Del Dylan before Dylan preferisco il Dylan curioso rispetto al Dylan politico. Anche lui, secondo me, preferisce il se stesso che spulciava tra i dischi dei suoi ospiti o che veniva impressionato da un film di Fellini con un circo dentro o che era affascinato dagli oggetti che trovava nelle case in cui dormiva e che ha immortalato nelle liste di cose più belle che abbia mai letto (nella sua autobiografia, Chronicles I.).

Questo è quello che ho pensato ieri.

Odori, colori, letteratura

Mentre il baccalà cuoce secondo la più classica delle preparazioni molisane, il lampo rosso della ricetta della tarte tatin ai pomodori ciliegino mi attraversa gli occhi, come la reminiscenza di un sogno della notte passata. Intanto cerco di capire quale altro capolavoro in più abbia scritto Mario Puzo rispetto a I folli muoiono.

La lista delle vacanze, chiodini di memoria

Le candele gialle for free di Sacré Coeur

I giochi della fontana vicino al Pompidou

Un albero fatto di tappi di metallo

La curiosità dell’arte moderna

Bianco su bianco, rosso su bianco

Tutto burro, l’odore del pane, i bistrot à vin

Il piegarsi delle statue di Rodin, la curva dei corpi

La porta dell’Inferno, sotto la pioggia

Le lapidi sotto al ponte, la tomba di Dumas (ma non è lui! non era nero, grosso e capellone?)

Un sentiero di campagna di Monet

Giverny? E’ lontana!

(Quello del Cenacolo è il museo perfetto, con un solo quadro)

Il couscousso trapanese, giallo e sostanzioso

La nebbia di Erice, le genovesi calde e profumate

La corsa verso la meraviglia d’oro negli occhi, la Cappella Palatina

Il sole, lo sfascio, il rosa della Cattedrale di Palermo

La granita di fichi, “una delle migliori esperienze della mia vita”

Il fresco lussemburghese di Campobasso

Un po’ d’oro, di affreschi, di scale, insomma un pezzetto de La grande bellezza (futuro!)

Le piccole vacanze dei libbbbri

Non sono mai stato un lettore forte. Sono un lettore diesel: non avere un libro sul comodino è qualcosa di irregolare, così come lo è non avere le scamorze fresche a casa dei miei.

Arrivano le vacanze e pensi che, se non sei in giro tutto il giorno a visitare i templi giapponesi, leggerai circa un milione di libri in due o tre settimane, o almeno leggerai Guerra e Pace. Pensi, come hai letto su un settimanale qualche anno fa, che la vacanza la farai nei posti dentro ai libri.

Di Guerra e Pace ho letto le prime 100 pagine in ben tre settimane, amen. Da adolescente sfigato ero più volitivo: prima di andare a dormire leggevo una ventina di pagine fittissime di David Copperfield avvolto dal caldo e dalle zanzare. Quell’estate finii il mio primo grande classico e poi scoprii il mio libro-medicina, The Catcher in the rye, che già nelle premesse si poneva come un anti-Copperfield e compagnia bella.

Insomma, prima dell’avvento dell’e-reader appesantivo la valigia con quei cinque o sei libri vari (classicamente: un paio di romanzi, un saggio, una graphic novel, un giallo d’emergenza) che non facevano altro che attraversare l’Italia. Ora mi porto in aggiunta solo un Peanuts da sfogliare durante il decollo e l’atterraggio.

L’ultima stupida tentazione della vacanza riflessiva è quella dei versi, da assaporare nel giardino di Giverny o col sale marino.

Watch on occhiorosso.tumblr.com

Dicono “Buenos Aires” e il mio inconscio musicale non richiama Astor Piazzolla, ma questo Francesco De Gregori quasi perfetto nella sua leggerezza, a pensarci dopo vent’anni.

Carbonara

La promessa. Le scarpe levate così. Le domande. Paperino. In Poland, in Luxembourg. Lo spritz, l’acqua, il rosé. La pasta bianca e la pasta scura. La prima tazzina rotta. I tuorli e gli albumi. Il beicon. La tovaglia blu. Le quantità. L’incertezza. Così è, niente salse. L’uso della forchetta per gli spaghetti. La prossima polish-luxembourgish. La vodka nel melone. Il Montecristo, Barney. Il single malt con le sue sfumature immaginate. La grappa Williams. I baci sbagliati nel verso e nel numero. La pioggia. Il calore della luce.   

14 agosto

Dallo spire che la linea-cielo muta

scendo

alla strada stretta definita

dalle serrande (CHIUSO PER FERIE) sbattute

dal vento che schiaffeggia

le parole

del giornale (ma a me solletico pare).

-

Chiazze bianche ciabattano

sul grigio-Milano

(delicato quasi-rosa),

i turisti dagli occhi blu come i bollini

delle loro mappe: (NIGHT LIFE) (FASHION DISTRICT).

Sorry, tutto è chiuso, sorry.

Nei lati nascosti t’inquadri

giallo il dettaglio di cartoni,

pesti resti di una notte da barboni.

-

Via Mozàr

(come l’attrice francese lo suono, perché?)

le ville verdi,

le foglie sole muovono una foto

impressa dal vuoto d’anime.

Sollevato dal camminare

libero

lo sguardo s’appiglia

ai mattoni rossi,

ai cornicioni che improvvisano scacchi bicolore

e capovolge nel rock and roll

delle linee architettoniche.

Fino all’angolo,

ma è semplice curva!

sulla via che svolta

(uno schizzo di Steinberg).

image

(Immagine tratta da S.Steinberg - con Aldo Buzzi, Riflessi e Ombre)

Cose che, da piccolo, potevo stare a fissare per ore

La polvere, quella che c’è sempre nell’aria ma noi non la vediamo, illuminata e resa visibile da un raggio di sole giallissimo. Mille puntini bianchi che girano in un tubo di luce (è quello che ho appena visto, da cui questo post).

I pini, fuori dalla finestra della mia stanza, a forma di goccia allungata verde, altissimi, fatti oscillare violentemente da un vento forte e ululante. Non so se mi facessero più paura i pini o il vento.

Una colonna di formiche in campagna, tutte o una, in particolare, più carica e indaffarata. Qualche giorno fa ne ho vista una verticale e mi sono chiesto dove finisse.

Le mattonelle del bagno, quelle piene, con una specie di piantina stilizzata disegnata su, più rare e disposte secondo una geometria curiosa, rispetto a quelle vuote e bianche. Poi, mannaggia, ho iniziato a leggere.

Le gocce scivolare dall’alto del vetro della finestra fino a sparire alla base, fine del vetro, durante una forte pioggia.

Le auto parcheggiare davanti a casa. Non mi è passata del tutto.

Le onde infrangersi sulla riva del mare. Poi, mannaggia, ho iniziato a leggere.

Se disteso, le nuvole, cioè una nuvola che diventa cinque, che diventa tre, che diventa due, che diventa di nuovo una, magica, astronave.

La tv. Poi, mannaggia, ho iniziato a leggere.

Delle recensioni che raccontano le poesie come racconti

Leggo questa meravigliosa recensione di un libro di un poeta americano, Billy Collins. Il libro ha un titolo bizzarro, A vela in solitaria intorno alla stanza. D’Orrico suggerisce di raccontare queste poesie di Collins come fossero racconti.

Il racconto della poesia dedicata dal poeta al giorno in cui compì dieci anni è uno dei migliori che mi sia capitato di sentire negli ultimi, diciamo, cent’anni. Se fossi un poeta scriverei proprio poesie dedicate al giorno del mio decimo compleanno. Poi, naturalmente, ne scriverei anche una dedicata alla tuta e una dedicata alla signora gentile che rimirava il suo spremiagrumi nuovo alla fermata del bus di Coimbra.

On Turning Ten

The whole idea of it makes me feel
like I’m coming down with something,
something worse than any stomach ache
or the headaches I get from reading in bad light—
a kind of measles of the spirit,
a mumps of the psyche,
a disfiguring chicken pox of the soul.

You tell me it is too early to be looking back,
but that is because you have forgotten
the perfect simplicity of being one
and the beautiful complexity introduced by two.
But I can lie on my bed and remember every digit.
At four I was an Arabian wizard.
I could make myself invisible
by drinking a glass of milk a certain way.
At seven I was a soldier, at nine a prince.

But now I am mostly at the window
watching the late afternoon light.
Back then it never fell so solemnly
against the side of my tree house,
and my bicycle never leaned against the garage
as it does today,
all the dark blue speed drained out of it.

This is the beginning of sadness, I say to myself,
as I walk through the universe in my sneakers.
It is time to say good-bye to my imaginary friends,
time to turn the first big number.

It seems only yesterday I used to believe
there was nothing under my skin but light.
If you cut me I could shine.
But now when I fall upon the sidewalks of life,
I skin my knees. I bleed. 

Billy Collins

Evangelizzatori ed evangelisti, elogi paradossali

"San Paolo è stato il più grande rivoluzionario della storia". Lo afferma in un’intervista Larry Siedentop, che trova l’origine dell’individualismo nel cristianesimo.

Tra gli evangelisti, Luca è stato lo scrittore, scrive come uno storico, sembra Tucidide. Mi guardo la tv francese dove Emmanuel Carrère parla del suo ultimo libro, dedicato alle origini del cristianesimo, perché l’argomento è interessante.

Baci a colazione

Sto leggendo questo romanzetto d’appendice, essì d’appendice perché mi sembra sia nato proprio come un feuilleton su un quotidiano italiano tipo La Stampa (non ho niente contro La Stampa anzi, lo sceglievo come giornale di riserva quando non trovavo in edicola il Corrierone, anche perché il mio vecchio professore d’italiano il giovedì prendeva sempre anche La Stampa per via del TuttoLibri e magari ce ne leggeva un pezzetto e poi la domenica sicuramente prendeva Il Sole24ore per il pregevole inserto Cultura, fiore all’occhiello della direzione Riotta, che mi sa che si è filato solo quello, visto che dell’economia secondo me non gliene poteva fregà de meno e, tra l’altro, magari non per colpa sua eh, da quell’inserto le ultime volte che l’ho sfogliato avevano fatto sparire quella listarella commentata dei film interessanti che avrebbero dato in TV durante la settimana, che era una listarella assai stuzzicante), proprio un romanzetto leggero dicevo ma anche un po’ finto leggero, non so, mi ha fatto pensare a quel capolavoro di ironia sul (ma non solo) mondo editoriale del godibilissimo A che punto è la notte del duo letterario anti-Gheddafi F&L, ma il bello non è questo, il bello è che ieri passeggio per il Grund del Lussemburgo e non mi imbatto mica in una libreria che si chiama Libreria Italiana (www.libreriaitaliana.lu) e che fai non entri? e allora entro e tra i libri un po’ più in vista sugli scaffali non c’è proprio questo trumancapoteano Baci a colazione che è uno dei meno famosi libri del lucano Cappelli (se siete meridionali e non l’avete ancora fatto, vi prego leggete Parenti Lontani), quando io l’avevo riscattato per pochi euri dal banco del Libraccio sui navigli a Milano e mi chiedo non è per caso un segno questo?

Passatempi estivi. Venti modi di scegliere un libro
  1. Ti affidi al tuo critico di riferimento, calabrese e poco scolastico. Parenti lontani
  2. Ti segni il titolo citato nel romanzo che stai leggendo avidamente. Il re della pioggia
  3. Prendi finalmente in mano quello che ti hanno regalato al compleanno di 5 anni fa (e che abbandonerai dopo poche pagine). Q
  4. Ti lasci irretire dalla perfezione estetica della copertina. Casino Royale
  5. Hai bisogno di un camino ma non hai un camino. Gli intrusi
  6. Devi dare un senso alla collezione di allegati al giornale meticolosamente completata. Prediche inutili
  7. Prendi quello spinto nella lista dei desideri dal giudizio folgorante di un aNobiiano brillante. The particular sadness of the lemon cake
  8. Rispondi finalmente a quello che ti chiama da anni dalla vecchia libreria di casa. I folli muoiono
  9. Per capire meglio il film. Batman: The Dark Knight Returns
  10. Per capire meglio i film. Il cinema secondo Hitchcock
  11. L’autore è tuo vicino di casa. I diavoli di Via Padova
  12. Ho voglia di rileggere! Ravelstein
  13. Pensi che questa città esprima qualcosa di fondamentale. Il giardino dei Finzi Contini
  14. In base a una malinconica affinità con l’autore. Diario degli errori
  15. Le pagine sono lisce come quelle di una rivista patinata. 1984
  16. Abbocchi al titolo con l’esca della tesi paradossale. Il Merluzzo. Storia del pesce che ha cambiato il mondo
  17. Perché “voglio voglio voglio”. Camminare
  18. Il libro emana un odore di castagne bruciate. Il deserto dei tartari
  19. Vuoi analizzare e comprendere i grandi misteri della vita. Frammenti di un discorso amoroso 
  20. Hai trovato un remainder scontatissimo con la copertina gialla anni ‘70. Triste, solitario y final
Caron dimonio, con occhi di bragia

Pagliètta o no? No, che tanto seguo l’ombra dei palazzi.

L’edicola della signora riaprirà il 16 agosto.

Ferramenta. Faccio una copia delle chiavi. Ferramenta anni ‘60 direi. La negoziante è una ragazza tatuata che chatta al computer portatile. Sparisce nel retro con le mie chiavi. Da lì arrivano la sua voce che si incrocia con quella del padre (storico titolare mi immagino), buona musica tipo Ella Fitzgerald e il rumore della lima elettrica che segue il contorno della chiave: tzzzzzzzzz. Mentre aspetto me ne sto a guardare questo archivio di scatolètte gialle, grigie e nere tutte con la loro bella etichètta, un cassettiera con cassettini con appiccicati sopra esempi di quello che ci sta dentro (tipo una vite con anello di metallo). E sopra la mia testa gira una pala ventilatrice grigia attaccata a un soffitto intonacato alla buona almeno trent’anni fa. Mi danno le chiavi incartate nelle pagine gialle.

Panchina, leggero venticello. Un signore con la biciclettina scende deciso lungo il vialètto, parcheggia. Trova il foglio di un volantino, lo mette sopra un muretto sotto agli alberi, ci si siede e guarda avanti a sé. Dopo una ventina di minuti va.

Ho le mani che odorano di basilico.

Colombo (l'uovo di)

Matti per queste nuove serie, poliziesche e non. Sofisticate, curate, crude. Io ieri notte, per esempio, non ho potuto fare a meno di vedermi una vecchia puntata di Colombo. Il tenente Colombo fa per andarsene, poi si blocca e si volta indietro per un’ultima domanda. Questa è una delle mie scene preferite in assoluto tra TV e cinema.

La vecchia auto grigia non parte. Il sigaro è sempre acceso. Il finto tonto più emblematico della storia della fiction tiene in piedi il suo uovo e incastra l’ispettore, l’assassino sicurissimo di sé. Titoli di coda e colpo di scena finale: REGIA DI BEN GAZZARA.

Cose che non so. Coming out dell'ignoranza.

Chi è il cognato, chi la cognata, chi il genero, chi la nuora.

Con l’ora legale un’ora avanti o indietro? Idem per l’ora solare (a parte che io ci ho una teoria su questi cambi di ora qua, che secondo me li fanno più di due volte all’anno ma nessuno conta le volte in cui cambiano: non capita anche a voi di esclamare: “Di nuovo!” e “Gia!?”, ogni volta che il sabato lo annunciano al TG1?)

I mesi con 30 giorni.

Alcuni capoluoghi di regione.

Il secondo articolo della Costituzione Repubblicana.

Il motivo scientifico della grandine (nonché della pioggia e della neve e dell’arcobaleno).

Gli schieramenti in campo nella Prima Guerra Mondiale.

Sarei dovuto o avrei dovuto?

Nuotare.

Quando “esce” l’uva?

La spia dei fendinebbia.

Piegare i panni.

Le date dei solstizi.

Regole di vita

Ecco cosa cercavo, un appunto del 2003, scaturito da uno dei libri migliori della mia vita, Pastorale americana di mastro Philip Roth

In questo libro a un certo punto si sintetizzano le due regole di vita di un personaggio:

1) Arrabbiarsi, cedere all’irascibilità

2) Non guardare indietro

Le potrei adottare (visto che finora ho adottato quelle opposte), non sono male.


Le potrei adottare, non sono male (come riserva di benzina in un angolo dormiente, per 10 anni, della mia attenzione).

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