About a moonlight. Per lui, pt.1. (via aboutamoonlight)
La terza volta che ti vidi tornavo da un appuntamento. Lui era monotono, freddo, bimbo. Te ne stavi lì con la maglietta dei Beatles e i pensieri ingarbugliati. Mi sorridesti, eri triste. Mi avvicinai mentre il resto dei nostri amici urlava, rideva, non se ne fregava. “Ciao” “hey”. Conoscevo il tuo nome per fama ma me lo feci bastare. Non ti chiesi niente ma camminammo fianco a fianco. Tu mi riempisti di domande. “Come stai? Con lui come sei stata? Ti piace? State insieme? Che profumo usi? Qual è il tuo film preferito? Sei dimagrita? Hai mangiato qualcosa?” Le ricordo ancora tutte. So anche cosa ti risposi, con un tono curioso perché invece di assopire la tua voglia di conoscermi cresceva in me il desiderio di sapere cosa ti attirasse tanto. “Benone. Abbastanza bene. Non so. No. Nessuno, sarà lo shampoo ( “sarà la pelle” , mi facesti arrossire). Marvel a vita. Ma no, sto solo riducendo un po’ le calorie. Non ho fame.“ Avrò detto qualche bugia, te ne sarai accorto. Non hai detto nulla, forse eccesso di galanteria. La musica suonava, ballavano tutti. Una mia amica mi prese per il braccio, ballai anche io, sotto la luce delle stelle, sotto il rumore dei tuoi occhi. Mi facesti uno strano effetto, come cocaina. Ne volevo di più ma mi sentivo trascinare sempre più lontana da te. E passò un'altra settimana senza sentirti, a chiedermi come stessi senza conoscerti.
Le prime domande, le prime passeggiate, gli sguardi più intensi, le prime conoscenze.
- about a moonlight. Per lui, pt.2
(via aboutamoonlight)
“ Amore mio ti ha aggiunto al gruppo #ridicoli block/spam.” Il primo messaggio era di un ragazzo che non conoscevo. Scorro tra i membri del gruppo what’s app: il tuo migliore amico, tre ragazzi della tua compagnia, le ragazze del mio gruppo, tu. Fosti il primo nome che salvai, mi misi ad analizzare angolo per angolo la tua foto del profilo: smoking blu, occhi blu. Eri bellissimo. Nemmeno il tempo di pensarci mi arrivò un tuo messaggio in chat privata. “Hey”. Tre lettere che in me avevano causato un rumore enorme. Frastuono di battiti, di pensieri, ingarbuglio di parole da scrivere insieme con l'indecisione per le faccine da usare. Me ne uscii con un “ciao” che sapeva tanto di formale, che mi sembrava troppo scontato, a cui ho pensato magari non avessi nemmeno voglia di rispondere. Non immagini le preoccupazioni, non sai quanto ho sperato che continuassi la conversazione. E la conversazione continuò, sul più e sul meno, sui film consigliabili e i libri sconsigliati, sul telefilm che guardi, sul caffè che tua zia ti fa sempre preparare perché sa di andar sul sicuro. “Come si conquista una ragazza?” Silenzio. Tutti intorno a me diventò piatto, il solo piccolo tintinnio di un vetro che si rompe sembrava imitare il mio cuore a rilento. “Non lo so, perché lo chiedi?” “Mi piace una.” Una, una chi? “Del gruppo?” “Una.” Fottiti, pensai. “Vado a dormire” scrissi. “A domani” promise.
I primi messaggi, le prime cose serie, le conversazioni fino a notte inoltrata, i primi fraintendimenti, il tuo nome seguito da un cuore blu che si affaccia sullo schermo ad ogni vibrazione del cellulare.
-about a moonlight Per lui, pt.3
(via aboutamoonlight)
Venerdì. Mi contattata il tuo migliore amico. Scherziamo un sacco, mi fa ridere a crepapelle. Lui era un mio conoscente, faceva parte di un'altra mia compagnia che per destino o per un caso non fortuito mi chiese di uscire. Ci mettemmo d'accordo quella sera stessa, andammo a mangiare ad una steakhouses.
All'uscita lui mi abbracciò da dietro all'improvviso, continuava a farmi ridere. Mi andò a finire una ciglia negli occhi. La tolse con le mani delicate, il sorriso leggero. Stava ad un secondo dal baciarmi ma una mia amica lo evitò, per caso certo. Disgrazia? Fortuna? Lui mi piaceva, fuori e dentro, eppure c'era qualcosa che mi impediva di legarmici. La sera un solo messaggio mi preoccupava tra i mille che mi aveva mandato lui: il cuoricino blu spiccava seguito da poche parole. “Ti sei divertita?” Si, pensai. “Come?” Risposi. “Lascia perdere, tanto non ne vale la pena.” Ti chiesi spiegazioni più di una volta ma spostasti il discorso su altro, su me, su te. Ti raccontai della scuola, del viaggio che avrei voluto fare a diciotto anni. Mi raccontasti del patentino, della vespa blu, della birra che avevi bevuto il giorno prima sulle scale del comune. Sorridevo ma ti sapevo distante, o forse era solo il profumo di un altro sulla maglietta a convincermi che avevo sbagliato tutto. Esitai. Scrivesti: “Ti lascio, hai di meglio da fare. Buonanotte angelo.” Eh, e adesso? Che cos'avrei dovuto dirti, dimmi cos'avrei dovuto fare?
I primi tradimenti, i primi dubbi, i sensi di colpa, i saluti che non sanno di promesse ed io che so di un altro profumo.
-about a moonlight Per lui, pt.4
(via aboutamoonlight)
S.A.💙:“Ti ricordi quella ragazza di cui ti parlai?” Io:“Si?” S.A.💙:“Penso di non piacergli.” Io:“Ne sei sicuro?” S.A.💙:“No, quasi.” Io:“Ma è una del gruppo?” S.A.💙:“No, non la conosci.”
Delusione? Forse.
Il giorno dopo ci incontrammo in piazza. Uscimmo tutti insieme ma tu non mi consideravi. Fu una battuta detta per caso a farti notare che avevo bisogno di te. Mia cugina aveva farneticato qualcosa sul dover sfilare sulla passerella alla festa del paese e non ne averne voglia, così fummo pronti entrambi a recitare:“ da un grande potere derivano grandi responsabilità.” E scoppiammo a ridere mentre tutti gli altri furono pronti ad alzare gli occhi al cielo come a dire: i soliti due. Il tuo migliore amico si avvicinò e mi offrì delle patatine fritte. Le presi ma guardavo te. Tendesti la mascella, abbassasti lo sguardo e andasti avanti. Lui continuava a parlare, io sentivo ma non ascoltavo. Ti avvicinasti di nuovo, dopo un po’, insieme ad un altro tuo amico. Scommetteste tutti e 3 sull'invito di chi avrei accettato ad uscire. Presi il tuo amico insistente sotto braccio per farti un dispetto, lo ammetto, perché volevo che mi dicessi se ti piacevo o meno, volevo che me lo dimostrassi, non volevo tra noi fosse un gioco. Ma niente, abbassasti lo sguardo come a non voler vedere quanto io e lui non eravamo simili e non eravamo opposti. Non ci attiravamo, ecco tutto.
Ma lui mi baciò ed io non dissi niente. Tu ci guardasti e nemmeno dicesti niente. Mi sedetti sulle sue gambe e stesti in silenzio. Eri rosso, eri una furia. “Che c'è?” Chiesi stronza. “Un cazzo” rispondesti. Andasti via. Ti seguii. “ Hey!” Gridai ma non ti voltasti. “Fermati” ti rincorsi. Afferrai il tuo braccio. “ Che hai che non va?” “Tutti! Ti fai tutti. Mi fai schifo.” “A te cosa importa?”
Echeggiava dappertutto, sugli occhi di lui che ci guardava da lontano, sugli occhi tuoi indecisi, arrabbiati, stanchi. Non me lo dicesti nemmeno quella sera. Io, malgrado tutti, scelsi te quella sera ma non te lo dissi. E tu non sapesti vedere.
I primi sbagli, gli errori maledetti, i baci senz'amore, la guerra con gli occhi.
- about a moonlight Per lui, pt.5
(via aboutamoonlight)
Scappasti. Il giorno dopo non rispondesti a nessuno dei miei cento messaggi. Non ti presentasti la sera. Uscisti dal gruppo. Cosa volevi dimostrare? E io standoti dietro cosa volevo dimostrarti? Il tuo migliore amico mi chiedeva di uscire di nuovo con lui, io gli chiedevo di te. “Si sta sentendo con una” mi disse una sera. Non gli credetti, ma forse un po’ si, per paura di illudermi, per paura di sperare. “Chi è lei?” Ti chiesi. Visualizzasti. Ci avevo perso le speranze, non avresti risposto. Andai a dormire coi tuoi occhi impressi in testa e i compiti di latino da fare ancora sulla scrivania. Non riuscivo a pensare, non riuscivo a sognare. Dovevo mettere a posto le cose. Che poi, fondamentalmente, tu per me non eri niente. Eppure, fondamentalmente, sentivo questo bisogno primordiale di parlarti. 2:00 S.A.💙: tu. Rilessi. Pensavo qualche errore, pensavo di aver frainteso, pensavo mi fossi addormentata e fosse solo un sogno. Io: sei serio? S.A.💙: si. Ma tanto che importa? Ti piace lui no? Ti piacciono tutti, tranne me. Notte stronza.
Visualizzai e non risposi. Come ti permettevi? Che diritto avevi? Nessuno. Due giorni dopo ti vidi che andavi da tua zia. Ero a fare la spesa con mia madre. Mi guardasti ma non salutasti. Guardavi. Osservavi. Analizzavi.Fissavi.
Io: che guardi? Prendesti il telefono. Sorridesti. S.A.💙: hai gli occhi tristi. Lui non ti fa più contenta? Io: che te ne frega? S.A.💙: mi sembra di avertelo spiegato la scorsa notte. Io: le cose devi dimostrarle. Non mi sembra che chiamarmi stronza sia una grande dimostrazione.
Visualizzasti il messaggio, nessuna risposta. Mi sembrava scappassi appena ti chiedessi un passo avanti. A me i codardi non sarebbero mai piaciuti. Passarono cinque minuti o poco più. Uscii dal negozio e ti trovai davanti. Salutasti educatamente prima mia madre e poi me . “Non è una rosa ma è il primo fiore che ho trovato. Non dirmi che sono io a non fare niente.” Guardai la margherita mezza spiegazzata. Risi. “Sei proprio un'idiota” sussurrai ma ti eri già allontanato lasciandomi le tue speranze fra le mani.
Il primo spiraglio di luce, i primi gesti, i primi avvicinamenti, i primi regali, i bei sorrisi.
-about a moonlight Per lui, pt.6
(via aboutamoonlight)
Cominciò un po’ come cominciano tutte le storie. Uscimmo insieme tre giorni dopo, era tardo pomeriggio. Mi venisti a prendere al corso d'inglese e salii sulla tua vespa. Mi tenni stretta forte pure se andavi piano. “Hai un buon profumo” dicesti" anzi,“ correggesti ” la tua pelle ha un buon profumo.“ Risi. Mi portasti al parco. Un posto qualunque per una coppia qualunque. C'ero già stata con altri ma con te gli alberi sembravano meno spogli, la terra meno sporca e gli uccelli cinguettare un po’ in più. “Ti va di ascoltare un po’ di musica?” Chiedesti gentile. Penso che questo fosse uno dei tratti che più adorassi di te. Accettai e scorresti troppo in fretta la playlist. “Che musica è?” Domandai. “Beatles” rispondesti. “Ti piacciono?” “Non li ho mai ascoltati.” Ti scandalizzasti, facesti un passo indietro con la faccia di chi aveva appena sentito un'eresia. “Non puoi essere seria” ripetevi mentre scoppiai a ridere sulla panchina. La tua passionalità, la tua drammaticità: aggiungi alla lista delle cose che già avrei voluto rivivere da capo. “Devi farti una cultura” affermasti, e mi facesti sentire qualche canzone brontolando qualcosa su quanto fosse bella una e sulle origini di un'altra. Mi baciasti sulla guancia quando mi accompagnasti a casa dopo aver parlato del più e del meno, del tuo sogno di fare il militare, del tuo ruolo di fratello maggiore, della dieta che stavi seguendo e degli allenamenti in palestra. Ci rimasi male, finché non sentii il telefono vibrare. S.A.💙: i grandi amori non si baciano subito.
Il primo appuntamento, il primo giro in vespa, le mie mani sui tuoi fianchi, i tuoi capelli d'oro al sole, la playlist misteriosa e un bacio d'inaspettata attesa.
-about a moonlight Per lui, pt.7
(via aboutamoonlight)
Mi baciasti un sabato, alla nostra quarta uscita. Sembrava una favola. Era festa in paese, ballavano la salsa. Le luci erano soffuse, la musica alta. Io e te sul ponte. Stavo camminando davanti a te quando mi prendesti d'improvviso in braccio e mi poggiasti sul muretto. Emisi un urlo stridulo ma sorrisi, sulle tue labbra. L'avevo aspettato tanto che pensavo sarebbe stato non all'altezza di quanto ti desiderassi. Invece fu molto più che all'altezza. Avevo le farfalle nello stomaco, per quanto sembri banale dirlo adesso, mi brontolava il cuore. Di quella sera mi rimane che non smettesti di sorridermi nemmeno una volta, di guardarmi nemmeno un istante, di allontanarti nemmeno un minuto. Un mese dopo mi portasti sul lungo mare. La complicità non era mai mancata, l'armonia neppure. Respirammo l'aria del mare, io respiravo te. Col pennarello disegnasti un cuore su uno scoglio, col pennarello scrissi il mio nome sul tuo petto. “Tanto ci sei già” disse. Arrossii. “Sei bella quando diventi rossa.” “La finisci?” “No, mi piaci imbarazzata.” “Io ti piaccio sempre” scherzai. “Già mi piaci sempre.” Mi comprasti il cappellino con la “S” di Superman. “Così mi avrai sempre con te” dicesti. Ma non era necessario un cappellino, pensai, ma non ti dissi niente. Tu eri già sempre con me, nei miei sogni, nei miei progetti, nei miei programmi. Ti presi per mano. Ti strinsi forte. Stetti in silenzio ma ti chiesi “rimani”.
Il primo bacio, le prime scritte, le prime date importanti, i regali spontanei, le prime strette di mano, le richieste in silenzio.
-about a moonlight Per lui, pt.8
(via aboutamoonlight)
“Chi è lui?” “Un mio compagno di classe.” “E perché ti sta baciando?” “Dovevamo recitare Romeo e Giulietta, che pretendi?” “Ma non me l'hai detto.” “E tu non lo hai chiesto.” Ero sfinita dalla conversazione che andava avanti ormai da troppo. Pretendevi troppo, mi volevi troppo tua. “Io con te non ci esco ” dicesti. “Addio” risposi inviperita.
Uscimmo io con le mie amiche, tu con i tuoi amici in posti diversi. Tornai a casa aspettando le tue scuse. Non arrivarono. Volevo scriverti qualcosa, anche una virgola, un punto, un “notte” per farti capire di esserci ancora, arrabbiata però c'ero; ma più di tutto volevo scriverti che mi eri mancato, nonostante il resto. Per orgoglio, posai il telefono spento e un po’ mi spensi anch'io.
La domenica non ti facesti sentire. Avevo paura, paura di non rivederti, paura di aver sbagliato ogni minima cosa, paura di aver lasciato l'orgoglio sopraffare i miei sentimenti. E ora che ci penso, mi sentivo un po’ morire. Ora che ci penso, mi diedi ogni colpa. Adesso che ci penso, credo avessi realizzato solo in quell'istante di essere innamorata di te.
Ma non dissi niente. Confusa, non dissi niente.
Eravamo in piazza, era sera. Ti vidi con i tuoi amici che ridevi. Sarei dovuta essere incazzata, avrei dovuto ignorarti. Non avresti dovuto sorridermi, ma ti ho salutato e poi successe: ti ho abbracciato e tu hai realizzato che ti ero mancata, che avevi bisogno di me. Mi hai chiesto di restare ed io ti ho preso le mani. Non ci fu un chiarimento, non ne parlammo più, ma in quel momento capii che io senza te… In quel momento capisti che tu senza me… In quel momento capimmo di essere legati da più di qualche giorno passato insieme, più di labbra che si sono sfiorate e di profumi mischiati. Non ero, non eri, eravamo.
I primi litigi, il primo periodo senza sentirci, gli abbracci riparatori, il noi.
-about a moonlight Per lui, pt.9
(via aboutamoonlight)
Ci furono altri baci, altri regali, altri abbracci, altre scritte, qualche giorno no e qualche uscita mentre ci stringevamo le mani. Mi batteva il cuore più forte ogni volta che sussurravo il tuo nome. Scoprii che la playlist misteriosa portava il mio nome e che something, per te, sapeva di me. Ti ritrovavo nei compiti di letteratura inglese, nei principi della disney e nei film romantici. Tu mi ritrovavi in ogni verso, ogni parola, sulle etichette della coca cola e sulle collane strane.
Io avrei voluto dirti che ti amavo nonostante tutto e ti ho amato nonostante me, perché poi sai, 6 mesi con chiunque sono nulla ma metà anno con te mi ha cambiato la vita. Sono bastate due stagioni: hai cominciato ad essere distante. Io ero presa dalla scuola, dai mille impegni, tu mi volevi per te mai poi mai davvero perché hai preferito lasciare che tutto andasse come andava invece di lottare e tenermi. Avrei voluto dirti che mi sono innamorata del tuo profumo, del modo dolce in cui ti ponevi, delle tue spalle forti, della tua prudenza, del tuo arrabbiarti e del tuo trovarti, un secondo dopo, sempre a un passo da me. Avrei voluto dirti che avrei voluto averti nei miei domani, avrei voluto svegliarmi e vedere i tuoi capelli sparsi sul cuscino. Avrei voluto un bimbo con i tuoi occhi, una bimba coi tuoi capelli. Avrei voluto viverti quando tutto il resto del mondo dormiva, avrei voluto prenderti per mano quando tutto era troppo intenso per esprimerlo a parole. Avrei voluto condividere il silenzio e il dolore. Invece ci incontrammo e stemmo per un po’ tutti e due senza parole. Non sapevo rispondere alle tue domande non dette, non riuscivo a dirti niente perché mi si era formato un enorme nodo in gola. Già ti sapevo perso. Ti dissi addio, lo ricordi. Ti abbracciai e ti dissi addio con le lacrime sul volto e il corpo che strillava, i miei occhi che ti vedevano ancora accanto a me mentre ti allontanavi come se non ti importasse. Poi tornasti, certo tornasti, ed io addio non te lo dissi più perché ho letto in qualche libro che dirlo la prima volta è romantico ma le altre a seguire è ridicolo. Ci lasciammo così, ma non ti lasciai mai per davvero. E niente, per dirti che comunque non siamo durati, non siamo bastati. Per noia, certo, per orgoglio, per diversità, carattere. Diamo la colpa al tempo, agli spazi, alle personalità. Io non ti biasimo, tu non capisci le mie ragioni.
Ma comunque io mi sentivo di scriverti che ti ho amato come non ho mai amato nessuno e non ho avuto occasione di dirtelo. Forse se l'avessi fatto, avresti avuto la forza che ti è mancata di restare, e questo tesoro mio è il mio più grande rimpianto.
Perciò ti ho rivelato ogni emozione, ogni sentimento. Ti ho descritto come il mio cuore ha percepito ogni tuo singolo respiro, così se ti venissi in mente, vedresti che forse ne valevo la pena e che c'è stato qualcuno al mondo che ti ha voluto così tanto da rovinarsi.
Volevo che sapessi che nonostante tutto, se tornassi…
-about a moonlight Per lui, pt.10 fine.
(via aboutamoonlight)





