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Manifesto del nullismo

Scritto (pare) a Rostov sul Don, intorno al 1920:

Non scrivete nulla.

Non leggete nulla. 

Non dite nulla.

Non stampate nulla.

(Via Tupolev! + Paolo Nori)

2+2

Dal Manifesto Dada, Tristan Tzara, 1918:

L’arte è una cosa privata e l’artista la fa per sé stesso; un’opera comprensibile è un prodotto da giornalisti… L’artista, il poeta apprezza il veleno della massa condensata in un caporeparto di questa industria. Egli è felice di essere insultato: ciò è come una prova della sua coerenza.

Da Raccontare il postmoderno, Remo Ceserani, 1997:

La cultura italiana e le sue istituzioni letterarie hanno reso difficile l’esplorazione dei temi postmoderni e delle nuove modalità rappresentative; le poetiche di gran parte dei produttori dei testi letterari, quelle dei redattori di casa editrice, quelle dei recensori dei giornali […] sono fondate sul criterio, e il rispetto quasi religioso, della soluzione stilistica individuale; di fronte alle manipolazioni stilistiche del postmoderno la prima e istintiva reazione è stata […] “ma questa non è letteratura”.

C’è una forte corrente classicheggiante che percorre tutta la storia della letteratura italiana, e però c’è un’altra corrente, altrettanto forte, che […] si realizza nelle deviazioni espressionistiche ribelli al classicismo: tutt’e due prestano un’attenzione molto ampia allo stile. […] Nella loro maniera di scrittura gli esponenti della corrente espressionistica aderiscono totalmente alla tradizione del moderno in letteratura […].

Ok, non è sufficiente a spiegare tutto. Ma non aiuta, almeno, a spiegare molte cose?

[Nella foto: Carlo Emilio Gadda]

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Io vedo un micio dagli insoliti colori che si contorce alla ricerca di qualche preda, probabilmente. Mi giro appena e vedo un aviatore chiuso nella sua cabina, o un astronauta in esplorazione cosmica. Oggetti che si sovrappongono, colori a prima vista discordanti e materiali recuperati in ogni dove. Per me è poesia, poesia pura e come le parole si accostano spesso senza seguire logiche razionali, così forme e idee si sovrappongono e affiancano nella creazione di slanci intuitivi che vivono migliaia di vite a seconda di chi rivolge loro occhi e mente nell’attesa di ricevere un nome ed un’essenza. E non è convenzione, è la compiutezza a cui ci richiama l’arte, quella impossibile da raggiungere se non attraverso l’immersione individuale nell’opera. E’ il Ready-Made che ognuno può realizzare senza la necessità di strumenti, con la propria mente e il proprio cuore. “Before my birth” s’intitola quest’opera, materia viva , esistente. Il dissidio non porta alla cancellazione di verità assolute che noi uomini vogliamo sempre più eliminare, deturpare, distruggere. Siamo anime che vivono, non programmabili, non catalogabili. Siamo.

Hans Arp, Before My Birth.

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“Bello come la rettilità degli artigli degli uccelli rapaci; o ancora come l’incertezza sei movimenti muscolari nelle pieghe delle parti molli della regione cervicale posteriore. E soprattutto, come l’incontro fortuito, su un tavolo di dissezione, di una macchina da cucire e di un ombrello”

Lautréamont, Canti di Maldoror, canto VI. 

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