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Unangeloall'inferno

@asiaagostinelli-blog

Sono una ragazza, semplice e comune. nulla di speciale.
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Potrebbero dirmelo cento, mille, milioni di volte che non ti avrò mai, che non sarai mio nemmeno un istante. Mi diranno che ti dimenticherò, che un giorno non ricorderò nemmeno il tuo nome, che non saprò più quando nè dove sei nato. Mi diranno che dimenticherò tutto, di te, perfino di averti amato, e desiderato, così tanto da star male. Che non saprò più ricordare il vibrato della tua voce, le pause tra una parola e l’altra, e come sorridevi, come i capelli ti incorniciavano il viso. E forse hanno ragione, non ricorderò più tutto questo, un giorno. Sarò un’altra persona, con una vita diversa, e con poco tempo da perdere dietro a fantasticherie, dietro a te. Ho già perso molto tempo, cercandoti. Ma non avevo capito di essere la sola, dentro il labirinto. Tu non c’eri, era buio là dentro, e io ti cercavo, credendo che prima o poi ti avrei trovato. Ma non ti ho trovato, perché tu non sei mai stato lì, in quel labirinto che io stessa ho inventato per sentirmi meno sola, per avere una scusa e dire a tutti che preferivo te. Alle feste, ai ragazzi. Ti ho usato come scusa, e perdonami, lo faccio ancora. Potrebbero dirmelo cento, mille, milioni di volte. Che ti dimenticherò, che un giorno questo dolore che sento finirà, che non sarai mio mai, che sei impossibile e non potrò mai dirti quante volte ho voluto un tuo abbraccio, ma tu non c’eri. E forse hanno ragione, ti dimenticherò. In questo momento vorrei poterne essere capace, ma non posso. In questo momento rimani tu l’unico desiderio, l’unica e prima persone a cui penso quando mi chiedono cosa vorrei per Natale, l’unica persona che non posso proprio avere. Non hai idea del dolore che provo, è tanto simile alla nausea, ti stringe la pancia, sembra non volerti lasciare. Fitte continue, oscillo tra speranza e paura. Io non so se ci riesco, non so se ce la faccio, senza te. Forse un giorno non ricorderò il tuo nome, o il giorno in cui sei nato. Forse sarà meglio così, dopotutto. Però adesso non posso, non posso resistere, ti voglio qui. Ti voglio qui, ora.
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00:00 ti penso. 01:00 e ti penso. 02:00 e ti penso. 03:00 e ti penso. 04:00 e ti penso. 05:00 e ti penso. 06:00 e ti penso. 07:00 e ti penso. 08:00 e ti penso. 09:00 e ti penso. 10:00 e ti penso. 11:00 e ti penso 12:00 e ti penso. 13:00 e ti penso. 14:00 e ti penso. 15:00 e ti penso. 16:00 e ti penso. 17:00 e ti penso. 18:00 e ti penso. 19:00 e ti penso. 20:00 e ti penso. 21:00 e ti penso. 22:00 e ti penso. 23:00 e ti penso. 00:00 e ancora ti penso.

Non bisogna mai far dipendere la propria vita da qualcuno, ricordatevelo.

I miss you.

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Non lo so cosa provo, davvero, lo giuro. Non ci capisco niente.
E’ che la sera io sento di amarti, di amarti forte, di aver bisogno di vivere tra le tue braccia per un tempo che oscilla tra il per sempre e l’eternità. 
E poi, invece, ci sono dei momenti in cui ti odio, perché io ho così bisogno di te e tu non ci sei, non puoi esserci, e dato che nessuno mi sa spiegare il perché, allora odio te perché amarti è così facile, e odio me, perché dovrei imparare a dimenticarti.
Se mi chiedessero di dirti cosa provo per te, penso che prenderei un foglio di carta e sopra scriverei “sono innamorato perso”, poi gli darei fuoco, poi cercherei di spegnere le fiamme, poi lascerei perdere, poi me ne pentirei.
Capisci?
Io no. Io non so più cosa pensare, perché ci sono dei momenti in cui prego di poterti dimenticare all’istante, altri in cui vorrei poterti ricordare per sempre. 
A volte mi capita di sognarti, e di svegliarmi con le guance umide di lacrime, e l’unica cosa che mi viene da pensare è che non è giusto, non è giusto, perché con te volevo volare, vedere Parigi, piangere dal ridere, fare l’amore sulla spiaggia, giocare, scherzare, litigare, fare pace, fare pace, fare l’amore, amare, essere amato, e invece no, perché io ti amo e tu,
tu non ci sei.

Cit. (via simpleniggagirl)

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Ricordati di me, dei miei capelli profumati, dei miei occhi e del mio corpo. Ricordati del suono della mia risata e dei singhiozzi dei miei pianti. Ricorda il modo in cui cammino. Ricordati la mia voce, le mie urla. Ricordati le mie passioni e i miei gusti preferiti. Ricorda la mia fragilità e la mia forza. Ricorda il mio coraggio e la mia paura. Ricorda la mia gelosia e i miei baci. Ricorda i soprannomi che ti davo e gli abbracci da dietro. Ricordati dei messaggi che ti inviavo a notte fonda solo perché mi mancavi. Ricordati i miei pregi e i miei difetti. Ricordati la mia gelosia e i sorrisi che ti facevo.
Ricordati la voglia che avevo di migliorarmi per starti accanto. 
Ricorda tutto il bene che ti ho dato è quanto ti ho amato. 
Ricordami come un periodo bello e felice della tua vita, magari un giorno ci rincontreremo.
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Non ho smesso di pensarti, vorrei tanto dirtelo. Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare, che mi manchi e che ti penso. Ma non ti cerco. Non ti scrivo neppure ciao. Non so come stai. E mi manca saperlo. Hai progetti? Hai sorriso oggi? Cos’hai sognato? Esci? Dove vai? Hai dei sogni? Hai mangiato? Mi piacerebbe riuscire a cercarti. Ma non ne ho la forza. E neanche tu ne hai. Ed allora restiamo ad aspettarci invano. E pensiamoci. E ricordami. E ricordati che ti penso, che non lo sai ma ti vivo ogni giorno, che scrivo di te. E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse. Ed io ti penso ma non ti cerco.

frammenti di me (via pianti-trattenuti)

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@Luke5SOS: cuddle ?
@Michael5SOS: Someone cuddle me

Vbb.

Mi sciolgo aw.

ps. Sam la mia dash è piena dei tuoi reblog sui 5sos, ti stai scialando eh?

Ma se ci fai caso la domenica sono sempre in presabbene con il mio essere nella 5SOSFam.

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Sai cosa c’è? Che mi sono rotta il cazzo di fare la psicologa a tutti e nessuno aiuta me. Nessuno si accorge che sto male. Riescono a vedere solo quel maledetto sorriso. Nessuno vede quello che c’è dentro i miei occhi.
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Non lo so cosa provo, davvero, lo giuro. Non ci capisco niente.
E’ che la sera io sento di amarti, di amarti forte, di aver bisogno di vivere tra le tue braccia per un tempo che oscilla tra il per sempre e l’eternità. 
E poi, invece, ci sono dei momenti in cui ti odio, perché io ho così bisogno di te e tu non ci sei, non puoi esserci, e dato che nessuno mi sa spiegare il perché, allora odio te perché amarti è così facile, e odio me, perché dovrei imparare a dimenticarti.
Se mi chiedessero di dirti cosa provo per te, penso che prenderei un foglio di carta e sopra scriverei “sono innamorato perso”, poi gli darei fuoco, poi cercherei di spegnere le fiamme, poi lascerei perdere, poi me ne pentirei.
Capisci?
Io no. Io non so più cosa pensare, perché ci sono dei momenti in cui prego di poterti dimenticare all’istante, altri in cui vorrei poterti ricordare per sempre. 
A volte mi capita di sognarti, e di svegliarmi con le guance umide di lacrime, e l’unica cosa che mi viene da pensare è che non è giusto, non è giusto, perché con te volevo volare, vedere Parigi, piangere dal ridere, fare l’amore sulla spiaggia, giocare, scherzare, litigare, fare pace, fare pace, fare l’amore, amare, essere amato, e invece no, perché io ti amo e tu,
tu non ci sei.

Cit. (via simpleniggagirl)

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-Sono lenta quando leggo.

-Perfetto. Anche io quando ascolto.

-“L’arte…di…perdere…” Beh senta, io ho molto da fare adesso.

-Che cos’è, dislessia?

-Lei è un maestro?

-Professore. In pensione. Prendi il tuo tempo, Maggie, ascolta le parole mentre le stai per dire. Nove volte su dieci sentirai l’errore arrivare e lo correggerai prima. E sappi che potresti sentirti anche ridicola. Lentamente. La poesia impone riflessione.

-“L’arte di perdere non è difficile da imparare, così molte cose sembrano fatte con l’intento di essere perdute. Se le perdiamo non è un disastro. E tu sempre perderai le tue chiavi di casa con un sorriso. Ho perso due città, due fiumi e un continente. Perduti! Ma non è questo un disastro. Perfino perdere te, che giochi con la voce e coi gesti non mi fa soffrire. È grazie all’arte che si impara presto, l’arte di perdere anche se a volte qualche perdita (scrivilo!) si rivela un disastro.”

-Beh…? Cosa ne pensi?

-È bella.

-Risposta inaccettabile. Di cosa parla la poesia?

-Non lo so…

-Sì che lo sai, di che parla?

-Di perdere.

-Cosa?

-L’amore…?

-E in che modo ne parla? È l’amore che ha perduto? La Bishop ne parla come una possibilità, una probabilità, come?

-Beh… Lei comincia a dire che ha perduto cose reali, come le chiavi. E poi, più avanti, addirittura che ha perduto un continente.

-Entra nel grandioso.

-Sì… ma lo dice come… come se non le importasse.

-Eh… il suo tono lo senti distaccato.

-Sento che vuole sembrare distaccata. Che vuole far credere agli altri che non soffre, ma è evidente che nel suo intimo sta male per quello che ha perduto.

-E cosa ha perduto? O chi ha perduto? Un amante?

-No. Un amico.

-10 e lode. Bravissima.

(In her shoes - Se fossi lei)

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Siamo la società degli iPhone pieghevoli, delle mille mila cover da cambiare ogni giorno, la società delle file agli Apple Store, la società degli autolesionisti che mostrano i propri tagli su Tumblr per essere al centro dell’attenzione, dei profili falsi su Ask, delle domande anonime, degli stati su WhatsApp e degli ultimi accessi controllati ogni minuto, dei “sta scrivendo…” che ti fanno sentir bene, delle chat notturne, dei gruppi su WhatsApp, dei bulimici insultati e ridotti a 30kg, delle anoressiche che cercano di uscirci e di quelle che cercano di entrarci, dei dodicenni che vanno in giro a fumare credendosi fighi, di chi fuma per moda, di chi fuma per morire, delle ragazze suicidate per colpa degli insulti su Ask, dei professori che appena possono ti mettono un tre, di “Colpa delle stelle”, delle citazioni sulla società, delle bimbe minchia che scrivono abbreviato, dei “sto bene” non sinceri, dell’ubriacarsi al sabato sera per dimenticare, delle discoteche, dei compiti dimenticati e copiati dal vicino, dei doppi sensi, delle mille foto di cui non ce ne piace nemmeno una, di chi vive con i “mi piace”, dei followers, degli screenshot alle conversazioni, delle emoticons, delle felpe della Carlsberg, delle Air Max, delle Jordan, delle Blazer, delle Vans, delle Converse, delle amicizie e degli amori a distanza, delle directioner, delle haters, delle belibers e delle arianators, di chi segue qualcuno solo per moda e di chi li deve la vita, del rap e pseudorap, della marijuana e delle sigarette elettroniche, della vodka alla pesca, delle traduzioni fatte con Google traduttore, e le ricerche con Wikipedia, dei riassunti cercati su Yahoo, delle canzoni scaricate dall’iPhone con iTube o FoxerTube, dei film pirati, delle serate al cinema e di quelle sul divano con la cioccolata calda a guardare un film, attaccati allo schermo del cellulare, parlando con quella persona che vorremmo ci abbracciasse in quel momento, delle litigate, dei “ti amo” detti da ubriachi, di “obbligo o verità?” dei “che bello” detti mentendo e di quelli detti perché lo pensavamo, degli shatush di tutti i colori, delle tinte di mille colori, delle felpe enormi al 20 agosto, dei bigliettini passati da un banco all’altro, delle cicatrici, di Belen, dei video fatti con Flipagram che non hanno alcun senso, di chi segue il calcio per moda e di chi lo ama veramente, dei post su Facebook e Twitter, del correttore automatico che mette è al posto di e, dei bikini a fascia, delle smagliature e dei caricabatterie Apple che si rompono subito, della patente ritirata, delle Vespe, delle nails art, degli idoli, dei post idioti con mille mi piace su Facebook e di quelli seri con dieci mi piace, dei followers, dei piercing, dei tatoo, dei dilatatori giganteschi, degli zaini della Eastpak e dei diari della Comix, della LIM, di chi crede che la tecnologia ci abbia salvati e di chi crede che ci abbia rovinati, delle generazioni che insultano la generazione dopo la loro, della società che non ti considera mai all’altezza, degli Streaming foto, dei FaceTime dell’una e delle videochiamate mezzi addormentati, delle foto su Snapchat, di Photoshop e PICLAB, di Retrica, Camwow Retro e Videostar, delle richieste ignorate su Facebook, di Ruzzle, di Candy Crush Saga, di Pou, delle applicazioni per i mi piace su Instagram, delle pagine su Ask che rompono le palle a tutti, delle parolacce, delle canzoni senza significato e di quelle che ce l’hanno eccome, di chi ha un telefono da 800€ e si lamenta per gli 0,89€ di WhatsApp, dei disoccupati con l’S4, dei politici, delle bugie, degli schermi rotti, delle figure di merda, dei bucomani, degli “Okay?Okay.” Delle mani incollate ad uno schermo, a scrivere citazioni, frasi, che qualcuno leggendole le metterà come stato WhatsApp, dei gruppi della classe, di Boing, K2, Super, dei supereroi immaginari, dei cani, delle fissazioni, delle fobie, delle paure, dei telefilm, dei cartoni animati, degli adolescenti, delle lesbiche, dei bisex, dei gay e dei fan di Bieber insultati e pestati a scuola, delle occhiaie, dei reality, la società più criticata, ma che fregherà tutti, in un modo o nell’altro.

Mia. (via abbracciadistanza)

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Oggi l’ho rivisto dopo mesi,stavo tornando a casa con la macchina,quando vedo lui,all’angolo da solo,indossava un cappellino rosso,una felpa nera e jeans chiari e le sue amate jordan,mi guardò,e io lo guardai di sfuggita. Quant’è bello,quanto amo i suoi occhi,e le sue labbra,quanto amo il suo sguardo,e quanto mi mancano i momenti con lui,oltre le risate i baci le carezze,il suo profumo. Mi manca ciò che eravamo,mi mancano i suoi messaggi,la sua voce,il suo profumo sulla pelle e sui vestiti.Vorrei avere il coraggio di poterglielo dire,vorrei sapere se in quello sguardo c’era nascosto un ” mi manchi”. Adesso ho lui nella mente come se fosse un puntino fisso che non va via, e come sempre,dopo che ero riuscita a “dimenticarlo” lui torna,come ha sempre fatto,sembra destino,eppure è così.

occhisolopienidite (via occhisolopienidite)

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Sai cosa c’è di bello nelle donne? Possono piangere, urlare, star male. Cadono, ma alla fine si rialzano, forse un po’ più acide di prima. Ma si rialzano.
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Il tuo sorriso è così semplice e così profondo che azzera tutto il resto e fa finire il mondo.

Tiziano Ferro (via findmeplease)