Mi chiamo K.
Ho 29 anni.
Vivo in una grande città.
Sono un ingegnere ed il mio stipendio è lo stesso dei miei colleghi uomini.
Quando la mattina esco di casa non faccio attenzione a come mi vesto per paura di risultare volgare, nessuno mi giudica per una gonna troppo corta.
Non mi interessa se parcheggio in una zona isolata, nessuno mi importuna approfittando del fatto che non sia accompagnata.
A lavoro non devo fare buon viso a cattivo gioco per paura di essere licenziata, finché faccio bene il mio lavoro nessuno mi impone nulla.
Quando non uso la macchina prendo i mezzi senza problemi, anche se sono affollati nessuno si permette di schiacciarsi contro il mio lato b.
Se ho voglia di farmi una camminata dall'ufficio fino al bar per strada non ricevo occhiate sgradevoli o apprezzamenti volgari, ognuno prende il suo caffè e legge il suo giornale senza farsi distrarre da un centimetro di pelle scoperta.
Quando parlo con un uomo vengo guardata in faccia, non importa il tipo di scollatura.
E quando parlo con un uomo dico quello che voglio. Nessun uomo si permetterebbe mai di alzare la voce per farmi stare zitta.
Nessun uomo sarebbe così vile da cercare il mio rispetto spaventandomi.
Quando sono con gli amici parlo a ruota, dico parolacce. Non bestemmio per principio personale ma se anche lo facessi nessuno mi farebbe la morale, perché non è scritto da nessuna parte che la donna deve seguire un certo codice di comportamento, che deve essere sempre educata e rispettosa di tutti.
Se mando qualcuno a quel paese non mi sento dire ‘principessa, così ti cade la corona’, perché tutti sanno che sono umana, non una principessa viziata, educata, ignorante, snob e superficiale. Non voglio essere una principessa e nessuno me lo rimprovera.
Quando non sono d'accordo con un uomo ne parliamo, l'uomo non ha automaticamente ragione, ognuno ascolta il punto di vista dell'altro, e se proprio non c'è punto di incontro ognuno è consapevole di non essere nella ragione assoluta.
Quando torno a casa non ho voglia di fare le pulizie, e a volte quando ricevo qualche amico c'è un po’ di disordine, ma nessuno pensa che io non stia facendo quello che dovrei fare come donna. I miei amici sanno che non ho molto tempo libero, quindi non giudicano il mio salotto cosparso di libri, perché nessuno ha deciso che una donna deve tenere la casa in ordine per definirsi Donna.
E se poi gli amici rimangono a cena io ordino la cena al ristorante sotto casa perché non so cucinare.
Mai nessun parente mi ha detto che se non imparo a cucinare non troverò marito, perché sanno che la realizzazione di una donna non sta necessariamente nel matrimonio.
Se sto con qualcuno per un mese ma poi finisce lì nessuno mi dice che di questo passo resterò zitella.
A sera tardi qualche volta mi ricordo di non aver buttato la spazzatura, quindi prendo i sacchi, scendo e percorro la strada da sola. I lampioni illuminano a malapena dove metto i piedi, ma è sufficiente. Non ho bisogno che la strada sia illuminata a giorno per essere sicura che nessuno spunterà da un angolo per violentarmi.
Noi persone sappiamo di avere un intelletto che ci distingue dagli altri animali e che le pulsioni istintive ce le siamo lasciate dietro centinaia di migliaia di anni fa, e sappiamo che partire
da un ominide nella caverna e arrivare a un uomo che abusa di una donna,
questo lo sappiamo tutti, non può essere definito evoluzione.
Mi sveglio.
Sono ancora io ma ho 17 anni.
Non mi importa se non servirà a nulla, se sarà una lotta titanica destinata alla sconfitta materiale.
Il mio obiettivo è fare la mia parte.
Da sola non posso abbattere il muro del pregiudizio, ma riuscirò a togliergli una piccola pietra.