Gli uomini non lo sanno. Non lo sanno non perché siano stupidi, o perché siano insensibili. Non lo sanno perché non glielo raccontiamo mai, portate come siamo a starcene in silenzio. Non parliamo mai al nostro fidanzato di come lo sguardo di uno sconosciuto possa metterci a disagio, perché è uno di quelli che ti restano addosso tutto il giorno. Non diciamo mai a nostro padre che quella volta che ha alzato la voce con la mamma ci siamo spaventate. Non raccontiamo a nostro fratello che quella sera, a camminare da sole, abbiamo avuto paura. Perché per noi è normale, è da sempre così, perché per noi è abitudine fare una passeggiata e sentire i fischi di un gruppo di ragazzi. Perché siamo abituate ad accelerare il passo quando siamo da sole in una strada buia, perché sappiamo già che se faremo carriera tutti penseranno che non è merito nostro, ma perché ci siamo inginocchiate davanti a qualcuno. Perché siamo consapevoli del fatto che è normale per gli altri mettere in dubbio la nostra forza, il nostro coraggio, la nostra capacità. E non raccontiamo a nessun uomo di come sia stato imbarazzante sentirci addosso delle mani che non volevamo, di come abbiamo pianto quando ci hanno preso in giro, quando hanno ignorato i nostri sentimenti, o peggio, li hanno derisi. Ascoltatele, le donne. Non nascondetevi dietro la scusa che siamo troppo complicate per voi, siamo solo incomprese, e spesso sole. Perché solo quando un'altra donna ci asciuga le lacrime e dice “ti capisco” sappiamo che può capirci, non quando un uomo, a un nostro racconto triste, dice “dimentica, non darci peso”. Non ignorate le nostre difficoltà nel farvi capire come stiamo quando ci voltate le spalle inconsapevolmente. Ascoltatele, le donne. Non minimizzate, e non approvatele quando sono portate per abitudine a farlo. Guardate. Sentite. Non fate finta di niente.
Una medaglia a chi l'ha scritto.
Non voglio medaglie, ma grazie.
Quanta verità





