venuta

anonymous asked:

Ti é mai venuta l'idea di scrivere un libro? :)

Ci ho pensato e fantasticato spesso e a dire il vero ho anche cominciato, ma poi mi sono fermata.
Non so, non credo di esserne all'altezza semplicemente.

In ogni caso ho partecipato alla Raccolta di storie di Donne. “Donne d'inchiostro”, un'iniziativa intrapresa da gemmiuniverse. A breve sarà disponibile acquistarlo, anzi, acquistarli, perché grazie ad altre persone che amano scrivere, siamo arrivate alla conclusione di tre raccolte meravigliose!

  • Ciro in cerca d'amore
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Son tre giorni che sono chiusa in casa e, dopo aver smontato una cucina, pulito angoli della cantina che nemmeno conoscevo, cucinato qualsiasi cosa possa venirvi in mente, ho avuto un'illuminazione. E sì, come avrete capito, questa illuminazione mi è venuta finché maneggiavo con estrema cautela lo scopino del water. Perché uno pensa che il senso profondo delle cose uno lo colga mentre passeggia in una valle incantata o davanti al fragore delle onde del mare d'inverno, invece NO. In bagno, con uno scopino in mano. E’ così.

Quindi, niente, pensavo all'amore.

Sì, sì, lo so, a me il Natale mi fa malissimo, lo so. Oppure è questa cosa che ne sento parlare così tanto, non lo so. Solo che mi è venuto in mente un bellissimo libro per bambini, “Ciro in cerca d'amore” e ho capito che l'amore sta lì. Forse.

Ciro è un bel gattone, grigio, vive a Venezia (toh, guarda, la città dell'amore. Che caso!) e, un giorno, girellando tra calli e campielli scopre il senso profondo…insomma ve lo leggo. Ok?

Ciao campione! Lo so che avrei dovuto scriverti queste cose già da tempo, ma ieri mentre ero nel letto a dormire, mi sono voltato e ho guardato la sagoma di tua madre.Ora ti chiederai com'è possibile visto che lei non c'è più, che l'ho lasciata andare via, e forse tu ancora mi odi per questo.
Ancora non mi hai perdonato per quando l'ho lasciata andare via in lacrime, per tutti i miei sbagli, vero?
Mi è venuta in mente quando l'ho conosciuta.. avevo 17 anni, e lei poco più piccola di me. Inizialmente mi sembrava indifferente,cioè aveva la sua bellezza, ma niente di più. Sai, i ragazzi a 17 anni pensano gli amici, a fare cazzate..mica me mettevo a pensa’ alle ragazze io? Poi un giorno l'ho vista, aveva i capelli sciolti, di quel castano chiaro, con quegli occhi chiari, più belli del mare! E un vestito rosso che mi aveva tolto il respiro. Da lì non capì più nulla. Volevo lei, solo lei. Allora mi decisi a conquistarla, ma ero timido, e non facevo altro che guardarla, come un coglione!
Lei ricambiava i miei sguardi, mi sorrideva, ci sorridevamo, ed io mi innamoravo sempre di più. Odiavo da impazzire la mia timidezza, mi bloccava, riuscivo a malapena a parlarle. Però un giorno successe qualcosa di magnifico. Parlammo del più e del meno, e ad un tratto mi baciò. Corse via imbarazzata ed io rimasi immobile. Mi accarezzai le labbra, sentivo il suo sapore, non avrei voluto sentire altro. Non sapevo cosa fare, mi chiedevo il perché, non sapevo cosa dirle. Allora decisi di sorprenderla come lei sorprese me. Il giorno dopo andai dal fioraio e comprai delle rose bianche, con una sola rosa rossa. Ricordo ancora cosa c'era scritto su quel biglietto : “ Tutte queste rose non sono belle quanto te. Che sei pura, che sei incredibile.. e quella rossa sei tu, l'unica fra tante.”
Imbarazzato, le porsi queste rose sotto lo sguardo incredulo di tutti e qualche risata di qualche idiota, e lei mi sorrise. Era uno dei sorrisi più belli. Da lì siamo stati sempre insieme. Ci siamo amati in tutti i modi, nonostante tutti gli ostacoli, nonostante le imperfezioni. Siamo cresciuti insieme. L'ho amata da morire e me ne pento di non averglielo ricordato tutt'ora, che se l'avessi fatto ora sarebbe qui con me, e questa storia te la racconteremo insieme, ma mi trovo da solo a farlo. Adesso ti chiederai il perché.. bene Campiò, io lo so che sei innamorato. Te vedo spesso con l'amichetta tua, quella carina, che viene spesso anche a casa. Lo vedo come la guardi. Tu non hai gli occhi così lucidi quando vedi qualcuno. Ti brillano. Diglielo che la ami! Regalale delle rose, la luna, le stelle, scrivile delle lettere! Portala al mare, falle fare un giro in barca, falla sorridere! Metti da parte ogni paura e amala con tutta la forza che puoi. Io ho rischiato, forse adesso ho perso, ma rischiare è stata la cosa più bella che abbia mai fatto perché ho amato, ho amato nello stesso modo in cui tu ami lei. Ho amato e l'ho persa, ma ciò che conta è quello che è stato. Ripetile sempre che è bella, abbracciala, non darla per scontata.. Prendila, stringila, baciala, lei aspetta soltanto questo. E se un giorno andrà male, ricordati che ne è valsa la pena, perché è meglio aver vissuto ed esserne uscito con qualche cicatrice, che rimanere immobile a pensare ‘io potevo averla, ma ho deciso di rimanere a guardare’.
—  Erica D gliocchisorridono
Nell'attesa di una tua venuta.

Noi siamo nati per soffrire
Dobbiamo sentire questo dolore
Siamo nati per questo, facciamo il più possibile per evitare e vivere nell'ignoranza e nell'attesa
Vigliacchi
Io cerco di affrontare il mio dolore, affronto ciò che mi ha creato. Il dolore mi crea, esso mi distrugge allo stesso tempo. Cos'è il dolore poi se non l'immagine riflessa delle proprie azioni, uno specchio d'acqua, le fatali “conseguenze”…il ritratto di tutti i nostri errori. Qualcosa di caldo, qualcosa di freddo. Qualcosa. Strano descrivere noi stessi come “qualcosa”.
Ovidio, quanto avevi ragione. Mi è stato utile e sempre lo sarà. Mi manca quasi questo dolore. Lo voglio vicino, che mi tocchi il petto. Lo voglio abbracciare ed essere un tutt'uno con esso. Sono uno specchio frantumato. Non sarò mai un solo pezzo. Mi manchi, sento la tua mancanza. Sento il vuoto, mi sento perso. Mi capisci, io ti capisco a stento. Sei l'unica che sa cosa sento.

Sono stupido, lo so.

Inganno l'attesa ascoltando canzoni malinconiche sdraiato nel vuoto caldo e oscura di una serata estiva, crea una condensa con il gelo che serbo dentro.
Tutto è una bilancia, tutto ha un peso. Così come il mio cuore. Gelido e pesante, rinchiuso chissà dove, non aspetta altro che battere ancora.

Nell'attesa di una tua venuta.

Mi è presa una voglia pazzesca di andare al mare, da sola.
Oggi mi sembrava che tutti parlassero di niente, sentivo la gente parlarmi, ma non ascoltavo nessuno.
Ho messo su la stessa canzone più di 15 volte e ogni volta mi accorgevo che era finita solo dopo qualche minuto, non che fossi concentrata su un pensiero particolare, semplicemente non c'ero.
Allora m'è venuta voglia di biscotti, di biscotti e di abbracci, ma, visto che non potevo avere né gli uni né gli altri, ho iniziato a pensare al mare che è, a mio parere, l'unica cosa che trasmette altrettanta tranquillità con altrettanta forza.
Oggi con me al mare non ci avrei portato nessuno, sarei andata da sola, perchè in due le cose diventano o molto complicate o troppo superficiali, e mi sarei portata dietro solo un libro e un pacchetto di sigarette, che poi non avrei fumato perchè mi fa schifo da morire, però le avrei portate perchè oggi stavo così: come uno che va al mare da solo portandosi dietro un pacchetto di sigarette.
La sera Maria è venuta a prendermi e mi ha domandato se volevo sposarla. Le ho detto che la cosa mi era indifferente, e che avremmo potuto farlo se lei voleva. Allora ha voluto sapere se l'amavo. Le ho risposto, come avevo già fatto un'altra volta, che ciò non voleva dir nulla, ma che ero certo di non amarla. “Perché sposarmi, allora?” mi ha detto. Le ho spiegato che questo non aveva nessuna importanza e che se lei ci teneva potevamo sposarci. Del resto era lei che me lo aveva chiesto e io non ho fatto che dirle di sì. Allora lei ha osservato che il matrimonio è una cosa seria. Io ho risposto: “No”. È rimasta zitta un momento e mi ha guardato in silenzio. Poi ha parlato: voleva soltanto sapere se avrei accettato la stessa proposta se mi fosse venuta da un’altra donna cui fossi legato nello stesso modo. Io ho detto “Naturalmente”. Allora si è domandata se lei mi amava, e io, su questo punto, non potevo saperne nulla. Dopo un altro istante di silenzio, ha mormorato che ero molto strambo, che certo lei mi amava a causa di questo, ma che forse un giorno le avrei fatto schifo per la stessa ragione. Siccome io tacevo, non avendo niente da dirle, mi ha preso in braccio sorridendo e ha detto che voleva sposarmi.
—  Albert Camus, Lo straniero, cap. V
Lei non era matta, era una creatura fatta in un momento cui Dio semplicemente non aveva voglia delle solite donne in serie, gli era venuta la vena poetica e l’aveva creata.
— 

Milena Augus – Mal di pietre

(fatta un po’ così, anche per sbaglio)