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Deriviamo dalle Stelle

@deriviamodallestelle-blog

Ciao, sono una ragazza di 15 anni.Il mio nome è Alice. Come carattere faccio schifo, nascondo la sofferenza dietro una risata dietro un sorriso. Non mi piace stare al centro dell'attenzione, so ascoltare bene le persone e anche consigliare, ma non so parlare di me, forse mi riesce scrivere di me, ma parlare no,forse perchè non ho mai trovato la persona con la quale confidarmi o che semplicemente mi sappia ascoltare senza GIUDICARE. ciao..
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Prendete un righello e un mappamondo. Mettete il righello sopra il mappamondo e misurate la distanza tra voi e lui. Fatto? Poi, con lo stesso righello, misurate il vostro amore. Ora forse vi state chiedendo com’è possibile misurare l’amore con un righello, è semplice: non è possibile. L’amore non conosce numeri, non conosce distanze. I centimetri segnati in quel righello potevano essere anche mille, ma ricordate che il vostro amore è infinito.

328kmlontanadaltuosguardo (via 328kmlontanadaltuosguardo)

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C’erano una volta due bambini che si odiavano a morte, frequentavano la stessa classe e andavano insieme al catechismo. Si chiamavano Elisabetta e Matteo. Matteo in prima elementare aveva tagliato una ciocca di capelli a Elisa e lei, non lo aveva più perdonato da allora. I genitori dei bambini erano in buoni rapporti, così, trovandosi Matteo sempre in casa, alla fine i bambini divennero amici. Matteo chiese ‘scusa’ ad Elisa per quella famosa ciocca di capelli. Giunte le medie, durante il primo anno vennero separati, così entrambi fecero nuove amicizie. L’anno in cui facevano la seconda media, la classe di Matteo venne smembrata e lui e un suo compagno furono spostati nella classe di Elisa, che felice della notizia lo presentò ai suoi amici e lo aiutò ad integrarsi. Poco dopo, Matteo si mise con Irene, la migliore amica di Elisa. Fu l’anno in cui Elisa iniziava a pensare a Matteo in un modo diverso, solo che non capiva in che modo. Quando Matteo lasciò Irene per mettersi con un’altra ragazza, se la prese con Elisa e non la parlò più. Lei si mise a piangere e continuò a farlo per giorni. Matteo allora chiese ‘scusa’ ad Elisa per aver rovinato la sua amicizia. Era il 2010, ed era il primo anno di superiori. Elisa ormai era cotta di Matteo dall’anno precedente. Questa volta, quando i due capitarono in sezioni diverse, perchè avevano scelto la stessa scuola, il ragazzo si spostò immediatamente di sezione raggiungendo l’amica. Matteo ormai non era più un bambino, anzi, era un bel ragazzo e giocava spesso con i sentimenti di alcune ragazze, chiedendo addirittura consigli ad un Elisa che pur di vederlo felice, lo accontentava e lo aiutava. Era il 2012 e Matteo s’innamorò per la prima volta, o almeno lui così credeva. La ragazza in questione si chiamava Giada, era bella, ma non amava Matteo. Sebbene tutte le avvertenze, lo scoprì lui stesso l’anno dopo, quando la vide baciarsi con un altro. Quel giorno, sul treno di ritorno, Matteo piangeva e i suoi amici, Elisa compresa, cercarono di farlo stare meglio. Ma quando Elisa disse «so cosa si prova a vedere la persona che ami, baciare qualcun altro.» il ragazzo si accanì contro di lei dicendole che lei non poteva capire il suo dolore, poiché non aveva mai avuto un ragazzo e che era solo un’amica. In quel momento qualcosa dentro Elisa si spezzò, il suo cuore. E quella volta Matteo non sarebbe riuscito a sistemare tutto con un semplice ‘scusa’ come aveva fatto in passato tante altre volte. Arrivò il 2014, Matteo non capiva il comportamento di Elisa, seppur fossero rimasti amici, lei non lo degnava più di tutte quelle piccole attenzioni che amava tanto e che era solito ricevere da lei. Quando glielo domandò lei lo liquidò con un semplice ‘sei solo un amico, cosa pretendi?’ e ci rimase male sapendo che in fondo aveva ragione. Cosa prentendeva? Qualche mese dopo Elisa iniziò ad uscire insieme ad un certo Jason, quel tipo gli faceva la corte da qualche mese e aveva deciso di uscirci insieme. Quando andò tutta pimpante a riferirlo a Matteo questi stranamente si arrabbiò. Da qualche settimana aveva capito di provare qualcosa per Elisabetta e adesso lei era fra le braccia di un altro. Elisabetta e Jason si misero insieme e Matteo fu costretto a vederli insieme ogni santo giorno. Poi una sera, ubriaco, si diresse verso di lei. - tu mi odi! - le disse. - io non ti odio.- - si invece. È tre mesi che soffro perché vedo che baci un altro. Sei crudele.- - Io ho sofferto cinque fottuti anni per lo stesso motivo. Ci si sente una merda, non è vero? Sono innamorata di te dalla terza media e non te ne sei mai reso conto. Puoi minimamente immaginare quanto abbia sofferto e quanto adesso non possa importarmi un cazzo del fatto che tu stia male da tre mesi?- In quel momento a Matteo passarono per la mente tutte quelle volte che aveva visto Elisabetta piangere senza saperne il motivo prima di un suo appuntamento. Gli passarono per la mente tutte le volte che era arrossita per una sua carezza o per un bacio sulla guancia. E alla fine, gli venne in mente quel giorno, sul treno. Quando le aveva urlato che lei non sapeva cosa si provasse a stare male per qualcuno. Era stato così stupido. - Mi dispiace, io non lo avevo capito.- disse mortificato. - Già, non sei mai stato bravo a capire i sentimenti.- Passarono mesi e i due non si rivolsero la parola. Nel frattempo Matteo aveva capito che aveva amato Elisa sin dalle elementari. Sforzandosi si era ricordato che in prima elementare le aveva tagliato quella stupida ciocca di capelli per ottenere la sua attenzione, solo che aveva scelto il modo sbagliato e lei aveva iniziato ad odiarlo. E si ricordò che in prima media si era messo insieme a quell’Irene per passare più tempo con lei, visto che badava solo a quella bambina. Una sera uggiosa, mentre era solo in casa, suonò il campanello. Andò ad aprire e si trovò davanti ad un Elisa completamente bagnata e in lacrime. - Tu! Tu sei il mio tormento!- urlò. - Ma cosa stai dicendo? Che ho fatto adesso?- -Io ero pronta, giuro, ero pronta. Io è Jason stavamo per farlo e…- -Tu e Jason cosa? Ti ha fatto del male? Perché se è così giuro che a quel coglione io…- -No! Fermati. Non è successo niente perché io…- si bloccò un attimo -perché io è te che amo.- Matteo si piombò sulle sue labbra. Quella sera fecero l’amore per la prima volta entrambi, lei fisicamente e lui sentimentalmente. Certo, non era stato il suo primo ragazzo o non aveva dato a lui il primo bacio, ma sarebbe stato l’ultimo a baciare quelle labbra e a toccare quel corpo.

miamerestisenonfossimestessa (via moltoforteincredibilmentefragile)

I pianti..

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Credo che questi brividi, non siano causati dal freddo. Questi occhi lucidi, non siano colpa della congiuntivite . Che questo vuoto che ho nello stomaco, non sia carenza di cibo. Credo che questa mancanza d'affetto é causata dalla tua assenza e per questo non c'é nessun rimedio.

-Deriviamodallestelle ♡

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Mi chiamo Margharet, tutti mi chiamavano la ragazza senza risata, o la ragazza cupa. Da quando ero piccola è sempre stato difficile farmi ridere ci hanno provato in molti ma pochi ci sono riusciti, hanno provato battute di ogni genere. Solo un ragazzo riuscì a farmi ridere lui era Jhonatan. Jhonatan era un ragazzo timido e insicuro siedeva con me nel pullman e mi faceva spesso ritratti, non ho mai capito perchè lo facesse ma era adorabile mentre metteva la sungua tra i denti e si sforzava di disegnare i miei occhi. Non mi mostrò mai i suoi disegni, parlavamo di tutto ma non di quelli. Lui non voleva farmi ridere ma ci riusciva, riusciva a farmi ridere di gusto senza il bisogno di battute, mi faceva ridere solo a sentire che effetto mi faceva, con le sue faccce buffe e i suoi occhioni dolci. Un giorno mi portò a vedere un film in una sala da cui tutte le coppiette uscivano litigando; quando uscimmo noi, io ridevo e scherzavo con lui, gli chiesi il motivo delle reazioni degli altri e lui mi disse che il filmato proiettato era un filmato psicologico a cui solo le coppie destinate a durare resistevano, non capivo perchè mi ci avesse portata ma feci finta di nulla e mi feci riaccompagnare a casa. Il giorno dopo lo aspettai nel pullman ma non lo vidi arrivare e mentre scendevo l’autista mi fermò mi diede una cartella, era l’abum di jhonatan mi sedetti e sfogliai ogni pagina. C’erano tutti, il primo ritratto quando avevo ancora l’acne, il secondo mentre guardavo fuori dal finestrino, il terzo mentra scrivevo e molto altri ancora, in findo c’era una dedica ‘Mi hanno parlato sempre di te come la ragazza che non rideva, quella triste e malinconica, il primo giorno quando ti sei seduta accanto a me ti ho osservata in tutta la tua bellezza e ti ho dipinta e disegnata me nessuno di questi ritratti ti rappresenta nella tua unicità. Cosa ancora più bella era quando ridevi, Margharet io ti amo, ma non posso restare, ho un cancro e morirò tra poco. Vado lontano, non voglio dolore per te. Promettimi di sorridere. Tuo, Jhonatan.” Girai il foglio vidi l’ultimo ritratto ero io mentre sorridevo.

okay, piango, ho i brividi, aiuto. 

Oddio piango, le virgole, oddio

sto piangendo .

Omg.. cc

(via ipofrenia)

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Magari tutte queste circostanze sono sbagliate. Si, sbagliate perché  non hanno senso e anche se ti fanno male, puntualmente sei li, e lo rifai. Fino a quando non verrai consumata del tutto. Di te non rimarrà più niente.

-deriviamodallestelle

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Oggi ero sul treno, amo i treni, le auto e qualsiasi cosa mi faccia viaggiare lontano dalla mia città. Cuffiette alle orecchie e ho iniziato a guardare fuori dal finestrino. C’era tanta gente e molta era rimasta in piedi, così una signora incinta mi ha chiesto cortesemente di cederle il posto poichè era vicino all’uscita. Mi sono alzata e mi sono diretta in fondo al binario, dove c’era una sorta di palo. Mentre mi spostavo, mi è caduta una delle cuffiette e allora ho notato un gruppetto di persone che cercavano di consolarne una in particolare. - Vedrai che si tratterà solo di un malinteso.- diceva una ragazza con i capelli lunghi e castani al ragazzo col cappellino blu e gli occhi verdi in lacrime. Faccio schifo, lo so. Ma dovevo capire di più. Mi sono avvicinata e ho bloccato la musica. Mentre la ragazza parlava il ragazzo continuava a guardare fuori dal finestrino. - Io ti posso capire. È una brutta sensazione vedere chi ami baciare qualcun altro. Ma sappi che molte ragazze non lo avrebbero fatto. Io, ad esempio, non ti avrei mai fatto una cosa simile.- In quel momento Occhi Verdi si gira verso la ragazza e inizia a gridare - Smettila di dire cazzate! Sei solo un’amica, è normale che non lo avresti fatto. Tu non puoi capire neanche un pò, sei l’ultima che dovrebbe parlare. In dieci anni che ti conosco non hai mai avuto un ragazzo, non hai mai baciato qualcuno e non sei mai stata innamorata! Quindi, non venirmi a dire che sai cosa si prova.- Si è alzato ed è andato poco più avanti di me. Giuro, quella ragazza aveva lo sguardo vuoto. Tutti in quel treno abbiamo capito che lo amava, e chissà da quanto tempo lo amava. Ne era innamorata persa e molto probabilmente non era mai uscita con nessuno o dato il primo bacio non perchè fosse brutta, perchè era sul serio bellissima, ma perchè sperava che Occhi Verdi fosse il primo, l’ultimo, l’unico. Lo amava talmente tanto e si notava. Un altro ragazzo allora ha detto - Vado a parlargli io.- ma è stato bloccato da una ragazza - Se non è riuscita Elisa a calmarlo, non credo che tu possa fare molto.- Elisa piangeva, a testa bassa. Elisa lo amava così tanto che lui le faceva del male e lei chiedeva scusa. Occhi Verdi, davanti a me, si tirava pugni in fronte e a ‘mo di mantra diceva: ‘Stupida Elisabetta, non piangere, sono un coglione.’

miamerestisenonfossimestessa. (via miamerestisenonfossimestessa)

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