Frustrazione, insoddisfazione, delusione.

La frustrazione è un sentimento di profonda umiliazione; si sente come inutile qualcosa che si è fatto, un proprio sforzo, ci si sente atterrati, feriti, in un’insoddisfazione disperata e silenziosa.
Ed è forse questo il connotato più forte della frustrazione: il silenzio. Un desiderio, una vocazione frustrata non è strepitosa - non scoppia, ma ti consuma lentamente; la frustrazione di una vita in cui ti devi ricordare ogni giorno che la tua opinione non conta ti ovatta l’intelletto, ti insonorizza il cuore; e la liberazione dalla frustrazione passa sempre per un’asserzione, per una voce.

- unaparolaalgiorno.it

CRISI

SIGN: Momento difficile, forte turbamento

dal greco: [krisis] scelta, da [krino] distinguere.

Dal decorso di una malattia alla vita di un governo, dal turbamento davanti a certi problemi ad una ciclica patologia dell’assetto economico, la crisi riempie i nostri discorsi. E non è un male.
Certo, non pare una parola simpatica. Rappresenta un momento difficile, duro, spiacevole, e se ne farebbe volentieri a meno. Ma ciò che la sua saggia etimologia ci racconta è che la crisi altro non è che un momento di scelta, di decisione forte. Di rado capita che parole tanto potenti si ritrovino ad essere allocate tanto bene nella nostra lingua: ciò che possiamo fare, usandola come comunque faremmo, è solo ripulirla dal connotato pessimista che si concentra sul dolore o su un venturo esito funesto. Le crisi esistono e sono una delle infinite cifre della vita.
Dicono che l’ideogramma cinese per ‘crisi’ sia composto dai segni che rappresentano ‘pericolo’ e ‘opportunità’. È una baggianata. Ma quello che è vero è che, senza andare oltre la propria lingua, la crisi già rappresenta pericolo e opportunità. La crisi è la scelta che, volenti o nolenti, si è chiamati a fare.

Piccole grandi crisi universitarie.

Scarificare

[sca-ri-fi-cà-re (io sca-rì-fi-co)]

Incidere leggermente la pelle

dal latino: [scarifare], a sua volta dal greco: [skariphàestai] incidere.

"La pelle è la superficie che separa il dentro di noi dal fuori di noi; l’azione volta a renderla eloquente attraverso segni calcolati - scarificati o tatuati - ha un sapore atavico, e intuitivamente ci rendiamo conto che possa avere qualcosa a che vedere con la statuizione di una propria identità. Forse è per questo che è diventato un lido a cui così facilmente si approda - e non c’è moda che non nasca da un bisogno."

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