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Fire walk with me

@justanothersupertramp

Un blog onesto. Instagram: guido_pz97
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Anonymous asked:

molto bella quella poesia, però non credo di aver capito il significato

Ecco, ti dirò: è una poesia molto complessa, non tanto per gli ideogrammi quanto per la resa poetica nel suo insieme (la capacità di rendere la musicalità,le rime originali, il significato...). Per questo motivo ho chiesto consiglio ad alcuni madrelingua cinesi. 

Il punto è che, se perdi qualcosa dal cinese all’inglese; dal cinese all’inglese all’italiano ne perderai il doppio: ma spero comunque che la mia traduzione (che è pur sempre frutto di una mia interpretazione eh) renda l’idea di qualcosa di distante, sfuggente, fugace ‘come le nuvole del mattino che si dissolvono’. E forse la bellezza è tutta qui, nella sua inafferabilità.

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Ryuichi Sakamoto: A Flower Is Not A Flower

Un fiore nella nebbia (唐诗《花非花), di Bái Jūyì  (白居易)                                                                                                                                                              In fiore, ma non è un fiore;   (花非花)                                                                   nebbiosa, ma non è una foschia.   (白居易)                                                 Viene con la mezzanotte;    (花非花,雾非雾),                                                 se ne va con i raggi luminosi.     (夜半来,天明去)。                                  Viene come i sogni primaverili che non possono restare (来如春梦几多时)        e se ne va come le nuvole del mattino che si dissolvono. ( 去似朝云无觅处)。                            

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Anonymous asked:

Ma quanto carino sei? :3

È per controbilanciare il fatto che dentro sono malvagio

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Roman Polanski & Jack Nicholson on the set of ‘Chinatown’. Photo by Steve Schapiro.

“C’è un tale che è stufo di scoparsi la moglie. Allora un amico gli fa: ‘Ehi, perché non fai come fanno i cinesi!?’, e lui ‘Ma perché, come fanno i cinesi?’, e l’altro gli dice ‘Ecco, i cinesi cominciano a scopare un po’, poi smettono e vanno a leggere qualche massima di Confucio, dopo un po’ scopano un altro pochino, poi smettono di nuovo, poi ricominciano e scopano un altro po’, poi smettono di nuovo e vanno a contemplare la luna o roba del genere, sempre più eccitati’. Allora quel tale torna a casa e comincia a scopare la moglie, la scopa un pochino poi smette e se ne va in salotto a leggersi una rivista, poi torna indietro e ricomincia a scopare e dice ‘Scusami un minuto, tesoro’ e va fuori a fumare una sigaretta, e la moglie comincia davvero ad incavolarsi, lui dopo un po’ torna in camera e ricomincia a scopare, salta dal letto per andare a vedere la luna, lei gli va incontro e gli urla ‘Ehi, che ti prende oggi?! Stai scopando come un cinese di merda!”

“Chinatown” (1974), di Roman Polanski

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Sympathy for the Devil // The Rolling Stones

<<Pleased to meet you, hope you guess my name                                                But what's puzzling you is the nature of my game>>

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orwell

Akira Kurosawa - Dreams

Il sogno di Kurosawa si fonde nei campi di grano, i ponti variopinti e i disegni sanguigni di Van Gogh, formando una linea rossa che collega l’arte giapponese a quella occidentale. Così come Van Gogh ne assorbì per riprodurla attraverso i suoi mandorli e i prugneti, così Kurosawa a distanza di 100 anni crea un capolavoro visivo senza il pretesto di dargli un significato, in un alternarsi di sequenze oniriche. Pertanto egli può diventare anche uno studente d’arte che si perde nei quadri come uno di quei turisti giapponesi agli Uffizi, e il pittore olandese potrebbe benissimo essere Martin Scorsese che parla con uno spiccato accento newyorkese e ci ricorda che >. Un film come una tela, in un susseguirsi di scenari che trovano senso nella loro bellezza, dipinta a quattro mani da due degli artisti più visionari della rispettiva arte.

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La vedete quella freccetta rossa? Lì è dove ho vissuto diversi mesi della mia vita, in un monolocale di 20 mq scarsi: cucina, bagno e salotto/camera da letto; “alla giapponese” come direbbe il conte Mascetti.                                       L’appartamento era così piccolo che Antonio, il mio coinquilino antifumo, mi obbligava a sporgermi così tanto fuori dalla finestra da finire spesso a cavalcioni, con una gamba dentro e una fuori. In quella posizione ho avuto modo di ammirare scene assurde, come quando i barboni occuparono il tetto del palazzo di fronte, o quando improvvisarono un rave nel garage sotto casa all’una di notte. 

Ora, la vedete quella freccia verde? Lì è dove un kamikaze si è fatto esplodere, uccidendo 22 persone ad un concerto di Ariana Grande.                   Mentre passavano per televisione quelle immagini familiari, riflettevo sulle motivazioni che possano aver spinto un essere umano alla volontà di fare una strage di adolescenti, bambini o poco più.                                                           

Ho poi tutta una serie di cazzate costruite ad hoc; come che in alcuni quartieri di Manchester vigesse la sharia (la legge coranica), o che addirittura lì gli occidentali siano visti male, io rispondo che ho passato il primo mese in un quartiere che puzzava di doner kebab e ogni 5 mt trovavi arabi spanzati su poltrone a fumare il narghilè, ma MAI nessuno mi ha importunato, nè guardato male. A parte quel pezzo di merda di Karim, “"l'affittuario”“ della casa che ci ha cacciato il giorno prima della scadenza (quando torno lí ripasso a bucarti le ruote) comunque…

I mass media hanno l’enorme potere di indirizzare la paura delle persone e di metterne alla gogna altre in un processo che non ha nulla di democratico. Allora bisogna dirlo che il pericolo terrorismo non viene dai barconi di disperati che sbarcano ogni giorno a Lampedusa, a Kos… ma piuttosto da un male radicato negli individui che non si sentono voluti da questa società.                   Individui nati in famiglie ultraconservatrici, cresciuti a pane pita e Corano e innaffiati dall’odio e dalla paura che cresce come un recinto intorno alla comunità islamica.

Ma l’odio non sarà mai la soluzione ad altro odio, è necessario estirpare le cause che portano giovani islamici a giustificare il proprio rancore attraverso testi manipolati e fomentati da imam fondamentalisti; il nostro nemico non è allora il musulmano, ma l’alienazione e la solitudine.

Il terrorismo islamico ci deve far aprire gli occhi sulla fragilità del nostro sistema, ci deve far guardare intorno per vedere quante persone sole reagiscono invece con la droga; l’autolesionismo; il suicidio. E se quindi cambia solo la forma quanti potenziali terroristi incontriamo ogni giorno?                       Allora noi possiamo combattere il terrorismo ogni giorno. concretamente, sentendoci e facendo sentire TUTTI parte integrante di questa società che è nostra, che possiamo cambiare attraverso una rivoluzione che deve avvenire prima dentro ciascuno di noi. Allora non avremo solo vinto il terrorismo islamico, ma tutte quelle forme di paura che fanno costruire questi muri che ci isolano.