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    Che cos’è il racconto della felicità? Solamente ciò che la prepara, o ciò che la distrugge si può raccontare.
    André Gide
     
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    Ma la gente vuol davvero essere felice?

    Se “chi è felice ha ragione” e “felice lo si è dentro ad un amore che si sia trovato”, allora il nodo sta proprio nel concorrere a non perderlo, quest’amore che dona felicità. Amore che non è ormone, che non è confusione, che non è passione, ma costruzione ed edificazione di un condividersi che generi e alimenti felicità ancora, in un continuum che non volge ad un termine.

    Una ricetta che ha quasi un chè di matematico, e sembra di disarmante semplicità e fattibilità.

    E allora perchè, al contrario, l’intorno, la società, le storie crollano e si vede grigiore, malumore, isterismo, ricerca, solitudine, singletudine ad aver la meglio su tutto questo?

     Da lì la provocazione di una domanda che mi sorge spontanea: ma la gente vuol davvero essere felice? E se sì, in che lunghezza, larghezza e profondità è disposta a dare e aprirsi al ricevere davanti a chi ha trovato in sé e cominciato ad amare? Perché , sono gli uomini, le donne aggiungo, inesorabilmente manchevoli di quanto sopra per concorrere al raggiungimento della felicità, appunto. Che sarà pure un diritto, ma spesso vien dimenticato essere un dovere. Verso sé stessi, per primi.

     
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    Camera Nokia 7210 Supernova

    i miei acquisti di oggi :D 

     
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    Si disperde nell’adolescenza, a gocce, l’ineluttabilità della felicità. Ma non basta prendere atto di questo pensiero. Non è sufficiente e non è onesto. Fellini voleva guardare le cose nella loro interezza. C’è una felicità successiva, adulta, rapsodica, faticosa, ma c’è. Essa è legata alla nostra capacità di costruire dentro i confini della responsabilità. È un lavoro che ci richiede di essere adulti. Ho havuto la capacità di costruire dentro i confini della responsabilità? Cè da dubitarne.
    […]
    Ti crogioli nell’idea di essere bambino a lungo e poi, d’un tratto, scopri che l’amore è pronto a voltare le spalle al bambino. L’amore desidera l’adulto responsabile che ha lavorato all’edificazione della propria responsabilità. E ha ragione.
    Dov’è l’amore che non mi merito? È naufragato dentro la mia ignoranza, sta affogando nell’ottusità del bambino che vuole tutto perché il tutto era, da bambini, a portata di mano.
    Alla fine non resta che cercare uno specchio per dirsi con inedita franchezza: sei un deficiente.
    E poi sperare nel perdono del mondo.
    Paolo Sorrentino, Le ballerine di lap dance, in Tony Pagoda e i suoi amici
     
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    Ciao, vado al mare e mi mangio pure una vagonata di ciliege.
     
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    Del fare regali

    Perché comprare un regalo a qualcuno quando puoi prendere qualcosa per te?


    Queste domande mi colgono sempre impreparata: l’interlocutore generalmente mi guarda come se stessi delirando, nella sua voce c’è una sottile nota allibita di compassione. Come fossi un personaggio da cartone animato, quelle ragazzine bionde e il biondo è il solo colore di cui non mi sono mai tinta, nda, tutte sorrisi, candore e buone azioni. Ma per chi mi hai preso, per Candy Candy? 

    Mi accade di giudicare questa domanda così idiota da risultare un insulto, come se chi ho davanti facesse sfoggio della sua stupidità al solo scopo di irritarmi, il suo non capire così ottuso da non valere una spiegazione irrazionale; così la risposta si limita per lo più a un laconico Mi piace

    Ora, le domande che mi pongo sono queste:

    1. Il fare piccoli pensieri è davvero è qualcosa di così strano e ai limiti del paranormale?

    E, soprattutto:

        2. Dovrei tingermi di biondo per entrare meglio nella parte? (Che poi non è una parte ma sono io: dovevo quindi nascere bionda?)

     
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    Mi chiedevo: dato che ho il vizio di lasciare sempre la parte migliore per ultima, (Mangio  le patatine? Le più croccanti, le mie preferite, me le gusto per ultime. Mangio il gelato? La punta al cioccolato resta l’ultima, sempre. Devo tirare a indovinare? Lascio il mio numero preferito per ultimo, come portafortuna.) non è che magari quello che sto vivendo è solo la parte superficiale delle cose, e la parte migliore arriverà a farmi felice per ultima? Alla fine? Quando tutto sarà andato male? Forse sì. Per questo ogni tanto, tra tutti i pensieri tristi e da bambina patetica, lascio spazio per questo genere di speranza. E’ più forte di me, alla fine credo ancora che essere felici sia possibile e non sia solo un compromesso.

     
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    100 lettori

    Volevo ringraziarli tutti dal primo all’ultimo. Poi Mamma,Papà,mio Fratello,la mia vicina,il mio parrucchiere,Obama,il cane della mia vicina ….

     
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    i nostri sguardi si sono incrociati casualmente per un secondo, e in un secondo sono diventata felice

    a-

     
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    Le cose belle, ma belle da impazzirci.

    Mi è arrivata la lettera che aspettavo da giorni, sono tremendamente felice, e adesso devo anche riuscire a rispondere. Sì, ce la farò!  Ultimo compito dell’anno, penso che sia andato bene. Tirando le somme: buon quarto ginnasio per me! L’anguria che compra mamma è sempre la più buona ‘bisogna vedere il culo’-dice-(niente, mia mamma è un genio). Nuove penne, nuovi quadernetti, nuovi origami. Libro-per-la-felicità quasi finito. ‘Ti prendo e ti porto via’, appena iniziato. Anna Karenina già mi aspetta. I Foster the People mi fanno compagnia.
    Gioia infinita!