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My World

@bhfts

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I need a weekend on a Cabin 🖤

Source: tselmc
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“Ci ho provato a non affezionarmi subito, ad essere distaccata. Ci ho provato a non tuffarmi a capofitto in questo amore; ma ormai è tutta roba tua, compreso questo cuore.”
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Mi voglio ubriacare con te solo per avere una scusa per poterti baciare.

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“Mi è capitato di volerti accanto con una disperazione quasi abissale e potevi riempirla solo tu, con le tue piccole contraddizioni, con la tua finta durezza.”

Un anno per un giorno, Massimo Bisotti

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Noi due

sdraiati per terra

a guardare il cielo

felici.

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Mia nonna diceva che quando una donna si sentirà triste, quello che potrà fare è intrecciare i suoi capelli: così il dolore rimarrà intrappolato tra i suoi capelli e non potrà raggiungere il resto del corpo. Bisognerà stare attente che, la tristezza, non raggiunga gli occhi, perché li farà piangere e sarà bene non lasciarla posare sulle nostre labbra, perché ci farà dire cose non vere; che non entri nelle tue mani – mi diceva – perché tosterà di più il caffè o lascerà cruda la pasta: alla tristezza piace il sapore amaro. Quando ti sentirai triste, bambina, intreccia i capelli: intrappola il dolore nella matassa e lascialo scappare quando il vento del nord soffia con forza. I nostri capelli sono una rete in grado di catturare tutto: sono forti come le radici del vecchio cipresso e dolce come la schiuma della farina di mais. Non farti trovare impreparata dalla malinconia, bambina, anche se hai il cuore spezzato o le ossa fredde per ogni assenza. Non lasciarla in te, con i capelli sciolti, perché fluirà come una cascata per i canali che la luna ha tracciato nel tuo corpo. Intreccia la tua tristezza – mi disse – intreccia sempre la tua tristezza. E, domani, quando ti sveglierai con il canto del passero, la troverai pallida e sbiadita tra il telaio dei tuoi capelli.

Paola Klug, Intreccerò la mia tristezza (via eradimaggio)

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Era matta, da legare. -Aveva un disturbo mentale? Chiese lo psicologo aggiustandosi gli spessi occhiali da vista sul naso. Weston rise di gusto. -Uno solo? Quella donna ne era piena, era più disturbata che bella…e si fidi, era la donna più bella che io abbia mai visto, che qualsiasi uomo spera di vedere o incrociare semplicemente, prima o poi. -Mi parli di lei. -l'ho incontrata a tarda notte, dove tutto sembra magico, persino il vecchio pub sotto casa, ha presente ? Quello con l'insegna arrugginita e dalla brutta fama. Giocava a biliardo, aveva un orribile basco calato sulla fronte, Dio mio era proprio disgustoso . Ma lei continuava ad essere così fottuttamente bella, con quel viso da bambina e quello sguardo così nero da farti accendere tutti i sistemi d'allarme che il tuo corpo possiede. Le parlavo in fretta, avevo paura che fosse soltanto un sogno e prima o poi la realtà mi avrebbe strappato via da lei. Le proposi di bere, prese un succo di frutta alla mela verde, in un locale pieno di alcolici lei scelse un semplice succo. Ci crede? Primo sintomo della sua poco sanità mentale. Dubitai che avesse meno dei vent'anni, pensiero stupido. Le sue parole non erano quelle di un innocua ragazzina, bensì quelle di una donna, una donna che se avesse voluto avrebbe potuto staccarti l'anima con i denti da un momento all'altro. La invitai ad uscire, più e più volte fino ad innamorarmene. Io con l'amore non ci volevo avere niente a che fare. Ho sempre pensato che esso sia un sentimento disturbato, che ti uccide se non va a buon fine. E quasi mai va a buon fine. Aveva la mania di decorare qualsiasi cosa le capitava a portata di mano, sedie, specchi, vecchie cornici: lei le innovava. Mi ricordo quando, dopo averle dato le chiavi di casa, la trovai in salotto intenta a pitturare le pareti con colori caldi. “Che stai facendo?” Le chiesi allarmato. “C'era della muffa, questa casa è piena di spigoli. Ha la necessità di un paesaggio caldo. Ti faccio un murales.” La guardai sbieco e infine sorrisi: si, avevo bisogno di qualcuno che mi scaldasse il cuore, la casa, il letto. Qualcuno da amare e stringere. Così mi abbandonai a lei, alle sue piccolezze e ai suoi immensi abissi. Voleva che cucinassimo assieme, diceva di aver letto un libro in cui una sessuologa esponeva che la creatività a letto aumenta svolgendo attività che toccano il quotidiano insieme. Si, esatto! Aveva detto tali parole, non ci ho capito una mazza. Ma era bello passare del tempo con lei, vederla ridere perché non sapevo tagliare una cipolla o pelare una patata. Aveva un linguaggio tutto suo, frutto di tutti i libri che aveva letto, anzi, assorbito. I libri erano la sua ossessione. Sa, alcune volte credeva di essere la protagonista dei suoi romanzi. “Oggi chi sei?” “Una ricercatrice scientifica, un pirata, una donna di poco conto, un uomo con problemi familiari, una gazzella, un fachiro.” Amavo questa piccola passione, sembrava vivere mille storie concentrata in una. Preferiva la marmellata alla Nutella e il the al caffè, guardava film sottotitolati per migliorare il suo inglese già eccellente. Quando era triste, si estraniava dal modo. “Che fai?” “Aspetto.” “Ma chi?” “La pioggia.” E quando arrivava, sembrava un vero e proprio uragano. Correva a piedi nudi per le scale, fino in cortile. Poi piangeva e urlava al cielo; diceva che la pioggia le alleggeriva il cuore, le puliva i dolori. Era matta da legare, ed io ne ero fottutamente perso. Weston fissava il vuoto con un leggero sorriso che faceva da cornice al suo racconto. -E poi ? -Lei andò via ed io divenni matto, senza una ragione. Un giorno mi alzai e lei era non c'era più. perché crede che mi trovi nel suo studio dottore? -Lei non è pazzo. -la normalità senza la sua follia mi annoia. Un tuono illumino le finestre dello studio, Weston si precipitò sulle scale. -Corro dottore, devo andare. -Ma dove va ? Ha pagato due ore di seduta, abbiamo consumato solo quaranta minuti. Ma Weston era già fuori, sotto il diluvio. Una voce maschile si udì urlar contro il cielo.

Perlabionda (via perlabionda)

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“È strano. Molte volte, ti accorgi che un momento è importante, durante la tua vita, solo dopo che è già successo. Ti rendi conto che erano importanti solo dopo, quando ci ripensi.”

—The end of the f***ing world

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“Non è tanto la grandezza delle delusioni a farti male,ma la piccolezza di chi credevi fosse grande”
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Lui ogni tanto spariva, poi tornava.Le sue cose erano sempre li. Lei era solita riassumere la situazione in termini molto elementari. Mi sono innamorata di uno stronzo, diceva.

 A. Baricco

Grreetass, Volo sui ricordi come farfalle su un prato

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resintear

Ed io, la cosa che più detesto di te, è il fatto di non riuscire ad allontanarti, il fatto che nonostante tutto ti ostini a vagare tra i miei pensieri.

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