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@luigidombra

narcisista con continue insicurezze sulla propria persona. sono ricco di paradossi come ogni essere umano e cammino tra le continue doppie verità di cui la nostra vita è piena. apparentemente una persona diversa, realmente una persona unica, come tutti noi. quindi nessuno. ig: ndostabra
riprese di due ragazzi che si spogliano perché stanno per andare a letto
le riprese vanno a intermittenza, prima lui poi lei, poi lui, poi lei e così via.
lui con sfondo più scuro che guarda fisso nella camera, lui al centro e si vede che si spoglia una cosa per volta. ogni scena in zoom out.
stessa cosa lei, ma lei è più illuminata, si spoglia sul letto, e ai lati del letto ci sono due luci accese, è un letto matrimoniale.
Preferirei
avrei preferito non dirti mai addio, anche se non ce lo siamo mai detti. avrei preferito dirti "arrivo" ma nemmeno questo ci siamo mai detti. non posso distendere tutta la mia testa al suolo, e so che sono pigro, ma questa volta ci lavorerò. preferirei dirti questo invece di dirti che sappiamo che non ci vedremo più. e non so dove andare, per tutta la mia vita sono stato così vicino... il mio amore è sempre stato dalla mia parte, ma non so perché non ti piace stare con me nelle giornate soleggiate. e non so nemmeno perché non mi chiami proprio ora. eppure ti sento. avrei solo preferito altro, preferirei altro.
guardavo mia nonna mentre fumavo, e pensavo che entrambe finiscono.
quando non penso a una cosa per troppo tempo, e poi ci penso, mi viene da pensare "oh ma l'ho pensata abbastanza questa cosa?" se la risposta è negativa allora significa che non mi interessa abbastanza e quindi evito di viverla e rovino tutto, se la risposta è positiva significa che ci sto pensando troppo e allora è malsana. e allora rovino tutto.
nella mia testa, io, creo e rovino tutto, in un attimo.
le sigarette come scusa per restare sveglio perché non sono come gli altri che sanno pensare e passare le notti insonni. aspettarsi che qualcun altro possa pensare "a cosa diavolo sta pensando quello?" quando fisso il vuoto. non sono come chi pensa lucidamente e riflette su ciò che la mente elabora. sono solo un distratto cronico, che non osserva mai abbastanza, che non ascolta mai quanto dovrebbe, che non vede quando c'è da vedere qualcosa e che parla quando non dovrebbe. io non sono lucido, e questa cosa non mi piace manco un po'.
Se (tratto da “Storia di un fumatore”)
dovete sapere che non c’è giorno che passa in cui io non pensi a come sarebbe stata la mia vita se fossi nato tipo in inghilterra. avete presente quella schifosa sensazione di non sentirsi appagati da ciò che vi gira attorno, di come la gente ne parla e di come, soprattuto, si comporta nei confronti di essa? ecco, vi giuro che la provo due volte al giorno ogni giorno. se fossi nato in inghilterra c’avrei probabilmente una vita di merda, non lo escludo, anche lì esiste la delinquenza e tutto ciò che disturba psicologicamente a una persona. però sapete fin quando può essere “non qui” io lo preferisco. è capitato anche a voi di pensare a come sarebbe stata la vostra vita se quelli non fossero i vostri genitori, se uno dei due fosse morto, o se durante la vostra crescita ci foste trasferiti in un paesino sperduto nel buco del culo del mondo. sono domande che si pone una persona curiosa, non per forza insoddisfatta come me, che poi io lo sono è un altro paio di maniche. insomma,se fossi nato altrove probabilmente non avrei troppa paura del futuro, non avrei paura di ubriacarmi per via di eventuali attacchi di panico, o roba simile. ma perché “non qui” è più tranquillo, si vive meglio, si cresce bene. se solo avessi avuto il coraggio di andarmene di casa quando avrei voluto, probabilmente ora sarei una persona migliore, o peggiore, ma qualcosa almeno! dio,se potessi tornare indietro e riflettere su delle scelte, su delle parole usate, ai baci non dati e ai ti voglio bene che mi son tenuto per me, mentre vedevo quelle persone morire. se solo avessi avuto la forza di essere ciò che tutte le persone mi dicevano di essere forse sarei una persona migliore. invece sono sempre qui, su questo benedetto albero a fumare sigarette. ma vi rendete conto che se sono quissù è tutto grazie a quel contadino che un giorno pensò “ ma sì, oggi pianto un seme di ciliegio!”, magari solo perché alla moglie piacevano i ciliegi e allora voleva dargli questa buona notizia. magari alla moglie piacevano così tanto le ciliegie perché le ricordava il padre che le diceva che diventava rossa come una ciliegia quando le faceva qualche complimenti, e a lei questa cosa piaceva e, se avesse potuto, l’avrebbe voluto vivere all’infinito. forse solo perché ormai il padre non c’è più , e le rimangono solo lacrime di parole mai dette. e io sono qui perché son vivo. se solo quella volta fossi i medici non mi avessero salvato, forse ora sarei una persona migliore, ma non sarei più una persona. se solo avessi un’altra sigaretta...
A Volte (tratto da ”Storia di un fumatore”)

a volte ci sono specchi in cui io non vorrei essere riflesso, e vetri nel quale vorrei che le persone non mi ci vedessero attraverso. ma è fisica, o roba del genere, ed io non posso farci nulla! però, a volte, vorrei che mi pensassero più persone, giusto per saperlo, sentirei finalmente le orecchie fischiare fortissimo, poi silenzio, di nuovo. a volte preferisco solo pensare alle vite degli altri, perché, a volte, le loro sono più interessanti, perché sono cose che non vivo. a volte tutto, se vissuto appieno, è poco interessante, e pensiamo che la nostra vita sia poco interessante, o insoddisfacente. a volte invece sono fortunato a poter parlare delle volte in cui ho vissuto delle belle esperienze, ma solo perché a volte sto meglio, quindi per un attimo il mio peso non si fa sentire, e a volte pure quello del mondo. dovremmo essere tutti più leggeri, a volte, per vivere in un mondo più leggero. ma come fai? è fisica, matematica, quelle materie scientifiche! non puoi farci granché! a volte allora vorrei sapere più matematica solo per capire con precisione quanto peso, perché a volte sento di pesare più di una montagna, e in più della bilancia non mi fido, e poi a volte manco funziona bene. ma io mi chiedo, chi le gestisce queste “Volte”? è una coincidenza fortuita o meno di conseguenze positive e negative che creano questa “Volta”. allora, ecco, a volte vorrei che queste Volte capitassero più spesso, invece che sempre a volte. magari uno capisce pure che quelle volte non so manco poi così necessarie, ma come fai a capirlo se non lo vivi? ma poi, veramente, a volte non vi capita di pensare che certe volte potevate agire diversamente da come avete fatto? si che l’avete pensato! capita pure a voi, a volte, di avere qualche piccolo rimpianto. ma dico io, che uno rimpiange, ma a che serve? che cambi? però si sa, l’uomo a volte deve rifugiarsi in un mondo formato da una vita uguale alla propria, ma senza gli sbagli che ha fatto. capita anche a me a volte, ma quelle volte finisco sempre per fumare troppo, poi dovete sapere che mi piace assai il whiskey, quindi finisco pure bere un po’. a ubriacarmi non mi ubriaco, c’ho paura di vomitare, però in compenso finisco per odiarmi un po’. sapete, inizio a pensare a come sono, alla vita, alla mia vita. che tutto sommato è un fallimento andato bene. direte voi “e beh, se è andato bene come fa ad essere un fallimento?” e c’avete ragione, ma probabilmente non siete dei fumatori. e se lo siete avete tutta la mia ammirazione, non scherzo. comunque sia, perché è andato bene? perché sono ancora vivo. (raccontare quindi una storia in cui il protagonista ha pensato di suicidarsi e non l’ha più fatto, ecco perché è andato bene) ma a voi a volte non fa schifo il sapore che vi lascia la sigaretta dopo una decina di minuti che avete smesso di fumare? per risolvere devo fumare di nuovo, però solo a volte, altre volte mi lavo i denti, perché penso sia più salutare.
Una notte (tratto da "Vite non vissute")
le luci erano piuttosto luminose, ma mai accecanti. andavano a tempo con la musica e questa cosa mi faceva sentire ancora più ubriaco. ci furono degli sguardi di intesa, andò al bagno e io la seguii. il mio piano fu interrotto da un amico, ma ricambiò il favore poi. dopo ore andai a sedermi, e lei con me, mentre facevamo giocare le mani sui nostri corpi senza arrivare mai al dunque. d'un tratto ci baciammo, sapevamo entrambi che sarebbe andata così. ritornammo in strada la vidi sotto le luci dei lampioni e mi domandai cosa avessi fatto, il perché. volevo sapere cosa mi aveva spinto a fare ciò, non ebbi risposta perché non mi interessa più di tanto, nell'ultimo periodo ero più tranquillo del solito.
decidemmo di tornare a casa, il mio amico si fece perdonare per l'interruzione durante la serata e fece in modo che io e lei fossimo soli. erano le cinque del mattino ma il sole tardava a sorgere, allora ci incamminammo in auto aspettando la partenza della prima metropolitana. "andiamo vicino scuola" mi disse. sapevo che voleva andare in quel posto perché era particolarmente appartato. arrivammo e la luce del sole accennava a farsi vedere. mi spostai sui sediolini posteriori e, mentre pensavo a cosa dire, dato l'imbarazzo, mi accesi una sigaretta. "ho freddo, fammi spazio" disse con un'espressione che intendeva altro. ci chiudemmo dentro e le dissi che sapevamo cosa sarebbe successo a breve, sorridendo annuì. iniziammo a baciarci e a toccarci sempre più intensamente. arrivai lì sotto ma mi fermò. non la capii, che senso aveva? così continuammo a baciarci, iniziai a spogliarla, le tolsi il reggiseno e le alzai la gonna. era praticamente nuda e sopra di me. non andammo oltre, lei mi disse di non affrettare tutto, anche se era l'unica cosa che volevo: affrettare ed arrivare al dunque. capii che i ragazzi che aveva avuto in precedenza l'avevano segnata particolarmente, facendola diventare sempre più diffidente nei confronti dell'altro sesso, e la rispettai. iniziò a parlarmi della sua vita, nonostante ci conoscessimo da anni, di quando suo padre la picchiava, della sua depressione, degli psicofarmaci, dei periodi infernali che ha dovuto superare. la rispettai ancor di più. il sole iniziò a farsi vedere, la madre la chiamò e disse che stava mangiando un cornetto per colazione. decisi di andarmene, erano le sei e mezzo del mettino. "dì a tua madre che i cornetti erano buoni" le dissi mentre andavo via. l'attesa della metro fu di tre minuti, un miracolo, se non fosse che mi addormentai per venti minuti e, al mio risveglio, dovetti aspettare la metro per dieci minuti ancora. tornai a casa distrutto, quel giorno lavorai, andai in palestra, andammo a ballare e rimasi svegli fino alle sette del mattino. il tempo di spogliarmi, mettere il pigiama e chiudere gli occhi ed ero tra le braccia di Morfeo.
sentii una mano che mi accarezzava la testa, dolcemente ma al contempo fu fastidioso dato che mi svegliò. "è qui? com'è possibile? manco sa dove abito!" furono le prime cose che pensai mentre ero ancora in dormiveglia. girai il capo e me la trovai accanto a me, nel letto. era la mia ex. il disinteresse era tale che girai di nuovo la testa per riprendere a dormire. ricordo la luce che le persiane filtrava, come lame dritte nei miei occhi. poco dopo finimmo per fare l'amore, per quanto potesse esserlo.
Lino
aveva un motorino senza assicurazione, lui stava senza patente, aveva solo il casco e stava bene così. non si preoccupava più delle negatività quotidiane che la vita gli offriva, non correva più appresso ai sogni utopici che la notte gli regalava, non aveva enormi ambizioni, ma pensava in grande. e stava bene così. si era finalmente fatto un tatuaggio, non lo dava molto a vedere, né lo disprezzava, forse nemmeno lo amava. ma stava bene così. aveva una famiglia poco legata, una sorella che doveva in qualche modo indirizzare per bene, una madre poco comprensiva ma, al contempo, amorevole per certi versi. lui ci soffriva ogni tanto, ma stava bene così. aveva un padre lontano da lui che poco sentiva e poco vedeva, c'era comunque un certo rispetto, nonostante il fastidio per il divorzio ma, ancora, stava bene così.
continua a vivere la giornata e non solo il passato, come facevamo spesso insieme o quando era da solo. resta fedele ai piaceri che incontra ogni giorno, perché sa che valgono, a differenza di qualche tempo fa. sapeva e sa parlare con le persone, gestiva e gestisce bene le parole, sapeva e sa come usarle a proprio piacimento ma restava e resta umile perché sapeva che non era nessun personaggio importante. però finalmente lo era un po' nella sua vita, ora era un po' più lui il protagonista della storia che scriveva, anche se non scriveva molto, preferiva improvvisare, recitare o, come si dice negli ultimi tempi, vivere il momento.
siede a a gambe incrociate e fuma, sorride spesso e parla di più ora. si guarda attorno con aria diversa ma sempre quella del giovane inetto che era fino a qualche anno prima. ora si guarda attorno e sta bene così. non si accontenta ma, finalmente, ha imparato a vedere il mare, la spiaggia e a sentire la brezza marina, invece che il solo temporale. e sta bene così.
aspetto la pioggia solo per vederti dormire accanto a me. adoro osservarti mentre vivi, come fossi lo spettatore del magnifico film che sei. amo viverti quando, fino al tramonto, mi illumini il sorriso. e aspetto la pioggia per viverti e osservarti dormire, tra il suono delle gocce e il tuo respiro.