L come Lllingua

Io c’è una cosa fondamentale, del mondo, che non ho ben capito; ha a che fare con il linguaggio, il Linguaggio, questo fotonico strumento a disposizione dell’uomo che c’è chi dice che sia ciò che differenzia la specie umana dalle altre specie animali. Il linguaggio. Linguaggio. Che anche se da quando c’è la scrittura accade soprattutto in un punto dentro alla testa, all’incrocio tra le due linee convergenti degli occhi, sul piano orizzontale, e quella verticale che viene dal cuore, e non viene più detto, ad alta voce, usando l’aria, ha qualcosa a che fare con la lingua, con la lingua di linguaggio, con la punta della lingua del linguaggio.
Comunque, poco fa, ho aperto una confezione di Fagioli Borlotti della Valfrutta cooperative agricole che il mio fidanzato teneva nella dispensa, quella sopra il frigo, e che mi ha regalato pietosamente per pranzo.
Questo barattolo di vetro tondeggiante, conoscendo le abitudini d’acquisto della madre del mio ragazzo, stava in quella dispensa da almeno un mese, ed è stato acquistato al supermarket che si trova a cento metri dalla loro casa. 
Probabilmente, prima di essere acquistato, è stato sullo scaffale del reparto cibi in scatola insieme a circa venti suoi simili per almeno un paio di settimane, nell’ambiente algido del supermercato.
Prima di arrivare sullo scaffale, visto che pare sia stato prodotto nello stabilimento di X-Alseno (PC) oppure J-Codigoro (FE), e che poi sia arrivato al magazzino della sede della Valfrutta cooperative agricole  di San Lazzaro di Savena (BO), deve essere stato trasportato da X oppure da J a BO, e da BO allo scaffale del supermercato di BS, in quanto io e il mio ragazzo e la mamma del mio ragazzo abitiamo a BS. E tutto questo viaggiare di questo barattolo nomade, dev’essere durato almeno due giorni, ragionando in modo paradossale, che secondo me ci ha messo del tempo dell’ordine dei mesi; e poi dev’essere finito prima in magazzino, e poi posizionato sullo scaffale.
Secondo i miei calcoli, dunque, la vita di questo barattolo, e dei fagioli al suo interno,  dev’essere stata di almeno un mese e mezzo (anche se secondo me è durata molto di più. Oramai è morto, è stato aperto, tra poco mi mangio i fagioli e butto il barattolo nella campana del vetro.)
Ecco, e allora, mi chiedo, perché sull’etichetta appiccicata sopra questo barattolo c’è scritto che i Fagioli Borlotti al suo interno sono di giornata? Com’è possibile, se questo barattolo ha almeno un mese e mezzo di vita? Che il tempo non sia quello che pensavo che fosse? Che una giornata duri un mese e mezzo?  Che siano di giornata perché sono stati fatti nascere, crescere, morire ed imbarattolare in una giornata?  
Che, più semplicemente, quelli della Valfrutta vogliano far provare ai consumatori dei loro fagioli delle sensazioni, evocate attraverso il linguaggio, in modo che percepiscano che quanto stanno per mangiare sia irrimediabilmente sano, genuino, proprio di giornata, come i fagioli che il loro nonno coltivava nell’orto? Che non sono affatto industriali, ci sono su anche i mulini a vento e un uomo con un cappello, che è proprio un contadino di una delle cooperative agricole che lavora per la Valfrutta che poteva essere tuo nonno?
(Se giri il baratto, in effetti, c’è scritto, in piccolo, raccolti e confezionati in giornata, quindi ecco svelato l’arcano! Ma la sensazione che un’etichetta di questo genere vuole evocare ha a che fare con reminescenza agricole di una vita diversa da quella che conduciamo oggi, che sopravvive forse nei nostri nonni).

La cosa che più mi fa imbestialire, una volta finiti i fagioli, è che il linguaggio viene continuamente usato per evocare sensazioni positive al fine di vendere dei prodotti/servizi associati ad un determinato marchio, che i marchi, soprattutto quelli alimentari, non vendono i prodotti alimentari, ma le sensazioni associate ad essi. 
Io, il linguaggio, vorrei che fosse rispettato, onorato, che gli venissero fatte delle offerte, alla maniera religiosa, non con sacrifici di agnelli o di vergini, ma di marchi, a cominciare dalla Mulino Bianco, che io la odio, con quel suo maledetto mulino. Vorrei che il linguaggio fosse usato in modo onesto, pulito, che il servizio che ci fa, anche se destinato a fallire, non ha eguali.

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