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Sign up“Cosa ci è successo? Un potente avanti con gli anni, sul palco di una manifestazione aziendale, imbarazza una giovane impiegata con una raffica di doppi sensi da scuola dell’obbligo («Lei viene? Ma quante volte viene?») e in un crescendo di allegra beceraggine la invita a girarsi per mostrare il resto della mercanzia come nelle compravendite di cavalli. Il minimo che mi sarei aspettato è che uno dei maschi presenti alla scenetta desse sulla voce al nonno e gli insegnasse l’educazione. Invece tutti si sganasciano dalle risate. Il giorno dopo l’azienda emette un comunicato in cui la ragazza si dichiara «divertita e onorata» di avere ricevuto le attenzioni del gallo cedrone. Mi riempio di pizzicotti: possibile che sia diventato più sensibile io di una femmina alla dignità femminile? Per fortuna, il giorno dopo ancora, l’impiegata nega di avere pronunciato la frase. Le è stata messa in bocca dai superiori, uno dei quali è candidato alle elezioni col finissimo umorista. A questo punto, da quel fesso romantico che sono, mi aspetto le scuse dell’azienda alla dipendente oltraggiata. Invece esce un nuovo comunicato che la giustifica per non avere saputo reggere le polemiche costruite intorno a un «innocente siparietto». Il mondo alla rovescia. E si torna all’inizio. Cosa ci è successo? E’ stata la famiglia, la scuola, la televisione? Cosa ci ha imbarbarito dentro, al punto che un comportamento che nel secolo scorso mio padre avrebbe sanzionato democraticamente con una sberla oggi può venire derubricato a «innocente siparietto», e a suscitare scandalo non è chi lo ha compiuto o tollerato ma chi, forse memore dei rimbrotti paterni, si ostina a meravigliarsene? ”
—Massimo Gramellini, il Buongiorno “Innocente siparietto” del 13 Febbraio 2013. E ci aggiungerei che in Italia ridiamo di questa roba, e fischiamo e urliamo contro Crozza. È tutto finito.Green Power (Original Version)
Quasimotolord quas || green power (original version)
The Silence Around Tibet's Ecological Crisis
theatlantic.comArticle in the Atlantic, dated May 7th 2013.
China has often used so-called ‘green policies’ to continue development initiatives such as dams, mining etc inside Tibet. Padma Dolma, Executive Director of SFT UK gave a short presentation about these issue at the University of Essex in April. See below for a link http://www.youtube.com/watch?v=lmuB1y4Gxzw
“We joked that the mountains in Tibet are becoming the bald heads of lamas, and cows are getting skinnier and skinnier,” said Nyima*, a Tibetan who used to work in the TAR for an international NGO but now lives in New York. He recalled logs floating in the Ganzi River; massive logging operations in Tibet eventually brought about the flooding of the Yangtze River in 1998.
Tenzin visited his hometown in east TAR about one year ago and was shocked by the numerous hydropower projects on the river and the desertification near the projects. “I am not an expert on hydropower, but I do not need to become an expert to know it is wrong when you see hydropower stations just several or ten kilometers away from each other,” he remarked.
When the Miga Tso hydropower project was delayed because Phuntsok Wangyal, the founder of the Tibet Communist Party, wrote to then-Premier Zhu Rongji, the head of local government blamed him for obstructing the development of his hometown. Indeed, the environmental problem in Tibet is often framed as a choice between environmental protection and economic development.