“Ti va di andare al mare?” le scrissi per messaggio.
“Quando adesso? Ahaha” rispose come se la stessi prendendo in giro.
“No, domani mattina scema.. Passo a prenderti e ti porto al mare”
“Va bene, ma cosa dico ai miei?”
“Che finita scuola vai a casa di una tua amica a mangiare e poi studiate insieme, dai domani alle 8 sono da te.. Notte” risposi e andai a dormire.
La mattina dopo, come ogni ragazza, non era per nulla puntuale, l'aspettai per circa un quarto d'ora e poi le sue braccia strinsero le mie costole e capii che era arrivata.
“Colazione e poi partiamo?” annuì e andammo a fare colazione.
Arrivammo a destinazione nemmeno dopo un'ora e non erano ancora le nove di mattina.
Mi resi conto che di solito a quell'ora mi trovavo in classe con la solita e pallosa lezione di matematica, invece, in quel momento, mi trovavo dentro una macchina, con di fronte la sabbia e poco più là le onde del mare.
“Cosa hai intenzione di fare?” mi chiese guardando il mare, la sabbia e il nulla, perchè effettivamente non c'era nient'altro e nessun'altro.
Dopo qualche secondo di silenzio le chiesi: “Guarda il mare e dimmi: a cosa pensi?”
Si mise a guardarlo e si prese il suo tempo per pensarci e feci lo stesso anche io nel caso mi facesse la stessa domanda.
“Non ti aspettare paroloni o frasi assurde.. e per favore non ridere..” disse quasi come se dovesse dire una cosa sciocca e poi riprese “..Penso ai bambini e alla loro ingenuità..” e concluse con un sorriso sentendosi quasi sciocca anche se non lo era affatto.
“Perchè?” chiesi senza giudicarla.
“Perchè se ci pensi i bambini hanno la semplicità negli occhi e non pensano che da grandi potranno star male per qualche amore o per qualche stupida delusione, loro sanno vivere e sanno essere ingenui nel modo più giusto..” questa volta non si sentì sciocca, anzi, lo disse con serietà e con tono deciso, quasi come se li vedesse quei bambini sulla riva.
“Tu, invece.. tu a cosa pensi?” disse guardandomi.
Non so perchè, ma anche io, nonostante mi fossi già preparato la risposta, mi fermai.
Si, mi fermai, ma sui suoi occhi.
Dopo qualche secondo tornai con lo sguardo sul mare e dissi con tristezza: “Alla vita”.
“Perchè alla vita?”
“Guardalo..” e feci cenno con la testa verso il mare “..la marea cambia sempre ed è come ognuno di noi. Noi siamo persone che stanno bene e che delle volte soffrono, ed è esattamente come il mare. Il mare va a momenti, potrebbe esserci l'alta marea come la bassa, potrebbe esserci così tanto vento da formare un uragano e noi siamo così, delle volte siamo così pieni che esplodiamo in qualcosa di indefinito” dissi fissando quel vuoto più in fondo del mare.
“Si, si.. se hai finito con la tua storiella, io vorrei andare a fare una passeggiata sulla riva” disse facendomi tornare alla realtà.
“Andiamo allora.. facciamo una gara? A chi arriva prima” chiesi e lei mi sorrise, il che era un sì.
Lasciammo le scarpe, con i calzini in macchina e poi cominciammo a correre.
“Hai perso!” disse con il fiatone, ma orgogliosa.
“Ti ho lasciato vincere è diverso”
“Certo, certo" ribatté sempre con il fiato pesante.
“Ora li vedi i bambini?” le chiesi, quasi prendendola in giro.
“Si, ne ho uno davanti” e rise.
Rise così tanto che aveva già capito che l'avrei rincorsa, così mi precedette e iniziò a scappare da me.
Questa volta, non la feci vincere, ma la presi.
La presi in braccio e dato che stavamo correndo, cademmo sulla sabbia.
La spiaggia era tutta per noi, il mare era per noi, la sabbia era per noi e non so perchè, forse per i suoi occhi che erano di nuovo fissi sui miei, lei era per me.
Ci guardammo come se quei bambini, di cui lei parlava, fossero cresciuti e come se la marea fosse diventata un uragano, ma un uragano pieno di emozioni che non sapeva decidersi.
Forse è stata quella la prima volta in cui io m'innamorai di lei.