna”.
Questa è la dimostrazione che anche dopo tanti anni, l’amore c’era ancora e per lui ci sarà sempre. Come ci sarà sempre da parte di mia nonna, anche se non può dimostrarglielo più. Perché so che lei, in qualche modo, gli da la forza di fare quelle scale per stare ancora una volta insieme, non uno accanto all’altro, ma con l’anima.

– Writeaboutyouandme

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Nonna,

Perdere te è sgretolarsi, è andare in mille pezzi.

Perdere te è stare fino a notte fonda con gli occhi sbarrati e tenere un fazzoletto tra le mani, che son sensibile e gli occhi miei non reggono il peso dei ricordi.

Perdere te è pregare di sognarti, farlo, e svegliarsi tutto d'un colpo perché convinta di averti vista ancora una volta.

Perdere te è il lutto che non si supera, si affronta o, almeno, si tenta.

Perdere te è il dolore.

Perdere te è perdere me, un po’.

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“Mia nonna aveva mani forti, curiose e coraggiose. Si è spenta lentamente tra un sospiro d’alba e un trionfo di tramonto. E’ stata la miglior compagna di giochi della mia infanzia, non importava quanto “folli” fossero le mie richieste: non giudicava, non ammoniva, c’era. E adesso non c’è più. Mi mancheranno le risate sonore da far venire il mal di pancia, i commenti pungenti sulla vita, gli scherzi spontanei. Mi mancherà tenerti per mano come quando, da bambina, mi facevi da cocchiere camminando veloce tra i sentieri della città. Non so bene dove sei, cosa fai, se ancora puoi sentirmi. Se puoi leggermi nel cuore, continua a spronarmi, a credere in me, non lasciarmi correre da sola. Mi hai insegnato che essere gentili è un atto di coraggio e che prendersi cura di qualcuno è un gesto che va fatto in silenzio. Mi dispiace non poter rispondere alle domande che farai quando un giorno un uomo entrerà nella mia vita per restarci: chi è? di chi è figlio? ti rispetta? Avrei voluto regalarti questa gioia, avrei voluto vederti curiosa e indiscreta e avrei voluto ridere dei tuoi brindisi semplici fatti di caffè, biscotti e sguardi d’intesa celati dietro i tuoi occhiali scuri. C’erano tante cose che ancora avrei voluto sapere da te, c’erano tante cose che avrei voluto condividere insieme nel modo semplice che avevamo di parlare senza fare rumore. Mi mancherà per sempre la donna che sarei diventata se tu fossi rimasta anche solo un giorno in più accanto a me. Ero pronta a dirti addio e invece non lo ero affatto.”

— Web.

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“Vorrei poggiare la testa sul tuo petto, e così addormentarmi, con i miei capelli, tra le tue dita.”

— Ashesofdestiny. |Natasha Maselli.

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Io ci provo a non

pensarti ma sei

costantemente nei

miei fottuti pensieri

- Jenny D.

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“Ci sentiamo.” Poi non mi hai più chiamata e un po’ me l'aspettavo. Il giorno dopo ho provato a scriverti, poi ho cancellato tutto perché se avessi voluto mi avresti già chiesto come me la stessi passando. Allora ho aspettato e sono andata a dormire col telefono tra le mani . Ogni volta che si illuminava perdevo un battito per poi scoprire che non fossi tu. Ti ho sognato quella notte, eri con me. I giorni poi sono passati. Alla seconda settimana il pensiero di scriverti era diventato ridicolo: non sapevo nemmeno che dirti. “Come stai? Che stai facendo?” Mi interessava, sì, ma era tutto incredibilmente banale ed io non facevo più parte delle persone a cui avevi concesso il privilegio di raccontarti. Mi avevi tagliata fuori, e la consapevolezza arrivò settimane dopo. Non ci speravo più, però tra i 300 messaggi non letti il tuo nome lo cercavo sempre. Andavo a dormire prima la sera per non passare l'ora in cui la tua buonanotte si era sempre fatta presente. Era come se il tuo messaggio non ci fosse perché quell'ora nella mia vita non c'era più. Quante cose nella mia vita non c'erano più: il peluche sul mio letto l'ho spostato perché vederlo mi ricordava te, e anche il profumo l'ho cambiato così come i resti di noi. È passato il tempo senza che mi permettesse di cancellarti: ho dimenticato i tuoi occhi ma non il tuo sguardo, e il tuo profumo non lo sento da tempo però mi rassicura ancora. Ti penso tutte le notti per paura che un tuo abbraccio un giorno non possa mancarmi più, perché le storie infinite da qualche parte continuano ancora. Sono passati anni dall'ultima volta che mi hai tenuta stretta, i miei giorni belli sono andati via con te. Ho riso tanto senza mai non provare a chiedermi, un istante dopo, com'è che sarebbe stato con te accanto. La mia vita è continuata ad essere pure se tu non c'eri, solo che ci sono un po’ meno anche io. E non ci siamo sentiti più, ma io dentro ti sento sempre. Fai un po’ male, come un tuono, ma è meglio che dimenticare.

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ultra-au
“Resta dolce.
Testa alta,cuore in mano”

Susanna Casciani

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Vorrei solo essere svegliata, un giorno, da te. All'improvviso. Vorrei che un giorno, senza nemmeno sapere il perché, mi venissi a svegliare e a prendere e a portare via. E non importerebbe nulla del mio pigiama da bambina e dei miei capelli spettinati… tu mi diresti comunque “quanto sei bella”.

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“Non ho smesso di pensarti, vorrei tanto dirtelo. Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare, che mi manchi e che ti penso. Ma non ti cerco. Non ti scrivo neppure ciao. Non so come stai. E mi manca saperlo. Hai progetti? Hai sorriso oggi? Cos’hai sognato? Esci? Dove vai? Hai dei sogni? Hai mangiato? Mi piacerebbe riuscire a cercarti. Ma non ne ho la forza. E neanche tu ne hai. Ed allora restiamo ad aspettarci invano. E pensiamoci. E ricordami. E ricordati che ti penso, che non lo sai ma ti vivo ogni giorno, che scrivo di te. E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse. Ed io ti penso ma non ti cerco.”

— Charles Bukowski (via septeline)

mi piacerebbe riuscire a cercarti.

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Quella vacanza la ricordo troppo bene.Io,lui,il mare e le stelle.Quei baci dati “per sbaglio”,le sue mani che scivolavano sui miei fianchi scoperti,in quei sonnellini pomeridiani in cui non si dormiva,si parlava,si rideva,si sherzava,si sognava.E mi stringeva forte a sé nonostante fossimo in pieno agosto,sopportando il caldo,mi stringeva come se avesse paura di perdermi,ed attualmente lo faceva,me lo disse una notte sotto le stelle,a piedi nudi sulla spiaggia;lui con la sigaretta in mano e io che lo guardavo,iniziò a parlare:«Ho paura.» Io:«Di cosa?» Lui:«Di perderti.» Lì il mio cuore fece un balzo e ci abbracciammo forte,lui mi baciò la fronte e passò le sue labbra al sapore di nicotina sulle mie,che bel bacio che era stato quello.Il resto della vacanza continuò come nostro solito,fin quando non arrivò la sera prima della partenza e di nuovo la stessa identica situazione,solo che stavolta lui mi disse:«Non voglio che tu ti illuda,voglio essere tuo amico,niente di più.» Io:«Mi pare ovvio.» Quello fu il momento peggiore:me ne scappai facendo cadere quello stupidissimo pacchetto di Marlboro in cui avevo infilato una lettera,corsi più che potevo verso casa ma rimasi comunque fuori al portoncino,fin quando lui non arrivò,svegliandomi dal sonno in cui ero caduta da ormai dieci minuti,alzò il mio viso notando ancora il leggero rossore sul viso e negli occhi e mi disse:«non voglio più vederti così cazzo,quel pacchetto l'ho finito aspettando che tu tornassi.» così mi alzai e lo abbracciai,tornammo dentro e dormimmo assieme abbracciati come una felice coppietta.Lui disse che io non gli piacevo,pur sapendo che quell'ultimo giorno non ci salutammo per paura di provocare il diluvio universale con le nostre lacrime. -Michela Miranda

rebloggo, anche se è scritto malissimo, è una parte di me.