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simo.

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i study rainbows.🌈
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Le mie migliori amiche tornarono dal campo scuola. Tu eri appena dietro di loro. La bionda mi disse :“ lo vedi quello? Ci sta dietro da tre giorni. Penso di piacergli, sapeva anche di te.” Ti guardai. Eri un tipo particolare, i capelli biondi e arruffati, gli occhi azzurrissimi e i vestiti seri. Non eri come gli altri, sembravi un principe. Non ti avvicinasti, anzi, ti tenevi a debita distanza ma fissavi. Avevi l'aria incerta di chi sa cosa vuole fare ma dovrebbe combattere contro se stesso per farlo. Mi allontanai, te ne andasti, ti vidi il sabato successivo. Uscisti con i tuoi amici, uscii con le mie amiche. Eravamo su una panchina tutti insieme. Il ragazzo che mi piaceva si accese una sigaretta. Gli chiesi di allontanarsi e tu mi sorridesti :“ una che ne capisce. Quante volte te l'ho detto che ti si consumano i polmoni?” Mi facesti un bell'effetto per poi rovinarti affermando che una ragazza è più bella col trucco. Ti urlai contro :“ e allora io sono struccata, sono un cesso?” “Non stavo parlando di te, tu sei bellissima.” Ero incazzata, incazzata da morire, con il sorriso sulle labbra. I primi sguardi, le prime occhiate, i primi complimenti, i primi incontri.

About a moonlight. Per lui, pt.1. (via aboutamoonlight)

La terza volta che ti vidi tornavo da un appuntamento. Lui era monotono, freddo, bimbo. Te ne stavi lì con la maglietta dei Beatles e i pensieri ingarbugliati. Mi sorridesti, eri triste. Mi avvicinai mentre il resto dei nostri amici urlava, rideva, non se ne fregava. “Ciao” “hey”. Conoscevo il tuo nome per fama ma me lo feci bastare. Non ti chiesi niente ma camminammo fianco a fianco. Tu mi riempisti di domande. “Come stai? Con lui come sei stata? Ti piace? State insieme? Che profumo usi? Qual è il tuo film preferito? Sei dimagrita? Hai mangiato qualcosa?” Le ricordo ancora tutte. So anche cosa ti risposi, con un tono curioso perché invece di assopire la tua voglia di conoscermi cresceva in me il desiderio di sapere cosa ti attirasse tanto. “Benone. Abbastanza bene. Non so. No. Nessuno, sarà lo shampoo ( “sarà la pelle” , mi facesti arrossire). Marvel a vita. Ma no, sto solo riducendo un po’ le calorie. Non ho fame.“ Avrò detto qualche bugia, te ne sarai accorto. Non hai detto nulla, forse eccesso di galanteria. La musica suonava, ballavano tutti. Una mia amica mi prese per il braccio, ballai anche io, sotto la luce delle stelle, sotto il rumore dei tuoi occhi. Mi facesti uno strano effetto, come cocaina. Ne volevo di più ma mi sentivo trascinare sempre più lontana da te. E passò un'altra settimana senza sentirti, a chiedermi come stessi senza conoscerti.

Le prime domande, le prime passeggiate, gli sguardi più intensi, le prime conoscenze.

- about a moonlight. Per lui, pt.2

“ Amore mio ti ha aggiunto al gruppo #ridicoli block/spam.” Il primo messaggio era di un ragazzo che non conoscevo. Scorro tra i membri del gruppo what’s app: il tuo migliore amico, tre ragazzi della tua compagnia, le ragazze del mio gruppo, tu. Fosti il primo nome che salvai, mi misi ad analizzare angolo per angolo la tua foto del profilo: smoking blu, occhi blu. Eri bellissimo. Nemmeno il tempo di pensarci mi arrivò un tuo messaggio in chat privata. “Hey”. Tre lettere che in me avevano causato un rumore enorme. Frastuono di battiti, di pensieri, ingarbuglio di parole da scrivere insieme con l'indecisione per le faccine da usare. Me ne uscii con un “ciao” che sapeva tanto di formale, che mi sembrava troppo scontato, a cui ho pensato magari non avessi nemmeno voglia di rispondere. Non immagini le preoccupazioni, non sai quanto ho sperato che continuassi la conversazione. E la conversazione continuò, sul più e sul meno, sui film consigliabili e i libri sconsigliati, sul telefilm che guardi, sul caffè che tua zia ti fa sempre preparare perché sa di andar sul sicuro. “Come si conquista una ragazza?” Silenzio. Tutti intorno a me diventò piatto, il solo piccolo tintinnio di un vetro che si rompe sembrava imitare il mio cuore a rilento. “Non lo so, perché lo chiedi?” “Mi piace una.” Una, una chi? “Del gruppo?” “Una.” Fottiti, pensai. “Vado a dormire” scrissi. “A domani” promise.

I primi messaggi, le prime cose serie, le conversazioni fino a notte inoltrata, i primi fraintendimenti, il tuo nome seguito da un cuore blu che si affaccia sullo schermo ad ogni vibrazione del cellulare.

-about a moonlight Per lui, pt.3

Venerdì. Mi contattata il tuo migliore amico. Scherziamo un sacco, mi fa ridere a crepapelle. Lui era un mio conoscente, faceva parte di un'altra mia compagnia che per destino o per un caso non fortuito mi chiese di uscire. Ci mettemmo d'accordo quella sera stessa, andammo a mangiare ad una steakhouses.

All'uscita lui mi abbracciò da dietro all'improvviso, continuava a farmi ridere. Mi andò a finire una ciglia negli occhi. La tolse con le mani delicate, il sorriso leggero. Stava ad un secondo dal baciarmi ma una mia amica lo evitò, per caso certo. Disgrazia? Fortuna? Lui mi piaceva, fuori e dentro, eppure c'era qualcosa che mi impediva di legarmici. La sera un solo messaggio mi preoccupava tra i mille che mi aveva mandato lui: il cuoricino blu spiccava seguito da poche parole. “Ti sei divertita?” Si, pensai. “Come?” Risposi. “Lascia perdere, tanto non ne vale la pena.” Ti chiesi spiegazioni più di una volta ma spostasti il discorso su altro, su me, su te. Ti raccontai della scuola, del viaggio che avrei voluto fare a diciotto anni. Mi raccontasti del patentino, della vespa blu, della birra che avevi bevuto il giorno prima sulle scale del comune. Sorridevo ma ti sapevo distante, o forse era solo il profumo di un altro sulla maglietta a convincermi che avevo sbagliato tutto. Esitai. Scrivesti: “Ti lascio, hai di meglio da fare. Buonanotte angelo.” Eh, e adesso? Che cos'avrei dovuto dirti, dimmi cos'avrei dovuto fare?

I primi tradimenti, i primi dubbi, i sensi di colpa, i saluti che non sanno di promesse ed io che so di un altro profumo.

-about a moonlight Per lui, pt.4

S.A.💙:“Ti ricordi quella ragazza di cui ti parlai?” Io:“Si?” S.A.💙:“Penso di non piacergli.” Io:“Ne sei sicuro?” S.A.💙:“No, quasi.” Io:“Ma è una del gruppo?” S.A.💙:“No, non la conosci.”

Delusione? Forse.

Il giorno dopo ci incontrammo in piazza. Uscimmo tutti insieme ma tu non mi consideravi. Fu una battuta detta per caso a farti notare che avevo bisogno di te. Mia cugina aveva farneticato qualcosa sul dover sfilare sulla passerella alla festa del paese e non ne averne voglia, così fummo pronti entrambi a recitare:“ da un grande potere derivano grandi responsabilità.” E scoppiammo a ridere mentre tutti gli altri furono pronti ad alzare gli occhi al cielo come a dire: i soliti due. Il tuo migliore amico si avvicinò e mi offrì delle patatine fritte. Le presi ma guardavo te. Tendesti la mascella, abbassasti lo sguardo e andasti avanti. Lui continuava a parlare, io sentivo ma non ascoltavo. Ti avvicinasti di nuovo, dopo un po’, insieme ad un altro tuo amico. Scommetteste tutti e 3 sull'invito di chi avrei accettato ad uscire. Presi il tuo amico insistente sotto braccio per farti un dispetto, lo ammetto, perché volevo che mi dicessi se ti piacevo o meno, volevo che me lo dimostrassi, non volevo tra noi fosse un gioco. Ma niente, abbassasti lo sguardo come a non voler vedere quanto io e lui non eravamo simili e non eravamo opposti. Non ci attiravamo, ecco tutto.

Ma lui mi baciò ed io non dissi niente. Tu ci guardasti e nemmeno dicesti niente. Mi sedetti sulle sue gambe e stesti in silenzio. Eri rosso, eri una furia. “Che c'è?” Chiesi stronza. “Un cazzo” rispondesti. Andasti via. Ti seguii. “ Hey!” Gridai ma non ti voltasti. “Fermati” ti rincorsi. Afferrai il tuo braccio. “ Che hai che non va?” “Tutti! Ti fai tutti. Mi fai schifo.” “A te cosa importa?”

Echeggiava dappertutto, sugli occhi di lui che ci guardava da lontano, sugli occhi tuoi indecisi, arrabbiati, stanchi. Non me lo dicesti nemmeno quella sera. Io, malgrado tutti, scelsi te quella sera ma non te lo dissi. E tu non sapesti vedere.

I primi sbagli, gli errori maledetti, i baci senz'amore, la guerra con gli occhi.

- about a moonlight Per lui, pt.5

Scappasti. Il giorno dopo non rispondesti a nessuno dei miei cento messaggi. Non ti presentasti la sera. Uscisti dal gruppo. Cosa volevi dimostrare? E io standoti dietro cosa volevo dimostrarti? Il tuo migliore amico mi chiedeva di uscire di nuovo con lui, io gli chiedevo di te. “Si sta sentendo con una” mi disse una sera. Non gli credetti, ma forse un po’ si, per paura di illudermi, per paura di sperare. “Chi è lei?” Ti chiesi. Visualizzasti. Ci avevo perso le speranze, non avresti risposto. Andai a dormire coi tuoi occhi impressi in testa e i compiti di latino da fare ancora sulla scrivania. Non riuscivo a pensare, non riuscivo a sognare. Dovevo mettere a posto le cose. Che poi, fondamentalmente, tu per me non eri niente. Eppure, fondamentalmente, sentivo questo bisogno primordiale di parlarti. 2:00 S.A.💙: tu. Rilessi. Pensavo qualche errore, pensavo di aver frainteso, pensavo mi fossi addormentata e fosse solo un sogno. Io: sei serio? S.A.💙: si. Ma tanto che importa? Ti piace lui no? Ti piacciono tutti, tranne me. Notte stronza.

Visualizzai e non risposi. Come ti permettevi? Che diritto avevi? Nessuno. Due giorni dopo ti vidi che andavi da tua zia. Ero a fare la spesa con mia madre. Mi guardasti ma non salutasti. Guardavi. Osservavi. Analizzavi.Fissavi.

Io: che guardi? Prendesti il telefono. Sorridesti. S.A.💙: hai gli occhi tristi. Lui non ti fa più contenta? Io: che te ne frega? S.A.💙: mi sembra di avertelo spiegato la scorsa notte. Io: le cose devi dimostrarle. Non mi sembra che chiamarmi stronza sia una grande dimostrazione.

Visualizzasti il messaggio, nessuna risposta. Mi sembrava scappassi appena ti chiedessi un passo avanti. A me i codardi non sarebbero mai piaciuti. Passarono cinque minuti o poco più. Uscii dal negozio e ti trovai davanti. Salutasti educatamente prima mia madre e poi me . “Non è una rosa ma è il primo fiore che ho trovato. Non dirmi che sono io a non fare niente.” Guardai la margherita mezza spiegazzata. Risi. “Sei proprio un'idiota” sussurrai ma ti eri già allontanato lasciandomi le tue speranze fra le mani.

Il primo spiraglio di luce, i primi gesti, i primi avvicinamenti, i primi regali, i bei sorrisi.

-about a moonlight Per lui, pt.6

Cominciò un po’ come cominciano tutte le storie. Uscimmo insieme tre giorni dopo, era tardo pomeriggio. Mi venisti a prendere al corso d'inglese e salii sulla tua vespa. Mi tenni stretta forte pure se andavi piano. “Hai un buon profumo” dicesti" anzi,“ correggesti ” la tua pelle ha un buon profumo.“ Risi. Mi portasti al parco. Un posto qualunque per una coppia qualunque. C'ero già stata con altri ma con te gli alberi sembravano meno spogli, la terra meno sporca e gli uccelli cinguettare un po’ in più. “Ti va di ascoltare un po’ di musica?” Chiedesti gentile. Penso che questo fosse uno dei tratti che più adorassi di te. Accettai e scorresti troppo in fretta la playlist. “Che musica è?” Domandai. “Beatles” rispondesti. “Ti piacciono?” “Non li ho mai ascoltati.” Ti scandalizzasti, facesti un passo indietro con la faccia di chi aveva appena sentito un'eresia. “Non puoi essere seria” ripetevi mentre scoppiai a ridere sulla panchina. La tua passionalità, la tua drammaticità: aggiungi alla lista delle cose che già avrei voluto rivivere da capo. “Devi farti una cultura” affermasti, e mi facesti sentire qualche canzone brontolando qualcosa su quanto fosse bella una e sulle origini di un'altra. Mi baciasti sulla guancia quando mi accompagnasti a casa dopo aver parlato del più e del meno, del tuo sogno di fare il militare, del tuo ruolo di fratello maggiore, della dieta che stavi seguendo e degli allenamenti in palestra. Ci rimasi male, finché non sentii il telefono vibrare. S.A.💙: i grandi amori non si baciano subito.

Il primo appuntamento, il primo giro in vespa, le mie mani sui tuoi fianchi, i tuoi capelli d'oro al sole, la playlist misteriosa e un bacio d'inaspettata attesa.

-about a moonlight Per lui, pt.7

Mi baciasti un sabato, alla nostra quarta uscita. Sembrava una favola. Era festa in paese, ballavano la salsa. Le luci erano soffuse, la musica alta. Io e te sul ponte. Stavo camminando davanti a te quando mi prendesti d'improvviso in braccio e mi poggiasti sul muretto. Emisi un urlo stridulo ma sorrisi, sulle tue labbra. L'avevo aspettato tanto che pensavo sarebbe stato non all'altezza di quanto ti desiderassi. Invece fu molto più che all'altezza. Avevo le farfalle nello stomaco, per quanto sembri banale dirlo adesso, mi brontolava il cuore. Di quella sera mi rimane che non smettesti di sorridermi nemmeno una volta, di guardarmi nemmeno un istante, di allontanarti nemmeno un minuto. Un mese dopo mi portasti sul lungo mare. La complicità non era mai mancata, l'armonia neppure. Respirammo l'aria del mare, io respiravo te. Col pennarello disegnasti un cuore su uno scoglio, col pennarello scrissi il mio nome sul tuo petto. “Tanto ci sei già” disse. Arrossii. “Sei bella quando diventi rossa.” “La finisci?” “No, mi piaci imbarazzata.” “Io ti piaccio sempre” scherzai. “Già mi piaci sempre.” Mi comprasti il cappellino con la “S” di Superman. “Così mi avrai sempre con te” dicesti. Ma non era necessario un cappellino, pensai, ma non ti dissi niente. Tu eri già sempre con me, nei miei sogni, nei miei progetti, nei miei programmi. Ti presi per mano. Ti strinsi forte. Stetti in silenzio ma ti chiesi “rimani”.

Il primo bacio, le prime scritte, le prime date importanti, i regali spontanei, le prime strette di mano, le richieste in silenzio.

-about a moonlight Per lui, pt.8

“Chi è lui?” “Un mio compagno di classe.” “E perché ti sta baciando?” “Dovevamo recitare Romeo e Giulietta, che pretendi?” “Ma non me l'hai detto.” “E tu non lo hai chiesto.” Ero sfinita dalla conversazione che andava avanti ormai da troppo. Pretendevi troppo, mi volevi troppo tua. “Io con te non ci esco ” dicesti. “Addio” risposi inviperita.

Uscimmo io con le mie amiche, tu con i tuoi amici in posti diversi. Tornai a casa aspettando le tue scuse. Non arrivarono. Volevo scriverti qualcosa, anche una virgola, un punto, un “notte” per farti capire di esserci ancora, arrabbiata però c'ero; ma più di tutto volevo scriverti che mi eri mancato, nonostante il resto. Per orgoglio, posai il telefono spento e un po’ mi spensi anch'io.

La domenica non ti facesti sentire. Avevo paura, paura di non rivederti, paura di aver sbagliato ogni minima cosa, paura di aver lasciato l'orgoglio sopraffare i miei sentimenti. E ora che ci penso, mi sentivo un po’ morire. Ora che ci penso, mi diedi ogni colpa. Adesso che ci penso, credo avessi realizzato solo in quell'istante di essere innamorata di te.

Ma non dissi niente. Confusa, non dissi niente.

Eravamo in piazza, era sera. Ti vidi con i tuoi amici che ridevi. Sarei dovuta essere incazzata, avrei dovuto ignorarti. Non avresti dovuto sorridermi, ma ti ho salutato e poi successe: ti ho abbracciato e tu hai realizzato che ti ero mancata, che avevi bisogno di me. Mi hai chiesto di restare ed io ti ho preso le mani. Non ci fu un chiarimento, non ne parlammo più, ma in quel momento capii che io senza te… In quel momento capisti che tu senza me… In quel momento capimmo di essere legati da più di qualche giorno passato insieme, più di labbra che si sono sfiorate e di profumi mischiati. Non ero, non eri, eravamo.

I primi litigi, il primo periodo senza sentirci, gli abbracci riparatori, il noi.

-about a moonlight Per lui, pt.9

Ci furono altri baci, altri regali, altri abbracci, altre scritte, qualche giorno no e qualche uscita mentre ci stringevamo le mani. Mi batteva il cuore più forte ogni volta che sussurravo il tuo nome. Scoprii che la playlist misteriosa portava il mio nome e che something, per te, sapeva di me. Ti ritrovavo nei compiti di letteratura inglese, nei principi della disney e nei film romantici. Tu mi ritrovavi in ogni verso, ogni parola, sulle etichette della coca cola e sulle collane strane.

Io avrei voluto dirti che ti amavo nonostante tutto e ti ho amato nonostante me, perché poi sai, 6 mesi con chiunque sono nulla ma metà anno con te mi ha cambiato la vita. Sono bastate due stagioni: hai cominciato ad essere distante. Io ero presa dalla scuola, dai mille impegni, tu mi volevi per te mai poi mai davvero perché hai preferito lasciare che tutto andasse come andava invece di lottare e tenermi. Avrei voluto dirti che mi sono innamorata del tuo profumo, del modo dolce in cui ti ponevi, delle tue spalle forti, della tua prudenza, del tuo arrabbiarti e del tuo trovarti, un secondo dopo, sempre a un passo da me. Avrei voluto dirti che avrei voluto averti nei miei domani, avrei voluto svegliarmi e vedere i tuoi capelli sparsi sul cuscino. Avrei voluto un bimbo con i tuoi occhi, una bimba coi tuoi capelli. Avrei voluto viverti quando tutto il resto del mondo dormiva, avrei voluto prenderti per mano quando tutto era troppo intenso per esprimerlo a parole. Avrei voluto condividere il silenzio e il dolore. Invece ci incontrammo e stemmo per un po’ tutti e due senza parole. Non sapevo rispondere alle tue domande non dette, non riuscivo a dirti niente perché mi si era formato un enorme nodo in gola. Già ti sapevo perso. Ti dissi addio, lo ricordi. Ti abbracciai e ti dissi addio con le lacrime sul volto e il corpo che strillava, i miei occhi che ti vedevano ancora accanto a me mentre ti allontanavi come se non ti importasse. Poi tornasti, certo tornasti, ed io addio non te lo dissi più perché ho letto in qualche libro che dirlo la prima volta è romantico ma le altre a seguire è ridicolo. Ci lasciammo così, ma non ti lasciai mai per davvero. E niente, per dirti che comunque non siamo durati, non siamo bastati. Per noia, certo, per orgoglio, per diversità, carattere. Diamo la colpa al tempo, agli spazi, alle personalità. Io non ti biasimo, tu non capisci le mie ragioni.

Ma comunque io mi sentivo di scriverti che ti ho amato come non ho mai amato nessuno e non ho avuto occasione di dirtelo. Forse se l'avessi fatto, avresti avuto la forza che ti è mancata di restare, e questo tesoro mio è il mio più grande rimpianto.

Perciò ti ho rivelato ogni emozione, ogni sentimento. Ti ho descritto come il mio cuore ha percepito ogni tuo singolo respiro, così se ti venissi in mente, vedresti che forse ne valevo la pena e che c'è stato qualcuno al mondo che ti ha voluto così tanto da rovinarsi.

Volevo che sapessi che nonostante tutto, se tornassi…

-about a moonlight Per lui, pt.10 fine.

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Puoi anche dirglielo che non sono stata niente. Rassicurala, tienila tra le tue braccia e poi dille che per te c'è solo lei. Dille che è l'amore della tua vita, dalle tutti i sogni che mi hai gettato addosso. Tienile la mano, avvicinala, baciala dove hai baciato me. Però non le dire che come hai baciato me non la bacerai, non potrai mai. E non fare gli occhi lucidi, non essere imbarazzato se mi incontri per strada e hai lei vicino. Non tenerla e sperare che ti faccia sentire come ho fatto io. Lei non sarà mai me. Non sarà mai tutte le cose che odiavi e amavi, e poi tutte le cose che non sopportavi e che ero, tutte le cose che ti ho detto ma non pensavo, tutte le cose che ho guardato e in cui ti ho notato, tutti i regali che ho prenotato ma non ti ho fatto, tutte le cose che ho pensato ma non ti ho detto. Non starò qui ad elencarti i 100 motivi per cui sono migliore: non lo sono, ma lo sono per te e lo sappiamo entrambi. Quando mi penserai stanotte, ricorda il suo profumo e quando le scriverai domattina ricorda ogni cosa che ti chiede di essere e che io non ho preteso mai perché ti amavo per com'eri e non per come dovevi essere.

About a moonlight. (via aboutamoonlight)

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Di lei ricordo la sua pelle chiara, quasi bianca, che profumava ma non del profumo che si era messa, che pure aveva riempito l'abitacolo non appena era salita in macchina, ma di un odore che sapeva di innocenza tradita, come le rose che regali alla tua prima ragazza sperando che stavolta ti conceda qualcosa di più di un bacio. Ricordo il suo corpo caldo che tremava ad ogni mia carezza, e quel candore che mi sembrava di macchiare con le mie mani solcate dagli anni, come se toccandola potessi redimermi, e imprimere su di lei le mie colpe. Ricordo, e ricorderò sempre, il trucco che le si scioglieva per quell'unica lacrima che le vidi versare, subito nascosta dal sorriso di chi ha capito che la felicità è solo di passaggio in questa vita. Ricorderò sempre i suoi polpastrelli incerti che disegnavano rughe sul mio viso e le sue labbra che cercavano le mie nel buio di un parcheggio. Buio affinché nessuno, come diceva lei, fosse indegno testimone di quel nostro amore clandestino, fuorché la luna. Ricorderò il modo in cui si portava i capelli dietro l'orecchio, come se con quel gesto potesse riordinare non solo loro ma il mondo intero. E forse era davvero così. Ricorderò il modo in cui prese in mano le sue scarpe tacco 10 (“Perché non volevo sembrare troppo alta”) prima di scendere dalla macchina e mi baciò un’ ultima volta sussurrando “A domani”, senza sapere che domani era già arrivato, che era troppo tardi per i nostri domani, e che l'alba ci avrebbe sorpresi svegli e innamorati, ma non insieme. E ricorderò il modo in cui la lasciai andare, come si lasciano andare tutte le cose belle, guardandola camminare a piedi scalzi sull'asfalto e immaginando il suo sguardo assorto mentre fissavo la sua schiena che si allontanava. La lasciai andare, sì, perché spesso le cose belle durano pochi istanti. Ma se uno ha il coraggio di viverle fino in fondo, se le porta dentro tutta la vita.
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Ero in prima superiore, nuova scuola, nuove persone, non conoscevo nessuno. Feci amicizia con un paio di ragazze. Al centro della classe c’era un fila di banchi singoli, in uno di quelli c’era un ragazzo. Sembrava più piccolo, non tanto alto, occhi azzurri, ma mutevoli. Una notte lo sognai: eravamo insieme, su una barca. Da quel momento mi piacque. Per la prima volta in vita mia, decisi di avvicinarmi a un ragazzo di mia iniziativa. Scoprii che avevamo un po’ di cose in comune, tra cui una parte della strada del ritorno a casa, così cominciammo a farla insieme e a parlare quasi sempre. Parlavamo, ridevamo, scherzavamo. Era piacevole. Era piacevole quel mio “Marco, muoviti o vado da sola” seguito da quel suo “No, aspettami! Ho fatto!”. Una volta la prof di italiano lo interrogò oltre l’orario scolastico, e lui mi chiese di aspettarlo. Lo feci. Lo attesi per un’ora e mezza in una cupa giornata di pioggia. Mi scocciava tornare a casa tardi, ma io volevo fare la strada con lui. Ci fu un periodo in cui mia nonna stette male, e ne parlai con lui, che mi confortò. Il giorno dopo che avevamo parlato, mi domandò “Allora, va meglio?” e io senza dire nulla lo abbracciai. Lo abbraciai un sacco di altre volte, fino a che il suo odore divenne riconoscibile ovunque per me; quel misto di debole incenso e profumo di ammorbidente. Ci fu l’estate e poi la seconda. In classe con noi capitarono dei bocciati, che non avevano voglia di fare niente, se non casino, e con il livello di interesse scolastico sotto zero. Purtroppo lui cominciò a frequentarli e sempre più spesso fumava e andava per una brutta strada. Tra noi ci fu un enorme distacco. Come se qualcuno avesse rotto a metà un bastone, non si poteva riattaccare, non era come un filo, lì ce la saremmo cavata con un nodo. Si fidanzò anche con una ragazza e alcuni dei nostri compagni gli dicevano che non era bella, che aveva un naso enorme e cose del genere. Mi sentii come se stessero cercando di confortarmi, come se stessero cercando di dirmi “Guarda che dovevi assere al suo posto”. Mi sentii così. Però andai avanti, tentando di non pensarci. In terza ci dividemmo perché entrammo nei corsi di specializzazione e lui non scelse il mio, così le uniche ore insieme erano quelle di spagnolo. Un giorno mi dissero che ebbe un incidente e due settimane dopo entrò in classe con le stampelle. Mi venne da piangere, ma mi trattenni. Mi venne da piangere perché non ero andata all’ospedale, perché l’avevo saputo dopo tutti gli altri e perché lui non mi aveva detto nulla. Si era rotto una gamba e aveva un taglio sulla faccia. Ci ha messo del tempo per rimarginarsi e sulla sua pelle si vedono molto le cicatrici. All’inizio di quest’anno l’ho visto con un altro livido sul viso, piuttosto nuovo oserei dire. Nel caso in cui qualcuno stia leggendo e si sia interessato, no, non è uscito dalla brutta strada. E’ circondato da finti amici, è solo, si fa del male, qualcuno gli fa del male. E io mi sento in colpa perché penso che se all’inizio di tutto gli avessi detto direttamente quello che provavo, forse non sarebbe diventato così. Avrei potuto salvarlo da quelle persone, dalla sua famiglia un po’ disastrata, dai lividi sul suo viso bianco latte. Se qualcuno se lo sta chiedendo, sì, ho provato a riallacciare i rapporti. Gli ho scritto che mi mancava. Non è servito, il bastone non si è riattaccato. Se qualcuno se lo sta chiedendo, tutto ciò che mi è rimasto è un cenno di testa per dire “ciao” e un “tutto bene?” per cordialità. Se qualcuno se lo sta chiedendo, i suoi occhi sono azzurri, ma mutevoli; a seconda del tempo diventano grigi o addirittura verdi, magari sono l’unica che l’ha notato perché quando ho sentito parlare dei suoi occhi, nessuno l’ha mai aggiunto.

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Qualcuno ha detto che “ti amo” è sinonimo di “è bello che tu esista così come sei e se non esistessi io ti ricreerei esattamente così come sei, difetti compresi.”

Cose che nessuno sa, Alessandro D'Avenia. (via booksandmusic-aremylife)