Ne ho le palle piene di treni che passano solo una volta nella vita. Non me ne faccio niente. Io voglio quei treni che sono lì,sempre lì, che passino infinite volte prima che io me ne accorga, che ci siano a tutti gli orari così da essere certi di riuscire a viaggiarci sopra e semmai dovessi perderlo, niente paura, ripasserà. Voglio quei treni che ad ogni viaggio si fermino ed aspettino che tu salga, senza fretta, treni che ti lascino pensare ed anche se oggi non hai voglia di viaggiare, ripasseranno ,rimanendo sempre gli stessi. Ho bisogno di treni che vogliano farmi viaggiare, che desiderino me come passeggero , scelgano me come passeggero e che non si arrendano così facilmente al primo viaggio.Voglio salire su un treno perché mi porti avanti e non perché sia l’unico che potrebbe passare. Voglio essere io a scegliere questo cazzo di treno!
-aula16

Ero in treno, e per fortuna oggi non c’era nessuno con me. Quindi mi sono seduta con il mio libro in mano e mi sono messa a leggere. Solo che a un certo punto ho sentito uno sguardo su di me. Mi sono girata e un bambino mi stava sorridendo. Avrà avuto cinque o sei anni, gli occhi e i capelli scuri, un viso dolce, come quello di tutti i bambini.
-Ciao!
Mi ha salutato. Allora gli ho sorriso anche io e ho fatto lo stesso.
Sua madre ha sbuffato:-Samuele, lascia stare la ragazza. Non vedi che sta leggendo?
Il bambino se ne è fregato allegramente e si è avvicinato a me:-Cosa leggi?
-Niente di molto interessante.
-Come stai?
Il suo sorriso era troppo contagioso, giuro.
-Bene, grazie. E tu?
-Bene, grazie.
La mamma ha sbuffato per la seconda volta:-Samuele, basta, ho detto. Smettila di darle fastidio.
-Non mi da nessun fastidio, signora, davvero.
Lei mi ha sorriso:-Scusalo, è un po’ fastidioso ultimamente. Sta cercando la fidanzata perché è l’unico tra i suoi amichetti a non averla!
Samuele ha abbassato la testa, le guance improvvisamente rosse.
-Non sei un po’ piccolo per pensare alle ragazze?
-No.
-D’accordo. E come la vuoi questa fidanzata?
-Bella e gentile.
Gli ho sorriso:-Mi sembra giusto.
-Dai Samuele, ora basta. Tra poco dobbiamo scendere- sua madre si è alzata per mettersi la giacca.
Il bambino mi ha sorriso, raggiante:-Vuoi essere la mia fidanzata?
-Samuele, basta! E poi lei avrà già il suo fidanzato, no? Smettila adesso.
Lui mi ha guardato incuriosito:-Sei già fidanzata?
Mi sono messa a ridere:-No.
-Allora puoi fidanzarti con me! Vuoi?
Sua madre ormai era disperata.
-Certo che lo voglio.
A quel punto Samuele ha sorriso a sua madre, tutto soddisfatto:-Adesso anche io ho la fidanzata, mamma.
Lei mi ha guardato, prendendo per mano suo figlio:-Scusalo, davvero. Mi dispiace tanto.
-Ma di cosa? Non si preoccupi, è un bambino dolcissimo.
-Dai Samuele, saluta la tua fidanzata che dobbiamo scendere.
Mi ha mandato un bacio con la mano e mi ha lasciato un ultimo sorriso prima di salutarmi e scendere dal treno.
E giuro che mi sembrava di essere in un film. I bambini sanno essere così dolci e carini a volte, così spensierati e diretti, forse dovremmo tornare a essere schietti come loro. Samuele mi ha lasciato lì a pensare, e mi ha tirato su di morale in una giornata non troppo entusiasmante. Quando ho riaperto il libro, non sono più riuscita a concentrarmi.
—  lezionidivoloperprincipianti

E mi manchi.

Mi manca quello che eravamo.

Non eravamo il solito “noi”.

Eravamo quel “non riesco a stargli lontano”.

Mai stati assieme.

Non ci siamo mai detti “Ti amo”.

I nostri sguardi non si sono mai incrociati,

le nostre braccia non si sono mai strette,

le nostre labbra non si sono mai sfiorate.

Nè abbiamo sorriso in contemporanea.

Ma, eravamo vicini, anche se lontani.

Mi manca ciò che non siamo mai stati.

florasdiary.

non togliete la fonte.

Correte alla stazione, prendete il primo treno e scappate. Passate le notti a guardare le stelle. Mettevi ad urlare alle tre di mattina in mezzo alla strada. Correte come pazzi nei campi di grano. Mandate a fanculo il mondo. Abbracciatevi. Amatevi. Aprite i cassetti e tirate fuori i vostri sogni

Ieri sul treno c’erano due ragazzi davvero innamorati.
Glielo si leggeva negli occhi.
Lui la guardava senza distogliere lo sguardo.
E lei abbassava gli occhi ed arrossiva.
D’un tratto lei si scostò da lui, avvicinò la bocca al finestino ed appannò il vetro con il suo respiro.
Intrecciò le sue dita a quelle del ragazzo e scrisse “TI AMO”.
Lui sorrise, l’abbracciò e le stampò un bacio.
Si divincolò e sotto alla scritta di lei scrisse “ANCHE IO”.

Ah quei ragazzi eravamo noi.

—  tempestainterrotta
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