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@alessiatr

•Quello che non ci uccide, ci rende più forti•
Tu tienimi, tienimi anche se sono un disastro anche se sono gelosa, anche se mi mangiucchio le unghie. Tienimi anche se sono ingenua, tienimi se non ci arrivo nelle cose, tienimi anche se ti arrabbi, tienimi anche se sono una bambina, anche se non so cucinare bene e se ho sempre i capelli in disordine. Tienimi quando fuori piove, e anche dentro il mio cuore non c'è tempo sereno. Tienimi quando mi arrabbio, quando non ti parlo, quando sono fredda e schiva perché è quando di te ho più bisogno. Tienimi per mano, tienimi così come sono. Tienimi con tutti gli «anche se» ed i «nonostante tutto». Tienimi, perché io senza di te rischio di cadere.

quelnovemarzo (via quelnovemarzo)

Amate una persona che vi farà venire voglia di svegliarvi sempre prima del previsto, per guardarla qualche attimo in più prima di uscire e di dormire sempre un attimo più tardi, per farvi chiudere gli occhi stanchi di sonno ma mai stanchi di lei

M. Bisotti (via pura--follia)

Fra tutte le carezze, gli abbracci e i baci che ci siamo dati, la cosa più intima che ho fatto con te è stata raccontarti di me – perché è più facile mostrare le smagliature sul corpo, è molto più difficile mostrare le cicatrici sul cuore.

Io non voglio cancellare il mio passato, perché bene o male mi ha reso quello che sono oggi. Anzi, ringrazio chi mi ha fatto scoprire l'amore e il dolore, chi mi ha amato e usato,chi mi ha detto ti voglio bene credendoci e chi invece l'ha fatto solo per i suoi sporchi comodi. Io ringrazio me stesso per aver trovato sempre la forza di rialzarmi e andare avanti, sempre.

Oscar Wilde (via lavitasospesa)

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Guardandola negli occhi le avrei domandato: «Mi ami tu?». E se essa m'avesse detto di sì, io l'avrei serrata fra le mie braccia per sentirne vibrare la sincerità.

Italo Svevo, La coscienza di Zeno (via uncasinoinnamorato)

“Ti meriti un amore che ti voglia spettinata, con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta, con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.

Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura, in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te, che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.

Ti meriti un amore che voglia ballare con te, che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi, che non si annoi mai di leggere le tue espressioni.

Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti, che ti appoggi quando fai la ridicola, che rispetti il tuo essere libera, che ti accompagni nel tuo volo, che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie che ti porti il sogno, il caffè e la poesia.”

– Frida Kahlo.

Lasciate che vi dica una cosa: se incontrate dei solitari, qualsiasi cosa vi raccontino, non è perché amano la solitudine. E’ perché hanno cercato di amalgamarsi col mondo prima, e la gente continua a deluderli.

Jodi Picoult

L’opera nasce in un momento di grande dolore per l’autrice, causato dalla sofferenza per il divorzio dall’amato marito, Diego Rivera. Il dipinto raffigura uno sdoppiamento: a sinistra la Frida vestita di bianco, in un abito dalla foggia occidentale, a destra la Frida colorata, con indosso gli abiti della tradizione messicana. La Frida lasciata da Rivera e la Frida da lui amata. Le due siedono di fianco, sulla stessa panchina, ma non si guardano. Si tengono per mano e sono legate da una vena che connette il cuore vivo, dal colore rosso acceso, all’altro impallidito, che sembra ardere. Il rosso: colore della passione, ma anche del sangue. Simbolo di vitalità ma anche di dolore. Quel dolore che si connette tipicamente ad ogni separazione e che si caratterizza con vissuti di grande sofferenza interiore. Quella che l’individuo ferito tenta di eliminare. A questo fanno pensare le forbici. La lacerazione ma anche la volontà di recidere. Il desiderio di arrestare vissuti dolorosi e tagliarli fuori in modo più o meno consapevole. La fatica di entrarci è simboleggiata dall’assenza di uno scambio visivo. La Frida colorata ed amata non guarda la Frida addolorata, appiattita nei colori e sanguinante. Spesso il dolore diventa una barriera che logora e non consente né una integrazione al proprio interno, né una condivisione con l’esterno. Ma l’afflizione che ogni separazione comporta, è parte inevitabile ed ineliminabile dell’esperienza umana. E riguarda tanto il rapporto con l’altro, quanto quello con sé stessi. Anche nella costante crescita individuale, cambiamento e sviluppo richiedono passaggi che implicano sempre dolore. Questo è connesso con il processo di distacco da parti di sé ormai superate. Lasciarle andare è necessario per fare spazio a nuovi aspetti personali. Essi sono frutto della scoperta e dell’arricchimento del confronto con l’altro e con sé stessi.

Il tuo compito è sollevare la tua vita, giocare con lei, lanciarla come voce alle nubi, a riafferrare le luci che ci hanno lasciato. Questo è il tuo destino: viverti. Non devi fare nulla. La tua opera sei tu, niente altro.

Pedro Salinas (via perpassareiltempo)

Ti ho sempre ammirato. Tu sei come sei, te ne freghi. Invece per me quel che pensavano gli altri era importante, anche se facevo finta di no.

13 reasons why (via itselliesss)