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HeartOfIce💎

@fabipuccio

•19Sicily•
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Non volevo che mi mancassi più e ho fatto di tutto per riempirmi la vita di cose da fare. Ma ogni momento in cui mi mancavi di meno, iniziavo a mancarmi io. Ci illudiamo di dimenticare e in realtà impariamo soltanto a riempire gli spazi bui. La verità è che senza la stella necessaria il buio è solo meno buio, non diventa luce.

Massimo Bisotti (via ungiornocambierai)

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reblogged
Penso al concetto di gelosia. Penso a quel vuoto che ti prende dentro, colmato da acido e rabbia. Misto a insicurezza. Misto all’idea, ingannevole, di possesso. Misto al bisogno di competizione, all’illusione di controllare, misto all’istinto di ripicca, di rivalsa, di contrasto. Penso al contorcersi, alla gastrite, al non dire, al pretendere, al chiedersi, all’immaginarsi, al fantasticare, all’ingannare. All’ingannarsi. Penso alla nebbia negli occhi, alla ragione che sfugge, all’istinto che prevale, all’impulso nel sangue, che scorre bollente nelle vene, che arriva al cervello. Penso al non capirsi, al dialogo impossibile, all’egoismo, al trabocchetto, ai dettagli travisati, alle parole inventate. Alle prove e controprove, mai provate. Al rivale sempre troppo bello, o troppo bravo, o troppo ricco. O troppo colto. Penso che, tutto questo, a diciotto anni possa tranquillamente essere ordinaria amministrazione. Dai trenta in su credo dovrebbe essere diverso. Il che non significa che essere gelosi a una certa età non sia consentito, anzi. Io lo sono, un po’. Lo trovo naturale. Solo, dovrebbero cambiare le modalità. Il modo di comunicarlo, le ragioni che lo scatenano. Dovrebbero cambiare le priorità, gli obiettivi, gli alibi, il gioco, la logica. Gli schemi, i fattori. Quindi, un termine buono è: Maturità. Nella valutazione delle situazioni. La maturità nel comportamento. Nel porsi. Nel dire no. Nel dire sì. Nel dissipare i dubbi. Nel non farli nascere. Nell’evitare, mediocri, basse, gratuite, speculazioni emotive. Penso al concetto di equità, al do ut des (occhei, Erich Fromm non sarebbe d’accordo. Ma io non sono Erich Fromm), al fatto che se non ci si sente coglionati certi sentimenti si esternano più volentieri, con più tranquillità. Ché alcuni piccoli sforzi va bene farli per primi, ma non da soli. Ché va bene fare il primo passo, non i primi duecento. Ché dare senza ricevere mai, fa un po’ irritare. Un termine (di moda): Parità. Penso all’attitudine che abbiamo (dovremmo avere) di non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi. Di non dire agli altri quel che non vorremmo fosse detto a noi. Di riconoscere, senza tanti giri di parole, il senso autentico delle cose, per quel che, in cuor nostro, sappiamo essere. Evitando furbizie dialettiche, reticenze, ritardi, o quant’altro. Il termine buono è: Onestà intellettuale. Penso all’empatia, alla capacità che abbiamo di metterci nei panni dell’altro. Di comprenderne le motivazioni, le ansie, le gioie. Le paure, il dolore. Penso alla capacità di piangere, e ridere, con gli altri. Negli altri. Per gli altri. Un termine buono è: Sensibilità. Penso all’idea di non puntare il dito. Ricordandoci che, in fondo, siamo i primi a sbagliare, i primi a essere opportunisti, i primi a collezionare stronzate, una dopo l’altra. A guardarci i cazzi nostri. A essere un po’ puliti, e un po’ sporchi. Un po’ bravi, e un po’ cattivi. Un po’ chiari, e un po’ scuri. Il termine: Tolleranza. Penso alla facoltà di comprendere il peso delle cose, il grado di importanza, il senso della situazione, l’insieme degli elementi. Penso a saper guardare una fotografia senza fissarsi su un solo, inutile, dettaglio. Penso alla facoltà di assumere una scala di valori che renda tutto relativo, come è giusto che sia. C’è un verbo: Cogliere. Penso a dei violini, alla musica, a un concerto, allo sfiorarsi. Penso al profumo del fiammifero appena acceso, o del cornetto appena sfornato, o del popcorn appena scoppiato. Penso al sentire. Al sentirsi. Penso al concetto di sognare. Ai colori. Alla leggerezza. Penso al concetto di volare. Di volere. Di correre. Di bere vita. Vita. Di esserci. Di esserci. Di esserci. Penso all’amore. C’è un verbo: Amare. Penso che basterebbe poco. C’è un verbo: Provare.

Roberto Emanuelli (via paradossalmentetu)

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Stai bene da sola, ma da sola soffri tanto. Non lo ammetteresti mai, ma si vede da come sei gentile con chiunque, anche con chi non lo merita per niente. Vuoi che le persone ti vogliano bene, vuoi piacergli, e per quanto tu cammini con l'aria di chi non ha bisogno di nessuno, tu hai costantemente bisogno di qualcuno. Non piangi mai perché sei delusa, quando sei delusa urli. Quando piangi è perché speri, speri e non vuoi ammetterlo. Sperare ti ferisce, in qualche modo.

Susanna Casciani (via queldisperatovuotodentrome)

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Why do I read? I just can’t help myself. I read to learn and to grow, to laugh and to be motivated. I read to understand things I’ve never been exposed to. I read when I’m crabby, when I’ve just said monumentally dumb things to the people I love. I read for strength to help me when I feel broken, discouraged, and afraid. I read when I’m angry at the whole  world. I read when everything is going right. I read to find hope. I read because I’m made up not just of skin and bones, of sights, feelings, and a deep need for chocolate, but I’m also made up of words. Words describe my thoughts and what’s hidden in my heart. Words are alive–when I’ve found a story that I love, I read it again and again, like playing a favorite song over and over. Reading isn’t passive–I enter the story with the characters, breathe their air, feel their frustrations, scream at them to stop when they’re about to do something stupid, cry with them, laugh with them. Reading for me, is spending time with a friend. A book is a friend. You can never have too many.
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In India si insegnano le “4 leggi della spiritualità”: 1) La prima dice: >. Ciò vuol dire che nessuno arriva nella nostra vita per casualità. Tutte le persone che ci circondano, che interagiscono con noi, si trovano lì per qualcosa, per farci apprendere e progredire in ogni situazione. 2) La seconda legge dice: >. Niente, proprio niente, assolutamente nulla di ciò che accade nelle nostre vite sarebbe potuta avvenire in un altro modo. Nemmeno il dettaglio più insignificante. Non esiste il >. No. Ciò che è successo è stata l'unica cosa che sarebbe potuta accadere, ed è successo così affinché apprendessimo questa lezione e andassimo avanti. Tutte ed ognuna delle situazioni che si verificano nelle nostre vite sono perfette, nonostante la nostra mente ed il nostro ego vi resistano e non vogliano accettarlo. 3) La terza legge dice: >. Tutto inizia nel momento indicato, nè prima nè dopo. Quando siamo preparati affinché qualcosa di nuovo inizi nelle nostre vite, è proprio in quel momento che inizierà. 4) La quarta e ultima: >. Semplicemente così. Se qualcosa si è concluso nelle nostre vite, è avvenuto per la nostra evoluzione, pertanto è meglio averlo lasciato alle spalle e andare avanti avanzando arricchiti da questa esperienza. Credo che non sia un caso che stiate leggendo questo. Se questo testo entra nelle vostre vite oggi, è perché siete preparati per comprendere che nessun fiocco di neve cade mai nel luogo sbagliato. Vivi bene ama con tutto il tuo essere e sii immensamente felice.
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“Io ero lì per te ,solo per te, ridicola, certo, distrutta, ma pronta a perdonarti. Io ero lì per te e tu non c'eri.”

(Libro :meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore, foto mia)