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Questa sono IO.

@bennydalco

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Voglio viverti. Voglio respirarti. Voglio abbracciarti. Voglio baciarti. Voglio ridere con te. Voglio giocare con te. Voglio litigare con te. Voglio far pace con te. Voglio stare sotto la pioggia con te. Voglio fare il bagno di inverno con te. Voglio guardare le stelle con te. Voglio mangiare sull’erba con te. Voglio fare lunghe passeggiate con te. Voglio guardare un film con te. Voglio dormire con te. Voglio cantare con te. Voglio fare dei lunghi viaggi con te. Voglio ballare senza musica con te. Voglio parlare al telefono tutta la notte con te. Voglio svegliarmi con te. Voglio stare tutto il giorno mano nella mano con te. Voglio sdraiarmi sull’erba con te. Voglio farmi tante di quelle foto da riempire tutte le pareti con te. Voglio sentirmi al sicuro con te. Voglio sentirmi me, con te. Voglio sentire le farfalle nello stomaco solo con te. Voglio vivere tutti i giorni con te. Voglio fare tutto con te. Perché tutto ciò che voglio è stare con te.
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Non so, prendiamo come esempio Maleficent, il film che parla della Bella addormentata vista però dalla parte della cattiva. Che poi proprio cattiva non è. Voglio dire, ‘sta Malefica da bambina era una fata che amava tutto, amava ciò che faceva e dove viveva, viveva ecco. E c’aveva un paio d’ali. Incontra un ragazzo, un bambino anzi, Stefano. Questo le fa la corte e si innamorano, da bambini quindi possiamo immaginare il tipo di amore, puro che era. E niente, questi due passano intere giornate assieme, ma lei è una fata e lui un semplice umano che si trasferisce a castello dove vive il Re. Questo Re, vuole la povera Malefica morta. Chi gli porterà il corpo defunto oppure comunque un segno di questo, diventerà Re al posto di quello che ci stava in quel momento. E niente, ‘sto Stefano va da Malefica, che diceva di amare… e cosa fa? Mica va a dirgli che la vogliono morta! No, vi pare?! Cosa fa? Le taglia le ali e le porta al suo Re, di cui prende il posto. Bravo idiota! Quello si che era vero amore, no? E poi vabbé, questo Stefano mette incinta la regina del castello che da alla luce una bella bambina. Malefica lo viene a sapere e giustamente, come tutti gli altri, vuole donare un regalo alla bimba, quindi si reca a castello. Così, per ripicca del tradimento di Stefano, le lancia un maleficio, come regalo. “La figlia del re a quindici anni si pungerà con un fuso e cadrà in un sonno eterno, simile alla morte”, ma il Re Stefano la supplica “non farmi questo, Malefica” gli dice, lei è ancora innamorata di lui quindi come una stupida lo accontenta anche se, non annulla il maleficio, ma lo modifica “La figlia del re a quindici anni si pungerà con un fuso e cadrà in un sonno, simile alla morte finché non riceverà il bacio del vero amore”. Eh certo, perché per lei il vero amore non esiste. Io a questo punto, sto dalla parte di Malefica, cioè ha fatto più che bene. Però, secondo me, la bambina non c’entra nulla ma comunque. Andiamo avanti. Così la bambina, diventa una ragazzina e cresce lontana dal castello e da tutti i fusi che stavano là, cresce vicina a Malefica che si pente di averle lanciato il maleficio, perché appunto lei non c’entra nulla. Tenta di annullarlo ma non ci riesce, così si pente amaramente. Ma vedete l’amore cosa fa? Malefica, da una bambina che amava tutto, bella e allegra, si è trasformata in una donna fredda quanto il ghiaccio e senza sentimenti, perché il cuore da cui pulsava amore, gliel’aveva rubato Stefano. La ragazza incontrò un ragazzo che si dirigeva verso il castello di Re Stefano, sembrava amore a prima vista. Sembrava e basta. Arrivò il giorno in cui la sedicenne cadde in un sonno profondo, simile alla morte. Malefica amaramente pentita,non ci credeva più, nell’amore intendo, così chiamò quel ragazzo che sembrava essersi innamorato della ragazzina e gli chiese di baciarla, ma per quanto Malefica ci avesse sperato, lei non si svegliò. Era pentita. Il vero amore non esiste, ripeteva. Fredda come il ghiaccio. “Scusami, non ti chiedo di perdonarmi perché ciò che ti ho fatto è imperdonabile” le disse dopo averle regalato un bacio in fronte. E fu così che si svegliò, la sedicenne. Voglio dire, il vero amore esiste. Con il bacio dato da Malefica, la ragazza si svegliò. Ecco, morale della storia. L’amore non è solo quello tra ragazzo e ragazza. L’amore sono i nostri genitori. I nostri nonni. I nostri amici. O chiunque abbia amore da darci. L’amore ci circonda ma siamo noi che ci soffermiamo solo su quello che fa più male. Su quello che ci rende freddi come il ghiaccio. Su quello che ci cambia, insomma. Però vabbé, si sa che essendo una favola, tutto finisce sempre bene. Ma era soltanto una favola, una favola…
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Sono quella che manda i messaggi chilmoetrici, ma non ne riceve. Sono quella che manda i “mi manchi” e i “ti voglio bene” al posto di quei cuori del cavolo di Whatapp, ma che non ne riceve quasi mai. Sono quella che si impegna ad ascoltare gli altri, ma che viene ascoltata raramente. Sono quella che si fa il culo per gli altri, mentre l’unica cosa che gli danno gli altri sono pedate in culo. Ma non importa, ci sono abituata.
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Mi faccio una promessa: Nessuno dovrà più sapere come sto, se sto bene, se sto male. Se i tagli fanno male ancora, o se si sono cicatrizzati. Se i miei pensieri suicidi si presentano di più, o di meno. Se ce la faccio o se non ce la faccio. Ho deciso di tenermi dentro tutto. Di sorridere fingendo una volta per tutte. Perché devo farcela, da sola. E poi se scoppierò, lo farò in camera mia, magari con le cuffie nelle orecchie, urlando ma senza nessuno che potrà sentirmi. Perché devo essere forte.
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Ho un cuore che mentre soffre non smette di amare. Nonostante le ferite che ancora non si sono cicatrizzate continuo ad amarlo, il mio cuore non dimentica quello che sulla pelle ho provato standogli accanto. Non dimentica la voglia di vederlo, i baci che toglievano il fiato, le parole dolci, gli sguardi che portavano sulle nuvole e che difficilmente facevano ritornare. Sono una ragazza che si tiene tutto stretto, persino ciò che la fa soffrire, piangere. Sono così, solo il pensiero di dimenticare tutto, un giorno, mi fa impazzire. Non voglio dimenticarlo e mai lo farò. Ecco perché scrivo. Scrivo per ricordarmi che è esistito davvero, che sono stata felice con lui quando tutto ancora brillava, ma soprattutto brillavamo noi. Eravamo una luce accecante. Una luce bellissima. Mi manca quella luce. Mi manca lui. Mi manca quello che eravamo. Ci sono giorni che faccio fatica ad alzarmi dal letto, ad andare avanti, a guardare il cielo non pensando a lui, a quegli occhi troppo lontani dai miei, a quelle mani che magari accarezzano altre guance, a quelle labbra che forse già baciano un'altra con la stessa intensità con cui baciava le mie. Mi dispiacerebbe. Mi dispiacerebbe se lui avesse trovato in qualcun'altra quello che vedeva in me. Vorrei rimanere speciale. Vorrei essere quella che gli faceva battere forte il cuore. La sola che ci riusciva. Vorrei che il pensiero di me continuasse a torturarlo, anche se dovesse mettersi con un'altra. Non sono cattiva. Sono soltanto una in cui crede che l'amore non finisce mai del tutto, rimane sempre un po’ accumulato da qualche parte. E io vorrei che un po’ di amore verso di me gli fosse rimasto. Almeno un po’, mica tanto.

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Non sono solare, iperattiva, dedita al ricamo di dimenticanze (preferisco appiccicarmi ai ricordi che lasciarli evaporare). Sono chiusa in me stessa, poco tangibile a volte, trasparente tra tanti, silenziosa con tutti, o quasi. Sono scostante, non fiduciosa, poco carina. Ma quando è tempo di amare, io amo e non metto limiti. Se si deve restare, io resto, anche se è difficile, anche se fa male invece che bene. Mi illumino per un semplice gesto, un fiore che nasce, un tonfo nel cuore, un lampo tra le nuvole. Vorrei andare ovunque, ma so già che non andrò da nessuna parte. Per paura forse, ma anche per l'inaspettata realtà che potrebbe invadermi gli occhi, e io nella mia tranquilla e noiosa e aspettata monotonia ci nuoto per benino. Sono per gli sbagli che fai e che continui a fare anche dopo tutte le raccomandazioni perché l'amore è sempre lì, non si smuove, non cambia mai. Cerco il cielo, precisamente quelle strisce di colore differenti da tutte le altre: fucsia, arancione, rosso accesso, rosa chiaro. Se mi vedi, sono costantemente con il naso all'insù e ogni mattina mi stupisco un po’ di più. Adoro le albe, non tanto i tramonti; è sempre doloroso essere spettatori di una fine, preferisco una rinascita. Mi piace affascinarmi per ogni singola cosa, per quei dettagli che con fatica riescono a percepire tutti perché sono accessibili a pochi: a chi della vita fa un viaggio e non un percorso costretto. Io mi sento a casa tra l'odore dei fiori o tra il frastuono delle foglie che, in autunno, si rincorrono freneticamente trasportate dal vento. Se fossi capace, volerei. Volerei lontano e non tornerei o, quando mi raggiungerebbe la nostalgia, forse rifarei i passi che ho lasciato e, invece, sicuramente tornerei se di me qualcuno urlasse il richiamo. Però, conoscendomi, poi non torno, corro.

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Essere una persona sensibile vuol dire percepire un tono di voce distante durante una telefonata, riconoscere l’ansia, la paura e la tristezza nella faccia degli altri. Essere sensibile vuol dire fare caso a tutto, e con “tutto” intendo veramente qualsiasi cosa: un fiore sconfitto dal vento, un cane solo, un colore diverso del cielo, un sorriso più sentito, una parola colorata in mezzo a tante parole anonime. Essere sensibili vuol dire vivere dieci, cento, mille vite ogni giorno. Quando sei sensibile non puoi fregartene, farti gli affari tuoi, lasciar perdere. Chi è sensibile, se sa di aver ferito qualcuno si tortura per ore ed ore pensando alla sensazione che gli ha fatto provare. Chi è sensibile dura una fatica immensa. 
Si dovrebbe aver cura di chi è sensibile, potrebbe morire per una carezza in meno.

Anonimo (via isuoiocchidentroilmare)