Avatar

Laragazzacheulravaaisordi.

@everythingwasnothingbutforever

Sono X.
•le•
Avatar
Non voglio invecchiare. Ho questa stupida paura, caro amico, cioè che un giorno sarò vecchia senza essere mai stata veramente giovane. Mi domando se ciò accada così in fretta o se ho già rovinato la mia vita. Pensi che la vita possa passarti accanto senza che tu la veda?

dal diario di “Alice: i giorni della droga” (GO ASK ALICE) autore anonimo, prima ed. americana 1971 - ed Feltrinelli 2016, trad. G. Corsi (via somehow---here)

Avatar

Rebloggate ed esprimete un desiderio:) Dopo scrivete qui sotto rebloggando, se si è avverato davvero♥ Buongiorno bellezze!

Avatar
senzavita

Speriamo 😭

HA FUNZIONATO DIO SANTO,AMO TUMBLR.

Ha funzionato. E non lo so se è per questa gif o era destino, ma so solamente che lui adesso è con me.

Non succederà mai…

….♡

È TORNATO È TORNATO

daidaidai

PORCA MERDA,È TORNTO

*Incrociamoledita*

speriamo dai.

torna..

La gif è stata scattata il giorno del mio compleanno. È un segno? Speriamo.

Cazzo. È tornato. CAZZO. È TORNATO.

Speriamo si avveri. 💞

Avverati💖

Speriamo in bene💓

HA FUNZIONATO.

Speriamo che funzioni ancora una volta.

Funziona è sicuro.

Se trovi questa gif in dash rebblogala non si sa mai che…🌟

Speriamo funzioni…

-

Si avverano sempre, non deludermi proprio oggi che ne ho bisogno.

Ogni volta che vedevo questa gif speravo la stessa cosa “Ti prego fa che mi innamoro di nuovo e che quella persona mi ami come io potrei amare lui..” Così ho incontrato l'amore della mia vita.. Non smettete mai di credere nei vostri desideri

Quante volte..

✖️⚽️

TI IMPLORO

chissà

Avatar
Resto lì a lungo, la mano appoggiata al bordo della finestra, a fissare il punto in cui è sparito. Magari potrebbe accorgersi di aver dimenticato di dirmi qualcosa, e tornare indietro. Ma non torna. In quel punto rimane solo una specie di cavità invisibile che ha la forma della sua assenza.
Avatar
Sono distrutta. Sto male. Non ce la faccio. Sono a pezzi. Sono stanca. Sono giorni che non faccio altro che pensare a come suicidarmi. Basterebbe un taglio netto e profondo. Basterebbe buttarsi dalla finestra o dal ponte vicino casa. Non ha senso restare qui. Sono triste,l'unico che potrebbe farmi stare bene mi è lontano e non posso farci niente. Sono una delusione per i miei genitori,me l'hanno detto. Mi odio. Devo finirla.
Avatar
Lei ha solo 17 anni e tutta la vita davanti. Odia la scuola perchè le persone la screditano. Il suo ragazzo cerca di mostrare che non è come sembra, ma ogni giorno lei abbassa la sua autostima. Lui ogni notte le fa sapere che avranno un giorno luminoso, ma lei ha esagerato portandosi via la vita. Si sente senza speranza sedendosi accanto al suo letto e dopo lui le mette una mano dietro alla testa. Lui cerca di abbracciarla ma con ogni tocco lei resiste e dopo lui vede i tagli che seppelliscono nel profondo dei suoi polsi. Lei si sente intorpidita, lui cerca di implorarla e supplicarla chiedendole il perché. Lei dice che in questo modo ha il controllo del dolore che sente dentro. Lui le sta chiedendo: “Da quanto tempo sta andando così? Da quando tu ti senti in questo modo? Tu hai me, ma io mi sento imponente.” Lei dice “Sono stata così per un po’. Credo che avevo bisogno di più fortuna” E dopo lui le grida : “Piccola, non ti tagliare.” Il giorno dopo a scuola lei si sente meglio del giorno prima, ha anche strappato un paio di sorrisi mentre camminava nel corridoio. Ma tutto quello sembrava finire. Ha posato i suoi libri quando è entrata in classe e ogni studente dell'aula sembrava la stessero indicando e ridendo. Lei non ce la faceva più. Ha mandato un messaggio al suo ragazzo scrivendo che lo amava con il suo corpo, cuore e anima fino alla morte. Lui non ha pensato niente, ha scritto ti amo e dopo gliel'ha inviato. Dalla morte lui non sapeva che lei lo intendeva letteralmente. Lei se ne andò nell'altra classe e poi corse a casa dentro il suo bagno. Ha pensato che non poteva rompere la promessa con se stessa così presto. Un taglio, due tagli, tre tagli, quattro. Il sangue iniziò a gocciolare dalla vasca sul pavimento. Il suo ragazzo ebbe una sensazione nello stomaco che odiava, segui la sensazione e corse a casa di lei. Non aspettò, la porta di casa era aperta, sentì l'acqua scorrere andò verso il bagno e il suo cuore iniziò a martellare. Lui le mise il braccio sulla spalla, cercò di appoggiare la schiena di lei alla vasca, urlandogli il nome, e si pone come lei accanto alla vasca da bagno. Sente che il suo mondo sia immerso da una valanga. Lui urlò cosi forte “qualcuno chiami un ambulanza!” Si sente pazzo, arrabbiato come se qualcuno l'avesse lasciata a questo destino. Gli occhi di lei stanno ruotando fuori dalla coscienza, pensando dentro di se perchè diavolo non si sia fermata per volontà sua. Le lacrime continuano a scendere mentre si dirigono verso l'ospedale. I paramedici accorrono dal medico per le chiamate di emergenza Lei ha perso molto sangue, il posto sembra come una scena del delitto Un'ora più tardi il dottore si avvicina con una faccia acida e dice “Chiedo scusa per le parole che sto per dire..Mi dispiace per la tua perdita” Il ragazzo cominciò a collassare. Il suo mondo, la sua ragazza, tutto è crollato. Si incolpa dicendo che lui ha permesso che questo succedesse. “Piccola pensavo che mi avevi promesso che non ti saresti più tagliata..”

Baby don’t cut- B-Mike (via labbrarossecome-sangue)

"pensavo che mi avevi promesso che non ti saresti più tagliata"

Avatar
“Dottoressa, potrebbe spiegarmi meglio come funziona?” le chiesi con aria quasi vaga. “Funziona cosa?” giustamente m'ero dimenticato di specificare. Era un altro martedì, uno dei tanti e mi ritrovavo dalla psicologa, anche se non m'è mai piaciuto definirla così, mi faceva sentire come se fossi un matto, quando ero semplicemente stanco. Stanco di vivere, si intende dire. “È così una bella giornata, non possiamo camminare un po’ sul giardino? Magari sederci fuori e parlare lì? Probabilmente farebbe meglio a tutti e due” Non rispose, sorrise e basta, capì così che la sua era una risposta positiva. Ha sempre pensato che avesse avuto una casa bellissima, ma oltre al corridoio e il bagno non avevo visto più di tanto, una volta vidi una piccola fessura della cucina, così sbirciai, la porta era leggermente aperta, ma non ne ricordo un granché. Andavo tutti i martedì a casa sua, mi apriva il cancello, non quello grande per far entrare le macchine, quello piccolo, percorrevo quelle tredici mattonelle di pietra, incastonata fra l'erba, per poi arrivare al tappeto, triste, con scritto “Home Sweet Home”. “Spremuta?” distraendomi dalla magia della sua casa, lo chiese non come una dottoressa, ma quasi come un'amica. La domanda era retorica, perché me la ritrovai praticamente in mano, la spremuta intendo dire. Ringraziai e fissai quel giardino illuminato dal sole. Si stava bene. “Prima le ho fatto una domanda, mi riferivo all'amore, ma non c'ho voglia di parlarne adesso, posso cambiare domanda?” “Non è un'interrogazione quella che facciamo, certo che puoi, sono qui per ascoltarti” rispose, appoggiando le labbra giusto alla cannuccia, per poi fare quel gesto, che ho sempre trovato straordinario, di risucchiare, facendo in modo che il colore di essa cambiasse per via del liquido che saliva. “Le ragazze vogliono sempre il ragazzo stronzo, quello che le fanno soffrire, ma, perché c'è sempre un “ma” - e fece un cenno di sorriso, facendo sparire il colore straordinario dalla cannuccia - “..ma, allo stesso tempo vogliono che questo sia altrettanto dolce” “Questa cosa non la sapevo..” disse interrompendomi la dottoressa. “Noi ci facevamo corteggiare, sapevamo come farlo, ci bastava raccogliere in maniera sensuale, i capelli alla nuca, per far cadere gli uomini ai nostri piedi… Ne ricordo due..” e iniziò così il suo racconto. “Ne ricordo due, in momenti separati, uno che poi è il mio attuale marito” e fece un sorriso, dando poi un piccolo sorso al bicchiere di spremuta, quasi come se sapesse che avrebbe dovuto raccontare una lunga storia e non ne avrebbe sorseggiata più per un po di tempo, come se avesse dovuto avere bisogno di energie per farlo. “Il primo era al tempo del liceo, sapevo che mi faceva il filo” - e si interruppe, chiedendosi probabilmente se era stupida nel raccontare tutto ciò o meno, ma non lo dette a vedere - “mi sorrideva sempre nei corridoi, non esisteva la timidezza nel farlo. L'uomo doveva essere sicuro, non proprio stronzo, ma semplicemente sicuro di se per conquistare una donna. Io ricambiavo sempre stringendo le spalle a me, quasi come una timida ragazzina, sorridendo pure, ma abbassando gli occhi. Gli occhi sono una parte importante del corpo di una donna, mai mostrali, bisogna saperli nascondere e rendere misteriosi. Solo pochi ne possono vedere la sua vera consistenza. Ricordo quella volta dove c'incontrammo in corridoio, involontariamente, il caso.. Come tutti anche io ero stanca a metà ora di lezione e chiedevo così di andare in bagno, giusto per distrarmi un po. Quella volta mi ritrovai lui, seduto sulle gradinate che davano difronte ad una vetrina, difronte ai bagni e stava fumando. Ancora una volta mi sorrise con quel suo sguardo provocatorio. Decisa, andai fuori con lui e fu la prima volta che parlammo. Mentre mi parlava di un qualcosa che probabilmente si riferiva a scuola, io, incantata dalle sue labbra, feci una di quelle poche cose che ero brava a fare, essere donna, ma che non avevo mai provato. Raccolsi così i capelli, in maniera sensuale, dietro la nuca e lui se ne stette zitto a guardarmi. Era mio. Vedi? Lui non è stato ne stronzo, né dolce. È stato semplicemente se stesso e mi aveva fatta sua e io ne feci di lui mio, ma non successe nulla..” chiuse così il racconto. Poi sorrise, quasi come se ricordasse ogni dettaglio di quella storia e sorseggiò un altro po’ di quella spremuta, probabilmente avrebbe raccontato anche la seconda storia, quella di suo marito, ma non fu così. Si fermò e guardò il bicchiere. Ci fu un silenzio, ma che non ritenni imbarazzante, ci fu solo un lungo e tranquillo silenzio. “Oggi, invece, funziona come le ho detto prima.. Il lui stronzo, ma, magicamente, dolce.” “Che cosa strana..” ribadì la dottoressa. Poi mi tornò in mente la storia che mi stava raccontando e del fatto che non aveva accennato niente a suo marito, così, nella mia semplicità le chiesi: “Suo marito invece?” “Mio marito, lui è stato un vero uomo.” Non aggiunse altro, non sembrava volesse raccontarne niente, come se fosse una storia solo per lei, un segreto. Piombò il silenzio nuovamente, lei guardava l'infinito io guardava lei, che sembrava infinito. “Sarà un segreto, fa bene raccontare le cose” provai ancora. Sorrise. “È un buon segno” pensai e lo fu. “Quello che divenne poi mio marito, lo incontrai anni dopo, al supermercato. Appena lo vidi, involontariamente, come una stupida bambina, ingenua, gli sorrisi.. Lui, invece, abbassò lo sguardo e tirò in dentro le spalle.. Fu tutto l'opposto” sorrise, dette una bella sorseggiata alla spremuta dalla cannuccia, facendo quel straordinario effetto che amavo tanto e pensai “questa sarà una bella e lunga storia!” poi continuò. “Lo ritrovai poi, per caso nella sezione frigoriferi, non m'ero accorta di lui e probabilmente nemmeno lui, volevamo prendere lo stesso formaggio, ma non ci toccammo. Vedemmo solo le nostre mani, correre per prendere il grana, quasi come una sfida, ma che entrambi finimmo per perdere. "Ciao” mi disse e mi sorrise, io abbassai lo sguardo e tirai le spalle dentro di me, come aveva fatto lui prima, come avevo fatto esattamente la prima volta col primo ragazzo.“ Silenzio. Respirammo, con aria piena d'ansia e sensazioni vaghe. "Ti va di uscire?” mi chiese poi - la dottoressa sorrise, stava rivivendo tutto, lo si vedeva da quei occhi lucidi che non avrebbe dovuto mostrare a nessun altro uomo - “accettai e al primo appuntamento durante una chiacchierata, davanti ad un bicchiere di vino bianco, feci quel gioco, per la seconda volta, con i capelli. Li raccolsi, in maniera sensuale, attorno alla nuca e in quel momento mi prese e mi fece sua, portandomi alle sue labbra, baciandomi. Facemmo l'amore quella sera, nel suo appartamento. Per la prima volta dopo quell'ultima chiacchierata davanti ad una vetrina che dava ai bagni di scuola, il ragazzino che avevo conosciuto, era diventato un uomo, senza essere né stronzo ne dolce. Semplicemente essendo se stesso, m'aveva fatto perdere di nuovo la testa” Concluse così, questa volta, piangendo, mostrandomi gli occhi, magici, di una vera donna.

Ricordounbacio (via ricordounbacio)

Avatar

- “Mi butto”

- “No, non farlo, non meriti di star male”

- “Hai ragione, merito di essere felice, Addio”