Caro G,
Come stai?
Manchi ancora tutti i giorni.
Mi sembra di vederti seduto alla tua scrivania con questa lettera tra le mani; se mi concentro, riesco persino a sentirti sussurrare qualcosa riguardo questo mio vizio di tirare fuori ogni cosa, in qualsiasi istante della giornata.
Tu così taciturno e riflessivo, mentre io costantemente alla ricerca di nuovi sinonimi per descrivere quello che sento, come se nessuno prima d'ora avesse mai provato qualcosa di lontanamente simile. “Sei la persona più egocentrica io abbia mai conosciuto” eri solito ripetere prima di aggiungere un “ma per niente fastidiosa” quando il mio sguardo si faceva scuro. “Per non parlare di quanto tu sia permalosa: non ho mai incontrato qualcuno capace di prendersela in quel modo. Ti leghi ai dettagli al punto da non poterne più fare a meno”.
Ti era bastato trascorrere con me qualche ora per comprendere quello che nessuno prima di te aveva mai avuto la voglia o la pazienza di capire. A me, quelle ore, invece, erano bastate per capire di non poter più affrontare la vita in quel modo lì che tanto faceva disperare i miei genitori, in bilico costante tra solitudine e libertà. Improvvisamente, tutto quello che per anni avevo tentato invano di cercare nelle grandi metropoli a migliaia di chilometri da qui, mi si era materializzato davanti agli occhi. Ti ho riconosciuto prima ancora di vederti: nella mia immaginazione, ci eravamo incontrati così tante volte da non aver avuto nessun dubbio, quella sera. Eri il premio che la vita aveva voluto farmi per aver combattuto con tutte le mie forze quei vuoti dei quali non parlavo mai, per paura di finirci nuovamente dentro e non uscirne più.
Con te, non ho mai avuto bisogno di ricoprire alcun ruolo: mi avevi vista in ogni modo e, in ogni modo, eri riuscito ad apprezzarmi. Manchi anche se sono stata io a mandarti via: da quella sera non riesco a perdonarti per aver seguito il mio consiglio e non essere più tornato. Mi convinco che alcuni addii siano davvero l'unico modo che abbiamo per difenderci. “Difenderci da che cosa?”, mi verrebbe voglia di urlare quelle sere in cui non arriva neppure la musica. Ho provato tante volte a darmi una risposta e sono arrivata alla conclusione che l'unica cosa da cui ho provato a difendermi con te è stata la felicità. Una felicità estrema e inaspettata che, alla fine, mi sono ritrovata a gestire nell'unico modo io conosca: distruggendola e distruggendo tutto quello che insieme avevamo costruito. Per non avere troppi ricordi felici a cui tornare, probabilmente.
Ti terrò nel cuore fino al giorno in cui ti ritroverò accanto.
E