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il problema è che vogliamo partire e non tornare.

@comeifiorinelmaredinverno

Nato a Novembre forse per questo col freddo dentro.
Ciao... Ho deciso che oggi -25 settembre- sarà l'ultimo giorno in cui ti penserò. Sarai per l'ultima volta il mio ultimo pensiero prima di chiudere gli occhi. Ho passato notti insonni a piangere,a nascondere fazzoletti nella fodera del cuscino, ad affogare le urla nel cuscino. All'inizio pensavo perché te ne eri andato, forse anche per quello. Ma era perché avevo perso una sfida con me stessa. Avevo promesso a me stessa che ti avrei fatto capire che le tue paure hanno una soluzione se solo vuoi. Ho capito che tu questa soluzione non la vuoi, perché non saresti capace di accettarla, di affrontarla e nonostante io muoia dalla voglia di svelarti questa soluzione (anche se penso che tu la sappia eppure ogni giorno combatta con la paura di non riuscire a superarla) la devi scoprire da solo.
Penso che essendo l'ultima volta che scriverò di noi con le lacrime agli occhi devo dirti tutto ciò che non ti ho detto. Anche se più o meno ho detto tutto ciò che volevo dirti. A farmi male non è la tua insopportabile assenza, non è la tua fottuta strafottenza, non è il tuo andare via. No perché dovrebbe far male? Tanto ci sono abituata, le persone escono ed entrano dalla mia vita e io me ne faccio un baffo. Quello che più fa male è che io avevo deciso di andarci coi piedi di piombo con te. Volevo non aprirmi totalmente con te (lascia stare il doppio senso assurdo), volevo fare la misteriosa, volevo darti poco di me così avrei sofferto di meno. Non penso di essermi concessa totalmente. Anche se hai saputo cose che non avevo mai detto a nessuno. Non penso di essere mai stata complicata con te, ho pensato a farmi capire così avresti potuto volermi bene meglio. Poi ho provato a capire io te. E nell'esatto momento in cui ho deciso questo è crollato tutto. Perché? Perché ti sei tenuto i tuoi segreti, il tuo passato, le tue debolezze, le tue paure, le tue domande, la tua autodistruzione.
Sono stata limpida con te, davvero tanto. Sono stata me stessa e me ne sono fottuta se potevo essere stronza e insopportabile, cattiva e amara. Potevo essere una delle tante piccoline che non ti fanno domande con cui sgami e poi le butti in angolo e da allora saranno delle grandissime disgraziate. No mi sono spinta dietro quella maschera, che dai lo sai anche tu che c'è non me lo puoi negare, e tu ne hai messe altre trecento e hai scelto per entrambi. Io non so che cosa vedi quando la mattina ti guardi allo specchio e metti la tua bella opera in scena. Ne ho parlato con Gabriele e sai che mi ha detto? Che tu ti svegli la mattina e pensi a questa persona, ti addormenti e pensi a questa persona. Vivi in funzione di questa persona. La verità è che questa persona dietro a una frase "fatta" ha nascosto il vostro futuro, chissà se lo capirai mai. Non mi credo nessuno per farti una lezione di vita e questa resterà solo una mia folle sconosciuta e impossibile idea. Ma tanto che ho da perdere nello scriverti? Penso che sei andato avanti nello stesso istante in cui io me ne sono andata. Ma so che un segno te l'ho lasciato. Fino ad oggi non so se ti sei operato o meno. Magari riuscirò ad avere la forza di correre in ospedale per te. O forse sarà qualcun'altra a correre da te. Mi hai detto "Le mie braccia saranno sempre qui. Aperte. Pronte a stringerti amarti e proteggerti quando ne avrai bisogno anche se le tue quando me avrò bisogno io saranno chiuse in un abbraccio diverso stringendo qualcuno che non sono io..." Frase dettata dalla situazione? Non lo so e penso che adesso si è capovolta e non mi importa più.
Il giorno in cui riceverai questa cazzata sarà il mio compleanno. Vorrei dartela di presenza ma non ci riesco. Perché sarei tra la voglia di abbracciarti e quella di mandarti al diavolo. Passerò il mio compleanno da sola buttata sulla sabbia di mondello al freddo. Se mi hai vissuta sapresti che vorrei che tu fossi qui, quando in realtà non verresti neanche se te lo chiedesse gesù cristo. Quindi ottimo compleanno. Volevo solo aggiungere una cosa, tu non la sai come non la sa nessuno. Quel giorno in cui ci siamo visti e io giocavo con il cappello e tu mi hai detto:"Te lo darò quando sarai la mia ragazza" è stato il primo giorno in cui io sono uscita dopo essermi depressa per Andrea. Avevo deciso che volevo divertirmi, e le persone del giardino mi sembravano le più appropriate. Volevo stare con uno qualunque. Invece mi sono ritrovata nel casino che sei tu. Avevo detto a me stessa che sarei stata con il primo che mi avrebbe abbracciata, sei stato tu e siamo stati insieme. Bella estate con te. Bel casino insieme.
Ci si becca in giro, così si dice.
Che si fa quando il mondo ti chiede di reagire e tu non hai voglia? Non mi ricordo bene se era Bergson a dirlo, ma veniva più o meno così: in ogni molecola di ogni cellula c’è scritto un solo imperativo, sopravvivi. Come dire che la disperazione arriva dappertutto, ma non fino in fondo. Non ci riesce. C’è sempre l’atomo che si metterà contro. Basta così è il «ti amo« che un giorno uno dice (finalmente) a se stesso. Non ce la faccio più a sentirmi male. E a quel punto il piccolo sottouomo zoppicante di Céline fa la cosa che mi spiazza tutte le volte. Contro ogni previsione ritorna a fare quello che sapeva fare. Se è stato ottimista o pessimista non serve più saperlo, si rimette dritto sulle ginocchia e ricomincia a lavorare, pensare, certe volte pure a ridere. È semplice, e chi ci è passato lo sa: gli intervalli in cui non ti ricordi che non sei capace diventano sempre più lunghi. Siamo i nati per resistere, detto senza enfasi – resistere è meglio di niente.

Ester Viola.

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