(...) Le passioni come (...) la lotteria: inganno sicuro e felicità buona solo per un matto.
— "Il Rosso e il Nero" , Stendhal

(...) Le passioni come (...) la lotteria: inganno sicuro e felicità buona solo per un matto.
— "Il Rosso e il Nero" , Stendhal
Una che nella sua vita voleva suonare, scrivere, leggere tutto il giorno, prendere i bambini tra le braccia, ha ora il Parkinson. Giovanile.
Grazie Dio, sempre provvidenziale.
Ricordate che certi danno poco, e per loro questo poco è molto; altri danno tutto, senza che questo costi loro alcuno sforzo. Chi ha dato di più, allora?
"Pan", Knut Hamsun
Può piovere o tirar vento, ma non importa; spesso una piccola gioia può impadronirsi di te in un giorno di pioggia, spingendoti a ritirarti in te stesso con la tua felicità. Allora cerchi di darti un tono; guardi dritto davanti a te, di tanto in tanto sorridi in silenzio e volgi lo sguardo intorno. A cosa pensi? Al vetro trasparente di una finestra, a un raggio di sole che batte sul vetro, alla vista di un ruscello e, forse, a uno squarcio azzurro fra le nubi. Non serve di più. In altri momenti neppure un evento straordinario riesce a strapparti a uno stato d'animo arido e piatto: nel bel mezzo di una sala da ballo si può stare seduti, tranquilli, indifferenti e impassibili. Perché è dal nostro intimo che scaturiscono dolore e gioia.
“Pan”, Knut Hamsun
La collettività non esiste più. L'emancipazione e il diritto alla libertà d'essere hanno portato alla caduta del senso d'insieme. Infatti, ad eccezione del mondiale di calcio, di un piatto di pasta e di un inno nazionale, l'individuo esige e sceglie per sé stesso in virtù della sua diversità e del suo posto unico nel mondo. Un supermercato vende, infatti, più marche dello stesso prodotto per venire incontro ai tuoi bisogni. Non a caso "La Coop sei tu", mica noi. E quella di cui parla Michele Serra, "la comunità in cui spendersi" (cfr. https://www.facebook.com/AmacaMicheleSerraRepubblica/photos/pb.388541611279061.-2207520000.1532270151./1318447801621766/?type=3&theater) , non è altro che un insieme di individui che opta e fa “ciò che fa stare bene” loro. Ricordo l’egoismo di mio nonno e mia nonna che, al tempo delle elezioni comunali, predilesse chi avrebbe trovato delle misure anti-piccione, quando in realtà disagi più gravi dilagavano in città. E con tutti quei “tu” che ci rivolgono in radio, in TV, negli spot pubblicitari, ci si sente grandi e unici. Apolitici, in merito all’ interessamento degli altri. Ovvio è poi quel senso di pluralismo, smarrimento, dis-identità, indifferenza, solitudine. I più sensibili corrono ai ripari con urgenza, pascendosi così di discorsi sul sentimento di difesa dell’identità nazionale. Rinunci così al tuo individualismo? Rinuncio.
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«Non credo più in Dio, – scriveva in una lettera. – Almeno non nel Dio degli ebrei, dei cristiani e di tutte le altre religioni. La Bibbia dice che Dio ha creato l'uomo a propria immagine. Ma la Bibbia è stata scritta dagli uomini, giusto? Quindi è l'uomo che ha creato Dio a propria immagine. Quindi Dio non veglia su di noi, e di sicuro non gliene frega un accidente di quello che pensano e fanno gli uomini. Se ci tenesse a noi, non avrebbe creato un mondo pieno di cose così terribili. Gli uomini non farebbero le guerre, non si ammazzerebbero fra loro e non costruirebbero i campi di concentramento. Non direbbero bugie, non imbroglierebbero, non ruberebbero. Non sto dicendo che Dio non ha creato il mondo (mica è stato un uomo!), ma una volta finito il lavoro è scomparso tra gli atomi e le molecole dell'universo e ci ha lasciati a vedercela tra noi». — Paul Auster, "4 3 2 1"
L'adolescenza si nutre di drammi, è felice quando vive in extremis, e Ferguson non era meno sensibile dei suoi coetanei al richiamo delle emozioni forti e dell'irrazionalità folle, ragion per cui il fascino di una ragazza come Anne-Marie era alimentato proprio dalla sua infelicità, e più erano grandi le tempeste in cui si coinvolgeva, più lui la desiderava intensamente. – Paul Auster, "4 3 2 1"
René Magritte – Les grâces naturelles, 1948
quanto mi da fastidio quando le persone che praticamente la musica la ascoltano solo sull'autobus per amdare a scuola e al ritorno, dicono cose tipo ‘la musica mi ha salvato’. no coglione, la musica non ti ha salvato! la musica può salvarti solo quando nei momenti peggiorni inizi a suonare quei tasti, o a passare le dita su quelle corde, o a soffiare dentro a quel bocchino, ancia o quel che sia. la musica può salvarti quando vuoi urlare e spaccare tutto e invece ti metti a cantare e fai uscire tutte le emozioni, e ti senti più forte. la musica può salvarti quando odi tutto il mondo, poi ti metti a scrivere su quelle cinque righe e tutto il mondo viene messo da parte fino a quando non trovi la melodia giusta. e poi scrivi le parole che ti rappresentano, e le metti insieme alla melodia e tutto è perfetto, e non sai se tenerti per te quella canzone, quella tua piccola creazione o farla sentire a tutti, ma ti senti così bene perchè sei riuscito ad esprimerti. questo è quando la musica può salvarti! non quando ascolti delle canzoni che altri hanno fatto che ti dicono che 'tutto andrà bene’! quello che dovete capire è che c'è differenza tra il salvarsi con la musica e tirarsi su con la musica. spero di parlare per tutti quelli che fanno musica come me :) -scusate per gli errori, non ho riletto.
Sono seduta sul balcone a leggere e un signore, nel palazzo di fronte, suona il pianoforte. I momenti perfetti dunque esistono.
Se non attraversiamo il dolore della nostra propria solitudine, continueremo a cercarci in altre metà. Per vivere a due, prima, è necessario essere uno.
F. Pessoa
– Mario Benedetti, versi estratti da Tattica e strategia, in “Difesa dell’allegria”
Adesso apro la finestra E volo fino al cielo Metto le sue stelle dentro a un sacco E le spargo tutte intorno a te
– Lucio Dalla, Le stelle nel sacco (“Lucio”, 2003)
img: leonidtishkov.blogspot.com
“It’s OK to live a life others don’t understand.”
— Unknown
Come potrei trattenerla in me, la mia anima, che la tua non sfiori; come levarla, oltre te, ad altre cose? Ah, potessi nasconderla in un angolo perduto della tenebra, un estraneo rifugio silenzioso che non seguiti a vibrare se vibri il tuo profondo. Ma tutto quello che ci tocca, te e me, insieme ci prende come un arco che da due corde un suono solo rende. Su qual strumento siamo tesi, e quale violinista ci tiene la mano? O dolce canto. – "Canto d'amore", Rainer Maria Rilke. Anonimo, scatto nascosto a un violinista.
Passata è la tempesta.
Avremo tanto camminato
lungo un campo di rose
o un deserto selciato,
quando all'alba silenziose cose ci diremo,
vedremo i colori del cielo, aspetteremo.
E lungo questo cammino
fatto di tramonti, di ponti,
di passi, di cadute, di mani
capirai di quei silenzi vani
il senso delle mie parole,
quello della paura delle nuvole
sopra le nostre teste di piovere
così i nostri visi da smuovere
e perdere a metà strada
un cammino d'amore,
vissuto sotto un cielo che dirada
la solitudine, il nostro dolore.
- @artistadecaduta
“Amanti”, anonimo. “Sala Verde”, Comune di Corato (Puglia).