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Awkward.

@credocisiaundoppiofondo-blog

I think I'm dumb, maybe just happy.
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unvainly

people have to realize that

  • some people are just more sensitive
  • some people don’t think the same way
  • some have different reasons in doing things
  • it’s not all about you
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Ieri sera ho conosciuto una vecchietta, un'amica di famiglia, che avrei voluto abbracciare non appena l'ho vista arrivare. Ricordo che si muoveva a passi incerti e subito dopo decisi, e aveva la splendida abitudine di tenere le mani a chiunque le stesse parlando. Avrei voluto abbracciarla, ma riuscii ad accennarle men che meno di un sorriso a una sola estremità delle labbra. Lei aveva ricambiato il mio sorriso, ma vedeva come la fissavo, e mi sa che non era abituata. “Io sono di Napoli” aveva detto, guardando me. Poi quell'abitudine. Mi prese le mani. “Anche io, più o meno” le avevo risposto, impacciata. Poi aveva annuito, e l'avevo fatto anche io. A cosa avessimo annuito, non l'ho ancora ben chiaro. “Ti ricordi di lei?” Le avevano chiesto, riferendosi a mia zia. “Sì, come faccio a dimenticarmela, mi basta rivederla per ricordarmene!” Continuavo a fissarla mentre parlava, finché i miei occhi cominciarono a gonfiarsi, a pulsare, a immaginare, a tremare, a gridare, a correre, a morire. Presi il cellulare fingendo di fare una telefonata: era il solo modo per spostarmi e far esplodere i miei occhi affinché nessuno potesse vedermi. Non riuscivo a fermare le lacrime, le sentivo scorrere veloci fino alla fine del collo. Una finta telefonata che durò circa sei minuti. Dopo poco andammo a cena e, per pura casualità, mi trovai seduta accanto a lei. Stava sempre zitta e osservava attentamente tutti gli altri. Allora le sorrisi nuovamente come per dire “parlami, io ti ascolto”. Colse il segnale. “Signori’ non fartene più di tatuaggi, la pelle è bella naturale…” mi richiamò. “È che… a me piacciono le cose artificiali” le risposi, con molta tranquillità. Solitamente mi davano fastidio i pregiudizi sui tatuaggi. Quella volta no. Nella mia testa c'erano valanghe di pensieri confusi che si accavallavano e mi riportavano ad una sola parola: “chissà”. Chissà per quanto ancora avrebbe avuto quella luce sul viso, chissà la sua forza, chissà la sua resistenza, chissà se sa cosa le aspetta, chissà se qualcuno, qui, farà esattamente quello che io non ho fatto con la mia nonna. Perché sì, sentirò di non aver mai fatto abbastanza con lei e per lei. Sentirò il peso del tempo sprecato, e la velocità straziante con cui ha smesso di pronunciare il mio nome e, insieme, tutti i nomi del mondo. Probabilmente intorno si chiedevano come mai io fossi così gentile con una vecchietta appena conosciuta. Chissà se qualcuno ha immaginato che io, accanto a me, vedessi la figura di mia nonna risalente a circa dieci anni fa. “Quella signora che sta arrivando ha un inizio di Alzheimer, non v'impressionate”. Ieri sera ho conosciuto una vecchietta, un'amica di famiglia, che avrei voluto abbracciare non appena l'ho vista arrivare.

Lacrime.

“Perché sì, sentirò di non aver mai fatto abbastanza con lei e per lei.”

2015: ti ho promesso che un giorno tutto questo non sarebbe più esistito mentre tu avevi già smesso di vivere, ma non di esistere