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Susanna Catastrofe (via cangiantehumor)
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Buon viaggio amica mia.
Ho scritto fiumi di parole con te affianco: ho iniziato a scrivere la mia prima storia con te seduta al mio fianco durante quelle giornate un po’ troppo lunghe e fredde di scuola: una storia che parlava di una ragazza e di un ragazzo, innamorati. Ricordi? Erano le mie storie preferite: forse perchè in fondo io vivo per l'amore. Mi conosci, e sai quanto l'ho cercato, quanto l'ho desiderato, quante volte mi sono illusa che in un gesto inconsapevole di un amico ci fosse racchiuso un significato grande ed immenso, e invece, in realtà, veniva fatto solo per gentilezza, nessun secondo fine.
Non ho bruciato tutti quei fogli pieni di parole - alcune anche insignificanti- solo grazie al tuo supporto, grazie ai tuoi “Puoi migliorare” o ai tuoi “Lascia perdere quei voti, tu non sei loro” - che erano sempre così scarsi, e su cui, se ricordi bene, versavo infinite lacrime perché tra tutte le mie sconfitte, quella sarebbe stata la più grande: mi avrebbe spezzato le ali. E ricordi, quante volte, forse troppo spesso, ho smesso di scrivere perché qualcuno diceva che non sapevo farlo, che quello non sarebbe mai stato il mio mestiere? E lì c'eri tu a ripetermi continuamente che, a volte, può succedere che qualcuno non apprezza un modo di scrivere ma non lo fa’ con cattiveria, anzi cerca solo di seguire i propri gusti: eppure a te non importava, perché a te piaceva come io scrivevo, e, mi ripetevi ogni volta, che eri una delle tante, e che sicuramente, lì fuori, avrebbero apprezzato in molti - dovevo solo lasciarmi andare, e permettere che gli altri leggessero. Ma per me eri l'unica, e sei tutt'ora l'unica: l'unica che haetto ogni cosa, ogni piccolo pensiero che ho buttato giù durante quelle giornate, con lo sguardo e la mente perse fuori da quelle quattro mura, l'unica a cui, forse, ho lasciato la possibilità di scavare nei miei più intimi segreti. Ti scrivo da una casa silenziosa e piccola, mentre mi fanno compagnia quelle note del pianoforte di Yiruma e di Ludovico Einaudi. Ti scrivo da qui dove addesso vivo completamente da sola, dove a volte il silenzio è troppo rumoroso, dove le prime sere avevo paura di spegnere la luce, dove le prime mattine, quando mi alzavo, sentivo la mancanza delle mie abitudini; ma dove ho, in poco tempo, cominciato a capire chi sono veramente, e che ho bisogno dei miei spazi, della mia libertà, della mia tranquillità, lontano da una città che non faceva altro che portarmi via la mia linfa vitale.
E tu, forse, leggerai tutto questo nella tua nuova camera in Belgio, o buttata chissà in qualche parco a leggere un nuovo libro oppure uno di quelli che ti sei ripromessa di leggere da chissà quanto tempo. Oppure, lo leggerai mentre sei allungata sul nuovo divano davanti al televisore, o magari davanti al pc a guardare una nuova serie tv; o mentre ti prendi una pausa dopo una giornata passata a disfare bagagli e scatoloni. Leggerai questa “lettera”, se così vogliamo chiamarla, chiedendoti, forse, quale sarà il finale, cosa voglio dirti, cosa vorranno significare tutte queste parole che scrivo durante una piccola pausa dai miei studi. E forse voglio dirti un nulla, che significa molto: voglio, forse, solo che tu possa ricordare per sempre quello che eravamo, quello che siamo, e quello che saremo - anche se sarà tutto diverso adesso che tu sei lì ed io qui, entrambe in nuova città, entrambe pronte per iniziare una nuova vita, che chissà forse, sapremmo apprezzare più di quella precedente.
Pensaci, è quasi come se fosse finito un libro - il nostro libro -, e adesso l'autore - a sorpresa dei suoi lettori rimasti, forse, un po’ delusi dal finale - ne sta scrivendo uno nuovo, che parte proprio da due ragazze con le valigie tra le mani, e che forse verrà intitolato “A new life” oppure “The new beginning”, e che racconterà parallelamente della storia di due amiche che vivono la loro vita, aspettando - con un conto alla rovescia - il giorno in cui si potranno riabbracciare di nuovo. Qualche giorno fa, sono andata a bere una birra con le “nuove amicizie”, con quelle che probabilmente faranno parte della mia “nuova vita”. Mi sono guardata attorno, alla ricerca di uno sguardo familiare, poi mi son resa conto di non essere più nella mia città: quello non era un pub della mi zona, e quelle non erano, affatto le solite facce ed ho provato un'emozione osccillante tra l'euforia e la maliconia. E mi sono domandanta se, quando ho chiuso per la prima volta quella valigia, fossi davvero pronta per quel cambiamento. La risposta? No, non ero pronta. Non ero pronta a partire, a cambiare città, casa, non ero pronta a delle nuove amicizie, e ancora meno ad abbandonare ogni cosa. Sapevo solo che dovevo farlo, che dovevo andare via, cambiare, buttarmi, lasciarmi il passato alle spalle, se volevo davvero star bene con me stessa. Ho fatto la valigia senza pensare alle conseguenze, senza sapere cosa volesse realmente dire uscire fuori da quel piccolo paesino dove pensa una persona per tutti, e spesso anche male, cambiare ogni cosa e addirittura iniziare a vivere da sola. E’ adesso che inizia il gioco: essere completamente indipendente, dovermi mettere in gioco, crescere, cambiare, decidere da sola della mia vita, non deludere nessuno. Non ero pronta a lasciare le vecchie amicizie per aprire la porta alle nuove, a lasciare che quelle vecchie prenderessero una strada opposta alla mia, che cambiasserro città proprio come ho fatto io. No, io volevo tornare e trovarle lì, e vedere che nulla era cambiato, neanche dopo tutto quel tempo passato lontane.
Seduta su quello sgabello, in quel Irish Pub di Bologna, bevendo la mia birra, con la musica che rimbombava attorno a me, le parole di quelle ragazze che mi raccontavano di loro, dei loro ragazzi, delle loro sbornie, delle fantastiche spiagge della Sicilia, dei falò di San Lorenzo, delle amicizie che hanno lasciato che prendessero una strada diversa mi sei tornata in mente tu, all'improvviso, ho ripensato a noi due, a quelle sere, anche se poche, in cui uscivamo insieme, alle nostre lunghe chiacchierate, ai nostri libri, alla nostra musica, ai nostri biscotti, alle nostre storie, alle risate, ai pianti, ai segreti che ci sussurravamo all'orecchio ai tuoi disegni sui miei quaderni, a tutte quelle volte che per la stanchezza e nervosismo accumulato ci mandavamo a quel paese, agli abbracci. Non fraintendermi, amica mia, ero felice, davvero felice. Sorridevo come non avevo mai fatto, ridevo davvero. Respiravo davvero, e mi sentivo libera, e mi sembrava quasi un sogno ad occhi aperti. Eppure avrei voluto così tanto che tu fossi lì con me, in quel momento di felicità, avrei voluto che fossi felice insieme a me, avrei voluto che ridessi insieme a me di nuovo, come abbiamo sempre fatto, e come - spero, davvero - faremo ancora, per molti anni della nostra vita.
Ho ripensato a quelle mattine, fredde, gelide in cui ti aspettavo al bar, la tua colazione, e quell'orologio che velocemente si avvicinava alle ‘otto’, che velocemente ci ricordava che l'ansia del giorno prima non era finita andando a dormire, che cinque lunghe ore ci aspettavano per essere trascorse se si poteva con un sorriso sulle labbra; e così sbuffare, caricarsi lo zaino su una spalla ed entrare in quelle scuola che nonostante il dolore, l'insicurezze ed i pianti, ci ha fatto crescere e regalato dei momenti che, nonostante indietro non vorremmo tornare mei, difficilmente riusciremo a dimenticare. Ho ricordato quelle sere in discoteca, quando ti ho convinto a buttarti in pista e ballare affianco a me nonostante ti vergognassi così tanto perchè dicevi di non saper ballare, quando ti ho convinto a provare un drink e tu ha fatto una smorfia così brutta che non dimenticherò mai, quando io bevevo per entrambe, e tu eri costretta a sorreggermi, a frenarmi, a togliermi il drink dalle mani; quando il giorno dopo ad ogni mio vuoto mi ricordavi ogni cosa, descrivendomi nei minimi particolari cosa avessi combinato cercando di orientarti tra le tante persone che ti avevo presentato di cui non ricodavi mai il nome; quando mi riempivi di messaggi per chiedermi cosa indossavo, come mi truccavo, che acconciatura avrei fatto, se il vestito ti stava bene - ed ogni volta eri un incanto - se quella sera saremmo andate insieme, e il “chi prima arriva, aspetta”. Ho ricordato quelle sere in cui venivo a dormire a casa tua, e quelle poche sere in cui tu sei venuta a dormire da me ed ogni volta promettevamo di andare a letto presto, e poi le ore passate a parlare diventano infinite. Mi son tornati in mente quei pomeriggi passati a casa tua, sdraiate sul divano, o in camera a far finta di studiare, i nostri soliti pasti, il succo alla frutta nel pomeriggio. E così quella sera ho brindato a noi, anche se nessuno lo sapeva; ho brindato ricordando quella settimana al mare piena di risate e allegria, dove facevamo a gara a chi si fosse abbronzata di più, senza accorgerci che in realtà il nostro colorito era uguale al giorno in cui eravamo arrivate; e tutte quelle volte “adesso andiamo in spiaggia” ma mai nessuna di noi si alzava per prepararsi. Ho brindato alle gare in bicicletta lungo mare, alle corse in acqua a causa della sabbia troppo calda, al bagno di prima mattina, alle biciclette rubate, ai miei super-alcolici e ai tuoi analcolici alla frutta, al cornetto caldo di prima mattina, alle uscite di casa solo da mezzanotte in poi. Ho brindato alle nostre foto, alle facce buffe, alle tue facce buffe quando io non guardavo l'obiettivo, e al fatto che tu non sappia sorridere, ma quando spontaneamente si apre sul tuo volto diventa la visione più bella che io possa avere durante la giornata. E così ho brindato a noi, ad ogni cosa che ricorda noi, che parla di noi. E guardando la mia nuova vita in quel momento ho sperato che tutto questo non finisca mai, che i messaggi non finascano mai, che questa non sia solo una scusa per dirci 'addio’, che il nostro legame possa essere più forte dei chilometri che ci separano, e che tu, finalmente, possa trovare la tua strada, vivere dove puoi sentirti te stessa, senza nasconderti, senza desiderare di essere altrove o qualcun altro. Spero, davvero, che sia l'occasione giusta per tracciare la tua strada, per essere felice, per sentirti finalmente 'a casa’, per trovare qualcuno come te, uguale a te, che ami leggere un libro accanto a te, che ami passare le giornate assieme a te anche tra i silenzi che saranno frequenti, che sappia affrontare al meglio i tuoi 'no, stasera non voglio uscire’, che ami il tuo carattere anche se dovrà spesso farci a pugni. Spero che tu possa trovare qualcuno che sappia amarti veramente senza illuderti e senza deluderti, qulcuno che sappia aiutarti, supportarti e sopportarti, qualcuno a cui racconterai la parte segreta di te, davanti al quale non avrai paura di piangere, mai. Ti auguro il meglio, e che io possa essere partecipe di questo tuo cambiamento, perché questo non è un addio, è un nuovo inizio e la vita ci ha messo davanti un ostacolo, e ci sta sfidando a combatterlo, a superarlo, e a vincerlo: ed è pronta a ridere ogni volta che cadremo, ad alzare muri ancora più alti pur di non lasciarceli superare. E, non lasceremo che si faccia beffe di noi, vero? Noi sapremo come combatterla, noi non le lasceremo la possibilità di ridere di noi, di vincere ed abbatterci, vero? Noi vinceremo, e presto, molto presto, troveremo il modo per rivederci, per abbracciarci di nuovo e sarà l'abbraccio pi bello della nostra vita, il più lungo e forse, il più vero.
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E poi..poi ad un certo punto ti fermi. Ti senti vuota..il tempo passa,la vita va avanti e anche tu vai avanti,ma rimani sempre lì,immobile.





