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(Sor)prendimi.

@-thegirlsmile

.Dove tu sei, io li sarò.
Mi viene quasi da piangere al pensiero che persone che si amano davvero sono costrette a sopportare la distanza, mentre persone che non sentono un cazzo stanno insieme pur di non dover sopportare la solitudine. Lasciate andare ció non fa parte del vostro cuore, alcuni lo definiscono “coraggio”, io preferisco chiamarlo “rispetto”.
Oggi non so più bene cosa provo. Però una cosa, comunque vada, non la scorderò più e non importa chiamarlo o non chiamarlo amore. Tu eri dappertutto, dentro e fuori di me. Tu eri in ogni mia intenzione, pulsazione, direzione. Tu fabbricavi gioia pura in uno sguardo e io dimenticavo tutto quando ti ero accanto. Tu eri il mio sorriso d'improvviso passeggiando per la strada, quando nei momenti più impensati mi venivi in mente. Tu così vera da non sembrare vera eri la mia follia e la cura alla follia. Questo rimarrà, le emozioni non hanno date di scadenza sul retro. Tu sei stata, sei e sarai. Resterai sempre il mio segreto più bello. Riguardo al futuro oggi rispondo così a chi ha paura e sente cuore congelato. Fa’ che la tua voglia di amare sia sempre più forte della paura di soffrire ancora. Trova un sentimento per cui “valga l'allegria e non la pena”. E a chi ti dice che tutto ha una fine rispondi ridendo: “Andrà tutto bene. Le cose belle finiscono? Quelle brutte non iniziano neppure”

Massimo Bisotti (via winstonbludaventi)

A me hanno sempre detto che non si può amare una persona dopo due mesi. Ma mia madre mi ha amato dal primo giorno. Mi hanno sempre detto che soffrire aiuta a crescere, ma mai che poi cresci soffrendo. Mi hanno anche detto che l'amore a distanza non è possibile,perché due persone lontane non possono amarsi. Io ho sempre creduto il contrario perché l'amore non sta negli occhi,ma nel cuore. Mi han detto che bisogna rispondere colpo su colpo,che se tratti come ti trattano non sbagli,ma il fuoco non si spegne con il fuoco ma con l'acqua.

Fuori piove,dentro pure,passo a prenderti? (via stracolmo-di-vuoto)

La verità è che ho sempre avuto paura, fin da quando ti ho conosciuto, perché sapevo che saresti stato una di quelle persone che avrei sempre avuto paura di perdere. Ho avuto paura quando ho capito che per te ero pronta a rimettere tutto in gioco e a rischiare di nuovo. Ho avuto paura quando ho cominciato a notare che tu eri spesso in tutte le cose che facevo, che dicevo, che ascoltavo, che vedevo. Le cose belle mi fanno sempre paura.
Ogni tanto mi chiedo cosa le racconti di me, se lo fai. Chissà se le dici bugie o la verità, chissà se le dici “con lei? Ma niente, non ho mai provato nulla”, o se invece le dici “l’avrei voluta con me… Ma noi due insieme eravamo una strada senza uscita.” Chissà se ogni tanto le dici che ti ho amato tanto e che era sbagliato, chissà se le dici “sai, credo di averle spezzato il cuore. E non avrei dovuto.” Chissà se le racconti qualche momento nostro, se nei nostri ricordi ti ci perdi per un po’. Chissà se sorridi quando mi pensi. Chissà se mi pensi, poi. Ma tu anche se sei con lei custodisci i nostri attimi. Non saremo mai più insieme, ma ti prometto che ci vedremo lì, tra un sogno e l’altro. Tra un “chissà come sarebbe stato” e un “mi manchi”. Tra un “vieni qui” e un “non tornare più.”

Miriana Cimbro, lezionidivoloperprincipianti (via lezionidivoloperprincipianti)

Potremmo essere in giro a passeggiare in una città qualunque, col caldo, mano nella mano e io dovrei accorgermi del tuo sorriso triste e allora darti un bacio o prenderti il viso e farti fare una smorfia che mimi la gioia. Sorrideresti e il mio desiderio di felicità per te sarebbe compiuto. La verità è che i tuoi sorrisi tristi a me piacciono, perché a te stanno bene, perché li sai trattare, li sai adoperare e mettere in fila senza che rompano le righe. Se lo facessi io sarei penoso. Questo è il punto: faccio pensieri e desidero cose nuove. Non importa cosa so. Per la prima volta, non importa. Non so da dove vengono o come si chiamino e non potrei spiegarle a nessuno eccetto te, con un po’ di tempo, con un po’ di pause, con quei silenzi che non saprei riempire, all’inizio. Ma potrei imparare. Sono un pessimo romantico, lo ammetto. E’ per questo che non sono riuscito a farti innamorare. Lo so che è così. Ho immaginato che potessi bastare io, con i miei modi normali e l’aria spavalda. Fintamente sicura. E del tempo, per spiegarti quello che manca, per farti vedere che ne sarebbe valsa la pena, alla fine. Ho provato, che dire, a farmi scegliere. Ho sperato. Dovevo. Era una possibilità, capisci? Come fare a metterla via, a dimenticarla. Forse aspettando, forse non era il momento. Forse io e te abbiamo un altro tempo. Sono sicuro che con qualche giorno in più, ora in più, ti avrei portato via con me. E’ l’idea che almeno una volta succeda, no? Hai presente? Quell’idea invasiva e sotterranea che si inabissa o si palesa e lo fa una volta sola per tutte e se l’avverti non puoi far finta di niente se hai un po’ di senno. Come un sibilo fluttuante e sinuoso. A me è successo questo: non sono riuscito a fare finta di niente, non volevo, in fondo. Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene. Anche se sapevo di non potere. Anche se era rischioso. Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicità non dipende da me. E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo. Solo per essere sicuro. Verresti?

Italo Calvino (via awwesomewavee)

Non voglio mentirti: a te ci penso ancora. Non riesco a ricordarmi il suono della tua voce e il colore dei tuoi occhi, ma ti penso ancora. Il tuo ricordo si è consumato, eppure continua a vivere dentro me. E, paradossalmente, ti ho messo tra le cose belle della mia vita. Tu, che mi hai ferita più di tutti, sei tra le cose belle della mia vita. Sei sorpreso, vero? Aspettavi che ti odiassi, che ti avessi cancellato dalla memoria. Avrei tutte le ragioni per farlo, e giuro ci ho anche provato ad odiarti. Spesso è più facile odiare che continuare ad amare chi ci ha spezzato il cuore. E ti ringrazio per tutto il male che mi hai fatto, perché senza di esso non avrei riconosciuto il bene. Ti penso e mi pensi anche tu. Sarò sempre il tuo più grande rimpianto. La cosa più bella della tua vita che non hai voluto vivere.

Joy Musaj | ilmareditroppo (via ilmareditroppo)

Scesi dal treno, frastornata da quell'ora di viaggio e dagli spintoni dei passeggeri. I miei pensieri erano stati così rumorosi da non consentirmi nemmeno di ascoltare un po’ di musica lungo il tragitto. Mi guardai intorno, smarrita in un luogo che non mi apparteneva da mesi. Poi, in mezzo ad altri mille, li vidi. Eccoli lì, quegli occhioni verde pastello che mi cercavano tra la folla. Li guardavo in lontananza con l'amarezza di chi sa che sarà l'ultima volta. Scacciai quel pensiero e mi diressi verso di lui. Era sempre stato un tipo distratto, difatti gli ero accanto già da un pezzo quando notò la mia presenza. Mi strinse forte a sè, mi baciò i capelli e ne inspirò il profumo. Lo faceva impazzire, e lo sapevo. «Mi sei mancata.» «Tu no», mentii. Lo odiavo, lo odiavo molto più di quanto potesse immaginare. E lo amavo più di quanto sarei mai stata capace di dimostrare. Ci avviammo silenziosamente al porto. Il caldo ci stordiva, ma una brezza leggera ci accompagnava rendendo la passeggiata più piacevole. Pur non professando parola, leggevo nelle occhiate che di tanto in tanto mi lanciava ogni frase che avrebbe voluto comunicarmi. “Scusami, sono un idiota.” “So di averti fatta piangere a lungo, non potrò mai perdonarmelo.” “Ora sei qui, tutto andrà meglio.” Gli diedi la mano. Sorpreso, di scattò mi baciò, con gli occhi aperti e fissi su di me. Durò una frazione di secondo. Ricordo ancora quando tempo addietro gli chiesi il motivo per cui non mi baciasse ad occhi chiusi come qualunque innamorato. «Li ho chiusi così a lungo immaginando di averti mia, che ora che lo sei non posso non controllare ripetutamente che sia la realtà». Quella risposta mi piacque così tanto che m'innamorai ancor di più, se mai si potesse amare più di così. Ma quei tempi erano lontani, ed ora questa sua sfrontatezza mi infastidì non poco. Mi sentivo una rosa essiccata, di quelle che sei contenta di ricevere quando sono belle e rigogliose, ma che poi lasci essiccare per poterle conservare per sempre o utilizzare come decorazione. Non volevo essere una rosa, non più. Ero talmente stanca. Stanca di rendere qualcuno il mio mondo e poi vederlo puntualmente distrutto. Stanca di capire, di perdonare sempre, di dare 1000 e ricevere 10, se non 0. Stanca di ciò che mi circondava, una relazione a distanza che logorava dentro e un ragazzo che non riusciva ad amarmi. «Questo è un bacio d'addio, lo sai vero?» gli sussurrai. «Sì, lo so.» Discutemmo a lungo, seduti su quella scalinata che dava sul mare. I suoi errori, i miei, le parole dure, disperate, i rimproveri aspri. «Mi hai lasciato sola quando avevo più bisogno di te. Perchè non sei mai riuscito a rendermi felice?» «Perchè il primo a non essere felice sono io», confessò. Era vero. Non era felice con me. Mi voleva bene, questo sì, lo percepivo. In fondo, come si può non voler bene a chi ti sostiene sempre, a chi ti dà amore, a chi ha sempre fatto di tutto per te? «Non sei capace d'amare». Mi corressi. «Di amare me.» Abbassò lo sguardo, colpevole. Me ne andai senza voltarmi, odendo un pianto sommesso in lontananza. Faceva male gettare la spugna, sapere che non ce l'avevamo fatta. Cosa restava adesso di noi, se non una moltitudine di sogni ormai spezzati? Ed io rimasi così, spenta, ad attendere il treno di ritorno con la peggiore delle consapevolezze: l'essere stata importante per qualcuno, ma non abbastanza da farlo innamorare di sè.

Sogni spezzati, Sonia Mencarelli (via soniamencarelli)