FFF vs WWW ovvero come l'Italia della Moda del Cibo e dell'Arredamento (non) esiste sul web

L’Italia è il paese delle tre F: Fashion Food and Furniture, moda cibo ed arredamento e verrebbe da dire “Si sa”. Per capire quanto questo non sia vero e quanto il sistema funzioni poco basta fare una ricerca in Internet con Google (google.com non .it) riferita ai tre termini e scoprirete che il primo sito italiano viene restituito nella posizione 21 ed il secondo nella 25, fuori quindi dalla prime due pagine di risultati e quindi virtualmente non-presenti.

Di moda e di cibo non ne parlerò ovviamente, mi limito soltanto a dire che questi due settori, a differenza dell’arredamento, si basano su una riconoscibilità maggiore del brand che non necessita di particolari rintracciabilità, non credo infatti che Armani o il Chianti abbiano bisogno di Google per essere riconosciuti, il mobile italiano forse invece si.

Perchè non succede?

Il fattore determinante, secondo me, è la mancanza di una strategia comune e di lungo periodo.

In questo le aziende riflettono curiosamente lo stesso schema culturale delle società di calcio, dove se non vinci subito, sei messo immediatamente in discussione. Questa voglia di “risultati istantanei”, che nel mercato si chiama “vendere”, diventa così fondamentale che le programmazioni non esistono, perchè non viene dato il tempo di attuarle.

Per fare un esempio, m’è capitato di confrontarmi con titolari o responsabili d’azienda sul ruolo che un direttore commerciale dovrebbe avere, ebbene per la quasi totalità questa figura dovrebbe essere una sorta di “mastino” in grado di suscitare timore sui propri agenti i quali, di conseguenza, venderanno di più perchè costretti a farlo. Quindi visite continue in zona e telefonate minatorie senza sosta…

Riteniamo davvero che questa sia la migliore delle strade?

Innanzitutto bisognerebbe distinguere tra commerciale e vendite, tra marketing e comunicazione, tra mission ed obiettivi, mentre allo stato attuale la stessa figura viene definita, a seconda dell’azienda: responsabile commerciale, responsabile vendite, direttore commerciale o vendite, direttore commerciale e marketing e comunicazione. E’ ovvio che questo non può rappresentare un modello in grado di creare prospettiva, ma soltanto qualche sporadico vantaggio.Quello che però mi lascia maggiormente perplesso è che nemmeno di fronte all’evidenza si sappiano prendere le giuste decisioni.

C’è un’azienda, la Novamobili di Pieve di Soligo www.novamobili.it (ci ho lavorato, ora ci lavora mia moglie ma non c’entra nulla con questo post) che di recente si è affermata sul mercato delle cosidette imprese no-name (quasi tutte nel mobile ecco perchè la rete diventa fondamentale), ridefinendo innanzitutto la propria mission e cercando di strutturarsi secondo uno schema nel quale le competenze ed i ruoli fossero facilmente identificabili e strutturando un programma che, consapevolmente, sapevano non potesse dare risultati prima di un tempo prestabilito e superiore certamente ai tre anni.

Ebbene, nonostante mia trovi spesso a parlare di questo esempio (molto noto e invidiato nel settore) con una certa cognizione di causa, quando esprimo i miei giudizi su come organizzazione, mission e comunicazione siano stati fondamentali nel raggiungimenti deglia attuali risultati, gli interlocutori mi guardano come se stia spiegando la teoria di Einstein sulla relatività.

E’ ovvio, quindi, che permamendo questo tipo di atteggiamento culturale, si rimane anche lontani dalla capacità da parte del mondo delle PMI dell’arredamento di trarre vantaggi competitivi dalla comunicazione, a parte alcune realtà come Kristalia (www.kristalia.it), Lago (www.lago.it) e Valcucine (www.valcucine.it), perdendo quindi l’occasione di presidiare un media difficile ma a basso costo quale Internet, e generando i risultati di ricerca riportati all’inizio.

Servirebbe quindi una sorta di rivoluzione industriale ma questa volta fatta non cambiando le macchine o i sistemi produttivi, bensì il modo di guardare al mercato e di relazionarsi con esso. Il presente della comunicazione sta diventando sempre più “social” tramite il web partecipativo, il cosidetto 2.0 (e già si sta parlando di 3.0…) ma le aziende del settore arredamento sono a malapena al web 1.0. A questo argomento dedicherò però un post specifico, voglio solo anticipare, per chiudere, una frase tratta da “Social Media Marketing” ed.Hoepli a cura di Guido di Fraia:

“Una azienda che non è presente in rete o nei social media è un’azienda che comunica la propria assenza”.

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Hotfoot it to Fanuli Furniture to check Kristalia’s new range of edgy outdoor tables that wowed the world at this year’s Milan fair.

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