-Violet Evergarden
Il filo
Dovrei imparare a lasciare andare. A lasciare andare le persone, le cose, le situazioni, i ricordi. Lasciare semplicemente andare tutto. Lasciare andare chi mi ha fatto soffrire, chi mi ha fatto stare bene e adesso non è più nella mia vita, chi non può più starmi accanto. Lasciare andare emozioni, dolori, sentimenti passati. Lasciare andare i ricordi legati a un luogo, a un oggetto, a un profumo. Lasciare andare per dimenticare e andare avanti. Prendere una forbice e tagliare il filo che mi lega a tutte le persone che ho incontrato, a tutte le situazioni che ho vissuto, a tutto ciò che mi manca e non fa più parte della mia vita. Servirebbe un taglio netto per non essere più catapultata all’indietro ogni volta che provo ad andare avanti. È solo recidendo il cordone ombelicale che potrò finalmente camminare in avanti senza il peso di ciò che mi trascino dietro. È solo lasciando andare i vecchi ricordi che potrò legarmi ad altre persone, altri profumi, altri luoghi, costruire nuovi ricordi e legarmi a quelli fino a che non arriverà il momento di tagliare e ricominciare. Devo imparare a lasciare andare per essere felice. Devo imparare a guardare avanti per vivere. Devo imparare a tagliare i fili per poter percorrere la strada che vedo all’orizzonte
Damnatio Memoriae
È così che succede: condividi anni con una persona, passi anni a guardare i suoi occhi, ad ascoltare la sua risata, ad accarezzare ogni singola parte del suo viso e credi di conoscerla talmente bene da riuscire a riconoscere il suo respiro in mezzo a una folla. Poi questa persona scompare, non la vedi e non la senti più e ti dimentichi anche di quei particolari che credevi non avresti mai scordato: il suono della sua voce, il colore dei suoi occhi, i lineamenti e il contorno del suo viso; dimentichi perfino quella piccola imperfezione del corpo che la rendeva così perfetta ai tuoi occhi. È buffo il funzionamento della memoria umana: dici “non mi scorderò mai di te” e poi bastano qualche mese, pochi anni di lontananza per farti infrangere la promessa e trasformare quella persona così importante, in un’ombra scura senza viso e senza voce, che vaga pigra negli angoli più bui e polverosi della tua mente fino a che, prima o poi, scomparirà anche da lì e di quella persona della quale eri in grado di riconoscere il sospiro, non rimarrà nulla, solo il flebile alone di un ricordo che una volta c’era e che adesso non c’è più.
Insta: hhasie
Amo le foto in bianco e nero
G. Madera

il colore del grano.
04.04
E se fossi io la persona tossica della mia vita?
E se fossi io la persona dalla quale dover scappare per riuscire a vivere in modo sereno?
E se fosse per questo che le persone si allontanano da me preferendo sempre qualcun altro?
E se fosse così, come potrei fare per scappare da me stessa?
E se fosse così, come potrei fare per allontanarmi da me per poter trovare quella serenità tanto agognata?
Oggi con la tristezza condivido la stanza ma c’è un letto solo; porterò pazienza.
Dicono che con il tempo tutto quanto passa…Ma quand'è che passa? Perché non mi passa?
Chissà qual è stata, tra le persone che ho incontrato nella mia vita, quella che mi ha impiantato nel cervello il cip che mi fa credere di essere una persona cattiva che non merita niente e nessuno e che per questo rimarrà sola per sempre, meritandosi di sentirsi così male.
Tutto il buio da dover attraversare.
Il dolore che rendeva troppo soli.
La nottata da passare che passava prima o poi.
Ma ce l'hai fatta già altre volte e ti ripeti che sei forte, che dopo tutto in fondo anche questa passerà.
E mi chiedevo tu come stai? È un po’ che non ti sento ormai…
“Succede a volte di sentirsi soli
E fingere che va bene così
Che tanto prima o poi dovrà passare”
“Mi manchi. Davvero.”
Ti rendi conto di sentire la mancanza di una persona quando sei circondata dal mondo eppure è la compagnia dell’unica persona che non hai, che continui a cercare.
Ti rendi conto di sentire la mancanza di una persona quando hai braccia che ti stringono eppure senti il bisogno di altre braccia attorno al tuo corpo.
Ti rendi conto di sentire la mancanza di una persona quando ti volti cercandola anche in luoghi in cui sai che non la potrai vedere, perché la speranza di rivedere i suoi occhi, ti aiuta a colmare il vuoto.
Ti rendi conto di sentire la mancanza di una persona quando le parole “mi manchi” iniziano ad assumere un significato e, da astratte e intangibili, diventano reali e ingombranti nella tua vita, come mani troppo grandi che ti stringono i polmoni privandoti dell’ossegeno e creando il vuoto.
La mancanza è questo, è assenza di ossigeno.
— La settima onda, Daniel Glattauer
E. Berry

