venuta

Sono schiava della follia.
Sono figlia della tristezza.
Sono stata qui già troppe volte.
Sono stata abbandonata e ora ho paura, non posso affrontare un’altra caduta.
Sono fragile, appena venuta fuori dalla riva.

Loro si dimenticano di me, non mi vedono.
Quando mi amano, mi lasciano.

—  Demi Lovato, I Hate You, Don’t Leave Me
Dio era un grassone cinico, con la faccia gonfia e la barba di due giorni, mortalmente annoiato; perché l'eternità doveva essere, in fin dei conti, una prigione di tedio: una prigione da cui l'Onnipotente non poteva neppure sognarsi di fuggire. Nemmeno suicidarsi, poteva.
Per questo, per distrarsi da quel nulla infinito, Dio aveva deciso di creare un universo, delle galassie, delle costellazioni, dei pianeti e delle bestie. E tra le bestie, aveva deciso di crearne certe che potessero farsi venire il mal di testa pensando. E per rendere la cosa più divertente, tutto considerato, creò due sessi. Perché non ne creò solo uno? Perché non tre, o quattro? E come gli è venuta l'idea perversa di disegnare una cosa così perfetta, così complessa, così affascinante e così incomprensibile come la donna? (E supponeva che, per le donne, gli uomini dovessero essere altrettanto complessi. Oppure no?)
—  Quim Monzó, La magnitudo della tragedia.
Nell'attesa di una tua venuta.

Noi siamo nati per soffrire
Dobbiamo sentire questo dolore
Siamo nati per questo, facciamo il più possibile per evitare e vivere nell'ignoranza e nell'attesa
Vigliacchi
Io cerco di affrontare il mio dolore, affronto ciò che mi ha creato. Il dolore mi crea, esso mi distrugge allo stesso tempo. Cos'è il dolore poi se non l'immagine riflessa delle proprie azioni, uno specchio d'acqua, le fatali “conseguenze”…il ritratto di tutti i nostri errori. Qualcosa di caldo, qualcosa di freddo. Qualcosa. Strano descrivere noi stessi come “qualcosa”.
Ovidio, quanto avevi ragione. Mi è stato utile e sempre lo sarà. Mi manca quasi questo dolore. Lo voglio vicino, che mi tocchi il petto. Lo voglio abbracciare ed essere un tutt'uno con esso. Sono uno specchio frantumato. Non sarò mai un solo pezzo. Mi manchi, sento la tua mancanza. Sento il vuoto, mi sento perso. Mi capisci, io ti capisco a stento. Sei l'unica che sa cosa sento.

Sono stupido, lo so.

Inganno l'attesa ascoltando canzoni malinconiche sdraiato nel vuoto caldo e oscura di una serata estiva, crea una condensa con il gelo che serbo dentro.
Tutto è una bilancia, tutto ha un peso. Così come il mio cuore. Gelido e pesante, rinchiuso chissà dove, non aspetta altro che battere ancora.

Nell'attesa di una tua venuta.

«Sei la vita e la morte.
Sei venuta di marzo
sulla terra nuda ‒
il tuo brivido dura.
Sangue di primavera
‒ anemone o nube ‒
il tuo passo leggero
ha violato la terra.
Ricomincia il dolore.

Il tuo passo leggero
ha riaperto il dolore.
Era fredda la terra
sotto povero cielo,
era immobile e chiusa
in un torpido sogno,
come chi piú non soffre.
Anche il gelo era dolce
dentro il cuore profondo.
Tra la vita e la morte
la speranza taceva.
Ora ha una voce e un sangue
ogni cosa che vive.
Ora la terra e il cielo sono
un brivido forte,
la speranza li torce,
li sconvolge il mattino,
li sommerge il tuo passo,
il tuo fiato d'aurora.
Sangue di primavera,
tutta la terra trema
di un antico tremore.

Hai riaperto il dolore.
Sei la vita e la morte.
Sopra la terra nuda
sei passata leggera
come rondine o nube,
il torrente del cuore
si è ridestato e irrompe
e si specchia nel cielo
e rispecchia le cose ‒
e le cose, nel cielo e nel cuore
soffrono e si contorcono
nell'attesa di te.
È il mattino, è l'aurora,
sangue di primavera,
tu hai violato la terra.
La speranza si torce,
e ti attende ti chiama.
Sei la vita e la morte.
Il tuo passo è leggero.»

– Cesare Pavese, You wind of March, 25 marzo 1950.

(Sandro Botticelli, dettaglio di Madonna del Magnificat).

Sono quella che sono.
Un caso inconcepibile
come ogni caso.

[…]

Anch’io non ho scelto,
ma non mi lamento.
Potevo essere qualcuno
molto meno a parte.
Qualcuno d’un formicaio, banco, sciame ronzante,
una scheggia di paesaggio sbattuta dal vento.

Qualcuno molto meno fortunato,
allevato per farne una pelliccia,
per il pranzo della festa,
qualcosa che nuota sotto un vetrino.

Un albero conficcato nella terra,
a cui si avvicina un incendio.

Un filo d’erba calpestato
dal corso di incomprensibili eventi.

Uno nato sotto una cattiva stella,
buona per altri.

E se nella gente destassi spavento,
o solo avversione,
o solo pietà?

Se al mondo fossi venuta
nella tribù sbagliata
e avessi tutte le strade precluse?

La sorte, finora,
mi è stata benigna.

Poteva non essermi dato
Il ricordo dei momenti lieti.

Poteva essermi tolta
L’inclinazione a confrontare.

Potevo essere me stessa – ma senza stupore,
e ciò vorrebbe dire
qualcuno di totalmente diverso.

—  Wislawa Szymborska, Nella moltitudine
Io ti ho scelto, in mezzo a tanti, perché improvvisamente mi è venuta voglia di essere davvero felice. E continuo a sceglierti ogni giorno perché, per la prima volta, nessun “ma” mi trapana il cervello. E continuerò a sceglierti ogni giorno perché hai trovato il modo di placare le mie tempeste, io che non potevo vivere senza.

Day 14 - Smile
If there is one thing that makes me smile, is the idea of running at full speed to endless fields (yes, banal but true).
And the image that came to my mind was inspired by the beautiful and majestic greyhound named Loki of lokithegreyhound​ !

Challenge

—–

Giorno 14 - Sorriso
Se c'è una cosa che mi fa sorridere, è l'idea di correre a tutta velocità per campi sconfinati (si, banale ma è la verità).
E l'immagine che mi è venuta in mente è stata ispirata dal bellissimo e maestoso levriero di nome Loki di lokithegreyhound !