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Ho ancora il tuo viso tra le mani.
Non ti vergognare per via di tutto questo dolore che stai provando. Non sentirti fuori luogo, fuori tempo, fuori moda.
Hai il sacrosanto diritto di essere triste. Di essere molto triste. Di essere triste al cubo. Hai il sacrosanto diritto di chiuderti in casa e di spegnere il telefono, di guardare film struggenti e di leggere libri pessimi che vanno rigorosamente a finire bene. Hai il sacrosanto diritto di piangere, di rimandare un appuntamento, di stare in silenzio o di parlare a sproposito di quello che è stato e che adesso non c'è più.
Hai il sacrosanto diritto di arrivare in fondo al tuo dolore, di attraversarlo e di guardarlo in faccia senza ascoltare quelli che ti accusano di essere troppo sentimentale.
Non sei troppo sentimentale, non sei infantile e non sei ridicola. Sei soltanto onesta: al momento ti fa tutto ribrezzo, non c'è nessuno che riesca a catturare la tua attenzione e non credi più nemmeno alla luna. Al momento ti senti come una bambina che si è persa al supermercato e ha paura che la sua mamma l'abbia abbandonata lì.
Non credi esista una via d'uscita e ti aggrappi a chiunque riesca a farti dimenticare anche solo per venti secondi come ti senti. E ti senti male, anche fisicamente. Ti fanno male le ossa, i muscoli, la testa. Ti bruciano le labbra, la pelle e lo stomaco e non c'è medicina che possa aiutarti a stare meglio.
Allora sentiti libera di appassire, di spegnerti, di arrabbiarti e di ricominciare ogni volta che vuoi.
Non giustificarti con nessuno per i tuoi occhi gonfi e per i tuoi capelli spettinati. È faticoso amare senza essere amati. È logorante ricordare sapendo che a un certo punto la storia s'interrompe. Accetta di buon grado le carezze silenziose e gli abbracci timidi. Rifuggi l'arroganza e la presunzione.
Smetti di chiedere scusa per tutto quello che sei e che non sei.