Follow posts tagged #made in italy, #bespoke, and #menswear in seconds.
Sign upUna poltrona per due "meid in Itali"
Quando vivevo in California e scoprivano che ero italiana era tutto un susseguirsi di urletti e di complimenti per il nostro stile, il nostro design e la qualità dei nostri prodotti, dal cibo alle scarpe passando per i mobili. Ma questa triste Italia ancora una volta sa come rovinare tutto o forse devo dire questi tristi italiani…
Dopo l’inchiesta svolta nel distretto del divano a Forlì nel 2007, Sabrina Giannini per Report si è spostata a Matera in Basilicata per fare luce sullo strano fenomeno che ha visto ingrandirsi a macchia d’olio la comunità cinese della zona. Le due situazioni si assomigliano notevolmente: ci troviamo davanti ad artigiani locali che non riescono ad uscire sani e salvi dal periodo di crisi economica, mentre i grandi marchi continuano a lavorare e ad aumentare i propri profitti appoggiandosi a terzisti dall’etica improbabile. Dal video di Report si delinea una situazione imbarazzante fatta da aziende leader che, per ridurre i costi e implementare i guadagni, subappaltano la produzione ad altre società. Società che con semplici sotterfugi assumono lavoratori cinesi a cifre irrisorie e molto spesso con orari inumani. La paga di queste persone spesso è a nero e le condizioni di lavoro sono assurde.
Nell’inchiesta viene intervistato anche Pasquale Natuzzi, il fondatore del Gruppo Natuzzi, leader di settore nel mobile imbottito. Qui la produzione è tutta interna, i divani vengono cuciti e prodotti tutti in azienda senza l’intervento di manodopera dalla dubbia provenienza. Una realtà che può contare sul lavoro di 3.200 dipendenti, ma che da almeno 6 anni ha dovuto mandare alcuni dei suoi operai in cassa integrazione.
La triste conclusione è che in entrambe le situazioni sono i contribuenti regolari quelli che ci rimettono: paghiamo più tasse per colmare il vuoto creato da chi non le paga lavorando a nero oppure paghiamo la cassa integrazione perché le aziende non riescono a mantenere i propri dipendenti competendo con una concorrenza sleale.
I controlli vengono fatti raramente e le sanzioni vengono tranquillamente inserite nelle spese ordinarie, le aziende che giocano secondo le regole continuano a chiudere e quelle che violano ogni tipo di etica continuano a crescere… ecco come si è ridotto il famoso “made in Italy”. Questo video da gran voce alla denuncia di Pasquale Natuzzi che vuole affrontare la crisi senza dimenticarsi del rispetto delle regole e senza essere complice di chi non rispetta le leggi italiane, io intanto sogno di tornare in California o in un qualsiasi paese dove le persone normali come me non debbano arrabbiarsi ogni giorno per inchieste di questo genere.
Let’s save the “made in Italy”
![]()