Io non sopporto tante cose: la gente che stropiccia gli scontrini, mio padre che si mette i barbagianni come blocca schermo, il parmigiano sciolto in microonde, o mia madre quando si ostina a dare quattro anziché tre minuti ai tortellini; ma più di tutto mi infastidiscono i “Quel che non sapevi” quando ti sparano che “se parli spesso di una persona probabilmente ne sei innamorato”: pagina immonda!, mi informi di cose fantamirevoli come che mangiando il sedano brucio più calorie di quante ne assumo, elevi le mie aspettative e poi mi ci piazzi queste schiferie cuoricette, vado a darmi il diario dei supereroi italiani in testa.

Il restauratore

Il restauratore non vi aggiusta le sedie della cucina.
Sì, lo so che il tipo del negozio sotto casa a cui vi rivolgete quando vi si rompono i mobili, vi si solleva il parquet o vi si rompono le tapparelle ha scritto “restauro” sull’insegna, ma vi assicuro che l’ha fatto scrivere perché fa più figo di “falegname/tuttofare”.

Il restauratore non è un antiquario.
Il restauratore non è un mercante d’arte.
Un architetto non è un restauratore.
Non parlate di architetti ai restauratori. Ho detto di non parlarne.
Il restauratore può non essere in grado di disegnare nemmeno un quadrato e può odiare Michelangelo.
Il restauratore usa bisturi e siringhe.
Il restauratore usa trapani e cazzuole.
Il restauratore ha una buona conoscenza dei princìpi di chimica organica, di fisica e di biologia.
Il restauratore o è un genio o è un pazzo. Non c’è via di mezzo.

Un affresco è un dipinto su muro ma un dipinto su muro non è necessariamente un affresco.
Quando vi mostrano un dipinto antico praticamente perfetto e vi dicono che non è mai stato restaurato vi stanno mentendo.
Tutto quello che viene applicato sull’opera durante il restauro può essere rimosso.
La pulitura è l’operazione più delicata di tutto il lavoro di restauro.
La facciata di una chiesa non si restaura in soli tre mesi, sciura, la smetta di lamentarsi dei ponteggi che rovinano la piazza.
Un’opera d’arte NON PUÒ essere riportata allo stato originale, come se fosse appena uscita dalla bottega dell’autore.

Il restauro italiano è il migliore e riconosciuto in tutto il mondo tranne che in Italia.
Lavorare per la Soprintendenza è impossibile ma secondo la Soprintendenza se hai lavorato per enti privati il tuo lavoro vale cacca.
I preti non vogliono mai pagare.
La frase “l’Istituto Centrale per il Restauro di Roma e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze sono le uniche e le migliori scuole di restauro in Italia” è falsa sotto vari aspetti.

In cinque anni ho visto più cantieri io del vecchietto che guarda i lavori in strada.
I restauratori sono per l’80% donne ma il sessismo dilaga.
Ho lavorato per anni su cantieri esterni sotto il sole di agosto che mi bruciava le spalle e col freddo di inizio febbraio che congelava l’acqua in cui dovevo immergere le mani per tutto il giorno. Ho lavorato su un ponteggio a 70m d’altezza durante un terremoto, con la certezza di star per morire schiacciata dal crollo della torre campanaria su cui mi trovavo, e ho trasportato da sola su e giù secchi di malta e colori. “Ma sei sicura di riuscire a salire sulla scala??” non me lo dici.
La battuta “visto che sei una restauratrice restaurerai anche me, un giorno” poteva dirmela solo mia nonna.

Il restauratore è uno che se la tira un sacco.

A me piace tanto far ridere le persone, però la risata più bella ce l’ha lei. Infatti è diventata una droga. Se mai dovessimo lasciarci, ogni tanto la chiamerei e le racconterei qualche barzelletta, solo per sentire ancora una volta la sua risata.
—  Frank Matano

di Pierfranco PellizzettiSe è possibile virare un post a grido di indignazione, voglio provare a farlo. L’indignazione per l’imbroglio continuato che da anni stravolge il significato reale dell’articolo 18 dello Statuto dei lavora

Come sempre, le normative in materia di relazioni industriali attengono direttamente a poste in gioco concrete e non sono mai neutrali. Stabiliscono vincitori e vinti. Nel caso in questione, su chi si intende puntare per uscire dalla crisi di un sistema produttivo ormai in deliquio; al tempo stesso, contro chi puntare il dito in quanto colpevole della situazione disastrosa.

La focalizzazione inquisitoria sul famigerato “diciotto” ha un solo significato, “politico”: colpevoli sono i lavoratori, cui sono stati concessi in passato (o meglio, che hanno estorto) troppi diritti e troppi soldi. Portandoci fuori mercato.

Difatti sono ormai decenni che si è scatenata questa caccia alle presunte stregonerie malefiche annidate nel mondo dei prestatori d’opera e delle loro rappresentanze; tanto che nulla serve, per diradare i fumi dei roghi allestiti dai grandi inquisitori (i veri stregoni all’opera in materia), tentare di ricordare che il costo del lavoro italiano è più basso di quello francese e tedesco.

Non serve a niente, perché qui non si parla di politiche industriali ma si attuano veri e propri esorcismi. Ingannevoli come sempre, quanto finalizzati a depistare la furia generale dai veri bersagli. Le responsabilità effettive.

Nessuno ha detto che sarebbe stato facile..
—  Io (via nonlasciarmiadesso)
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