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fragile come un cristallo, fredda come la neve.

@fragile-come--un-cristallo-blog

"È così che mi hanno definito una volta. credo avessero ragione. dovrei essere maneggiata con cura, ci dovrebbero fare attenzione con me. ma pochi se ne accorgono, pochissimi. credono che io sia indistruttibile, dannazione? credono di poter colpire quando vogliono senza nessuna conseguenza? no, non è così. io mi rompo in mille pezzettini, e ce ne metto di tempo per ricompormi. per chinarmi, raccogliere tutti quei vetri e metterli insieme. e non ci riesco mai bene. resto lì, messa insieme in qualche modo, barcollando, cercando di restare in equilibrio perchè poi quei pezzi ci mettono un niente per riperdere il loro precario posto. ci lavoro, ma le crepe restano. scrivetemelo da qualche parte: fragile: maneggiare con cura." (Lacrime di Pioggia)
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Mi ascoltava. Ascoltava anche le mie pause, tutto, anche quello che non riuscivo a dire. Sedevamo lì, e io sapevo che questo si prova quando si è completamente accettati. Si siede accanto a un’altra persona e si viene capiti, tutto viene capito, e niente viene giudicato, e si diventa indispensabili.

Peter Høeg (via blucomelamarea)

Chissà perchè hai smesso di esserci…

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«Cos’hai qui?» «Non so, Pietro, cos’ho?» «Qui.» E mi tocca le ossa. «Sono le costole.» «Le costole?» «Sì, si chiama gabbia toracica.» «Gabbia?» «Una gabbia, sì.» «E a cosa serve?» «A non far scappare il cuore.» «Il cuore scappa?» «A volte.» Pietro fa finta di capire. Gli prendo la testa tra le mani. «Questa si chiama scatola, invece, scatola cranica.» «Una scatola?» «Sì.» E gli stampo un bacio in fronte, mentre penso che siamo proprio gente strana noi uomini che teniamo il cuore in una gabbia e la mente in una scatola.

Enrica Tesio (via lauramalvicini)