Franco Arminio
• José Mateos •
Lo senti.
Quando un rapporto peggiora lo senti e ti ritrovi immobile, senza sapere come fare.
L’attenzione è energia.
Quando qualcuno ti guarda con attenzione,
ti sta dando un nutrimento di tipo molto sottile.
Osho
“Sui miei rifugi distrutti Sui miei fari crollati Sui muri del mio tormento Scrivo il tuo nome.”
— Paul Éluard
Avete mai visto una donna indossare un paio di collant? Chiudere un jeans. Tirare su una gonna. Sciogliersi i capelli. Sciacquarsi il viso. Indicare un qualsiasi punto della schiena. Stropicciare gli occhi la mattina. Prima di dire buongiorno.
Ogni volta che una donna sfiora il suo corpo. Insegna ad un uomo come si fa l’amore.
Andrew Faber
Se solo sapessi
in quanti posti ti porto
mentre non ci sei.
- P. Delion
Se non sai stringere, non sfiorare neanche.
“Generalmente non mi espongo su questi fatti, perché non sono informata a modo, ma questa cosa ve la devo troppo raccontare. Mi reco molto assonnata al congresso più inflazionato della mia carriera universitaria, conscia che probabilmente mi addormenterò nelle file alte dell’aula magna. Mi siedo, leggo la scaletta, la seconda voce è “sanità pubblica e immigrazione: il diritto fondamentale alla tutela della salute”. Inevitabilmente penso “e che do bali”. Accendo Pokémon Go, che sono sopra una palestra della squadra blu. Mi accingo a conquistarla per i rossi. Comincia a parlare il tale Dottor Pietro Bartolo, che io non so chi sia. Non me ne curo. Ero lì che tentavo di catturare un bulbasaur e sento la sua voce in sottofondo: non parla di epidemiologia, di eziologia, non si concentra sui dati statistici di chissà quale sindrome di *lallallà*. Parla di persone. Continua a dire “persone come noi”. Decido di ascoltare lui con un orecchio e bulbasaur con l’altro. Bartolo racconta che sta lì, a Lampedusa, ha curato 350mila persone, che c’è una cosa che odia, cioè fare il riconoscimento cadaverico. Che molti non hanno più le impronte digitali. E lui deve prelevare dita, coste, orecchie. Lo racconta:”Le donne? Sono tutte state violentate. TUTTE. Arrivano spesso incinte. Quelle che non sono incinte non lo sono non perché non sono state violentate, non lo sono perché i trafficanti hanno somministrato loro in dosi discutibili un cocktail antiprogestinico, così da essere violentate davanti a tutti, per umiliarle. Senza rischi, che le donne incinte sul mercato della prostituzione non fruttano”. Mi perplimo. Ma non era un congresso ad argomento clinico? Dove sono le terapie? Perché la voce di un internista non mi sta annoiando con la metanalisi sull’utilizzo della sticazzitina tetrasolfata? Decido di mollare bulbasaur, un secondino, poi torno Bulba, devo capire cosa sta dicendo questo qua. “Su questi barconi gli uomini si mettono tutti sul bordo, come una catena umana, per proteggere le donne, i bambini e gli anziani all’interno, dal freddo e dall’acqua. Sono famiglie. Famiglie come le nostre”. Mostra una foto, vista e rivista, ma lui non è retorico, non è formale. È fuori da ogni schema politically correct, fuori da ogni comfort zone. “Una notte mi hanno chiamato: erano sbarcati due gommoni, dovevo andare a prestare soccorso. Ho visitato tutti, non avevano le malattie che qualcuno dice essere portate qui da loro. Avevano le malattie che potrebbe avere chiunque. Che si curano con terapie banali. Innocue. Alcuni. Altri sono stati scuoiati vivi, per farli diventare bianchi. Questo ragazzo ad esempio”, mostra un’altra foto, tutt’altro che vista e rivista. Un giovane, che avrà avuto 15/16 anni, affettato dal ginocchio alla caviglia. Mi dimentico dei Pokémon. “Lui è sopravvissuto agli esperimenti immondi che gli hanno fatto. Suo fratello, invece, non ce l’ha fatta. Lui è morto per essere stato scuoiato vivo”. Metto il cellulare in tasca. ”Qualcuno mi dice di andare a guardare nella stiva, che non sarà un bello spettacolo. Così scendo, mi sembrava di camminare su dei cuscini. Accendo la torcia del mio telefono e mi trovo questo..” Mostra un’altra foto. Sembrava una fossa comune. Corpi ammassati come barattoli di uomini senza vita. “Questa foto non è finta. L’ho fatta io. Ma non ve la mostrano nei telegiornali. Sono morti li, di asfissia. Quando li abbiamo puliti ho trovato alcuni di loro con pezzi di legno conficcati nelle mani, con le dita rotte. Cercavano di uscire. Avevano detto loro che siccome erano giovani, forti e agili rispetto agli altri, avrebbero fatto il viaggio nella stiva e poi, con facilità, sarebbero usciti a prendere aria presto. E invece no. Quando l’aria ha cominciato a mancare, hanno provato ad uscire dalla botola sul ponte, ma sono stati spinti giù a calci, a colpi in testa. Sapeste quanti ne ho trovati con fratture del cranio, dei denti. Sono uscito a vomitare e a piangere. Sapeste quanto ho pianto in 28 anni di servizio, voi non potete immaginare”. Ora non c’è nessuno in aula magna che non trattenga il fiato, in silenzio. “Ma ci sono anche cose belle, cose che ti fanno andare avanti. Una ragazza. Era in ipotermia profonda, in arresto cardiocircolatorio. Era morta. Non avevamo niente. Ho cominciato a massaggiarla. Per molto tempo. E all’improvviso l’ho ripresa. Aveva edema, di tutto. È stata ricoverata 40 giorni. Kebrat era il suo nome. È il suo nome. Vive in Svezia. È venuta a trovarmi dopo anni. Era incinta” ci mostra la foto del loro abbraccio. “..Si perché la gente non capisce. C’è qualcuno che ha parlato di razza pura. Ma la razza pura è soggetta a più malattie. Noi contaminandoci diventiamo più forti, più resistenti. E l’economia? Queste persone, lavorando, hanno portato miliardi nelle casse dell’Europa. E io aggiungo che ci hanno arricchito con tante culture. A Lampedusa abbiamo tutti i cognomi del mondo e viviamo benissimo. Ci sono razze migliori di altre, dicono. Si, rispondo io. Loro sono migliori. Migliori di voi che asserite questo”. Fa partire un video e descrive:”Questo è un parto su una barca. La donna era in condizioni pietose, sdraiata per terra. Ho chiesto ai ragazzi un filo da pesca, per tagliare il cordone. Ma loro giustamente mi hanno risposto “non siamo pescatori”. Mi hanno dato un coltello da cucina. Quella donna non ha detto bau. Mi sono tolto il laccio delle scarpe per chiudere il cordone ombelicale, vedete? Lei mi ringraziava, era nera, nera come il carbone. Suo figlio invece era bianchissimo. Si perché loro sono bianchi quando nascono, poi si inscuriscono dopo una decina di giorni. E che problema c’è, dico io, se nascono bianchi e poi diventano neri? Ha chiamato suo figlio Pietro. Quanti Pietri ci sono in giro!”. Sorridiamo tutti. “Quest’altra donna, invece, è arrivata in condizioni vergognose, era stata violentata, paralizzata dalla vita in giù… Era incinta. Le si erano rotte le acque 48 ore prima. Ma sulla barca non aveva avuto lo spazio per aprire le gambe. Usciva liquido amniotico, verde, grande sofferenza fetale. Con lei una bambina, anche lei violentata, aveva 4 anni. Aveva un rotolo di soldi nascosto nella vagina. E si prendeva cura della sua mamma. Tanto che quando cercavo di mettere le flebo alla mamma lei mi aggrediva. Chissà cosa aveva visto. Le ho dato dei biscotti. Lei non li ha mangiati. Li ha sbriciolati e ci imboccava la mamma. Alla fine le ho dato un giocattolo. Perché ci arrivano una montagna di giocattoli, perché la gente buona c’è. Ma quella bimba non l’ha voluto. Non era più una bambina ormai.” Foto successiva. “Questa foto invece ha fatto il giro del mondo. Lei è Favour. Hanno chiamato da tutto il mondo per adottarla. Lei è arrivata sola. Ha perso tutti: il suo fratellino, il suo papà. La sua mamma prima di morire per quella che io chiamo la malattia dei gommoni, che ti uccide per le ustioni della benzina e degli agenti tossici, l’ha lasciata ad un’altra donna, che nemmeno conosceva, chiedendole di portarla in salvo. E questa donna, prima di morire della stessa sorte, me l’ha portata. Ma non immaginate quanti bambini, invece, non ce l’hanno fatta. Una volta mi sono trovato davanti a centinaia di sacchi di colori diversi, alcuni della Finanza, alcuni della polizia. Dovevo riconoscerli tutti. Speravo che nel primo non ci fosse un bambino. E invece c’era proprio un bambino. Era vestito a festa. Con un pantaloncino rosso, le scarpette. Perché le loro mamme fanno così. Vogliono farci vedere che i loro bambini sono come i nostri, uguali”. Ci mostra un altro video. Dei sommozzatori estraggono da una barca in fondo al mare dei corpi esanimi. “Non sono manichini” ci dice. Il video prosegue. Un uomo tira fuori dall’acqua un corpicino. Piccolo. Senza vita. Indossava un pantaloncino rosso. “Quel bambino è il mio incubo. Io non lo scorderò mai”. Non riesco più a trattenere le lacrime. E il rumore di tutti coloro che, alternadosi in aula, come me, hanno dovuto soffiarsi il naso. “E questo è il risultato” ci mostra l’ennesima foto. “368 morti. Ma 367 bare. Si. Perché in una c’è una mamma, arrivata morta, col suo bambino ancora attaccato al cordone ombelicale. Sono arrivati insieme. Non abbiamo voluto separarli, volevamo che rimanessero insieme, per l’eternità”. Penso che possa bastare così. E questo è un estratto. Si, perché il Dottor Bartolo ha parlato per un’ora. Gli altri relatori hanno lasciato a lui il loro tempo. Nessuno ha osato interromperlo. E quando ha finito tutti noi, studenti, medici e professori, ci siamo alzati in piedi e abbiamo applaudito, per lunghi minuti. E basta. Lui non ha bisogno di aiuto, “non venite a Lampedusa ad aiutarci, ce l’abbiamo sempre fatta da soli noi lampedusani. Se non siete medici, se non sapete fare nulla e volete aiutare, andate a raccontare quello che avete sentito qui, fate sapere cosa succede a coloro che dicono che c’è l’invasione. Ma che invasione!”. E io non mi espongo, perché non so le cose a modo. Ma una cosa la so. E cioè che questo è vergognoso, inumano, vomitevole. E non mi importa assolutamente nulla del perché sei venuto qui, se sei o no regolare, se scappi dalla guerra o se vieni a cercare fortuna: arrivare così, non è umano. E meriti le nostre cure. Meriti un abbraccio. Meriti rispetto. Come, e forse più, di ogni altro uomo.”
— Virginia Di Vivo
A volte ho sognato che il giorno del Giudizio universale, quando tutti i grandi condottieri e avvocati e uomini di stato arriveranno in cielo per ricevere le loro ricompense, l'onnipotente guarderà San Pietro e gli dirà, non senza una traccia d'invidia nel vederci arrivare coi nostri libri sotto il braccio: ‘Questi non hanno bisogno di ricompensa. Qui non abbiamo niente per loro. Sono quelli che amavano leggere’.
- Virginia Woolf
“I can write the saddest poem of all tonight. I loved her, and sometimes she loved me too.”
— Pablo Neruda, Twenty Love Poems and Song of Despair (via naturaekos)
I don’t fully understand why, but… I’m only vulnerable when I’m close to you.
Come si Comincia?
A Monologue for beginners?
A Monologue on new beginnings?
Come si comincia? How does one begin?
Qui e ora? dall’inizio?
Si comincia dall’inizio?
E come si comincia dall’inizio? È forse diverso che cominciare dalla fine? Come si comincia dalla fine?
Come si comincia?
Al cinema l’hanno avuta facile. Nel mezzo dell’azione. Un attimo prima dell’orgasmo. Al momento in cui il proiettile sta per forare la pelle illuminata dall’esplosione.
Con una panoramica distante e omnicomprensiva che stabilisca geografia, contesto e giocatori. Establishing shot.
Da un momento significativo. Il passaggio tra interno ed esterno, due mondi, La chiave nella toppa. La sirena della fabbrica. La fine di un evento. Un funerale. Dal ritornello già marcato dal ritmo della ripetizione, già marchiato dal ritmo della ripetizione.
Si comincia da un principio, che tutto deve organizzare? e quali inferenze dovrebbero favorirne e sostenerne lo sviluppo?
È questo principio il concetto stesso di cominciare?
Come si comincia?
Qual’è l’inizio?
Dove?
Come si comincia?
Qui e ora? nel vuoto del presente astratto? che si guardi addosso per farsi concreto? che diventi subito passato per offrire un supporto al nostro passo? Hegel oppure Munchausen?
Come si comincia?
Con chiarezza? determinazione?
Si comincia certi di arrivare fino in fondo?
Come si comincia?
Si comincia forse da capo? eterno ritorno? universo pulsante? il respiro profondo assente di chi dorme?
Nietzsche?
Come si comincia?
Cercando un punto d’appoggio? Già dovremmo conoscere la legge della leva. Leva levatrice che fa emergere il mondo. Dalla leva che farebbe da levatrice al mondo?
Come si comincia?
Si comincia quando lo dico io? Facile. Niente limiti esterni. Un inizio arbitrario. Tutto sotto controllo. Niente lasciato al caso.
Ma se in principio era il verbo, che lingua parlava? quale voce se ne è fatta veicolo? quale bocca lo ha pronunciato? quale fiato gli ha dato un suono?
O forse non ha bisogno di corpo? come in “mistico colloquio,” un inizio “ove il pensier è come a noi l’eloquio”? (Rèbora) Ma pur sempre deve aver avuto il sostegno di una logica che ne garantisse il senso.
Come si comincia? Si comincia con il verbo? Con una bestemmia che dia una scudisciata al vuoto facendolo fremere e contorcersi fino a uno spasmo che esploda in forma? che faccia esplodere la forma?
Come si comincia?
Dal corpo? Dalla mente?
Si comincia dal desiderio frustrato? censurato?
Dalla libertà negata?
Da quello che ci manca?
Dall’eccesso che non torna?
Dallo scambio che non paga?
Da ciò che rimane?
Dall’assenza?
Come si comincia?
Da qui, sotto i piedi? dal suolo? sottosuolo? fondamento? marciapiede?
Si comincia da quello che voglio o dalla ragione per cui lo voglio?
Come si comincia?
Cercare un fondamento non aiuta. Si risale, ci si ricrede, fino ad arrivare al dubbio che non si può mettere in dubbio, ergo… e già sappiamo come è andata a finire.
Come si comincia?
Cominciare da un punto preciso non ci aiuta. Più lo si ingrandisce più è fuori fuoco. Indistinto. Perde chiarezza. Per indicare l’origine abbiamo dovuto chiedere dove eravamo. Quando pensavamo fosse l’inizio, altri avevano già cominciato. All’inizio qualcuno era già arrivato prima di noi. E chi aveva già cominciato aveva preso noi come spunto. Seguito la nostra traccia. Credevamo di essere al centro. Di aver stabilito cosa è qui e quello che è là. Chi è qui e chi è là. Ma altri erano altrettanto al centro di se stessi.
Qualcuno ha chiesto a noi dell’inizio. Ma abbiamo avuto bisogno della sua lingua per rispondere.
Cercare un territorio vergine, intonso, non ci aiuta. Non più che definire un’identità chiara e distinta. E pura.
Come si comincia?
Cominciare. Cominciando. Cominciato. Ripetendolo finchè perde senso?
Come si comincia? Comincerà? Come si era cominciato? Com’erano le cose all’inizio?
Come si comincia?
Guardando indietro? Com’erano le cose all’inizio? Non più complicate di quanto lo siano ora.
Come si comincia?
L’assoluto? La tabula rasa? Il punto geometrico senza dimensioni né tempo?
Come si comincia?
Da un parapetto sull’abisso da cui sporgersi?
Da un inizio per principianti?
Un principio per principianti?
Come si comincia?
Dall’inizio? Dall’idea di inizio? E l’idea di inizio di dove ci viene?
È l’idea di inizio l’inizio? Un evento immanente? Il vuoto ripiegato su se stesso?
Un punto di domanda preceduto da nulla e seguito da tentativi di risposta?
Cominciare dall’inizio senza tralasciare un sol dettaglio? L’esplosione di una descrizione che ci dia allo stesso tempo lingua e narrazione? Grammatica e senso?
Dal commercio dei polli e delle uova?
Eppure nessuno ha detto “datemi un uovo e vi solleverò il mondo.”
Là dove fallisce l’uovo riuscirebbe un pollo?
Cosa determina la grana dei dettagli?
Come si comincia?
Dal paradosso come inevitabile punto fermo? Reinstaurando il principio di non contraddizione come cardine dell’universo?
Si comincia perchè ci siamo sentiti chiamare, ma non c’era nessuno, eppure l’eco è rimasta? La vocazione è rimasta?
Per noia?
Perchè è troppo tardi per tornare indietro?
Come si comincia?
Da un manuale for beginners?
Recalcitrando?
Dalla ritrosia dell’à rebours?
Chi ben comincia è a metà dell’opera? Cominciare è metà dell’opera? La metà è dove si comincia? Si comincia dalla metà? Altri cominciano dalla meta.
Non si comincia mai? Come Tristram Shandy che a malapena riesce a farsi nascere?
Come si comincia?
L’inizio è quando non se ne può più? Quando il tempo è scaduto? Quando va bene così? Deve andar bene così?
Come si comincia?
Quando si scopre di aver già cominciato?
Come si comincia?
Da un dissidio che diventi un punto fermo? Dove “non mi scordo quello che mi hai fatto” definisce la geografia? scandisce il tempo?
Come si comincia?
Da quello che si ha? Dal panico della pagina bianca? Dalla mancanza di spazio?
Si comincia da qui perchè è troppo tardi per cominciare dall’inizio?
Sarebbe grave se ci mancassero le risorse.
Si comincia sempre? Tante volte? In tanti modi diversi?
Come si comincia?
Quando tutti sono pronti? Quando i tempi sono maturi? Prima che sia troppo tardi?
When it boils? When it hurts? Without further ado?
Quando bolle? Quando fa male? Senza por tempo in mezzo?
Quante volte lo dobbiamo chiedere? dire? ripetere?
Mattia Paganelli - Come si Comincia?
““È una di quelle sere in cui la morte mi versa da bere, ride delle mie preghiere.””
— Mostro
“Occhi rossi, nervi a pezzi, luci spente, puntualmente aspetti il sonno inutilmente”
Kaos - Insomnia
Dall'analisi critica de “I promessi sposi”, capitolo XXIV, edizione Sbrilli.
“S'imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni, il rumore d'un passo aspettato.”
— Alessandro Manzoni, Addio ai Monti (Capitolo VIII de “I promessi sposi”)







