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Preparandomi per una cena a casa di amici. Un maestrale vigoroso ha spazzato via tutta la canicola e reso profondo il paesaggio, tanto da vederne venature e pieghe e alberi fino al mare. Il monte conero sembra un capodoglio arenato, io lo ammiro, scuro, all’orizzonte. Questo scorcio è mio da sempre. Sognai addirittura lo sbarco degli extraterrestri, un bagliore nel buio, da bambina: erano i tre porcellini, con tanto di berretto. Il primo sogno di cui abbia memoria.
Ancora controvento
Soffierà ancora il Maestrale domattina ad Alghero. Soffierà con forza. Si prepara da tre giorni ad accogliere i runners al via della Sardegna Marathon. E non sarà per loro una buona compagnia. A dargli man forte una fastidiosa contrattura che mi tiene lontano da asfalto e scarpette oramai da otto giorni. Per questo saranno 21 km difficili. Più difficili del solito, perlomeno. Ma per fermare la sfida dei #CENTOMILAPASSI® serve bel altro…
Maestrale.
Di nuovo il vento di maestrale che spazza la mia terra, che se non fosse abbastanza a sud, ce la porterebbe ancora di più in una stupida deriva verso l’africa.
Il maestrale che non colma le distanze, che fa crescere gli alberi storti ed orgogliosi. Quel maestrale che finge di spingerti via dalla tua terra quando i tuoi piedi sono ben saldi a terra.
Raffiche e schiaffi. Il rumore della mia casa sotto il maestrale, così noto e forse così già vecchio.
Un vento che non trasporta odori o parole. Un vento che cancella le cose, che mangia i muri e le pietre. Un vento che riesce a spazzare perfino le stagioni. Capace di trasformare una sera estiva in una sera d’inverno.
Il vento del nord, di promesse mai mantenute. Di cose lontane. Di cose ancorate lontano che come te non muovono un passo.
Il maestrale soffia e non mi sposta. Forse son cocciuto come lui, forse solamente mi passa attraverso e mi spazza dentro.
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