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love me like you do

@amoladisney

Alla fine ho scelto me. Aveva il sorriso contagioso di chi aveva sofferto tanto, era dannatamente bella vestita dei suoi sbagli.
Ti chiedo perdono per le prime litigate, per l'orgoglio, per i miei silenzi e i tuoi ritorni. Ti chiedo perdono perché a volte non mi serviva essere forte e bello, mi bastava scivolarti tra le braccia e sentirti dire che mi volevi, che mi pensavi, che gli impegni ci portano via ma tu rimanevi. Ti chiedo perdono per la costante paura di perderti, per i miei pensieri negativi ogni volta che non rispondevi al telefono per mezz'ora. Dove sei, con chi sei, cosa fai. Ti chiedo perdono per averti accusata di essere distante, come pistola puntata in bocca ti ho inchiodata all'angolo e ti ho costretta a parlare, la verità prima di ogni altra cosa. Anche se faceva bene, anche se faceva male. Per aver dubitato di te. Ti chiedo perdono per il mio amore forte, per le mie parole maldestre, per le mie poesie lette sulla spiaggia d'estate. Ti chiedo perdono per aver preteso da te più di quanto io pretenda da me stesso. Per non averti capita. Ti chiedo perdono per i miei gesti folli, per i tentativi di rimediare, per il mio chiederti di restare quando non volevi far altro che andare. Per averti costretta a sedere, per non averti lasciato correre. Per averti tralasciata, data per scontata. Colta come fiore e poi accantonata. Ti chiedo perdono per i tuoi messaggi che si attardavano ad arrivare, per i miei che ti cercavano e non sapevano dove trovarti. Per quelle volte in cui mi arrabbiavo e non rispondevo io, come bambino volevo fartela pagare. Ti chiedo perdono per non averti capita, per non averti difesa. Per non aver intuito la bellezza delle tue spine dietro la corazza e la paura, dietro le delusioni passate. Per averti voluta tutta e subito, per aver preteso di essere il primo e l'unico, nessuno prima di me. Ti chiedo perdono per non aver saputo amarti, tenerti e riprenderti, quando il mondo cambiava e tu non eri con me.

Sarebbe bello ricevere un messaggio così. Ma anche immensamente triste. (via soniamencarelli)

Ma ti prego non fare un altro passo non dire una parola non rovinare tutto questo non trasformarlo - le trasformazioni mi fanno paura - e sarebbe più semplice dirti “non sono ancora pronta” “penso ancora a lui” (mentirei) e allora sto in silenzio mentre dentro di me tutto urla mentre dentro di me tutto crolla e penso a quella volta in cui mi hanno chiesto se si potesse amare senza amarsi ed io, ingenua, risposi di si eppure

eppure non amo il mio riflesso la mia ombra il mio contorno non amo la curva dei fianchi il modo in cui cammino c'è un'intera vita che devo ancora amare e come posso amare te e poi ci sono gli occhi (gli occhi di chi non ride mai, tachicardia, mistero) come pugnalate al cuore riflessi di ghiaccio

mi dispiace mi dispiace davvero ma devo andare non posso restare non mi toccare

come posso, senza ferirti?

X: Guardali... come hanno fatto a ridursi così? E pensare che stavano sempre insieme, sembrava che nessuno avrebbe potuto dividerli o mettere in dubbio ciò che c'era tra loro.
Y: Infatti, non è stato nessuno a farlo. Le persone riescono a distruggersi benissimo da sole, senza che ci sia il bisogno di un terzo.
X: Ma perchè, secondo te?
Y: Non c'è sempre un perchè, dobbiamo arrenderci all'idea che certe cose succedono perchè devono succedere, punto e basta.
X: Stiamo parlando di loro, perchè ti incazzi e la prendi così sul personale?
Y: Perchè non serve essere speciali. Queste cose accadono anche a persone insignificanti come me.
X: Tu non sei insignificante.
Y: Ah no? E cosa significo?
X: Non so, non sei spiegabile a parole.
Y: Te l'ho detto. Sono talmente insignificante che non sai neanche che dire.
X: È che non esistono parole adatte perchè non bastano. Tu sei di più.
Y: Ma che fai? Ci stai provando?
X: Ma che dici, ti pare?
Y: Boh, scusa, sembrava.
X: Sembrava un cazzo. Ci sto provando eccome, ed anche da tempo. Ma sei talmente testarda da non capirlo.
Y: È che sono incasinata, mi sono successe tante cose, okay? Forse non è neanche colpa mia del perchè sono così, è merito dello schifo che ho dovuto vivere.
X: E non sei stufa di farne dello schifo passato il tuo presente?
Y: Troppo.
X: E piantala, allora, cazzo. Reagisci.
Y: Ma non è così semplice, porca puttana. Credi che non ci abbia già provato, eh?
X: Onestamente? No. Sei quel tipo di persona che si porta il dolore dentro, fino a farlo scoppiare, fino a permettergli di riempire ogni parte di te. Ed, alla fine di tutto, rimangono solo quei tuoi occhi persi nel vuoto che cerco invano di riacchiappiare da tempo.
Y: Non so cosa dirti, davvero.
X: Ti ho appena detto quello che provo per te e l'unica cosa che hai da dirmi è che non sai cosa dirmi?
Y: Scusa, sono un disastro, ne sono consapevole.
X: Eh no, eh. È troppo facile dire così. 'Sono un disastro, accettami così come sono'. No, un cazzo. Io ti amo proprio perchè sei così, ma questo non vuol dire che tu non debba fare alcun passo avanti per migliorarti.
Y: Sono un caso perso, fidati.
X: Facciamo che ti recupero io, allora.
Y: Non voglio.
X: Cazzo, dammi questa opportunità.
Y: È un peso, non un'opportunità.
X: Allora mi prendo questo peso, cazzo vuoi che ti dica... tanto, non mi asc..
Y: Va bene.
X: Cosa hai detto?!? Ripeti.
Y: Va bene. Ma non credere che io diventi un cagnolino e faccia le cose che vuoi tu.
X: Ma chi lo ha mai pensato.
Y: Sarà meglio.
X: Posso baciarti?
Y: Ma scordatelo.
X: Va bene.
Y: Patetico. Dici tanto a me e poi ti arrendi così facilmente. Proprio un ragazzo coerente, complimenti.
X: Ma allora lo vuoi.
Y: Ma che dici. Vorrei solo che le persone rispettassero quello che dicono.
X: Perfetto.
La bacia.
Y: Stronzo.
X: Ho fatto solo quello che mi hai chiesto.
Y: Certo. Ti approfitti della mia instabilità emotiva.
X: Ohh, da quando usi questi paroloni?
Y: Da quando la realtà non basta più.
X: Che ne dici se proviamo a bastarci io e te?
Y: Mm.
X: Si passa da un linguaggio aureo a due lettere?
Y: Ma che cazzo vuoi?
X: Ora pure le parolacce.
Y: Sparisci.
X: Okay, andiamo.
Y: Che pressa che sei. Va bene, guarda, manco ho lo voglia di ribattere.
X: Non pensavo che i progressi sarebbero stati visibili dopo così poco tempo.
Y: Sei odioso.
X: Anche tu. Ma io ti amo.
Y: Io no. Ho appena scoperto che ti piaccio da una vita, ma io non ti ho mai visto dal quel punto di vista.
X: Ed ora?
Y: Neanche.
X: Adesso?
Y: No.
X: Nemmeno in questo istante?
Y: Ti ho detto di no.
X: Okay, io vado.
Y: No, resta. Forse, fatti un po' vedere... potrei iniziare a vederti da quel punto di vista.
X: Stronza opportunista, lo dici solo perché non vuoi rimanere da sola.
Y: Può darsi. Ma fidati che non voglio qualcuno, ma te.
X: Sei odiosa.
Y: Anche tu. Quindi, resti?
X: Resto.

John era solito atteggiarsi da macho quando era giovane ma dalla fotografia si vede come dal suo viso traspaiano emozioni quali la tristezza e il dolore per le perdite subite nella sua breve vita. La morte di sua madre poi quella del suo migliore amico. E’ per questo che io amo questa fotografia perché mostra quel John che, sono sicura, come lui stesso avrebbe voluto apparire da vecchio con il viso che avrebbe lasciato trasparire le sue emozioni. Ho scattato questa foto nell'attico dove Stuart era solito dipingere, ad Amburgo.

-Astrid Kirchherr

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fuks

When you just want to be left the f alone

JESUS CHRIST I’M IN TEARS

Me

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sixpenceee

This shot was a winner of a weekly National Geographic photo contest. Taken by Wayne Wetherbee.

While on safari in Africa, on the Okavango Delta, Botswana photographing wildlife, this leopard had made a kill and brought it to her cub high in a tree. While her cub was safe feeding, she made her way back down the tree through some heavy grass toward me with her head down. For a brief moment she lifted her head and I was able to get the shot. Her damaged eye did not effect her ability to hunt. After reviewing the shot it was almost as if this magnificent cat had an eye on the Universe.

Tips That Can Save Your Kid’s Life.

THIS IS IMPORTANT 

When I was a child, from the time I was about four and could understand things, my mom told me and my brother that we should have a secret word. That way, if we were ever in trouble or felt unsafe and we didn’t want the people around us to know we needed her to come get us, we could let her know. So she let us pick the word and my brother and I chose the phrase “peanut butter cups.” (I’m happy to share the phrase now since both my brother and I are adults now). 

I used the phrase twice in my life. Once, I was at a friends house when I eight years old. Her dad got really drunk and was throwing things against the wall. I was really scared and I didn’t want to draw attention to myself on the phone when I called my mom to come get me because I didn’t know if he would get more violent if I asked her to come get me. So I called her and was calm and after a couple minutes I asked “Hey mommy, did you get me those peanut butter cups from the store?” And she said “I’ll be right there.” And she came and got me within minutes. 

Second, I was a teenager spending the night at a friends house. Her brother and dad were drinking and they started talking about things that made me uncomfortable - ie: what they liked to do to women. My friend didn’t seem perturbed and said that was normal for them and that I shouldn’t worry. But I was worried because they were really drunk and I was 15 and the only ‘woman’ around that wasn’t related to them. I went in my friends room, told her I needed to call my mom and say goodnight. Before I hung up with her I asked “Next time we go to the store, can we get some peanut butters cups? I’ve been craving them.” And she came and got me, just like that. 

Two incidents, one as a young child, one years later as a teen. Don’t discredit this stuff, it fucking works. My brother used it a few times too. Let your child pick the word and no never, ever, ever, ever get mad at them for using it no matter what it is. 

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titenoute

DO NOT SCROLL PAST THAT.

Era matta, da legare. -Aveva un disturbo mentale? Chiese lo psicologo aggiustandosi gli spessi occhiali da vista sul naso. Weston rise di gusto. -Uno solo? Quella donna ne era piena, era più disturbata che bella…e si fidi, era la donna più bella che io abbia mai visto, che qualsiasi uomo spera di vedere o incrociare semplicemente, prima o poi. -Mi parli di lei. -l'ho incontrata a tarda notte, dove tutto sembra magico, persino il vecchio pub sotto casa, ha presente ? Quello con l'insegna arrugginita e dalla brutta fama. Giocava a biliardo, aveva un orribile basco calato sulla fronte, Dio mio era proprio disgustoso . Ma lei continuava ad essere così fottuttamente bella, con quel viso da bambina e quello sguardo così nero da farti accendere tutti i sistemi d'allarme che il tuo corpo possiede. Le parlavo in fretta, avevo paura che fosse soltanto un sogno e prima o poi la realtà mi avrebbe strappato via da lei. Le proposi di bere, prese un succo di frutta alla mela verde, in un locale pieno di alcolici lei scelse un semplice succo. Ci crede? Primo sintomo della sua poco sanità mentale. Dubitai che avesse meno dei vent'anni, pensiero stupido. Le sue parole non erano quelle di un innocua ragazzina, bensì quelle di una donna, una donna che se avesse voluto avrebbe potuto staccarti l'anima con i denti da un momento all'altro. La invitai ad uscire, più e più volte fino ad innamorarmene. Io con l'amore non ci volevo avere niente a che fare. Ho sempre pensato che esso sia un sentimento disturbato, che ti uccide se non va a buon fine. E quasi mai va a buon fine. Aveva la mania di decorare qualsiasi cosa le capitava a portata di mano, sedie, specchi, vecchie cornici: lei le innovava. Mi ricordo quando, dopo averle dato le chiavi di casa, la trovai in salotto intenta a pitturare le pareti con colori caldi. “Che stai facendo?” Le chiesi allarmato. “C'era della muffa, questa casa è piena di spigoli. Ha la necessità di un paesaggio caldo. Ti faccio un murales.” La guardai sbieco e infine sorrisi: si, avevo bisogno di qualcuno che mi scaldasse il cuore, la casa, il letto. Qualcuno da amare e stringere. Così mi abbandonai a lei, alle sue piccolezze e ai suoi immensi abissi. Voleva che cucinassimo assieme, diceva di aver letto un libro in cui una sessuologa esponeva che la creatività a letto aumenta svolgendo attività che toccano il quotidiano insieme. Si, esatto! Aveva detto tali parole, non ci ho capito una mazza. Ma era bello passare del tempo con lei, vederla ridere perché non sapevo tagliare una cipolla o pelare una patata. Aveva un linguaggio tutto suo, frutto di tutti i libri che aveva letto, anzi, assorbito. I libri erano la sua ossessione. Sa, alcune volte credeva di essere la protagonista dei suoi romanzi. “Oggi chi sei?” “Una ricercatrice scientifica, un pirata, una donna di poco conto, un uomo con problemi familiari, una gazzella, un fachiro.” Amavo questa piccola passione, sembrava vivere mille storie concentrata in una. Preferiva la marmellata alla Nutella e il the al caffè, guardava film sottotitolati per migliorare il suo inglese già eccellente. Quando era triste, si estraniava dal modo. “Che fai?” “Aspetto.” “Ma chi?” “La pioggia.” E quando arrivava, sembrava un vero e proprio uragano. Correva a piedi nudi per le scale, fino in cortile. Poi piangeva e urlava al cielo; diceva che la pioggia le alleggeriva il cuore, le puliva i dolori. Era matta da legare, ed io ne ero fottutamente perso. Weston fissava il vuoto con un leggero sorriso che faceva da cornice al suo racconto. -E poi ? -Lei andò via ed io divenni matto, senza una ragione. Un giorno mi alzai e lei era non c'era più. perché crede che mi trovi nel suo studio dottore? -Lei non è pazzo. -la normalità senza la sua follia mi annoia. Un tuono illumino le finestre dello studio, Weston si precipitò sulle scale. -Corro dottore, devo andare. -Ma dove va ? Ha pagato due ore di seduta, abbiamo consumato solo quaranta minuti. Ma Weston era già fuori, sotto il diluvio. Una voce maschile si udì urlar contro il cielo.

Perlabionda (via perlabionda)

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skywardsus

Clark,

quando leggerai questa lettera saranno passate alcune settimane (anche considerando le tue inaspettate capacità organizzative, dubito che tu sia riuscita a raggiungere Parigi prima dell’inizio di settembre). Spero che il caffè sia buono e i croissant freschi, e che ci sia ancora un po’ di sole per stare seduta fuori su una di quelle sedie di metallo sempre traballanti sul marciapiede. Non è male, il Marquis. Anche la bistecca è buona, se ti va di tornare per pranzo. E se guardi più avanti lungo la strada, alla tua sinistra, dovresti vedere L’Artisan Parfumeur dove, dopo aver letto questa lettera, ti consiglio di andare a provare un profumo che mi pare si chiami Papillons Extreme (non ricordo bene). Ho sempre pensato che sarebbe stato delizioso su di te. Okay istruzioni terminate. Ci sono alcune cose che ti volevo dire e che ti avrei detto di persona, ma a) ti saresti messa a piangere e b) non mi avresti lasciato finire. Hai sempre chiacchierato troppo. Dunque: l’assegno che hai trovato nella prima busta che ti ha consegnato Michael Lawler non era l’intera somma, ma solo un regalino per aiutarti ad affrontare le prime settimane da disoccupata e farti arrivare a Parigi. Quando tornerai in Inghilterra dovrai portare questa lettera a Michael nel suo ufficio a Londra, e lui ti darà i documenti necessari per avere accesso a un conto che ha intestato a te su mia richiesta. Sul conto c’è quanto basta per sceglierti un bel posticino dove vivere e per pagare l’università e le spese correnti per mantenerti durante il periodo di studi a tempo pieno. I miei genitori saranno messi al corrente di tutto. Spero che questo, insieme all’apporto legale di Michael Lawler, faccia sì che ci sia meno trambusto possibile. Clark, già ti vedo andare in iperventilazione. Non cominciare a farti prendere dal panico e non tentare di svincolare. Tutto questo non sarà sufficiente per farti restare seduta in panciolle per il resto della tua vita, ma dovrebbe almeno regalarti la libertà, sia da quella claustrofobica cittadina che entrambi chiamiamo casa, sia dal tipo di scelte che finora ti sei sentita in obbligo di fare. Non ti sto dando questo denaro perché voglio che tu pensi a me con nostalgia o mi sia riconoscente o lo veda come un ingombrante ricordo. Te lo dono perché non ho più molti motivi per essere felice, ma tu sei uno di questi. Sono consapevole che conoscermi ti ha causato sofferenza e dolore, e mi auguro che un giorno, quando sarai meno arrabbiata con me e meno sconvolta, capirai non solo che non avrei potuto fare altrimenti, ma anche che questo ti aiuterà a vivere una vita davvero bella, una vita migliore di quella che avresti vissuto se non mi avessi incontrato. Per qualche tempo ti sentirai a disagio nel tuo nuovo mondo. Ci si sente sempre disorientati quando si viene sbalzati fuori dal proprio angolino rassicurante. Ma spero che tu sia un po’ elettrizzata. Il tuo viso quando sei tornata dall’immersione mi ha detto tutto: c’è fame in te, Clark. C’è audacia, l’hai soltanto sepolta, come fa gran parte della gente. Non ti sto dicendo di buttarti da un grattacielo o di nuotare con le balene o cose di questo genere (anche se in cuor mio mi piacerebbe che lo facessi), ma di sfidare la vita. Metticela tutta. Non adagiarti. Indossa quelle calze a righe con orgoglio. E se proprio insisti a volerti sistemare con qualche tizio strampalato, assicurati di mettere in serbo un po’ di questa vitalità. Sapere che hai ancora delle possibilità è un lusso. Sapere che potrei avertele date io è stato motivo di sollievo per me. Così stanno le cose. Sei scolpita nel mio cuore, Clark, fin dal primo giorno in cui sei arrivata con i tuoi abiti ridicoli, le tue terribili battute e la tua totale incapacità di nascondere ogni minima sensazione. Tu hai cambiato la mia vita molto più di quanto questo denaro potrà cambiare la tua. Non pensare a me troppo spesso. Non voglio pensarti in un mare di lacrime.Vivi bene.   Semplicemente, vivi.

Con amore, Will  

Vagando sul web trovato i 7 lavori più belli del mondo 😍 1. Custode di Paradise Island: 75 mila euro per 6 mesi di lavoro. Tra le competenze richieste, quella di sapere nuotare e la voglia di esplorare la meravigliosa isola; 2. Collaudatrice di alberghi di lusso: la giovane e bellissima Rhiannon Taylor, 29 anni, m ha creato In bed with me, sito dove valuta gli alberghi a 5 stelle, viaggiando per il mondo per mettere alla prova letti, piscine e servizio in camera; 3. Tester di acqua-scivoli: il 32enne inglese Tommy Lynch percorre più di 40 mila chilometri nel mondo per il suo lavoro: testare gli scivoli dei parchi acquatici e dei resort di vacanza. Senza mai concedersi un giorno di ferie (e ci credo 😎😍); 4. Assaggiatrice di uova di Pasqua: Alex Emerson-White, 27 anni, che per guadagnarsi da vivere assaggia barrette di cioccolato come degustatore ufficiale delle uova di Pasqua per la catena di negozi Marks & Spencer. Il suo compito, oltre ad assaggiare le uova, è girare il mondo e scegliere gli ingredienti perfetti per prepararle. Alex però va in palestra 4 volte a settimana o rischia di mettere su 20 chili al mese; 5. Collaudatore di profilattici; 6. Giardiniere: secondo una ricerca basata su statistiche e pubblicata dal quotidiano The Guardian, quello del giardiniere è uno dei lavori più belli del mondo; 7. Matematico: con un reddito medio superiore ai 100 mila dollari all'anno e un tasso di crescita del 23% previsto per il 2022, il matematico è in assoluto il lavoro più desiderabile. Senza di loro pare che il mondo rischierebbe di fermarsi, sono indispensabili in tutti i settori. E niente, vi auguro di fare/trovare un lavoro che vi faccia tornare a casa la sera con il sorriso ❤️

Non dirmi ‘ti amo’ se mi ami di meno, se non mi ami abbastanza, se mi ami solo un po’. Non dirmelo nemmeno per farmi piacere o perché credi ne abbia bisogno.
Dimmi ‘ti amo’ solo se ti si spacca il cuore, quando non vedi altro e non senti altro.
Quando non riesci a pensarti senza pensarmi, quando è ‘grazie’, ‘grazie’, ‘grazie’ e non sai neanche di che cosa.
E quando non capisci niente e non smetti di guardarmi anche se ho già finito di parlare. Quando non sai cosa facciamo ma sai solo cosa siamo. Un ‘noi’, un ‘qui’, un ‘adesso’.
Non dirmi ‘ti amo’ perché l’hai detto ieri e non dirmelo nemmeno per abitudine o rispetto.
Dimmelo solo se mi senti, se mi senti dentro, attraversarti da testa a cuore e solo quando la gola senti strozzare. Quando sono brividi che aprono la pelle.
E dimmelo ogni volta che vale la pena, dimmelo solo se valgo la pena, se valgo tanto quanto un ‘ti amo’ sincero.