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1ND3F1N1TUS

@1nd3f1n1tus

" Domani cambierò. Ieri volevo farlo oggi. " M, 40, ITA

“Hola. My nombre es Iñigo Montoya. Tu hai ucciso mi padre. Preparate a morir.”

Iñigo Montoya

"Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla."

Lao Tzu

"Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza

Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza

I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi

La bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi"

“Bisognerebbe tentare di essere felici, non fosse altro per dare l’esempio”

Jacques Prévert

Che te ne fai di tutta quella bellezza e di una laurea da 110 e Lode quando davanti a te c'è una persona che piange e non sai cosa dire ? I sentimenti non te li danno in dotazione con le due cose precedenti.

Comunque io personalmente penso che le etichette a volte ci diano sicurezza, le cerchiamo e le vogliamo per capire chi siamo, dove andiamo ..a volte però sono pesanti , ci infastidiscono e magari non ci rispecchiano nemmeno. Ancora non ho capito se sono un bene o un male...

Il fatto che tu non abbia terminato gli studi non fa di te un indefinito, secondo me. Sei comunque qualcuno, a modo tuo . Non hai scelto la via classica, e sì, nella società in cui siano è difficile questa cosa

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Cara Ariel,

Sono assolutamente d'accordo con te! Bellezza e Ottimi voti non risolvono i problemi sentimentali!

Credo che il titoletto che ho dato al testo sia stato forse un po' fuorviante, non voleva per nulla parlare del Mio titolo di studio (che appunto non ho) come indefinito.

Voleva essere più una sintesi di due momenti che ho vissuto durante la giornata. La narrazione dei due laureati era pretestuosa per il racconto di quella singola frase: "Tu sei una persona indefinita".

Per mia fortuna, l'invidia, quella brutta, nonostante io l'abbia citata per ben due volte, non fa parte della palette dei miei sentimenti. Trovo peraltro che l'invidia in senso positivo sia una buona cosa. É buona se è motore motivazionale a dare il nostro meglio per raggiungere obiettivi che ci appartengono, che sono nostri.

A me personalmente della laurea, della mia laurea, interessa relativamente, è una percorso che ho abbandonato volontariamente, e una scelta che ho ormai elaborato abbondantemente. Mi rimane più il cruccio personale di non aver portato a termine qualcosa che era assolutamente alla mia portata, non per soddisfare soggetti terzi, che siano persone o la società, ma per una soddisfazione personale. Col senno di poi, penso mia avrebbe fatto piacere avere un pezzetto di carta appeso alla parete.

Non ho mai pensato che la laurea fosse un qualcosa di fondamentale per la propria realizzazione personale e professionale.

Io mi sono costruito una vita, una professionalità, una cultura professionale autonomamente, con soddisfazioni sia lavorative che economiche che tanti miei coetanei laureati si sognano.

Non mi sento indefinito per via del percorso accademico non concluso.

Mi sento indefinito perché lo sono.Perché è il mio modo di essere. Nella vita, nel lavoro, nelle relazioni.

Questa indefinizione, in cui io alla fine mi sento a mio agio, viene sollecitata e diventa problematica quando mi trovo a confrontarmi con persone e situazioni che non combaciano con il mio modo di essere: volenti o nolenti il mondo è fatto di altri da noi, di persone terze, che hanno pensieri, abitudini, modi di vedere le cose differenti. La relazione umana è fatta di confronto, e non esisterebbe se non ci fosse l'altro.

Ma spesso l'altro, ed è la maggioranza dei casi, ama le cose definite, le relazioni definite, le etichette sociali definite...etc..ecco allora che l'essere Indefinito si scontra con la realtà.

Spero di essere stato chiaro, se così non fosse sentiti pure libera di chiedere delucidazioni.

Anonymous asked:

Perché ti senti addosso quell'accusa?

Non lo so Anon, sento di essere indefinito. Sento di percepire quella frase come una accusa per via del contesto sociale in cui vivo e viviamo, che richiede di aderire a certi standard, in ambito sociale, relazionale, professionale. Standard che non mi appartengono.

"È come una costante sensazione di mancata appartenenza"

Di contro ti posso dire che io sto bene con me stesso, nella mia indefinizione, vivo il mio modo di essere non determinato in maniera positiva. Eppure vivo in una realtà sociale, che è fatta di regole e compromessi. Quando mi metto a confronto con quelli, con le aspettative della società, dell'altro, mi sento inadeguato.

Ma io amo io mio modo di essere, e posso dirti che non potrei essere diverso, e non saprei esserlo. La definizione mi spaventa al pari della perfezione, io amo le zone grigie, non voglio in alcun modo essere etichettato se non come uno "Senza etichetta"

Mi sento addosso quell'accusa perché mi appartiene e vorrei invece poter vivere in un contesto scevro da queste categorie.

Titolo di studio: INDEFINITO

La settimana scorsa ho avuto modo di assistitere a una sessione di proclamazione di laurea in ingegneria.

Durante la sessione sono stati proclamati alcuni 110 e Lode.

Tra questi, due hanno attirato la mia attenzione.

Il primo proclamato in ordine cronologico, era oggettivamente un bellissimo ragazzo, con un bel fisico, media altezza, ma slanciato, proporzionato, un bel viso e un bel sorriso, Hollywoodiani oserei dire, con dei bei capelli neri, mossi ma ordinati, cosi come il resto: un bel vestito chiaro, che gi calzava a pennello addosso. Sfoggiava anche un bel portamento che trasmetteva sicurezza unita alla gioia del risultato ottenuto e anche titolare di una doppia laurea internazionale in un programma in accordo con l'Università di Parigi.

Lo ho visto e l'ho un po invidiato, per la bravura e preparazione abbinate a un'estetica invidiabile.

Il secondo in ordine cronologico era un bel ragazzo.

Si è presentato in ritardo, entrando in aula magna a cerimoniale iniziato.

Pantalone nero, maglietta nera, giacca nera portata a due dita sopra la spalla, orecchino a cerchio dorato: molto Fonzie.

Durante la proclamazione ha indossato la giacca sopra la maglietta per togliersela subito dopo.

Si discostava in stile e atteggiamento dal primo, ma li univa quella sicurezza.

Non appena proclamato è tornato verso la seconda fila di sedute (le prime due erano riservate ai proclamandi), non prima di aver baciato e abbracciato la fidanzata in terza fila, una bella ragazza con degli shorts neri, maglietta bianca e i capelli biondo cenere con dei riflessi viola, la quale aveva un entusiasmo e una felicità partecipata genuina e coinvolgente.

Li ho visti e li ho un po' invidiati, per la bravura di lui, per la laurea che io non ho portato a termine, per la bellezza di un momento di condivisione così intenso, per la gioia partecipata di lei, per il percorso condiviso che li ha portati fino a quel punto.

Dopodiché sono andato a festeggiare il proclamato per cui ero li, e una volta finita ls festa, tornando verso la macchina, mi sono imbattuto di striscio in Proclamando n°1, a confronto con una ragazza in lacrime, lontani dal resto del gruppo di amici che erano accorsi per festeggiare il risultato di lui.

Lei piangeva, o aveva pianto, aveva gli occhi rossi e gonfi e la voce ancora rotta. Lui la guardava cercando di dire qualcosa di bello perché la situazione si potesse sistemare, perché lei tornasse a sorridere, ma a quel punto lei ha detto l'unica frase che ho sentito di quella scena:

"Perche tu, R*****, sei una persona indefinita!"

E io non lo so cosa volesse dire esattamente, ma l'ho sentita un po' come una cosa mia, una accusa rivolta a me, mi sono sentito anche io "Una persona indefinita", e mi ha fatto male.

Non c'è una morale in questo racconto, se non che in un 110 e Lode, ci possono essere una bella immagine di amore partecipato e sentito di una bella e innamorata ragazza da una parte, e una situazione poco chiara, "indefinita" , ma sicuramente sofferta dall'altra.

E che non basta un 110 e lode e una bellezza invidiabile, perché la vita ti sorrida.

"The greatest thing

you'll ever learn

Is just to love

and be loved in return"

"Si cucina sempre pensando a qualcuno,

altrimenti stai solo preparando da mangiare."

"Forse é così, io vivo fuori tempo,

é vero ciò che sento sotto pelle,

é come una costante sensazione

di mancata appartenenza

che suona e vedo le tue mani

allontanarsi alla deriva delle

cose che non ho,

cose che non avrei potuto avere mai,

e cose che non so,

le cose che non ho

sono ciò che sono e non chiedono scusa.

cose che non ho,

cose che non avrei potuto avere mai,

e cose che non so,

le cose che non ho

guardale a fondo non cerco una scusa.

Forse é perché sorrido fuori tempo,

non riesco ad adattarmi e galleggiare,

perso dentro guai di cui non

provo neanche più a trovare un senso,

ti cerco e vedo le tue mani

allontanarsi alla deriva delle

cose che non ho,

cose che non avrei potuto avere mai,

e cose che non so,

le cose che non ho

sono ciò che sono e non chiedono scusa.

cose che non ho,

cose che non avrei potuto avere mai,

e cose che non so,

le cose che non ho

guardale a fondo non cerco una scusa.

Ma non rinuncerò ai miei relitti, alle mie cose che non ho

e non le tradirò

cose che so

Non dimenticherò la nostra strada e ciò che siamo,

questo no non credo cambierò

cose che so."

"...They say time will

Make all this go away

But it's time that has taken my tomorrows

And turned them into yesterdays

And once again that rising sun is droppin' on down

And once again you my friend are nowhere to be found

And it's so hard to do

And so easy to say

But sometimes, sometimes you just have to walk away

Walk away

And head for the door..."

La purezza nell'abbraccio di una coppia di adolescenti che si salutano in stazione.

I teneri baci a stampo alternati agli sguardi innamorati.

Lei parte. Lui le porta la valigia verso i binari.

"Ti cherzo donare

su sambene,

ses sa vida mea

Ti cherzo, ninnare..."

Domo mea - Tazenda

AI Imagined "Starry Night" Bathroom

Midjourney User: @Lauren_P

"Mettetemi un' etichetta e mi avrete annullato”

Søren Kierkegaard