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•I hate that i love u•

@i-love-myself-567-blog

-I'll always have a part of you-
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Vorrei essere nata negli anni ‘50, quando una ragazza tipo me era considerata bella. Quando ci si metteva con una ragazza solo perché ti piaceva davvero. Quando quella ragazza la corteggiavi fino allo sfinimento e che quando si litigava la si chiamava a casa da una cabina telefonica sperduta nel mondo per sentirsi dire ogni volta una scusa diversa perché lei non ti vuole parlare, per poi arrivare alla fine sotto casa sua e stare li ad aspettare anche tutta la notte solo per chiederle scusa.
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Avrei voluto vivere negli anni ‘50. Avrei voluto un armadio pieno di vestiti a pois, di quelli dalla gonna ampia che ti fa venir voglia di girare su te stessa.  Avrei voluto passare pomeriggi con i bigodini in testa nella sala di un parrucchiere di provincia, a chiacchierare con le amiche. Avrei voluto portare fiori tra i capelli, come fosse sempre primavera. E, il sabato sera, organizzare feste nel salotto buono della mamma, una di quelle feste in cui basta un giradischi e una buona compagnia a creare l’atmosfera. Mi sarebbe piaciuto andare al ballo della scuola, e ballare il rock ‘n’ roll tutta la notte, come a volte fa mio padre nei giorni di festa. E poi bere la Coca Cola nelle bottiglie di vetro, guidare una Cadillac con il vento tra i capelli e fare il bagno d’estate con il costume intero. Avrei voluto pranzare al tavolo di un fast food americano, di quelli con il pavimento a scacchi e gli sgabelli in pelle e poi scegliere la mia canzone preferita al jukebox, perchè, vi assicuro, quella canzone avrebbe avuto tutt’altro suono. E tutt’altro valore. Avrei voluto vivere nell’epoca in cui c’era ancora il corteggiamento, quello vero. E i baci fuori al portone di casa avevano ancora la loro magia. L’epoca in cui non esistevano cellulari, tablet, tantomeno Whatsapp. E l’unico modo di amare era guardarsi negli occhi.

- bacialsapordimare (via bacialsapordimare)

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Solo chi fa domande sui dettagli ha provato a sentire cosa sente il tuo cuore. I dettagli. I dettagli: un modo di amare davvero.

Alessandro D'Avenia, Bianca come il latte, Rossa come il sangue

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Forse ti aspettavi un pensiero da parte mia, solo mia, anche quest'anno o forse no. È difficile capirti a volte. Ci sono momenti in cui ti sento infinitamente distante, altri in cui mi basta allungare le dita per trovare le tue. È così il nostro rapporto: un continuo avvicendarsi di discese brusche e salite faticose. È un'altalena costante, infinita, una di quelle su cui non vedi ugualmente l'ora di salire, ma una volta sopra di scendere. Eppure ti sento legato a me a doppio filo. Non al mignolo, bensì da un foro al ventricolo destro del cuore. E fa male quando sei lontano perché il buco si allarga e il nodo quasi si scioglie. Ci tenevo a farti sapere che alle volte sei l'unica persona che riesce a capirmi, a non farmi sentire un totale fallimento e che molte delle sere spese a parlare con te sono state salvezza per me. Più di quanto voglia ammettere, più di quanto probabilmente tu immagini. Un grazie a confronto è poca cosa. Io lo so di essere una stronza, acida e rompipalle la maggior parte del tempo, ma anche tu non sei da meno: stronzo in ugual misura, testardo e pessimista. Ci vogliamo bene, ce ne vogliamo tanto, ma spesso ci strozzeremmo vicendevolmente. Alle volte mi chiedo come facciamo a capirci, visto che io mi protendo verso la luce e tu, invece, ti crogioli ben bene nella tua oscurità. Mi auguro, però, di essere per te fonte di sorrisi luminosi, così da dissipare almeno per qualche attimo la cupezza dei tuoi giorni. È il tuo compleanno oggi e ti ho visto felice. Avrei voluto poter impacchettare quell'emozione per te. Avrei voluto poterti dire che non c'è niente che desideri di più al mondo di sapere che tu di tanto in tanto, almeno per un solo istante, puoi dire senza esitazione di sapere com'è fatta la felicità.

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Cose che ho dimenticato di dirti: che ti amo, e che quando mi sveglio la mattina uso la mia intelligenza per scoprire altri modi di apprezzarti. Che quando June tornerà ti amerà di più perché io ti ho amato. Ci sono nuove foglie in cima alla tua testa già stracarica.

Anaïs Nin, Henry & June (via yourhandinminethings)

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Lettere d'amore di grandi uomini. “Domenica saremo insieme, cinque, sei ore, troppo poche per parlare, abbastanza per tacere, per tenerci per mano, per guardarci negli occhi.” (Franz Kafka, Lettere a Milena) “Buon compleanno principessa, Andiamo incontro alla vecchiaia e lo facciamo insieme. Noi pensiamo allo stesso modo. Leggiamo le nostre menti. Sappiamo ciò che l’altro vuole senza chiedere. A volte ci irritiamo un po’ l’un l’altro. Altre volte, forse, ci diamo per scontati. Ma di tanto in tanto, come oggi, penso a tutto questo e mi rendo conto di quanto sono fortunato a condividere la mia vita con la più grande donna che abbia mai incontrato. Sai ancora affascinare e mi ispiri. Mi incoraggi al meglio. Sei l’oggetto dei miei desideri, la prima ragione della mia esistenza sulla Terra. Ti amo molto.” (Johnny Cash a June Carter, 1994) “Da quando ti ho lasciato, sono sempre depresso. La mia felicità è essere vicino a te. Rivivo continuamente nella mia memoria le tue carezze, le tue lacrime, la tua affettuosa sollecitudine. Il fascino della incomparabile Josephine Kindle accende un bruciore e una fiamma incandescente nel mio cuore.” (Napoleone Bonaparte a Josephine de Beauharnais, 1796) “Non riesco a dire come ogni volta che metto le mie braccia intorno a te, io mi sento a casa” (Ernest Hemingway a Marlene Dietrich, 1951) “Anche se ancora a letto, il mio pensiero va a te, mia Amata Immortale, sii calma, amami, oggi, ieri, quante lacrime versate per te, te, te, vita mia, mio tutto, addio. Oh continua ad amarmi, non giudicare male il cuore più fedele del tuo amato. Eternamente tuo. Eternamente mia. Eternamente nostri.” (Le pene d’amore di Beethoven per la sua “amata immortale", 1812)
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Sei bellissima, da sola forse ancor di più. Sei bellissima anche se non hai un uomo che ti tolga il rossetto dalle labbra, anche se sei spettinata o struccata. Anche se vai di fretta e hai scordato qualcosa a casa. Sei bellissima quando scendi di casa per andare a prenderti un gelato. Sei bellissima in pigiama e con i capelli scombinati, sei bellissima con gli occhi assonnati. Sei bellissima quando hai fiumi di parole da cacciare e quando vuoi stare in silenzio. Sei bellissima quando ti emozioni per una frase, letta su un libro o su un muro. Sei bellissima il sabato sera quando ti prepari, ti trucchi, indossi il vestito più bello che hai, spruzzi il tuo profumo preferito e poi esci anche se non hai nessuno ad aspettarti fuori dal portone, anche se non c’è nessuno a dirti che sei bellissima. Lo fai per star bene con te stessa. Ed è questa l’unica cosa che conta. Tu esci che poi farai innamorare il mondo. Sei bellissima quando passeggi, da sola, con le cuffie nelle orecchie. E pensi. Immagini. Sogni. Ti proietti altrove. E si rispecchia tutto nei tuoi occhi. Sei bellissima e non lo sai. Sei bellissima e qualcuno in quel momento si sta innamorando di te. Sei bellissima perché sei una grande persona, perché ami così tanto che quasi ti autodistruggi, perché ti fai in quattro per tutti anche se poi indietro non torna niente..perché, per te, l’importante è dare. Sei bellissima perché ci credi sempre, anche quando non dovresti, e te lo si legge negli occhi…

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Ma io lo so. So che tutto il dolore che ho subito in amore, tutte le storie mai iniziate o quelle iniziate ma finite male, le delusioni, le illusioni, le lacrime versate e le notti in bianco, prima o poi saranno ricompensate da un cuore che guarirà il mio, da due occhi che mi guarderanno come merito, da labbra che mi salveranno e da braccia che mi ripareranno quando ne avrò bisogno. Per dare poi a lui tutto il mio amore che conservo da questi anni. Aspetteró tutta la vita se necessario, ma l'amore arriverà anche per me, ne sono sicura. Devo solo avere pazienza e tutto il dolore verrà ricompensato, perchè un giorno guarderò il mio futuro lui e ripensando al passato dirò:“Ne è valsa la pena”.

- la ragazza incompresa (via undiariodiunaragazzaincompresa)

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ylilta

Mi ha baciata. Mi sono mancate le sue labbra, le sue mani e il suo calore. “Sei bellissima.” ha sussurrato mentre mi fissava la bocca. “Non guardarmi così” ha continuato, poi ha iniziato ad avvicinarsi a me. La sua mano mi ha accarezzato la gamba destra e, con un movimento leggero, ha seguito la forma del mio corpo, fino a posarla sul fianco. “Quanto ti amo” ha fatto una smorfia con il viso. Mi fa impazzire quando fa così, sembra che non riesca a resistermi. Lo sentivo sempre più vicino, il suo respiro mi riscaldava il viso. Ha chiuso gli occhi e mi ha baciata. Sorrideva e sentivo tutto il suo amore. “Non muoverti, resta ferma” Ho ubbidito. Mi ha morso l'orecchio. Brividi. Mi ha baciato il collo. Ho intrecciato la sua mano con la mia e l'ho stretta forte. Ha sfiorato la clavicola e la spalla con le sue labbra morbide. Gli ho graffiato il collo. Era mio. È mio. Mi ha baciata, ancora, fino a farmi mancare il respiro. Mi ha fatta ridere, come solo lui riesce a fare. È lui che voglio ora e per il resto della mia vita.

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Puoi dirmi quello che ti pare, ma questa storia te la devo raccontare. E te la devo raccontare mentre siamo sdraiati su un letto, o meglio ancora su un prato verde. Non succederà mai, dici? E allora immaginalo. Sognami. Sogna che siamo io e te, sdraiati su un prato verde, e io ti racconto questa storia. Perché la devi sentire. “Ti ricordi quella volta che sei partito per lavoro?” “Eeh sarò partito mille volte” “Sì ma quella volta è stato diverso. Dovevi rimanere fuori per un mese, se non sbaglio…” “Così tanto?” “Già, così tanto. Ed io ero disperata, anche se non ti avevo detto niente. Non sapevo come fare senza di te per tutto quel tempo, e così mi era venuta un'idea. Mi ero messa a disegnare volpi. Una per ogni giorno che ci separava. O forse per ogni ora, addirittura. Non ricordo. Ad un certo punto avevo cominciato a disegnarle semplicemente in ogni istante in cui sentivo la tua mancanza. Le disegnavo ovunque. Sui quaderni di scuola. Sui libri che leggevo. Persino sulla scrivania. Era il modo migliore che avessi trovato per aspettarti. Le disegnavo per te e questo mi dava la certezza che saresti tornato. È una cosa stupida, lo so…” “È una cosa dolce” “Avrei voluto fartele vedere, tutte quelle volpi che ti disegnavo” “E poi cos'è successo?” “E poi tu sei tornato prima del previsto. Mi hai fatto la sorpresa più bella che potessi desiderare. Quando meno me lo aspettavo, ti ho ritrovato lì davanti ai miei occhi, e sono stata così felice che mi sono dimenticata tutta questa storia delle volpi. Mi è ritornata in mente solo dopo un po’, quando hai ricominciato a mancarmi pur essendo molto meno lontano di allora. Certe volte, anche se è passato tanto tempo, me lo chiedo ancora. Quante volpi dovrei disegnare, adesso, per farti tornare da me?”