“E mi ritrovo a cercarti nelle auto e negli occhi dei passanti…”

Quelle che

Quelle che ti rimangono nella mente sono quelle con cui avresti voluto continuare ad uscire e invece. Insieme a quelle con cui avresti voluto cominciare ad uscire e invece.

Le prime derivano da scelte loro e sbagli tuoi. Gli sbagli miei, ad esempio, sono spesso legati al fatto che vorrei uscire con loro e allora mi emoziono e dico cazzate. O peggio, mi emoziono in camera da letto e allora faccio un altro tipo di sbagli.

Le seconde sono più un’idea tipo Les Passantes di Brassens. Magari ad uscirci si sarebbe scoperto questo o quel difetto insopportabile e inammissibile (sono un mago a trovarne), ma siccome non ci sono uscito, rimarranno per sempre con quell’aurea di perfezione e le avrò solo viste passare.

E poi c’è quella che ieri, dal nulla, salta fuori, scambia due battute e poi scompare nuovamente. Perché anche oberratissima di lavoro, a volte ti diverte tirare scemo un uomo.

No, non è vero, non conosco Les Passantes se non per la traduzione di De André.

Cosa ha la ragazza dal cappotto con gli alamari bianchi che io non ho.

The Path of Honor : I passanti

Come ogni viaggio che si rispetti, è inevitabile rivolgere uno sguardo a chi viaggia nel senso opposto, o forse nella tua stessa direzione.

Durante il mio cammino ho incontrato tante persone, alcune sono rimaste, altre sono andate per la loro strada, anche se a modo loro hanno lasciato il segno su di me; alcune delle tante ferite di cui si nutre la mia corazza.

Non è nella mia natura essere egoista; se lungo la mia strada incrocio uno sguardo triste o degli occhi che  cercano aiuto, non riesco a far finta di nulla, e spesso mi ritrovo a combattere delle guerre che non sono mie, ma di quei passati che nel loro piccolo riescono a trasmetterti qualcosa, e che io stesso ho deciso di aiutare.

Alcuni di loro a volte sono fermi, rannicchiati sul ciglio della strada aspettando che qualcuno li capisca e gli dica “non aver paura, la tua solitudine è finita”; e io non riesco a non fermarmi.

Non voglio nulla da loro,  non voglio gloria e onore personale che in alcuni casi si limiterebbe a uno squallido grazie fine solo a stesso, voglio solo che loro rialzino la testa e iniziassero a camminare come me verso l’onore, perchè anche io prima di munirmi di corazza e katana ero seduto sul ciglio; so come ci si sente.

Molti di loro si limitano a vedere in me il guerriero che voglio apparire, nascosto dietro quella maschera che sembra impenetrabile, se non fusa con la mia stessa pelle; non riescono a concepire l’idea che un uomo sconosciuto, coperto dai suoi panni, possa decidere di impugnare un’arma e spingerli a combattere, insieme a lui. 

Non voglio essere un eroe, quei tipi di personaggi li lascio ai fumettisti, voglio semplicemente far capire a chi, come me, in questo momento si sentono sconfitti dal Destino e dalla vita, che una speranza c’è sempre.

Tutti abbiamo il diritto di sorridere e ritrovare il cammino verso il nostro onore, e se posso essere da esempio, ben venga.

L’onore non deve essere una cosa personale ed egoista.

Molti di questi passanti possono trovare in quel guerriero un tipo troppo invadente, o forse tenteranno di fuggire innanzi alla sua presenza, ma questo non mi fermerà; le possibilità di essere felici non arrivano dal nulla, bisogna crearsele credendo in se stessi.

Per quanto un passante cerchi di nascondere il buio che lo circonda, io riuscirò sempre a percepirlo, perchè la stessa oscurità è ancora intrisa dentro la mia anima, e nei momenti più inaspettati inizia a pulsare sulle mie ferite, dandomi non pochi dolori.

Ma a volte non è necessario che io prenda la mia arma e combatta; in certi casi basta anche un semplice abbraccio, o una mano sconosciuta che ti invita ad alzarti e credere che finalmente qualcuno ti sta ascoltando.

Se il mio abbraccio o la mia intromissione può sembrare troppo invadente non lo saprò mai con certezza, perchè il mio è un gesto spontaneo e senza pretese, ma è sempre fatto con il cuore, o quel poco che ne rimane.

I saluti altrui dai finestrini dell’auto
per capire con aria stanca
cos’è che mi manca
in questi tempi così bui per chiuderci fuori.

Grammatiche elementari incomprensibili,
i tuoi sì che più che sì erano soltanto sibili.
E poi, gli abili sguardi che non riesco a tenere
altro non sono che fiori del male
bellissimi
per il mio cuore a intermittenza
interrotto, corrotto
dal passaggio dei suoi simili.

E con il cielo, scuro
riguardando le tue lune nere
che non ti ho mai incontrata
eppure ti ho amata già,
ridendo
piangendo
su frasi indicibili.

Che per un momento
un attimo uno
lontano da mondi terribili
ricordandoci un tempo
senza futuro
ci siamo sentiti
davvero invincibili.

Ti ho inventato tra i passanti per vederti ancora,

per averti ancora un’ultima volta..

Cosa volete che dica? Ogni volta è una emozione.

..Immagini care per qualche istante 
sarete presto una folla distante 
scavalcate da un ricordo più vicino 
per poco che la felicità ritorni 
è molto raro che ci si ricordi 
degli episodi del cammino. 

Ma se la vita smette di aiutarti 
è più difficile dimenticarti 
di quelle felicità intraviste 
dei baci che non si è osato dare 
delle occasioni lasciate ad aspettare 
degli occhi mai più rivisti. 

Allora nei momenti di solitudine 
quando il rimpianto diventa abitudine, 
una maniera di viversi insieme, 
si piangono le labbra assenti 
di tutte le belle passanti 
che non siamo riusciti a trattenere. 

(F. de André, Le Passanti)

Ho cercato il tuo viso trai passanti

Ho cercato il tuo viso trai passanti
Più di mille volte
E adesso finalmente ti vedo
Più bella di molte altre.

Ho sempre pensato che
In fondo, non ti avrei trovato
Tra i miliardi di persone che
Sole passano su questo mondo.
E anche adesso prego che
Un sogno non mi stia prendendo,
Poiché anche solo il tuo sorriso
È un  sogno stupendo.

(Alberto Parisi)

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