Nella perfezione operano concetti intellettualmente diversi, visto che la mia idea di perfezione non è necessariamente uguale alla tua: non esiste un criterio unificante, atto a definirla, e, dunque, non esiste un tipo ideale di perfezione nel mondo esterno.
Essa si trova nel cervello, come riflesso di un concetto costruito e trasportato nel quotidiano che ci circonda.
Con molta onestà, nel cercare ciò che ci può fornire la perfezione, noi traduciamo in realtà un derivato della stessa, che non è più reale, visto che non può essere ascritto a nessun esempio in particolare.
E allora com’è possibile soddisfare questa bramosia di perfezione?
L’artista si appresta a dipingere il quadro più bello, il musicista a comporre un’eccezionale sinfonia, io a guardare l’uomo più affascinante su questa Terra: ciò attiva una parte del sistema di ricompensa del cervello, ovvero la corteccia orbitofrontale.
Questo sistema segnala quanto ciò che viene ammirato corrisponda al concetto espresso nel cervello: così potrà dire al pittore di aver dipinto il quadro più bello, al musicista di aver composto una sinfonia eccezionale e a me di aver guardato l’uomo più affascinante su questa Terra.
La corteccia orbitofrontale non è semplicemente attivata dall’oggetto del desiderio in sè: è attivata dal giudizio dell’individuo nell’atto in cui osserva quello che ama.
Questo cosa significa?
Che la perfezione, appunto, è solo un concetto: che il quadro e quella sinfonia sono solo dei concetti, costruiti dagli artisti, che il fascino di quell’uomo è solo un concetto, costruito da me stessa; dunque la perfezione esiste solo nel momento in cui il concetto non viene deluso e viene amato, come riflesso di tutto quello che noi sappiamo donargli.
E allora sapete che vi dico?
Voglio provare a fare incontrare a metà strada ciò che il mio cervello immagina e la mia esperienza reale: renderò perfetto tutto quello che mi circonda, visto che la perfezione esiste nel momento in cui io le dono un significato e le permetto di vivere…dentro di me.