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"Spiagge amate"
Christoph Willibald Gluck, Paride ed Elena
Claudia Muzio

PARIDE
Spiagge amate ove talora
l’idol mio lieta s’aggira
ruscelletti ove si mira 
quando infiora il crine o il sen.

Chiari fonti, ove si bagna,
erbe in cui passa le piante,
Voi pietose a un core amante,
dite voi, che fa il mio ben?

Chiari fonti, ruscelletti, spiagge amate,
ove si bagna, ove si mira, ove s’aggira
dite, dite voi…



Un’altra cosa che talora mi turba del Facebook è quando ricevo degli A me mi piace da alcune genti su post che, considerando le genti in questione, mai avrei pensato che a loro gli potessero piacere. Non so se sono stata spiegata, se non sono stata spiegata ditemelo che riscrivo tutto in italiano corretto (se riesco.)

Queste poesie le hai scatenate tu,
come si scatena il vento,
senza sapere da dove né perché.
Sono doni del caso o del destino,
che talora
la solitudine fa mulinare o spazza via;
null’altro che parole che si incontrano,
che si attraggono e si uniscono
irrimediabilmente,
e fanno un suono melodioso o triste,
lo stesso di due corpi che si amano.
—  Ángel González

Vedi, in questi silenzi in cui le cose s’abbandonano e sembrano vicine a tradire il loro ultimo segreto, talora ci si aspetta di scoprire uno sbaglio di Natura, il punto morto del mondo, l’anello che non tiene, il filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità. - Montale

Quali erano i guai di Doc? Non lo sapeva neppur lui. Era profondamente, dolorosamente infelice. Rimaneva seduto ore e ore alla scrivania con blocchi di carta davanti e le sue matite con la punta aguzza disposte in bell’ordine. Qualche volta il cestino della carta straccia si riempiva di fogli gualciti e pieni di sgorbi, e talora non c’erano neppure quelli. Poi si avvicinava all’acquario e rimaneva lì a guardare. E le sue voci strillavano, gridavano e si lamentavano. ‘Scrivi!’ diceva la voce alta, ‘Cerca!’ cantava la voce media, e la voce bassa sospirava ‘Solo! Solo!’
—  John Steinbeck, Quel fantastico giovedì

Talora mi figuro che genti apparentemente inoffensivi sparlino di me, m’immagino tutti i dialoghi con le facce dispregiative e che dichino il mio nome con aria di sufficienza. Brutti stronzi, anche se avete l’aria innocente e gentile et servile vi ho scoperto.

Perchè tu possa ascoltarmi, Pablo Neruda

Perchè tu possa ascoltarmi
le mie parole
si fanno sottili, a volte,
come impronte di gabbiani sulla spiaggia.

Collana, sonaglio ebbro
per le tue mani dolci come l’uva.

E le vedo ormai lontane le mie parole.
Più che mie sono tue.
Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.

Così si aggrappano alle pareti umide.
E’ tua la colpa di questo gioco cruento.
Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.

Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
e più di te sono abituate alla mia tristezza.

Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti
perchè tu le ascolti come voglio essere ascoltato.

Il vento dell’angoscia può ancora travolgerle.
Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.
Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
Seguimi, compagna, su quest’onda di angoscia.

Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
Tutto ti prendi tu, tutto.

E io le intreccio tutte in una collana infinita
per le tue mani bianche, dolci come l’uva.

- Pablo Neruda

Perché?

"È uno di quei giorni che ti prende la malinconia che fino a sera non ti lascia più …" canta Ornella Vanoni.

Malinconia … particolare stato d’animo. Colpisce anche chi è solido, razionale, ne ha passate tante e ha sempre affrontato e risolto, spesso da sola, con le proprie forze.

Non è male come sensazione … Ti lasci cullare come ovattata da una nebbiolina leggera che sfuma e attenua i contorni di ogni cosa.
Ti fa assaporare i lati meno dolci della vita e del tuo io.
Ti fa capire che credere nei “per sempre” è talora utopia, che tutto nell’esistenza ha il suo tempo.
Non ti impedisce tuttavia di chiederti “perché”.
Perché alcuni incontri, ritenuti importanti, svaniscano senza una spiegazione; perché a parole e promesse non siano seguiti fatti.
E resti lì, avvolta in una dimensione sospesa, a rivederti un film davanti al quale gusti di nuovo la dolcezza di certi momenti come se non ti appartenessero più e che, invece, fanno ancora parte del tuo vissuto più profondo.
Guardi te stessa come in un quadro osservando il risultato delle pennellate, alcune riuscite, altre no.
Senza rimpianti, ma con il retrogusto un po’ amaro e il rintocco malinconico di un “perché?” …

Great review of Wil's album in Rockerilla and Music Won't Save You

'Il calore emozionale delle partiture ambientali di Wil Bolton (ChejuThe Ashes Of PiemonteAnzio Green,Ashlar Le Moors) trova nella sua prima opera solista da due anni a questa parte densa profondità prospettica, veicolata da frequenze modulate, field recordings e variopinte screziature elettro-acustiche.

Nei sei brani di “Bokeh”, l’artista inglese filtra il proprio romanticismo attraverso copiose trame di riverberi e screziature droniche persistenti e talora dotate di consistenza granulosa e a tratti persino distorta.

Ciononostante, le ricche texture di Bolton risultano sempre dotate di una preziosa fragilità, espressa attraverso esili filigrane armoniche, costellate da micro-suoni e loop avvolgenti.’

Music Won’t Save You / Rockerilla n. 405

Talora occorre più intelligenza per capire le COSE divertenti e semplici, piuttosto che le serie. Le persone che scrivono sempre chilometrici post ultra-seri ed iper-leziosi vengono molto acclamate, anche se poi-a ben guardare-si profondono in banalità senza un briciolo di umorismo autoironico e non hanno la genialità (incompresa) di quelli a cui bastano tre parole semplici per esprimere concetti incisivi.

Great review in Music Won't Save You (and Rockerilla) for Wil's album :)

'Il calore emozionale delle partiture ambientali di Wil Bolton (ChejuThe Ashes Of PiemonteAnzio Green,Ashlar Le Moors) trova nella sua prima opera solista da due anni a questa parte densa profondità prospettica, veicolata da frequenze modulate, field recordings e variopinte screziature elettro-acustiche.

Nei sei brani di “Bokeh”, l’artista inglese filtra il proprio romanticismo attraverso copiose trame di riverberi e screziature droniche persistenti e talora dotate di consistenza granulosa e a tratti persino distorta.

Ciononostante, le ricche texture di Bolton risultano sempre dotate di una preziosa fragilità, espressa attraverso esili filigrane armoniche, costellate da micro-suoni e loop avvolgenti.’

Music Won’t Save You / Rockerilla n. 405

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