Una notte chiara, mentre gli altri dormivano, ho salito
le scale fino al tetto della casa e sotto un cielo
fitto di stelle ho scrutato il mare, la sua distesa,
il moto delle sue creste spazzate dal vento, divenire
come pezzi di trina gettati in aria. Sono rimasto nella lunga
notte piena di sussurri, aspettando qualcosa, un segno, l’avvicinarsi
di una luce lontana, e ho immaginato che tu venivi vicino,
le onde scure dei tuoi capelli mescolarsi col mare,
e l’oscurità è divenuta desiderio, e desiderio la luce che approssimava.
La vicinanza, il calore momentaneo di te mentre rimanevo
su quell’altezza solitaria guardando il lento gonfiarsi del mare
rompersi sulla riva e in breve mutare in vetro e scomparire…
Perché ho creduto che saresti venuta uscita dal nulla? Perché con tutto
quello che il mondo offre saresti venuta solo perché io ero qui?

Mark Strand

Stasera ho preferito leggere piuttosto che scrivere, ché ormai mi ero completamente svuotata e non era più semplice per me scrivere senza piangere.

Oggi mi è venuta in mente la prima volta in cui ho raggiunto l’orgasmo, era pure la prima volta con te, te lo ricordi?
Mi sono venuti i brividi e, ad essere sincera, mi sono pure un po’ eccitata.
So che è sbagliato e che non dovrei più avere impulsi sessuali nei tuoi confronti, se non altro per lo schifo, che comunque non riesco a provare, figuriamoci.
Forse se ti toccassi.
Ma al solo pensiero, invece, no.

Comunque credo di essere un tipo abbastanza malinconico.
Herman Hesse diceva: “Il lato diabolico della malinconia è quello non solo di far ammalare le sue vittime, ma anche di renderle presuntuose e miopi, addirittura quasi superbe. Si crede di essere come Atlante che da solo deve reggere sulle proprie spalle tutti i dolori e gli enigmi del mondo, come se mille altri non sopportassero gli stessi dolori e non vagassero nello stesso labirinto” e secondo me c’aveva proprio ragione e mi dispiace un sacco di non averlo partorito io, questo pensiero.

Cosa vuoi che ti dica? 
Lo dicevi spesso e ogni volta non sapevo bene che valore attribuire a quella frase, ché non è mai stato semplice con te e pure tu ne sai qualcosa, ché le parole, a volte, ti restavano come incastrate tra i denti e non c’era verso di farle venire fuori, un po’ come le emozioni.

Allora, cosa vuoi che ti dica?
Niente.
Se me lo avessi chiesto oggi, ti avrei risposto Niente.
Forse avrei aggiunto Ti prego.

Le cose intorno a me sono cambiate da un po’, è ora che lo accetti e inizi ad adattarmi a questo cambiamento. Solo che adesso sono stanca per fare qualcosa, preferisco dormire. Magari domani inizio ok?

10

BEING HUMAN US | 1.02 There Goes the Neighborhood (Part Two)

"We find ourselves in an eternal nowhere, between human and thing. Monsters. Some of these monsters choose to simply accept what they’ve become. Some don’t. Which leaves us with the most important choice. Do you accept what you are or do you refuse? And which is the true curse?"

Nell'attesa di una tua venuta.

Noi siamo nati per soffrire
Dobbiamo sentire questo dolore
Siamo nati per questo, facciamo il più possibile per evitare e vivere nell’ignoranza e nell’attesa
Vigliacchi
Io cerco di affrontare il mio dolore, affronto ciò che mi ha creato. Il dolore mi crea, esso mi distrugge allo stesso tempo. Cos’è il dolore poi se non l’immagine riflessa delle proprie azioni, uno specchio d’acqua, le fatali “conseguenze”…il ritratto di tutti i nostri errori. Qualcosa di caldo, qualcosa di freddo. Qualcosa. Strano descrivere noi stessi come “qualcosa”.
Ovidio, quanto avevi ragione. Mi è stato utile e sempre lo sarà. Mi manca quasi questo dolore. Lo voglio vicino, che mi tocchi il petto. Lo voglio abbracciare ed essere un tutt’uno con esso. Sono uno specchio frantumato. Non sarò mai un solo pezzo. Mi manchi, sento la tua mancanza. Sento il vuoto, mi sento perso. Mi capisci, io ti capisco a stento. Sei l’unica che sa cosa sento.

Sono stupido, lo so.

Inganno l’attesa ascoltando canzoni malinconiche sdraiato nel vuoto caldo e oscura di una serata estiva, crea una condensa con il gelo che serbo dentro.
Tutto è una bilancia, tutto ha un peso. Così come il mio cuore. Gelido e pesante, rinchiuso chissà dove, non aspetta altro che battere ancora.

Nell’attesa di una tua venuta.

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