sventure

"Non contate le benedizioni che ricevete, contate le sventure, sono le vostre vere benedizioni travestite. Attraverso di esse smaltite il vostro karma per diventare spiritualmente forti e coraggiosi. In questo modo, le sventure accelerano la vostra evoluzione e vi avvicinano a Dio."                                                                                             Yogiraj Satgurunath Siddhanath

Studi tragici #7

Lo studio ha ironicamente inibito i miei freni inibitori. Sto ripetendo latino a un povero malcapitato che sono certa darebbe un braccio per farmi tacere, o simulerebbe la morte. Sappi, compagno di sventure, che sono oltremodo spiacente

Per risvegliare le coscienze ambientali, per sensibilizzare anche gli animi più indifferenti ai tetri destini del pianeta Terra è arrivato «Scala Mercalli», il programma di Rai3 condotto da Luca Mercalli che segna una nuova tappa nel percorso della divulgazione scientifica in tv: addio allo stile rassicurante di Piero Angela. Qui si sceglie la strada del catastrofismo (sabato, ore 21.20).

Qualche segnale c’era già stato quando Mercalli aveva iniziato a occuparsi di previsioni meteorologiche in tv: in un attimo il sole, il vento e la pioggia erano diventati l’occasione per uno sfogo sul cambiamento climatico, per bacchettare gli stili di vita non proprio ecologici dei telespettatori (ma con il dispendio energetico di uno studio televisivo come la mettiamo?).

Nel nuovo programma, ospitato in un Centro multimediale della Fao, il tono da professorino e da gufo con cravattino non è diminuito. Nell’ultima puntata per esempio si parlava, attraverso brevi inchieste e interventi di esperti in studio, dei rischi connessi all’innalzamento dei mari e allo scioglimento dei ghiacciai, conseguenze di un più ampio cambiamento climatico che sta trasformando le caratteristiche della fauna e spingendo intere popolazioni a migrare, con esiti imprevedibili sullo sfruttamento delle risorse energetiche del pianeta. Filippa Lagerbäck (per non dimenticare che li accomuna il brand di «Che tempo che fa») ha poi accompagnato Mercalli in un viaggio a Stoccolma per parlare di «resilienza», la capacità degli ecosistemi di adattarsi al cambiamento.


È indiscutibile che questi siano rischi e problemi serissimi, per cui è necessario trovare soluzioni efficaci: ma è un rischio anche l’ideologia, l’affrontarli di fronte al pubblico televisivo con uno stile da «profeta di sventure». In fondo, come canta Bob Dylan, «non c’è bisogno di un meteorologo per sapere da che parte tira il vento». Nel frattempo, non sarebbe meglio salvare Rai3 dallo sprofondo?

Caro Aldo Grasso, lasciamo pure la gente nella sua profonda ignoranza, evitiamo di presentare le cose come realmente sono, e sopratutto metti titoli alla cazzo che ti riesce benissimo.

Atti osceni in luogo privato, Marco Missiroli (Feltrinelli 2015)

Atti osceni in luogo privato è la storia dell’educazione sentimentale e sessuale di Libero Marcell, ragazzo di buona famiglia che attraverso il corpo e le sue mutazioni intraprende un cammino di conoscenza del sé e del mondo, dell’amore e dei piaceri della carne. Figlio adorato di due genitori appassionati, Libero cresce nella capitale del fervore culturale ed intellettuale, tentando di decifrare la propria famiglia ma, in seguito, anche e soprattutto le donne della sua vita attraverso la componente erotica sempre in divenire: dodicenne nella Parigi di Truffaut e Camus, l’eroe di Marco Missiroli perde la verginità con Lunette, ragazza di colore di Belville che lo inizierà ai piaceri della carne ma anche alle sventure che ogni primo amore (finito) porta con sé. Nella Milano degli anni Ottanta, invece, come tirocinante in uno studio legale, per lui avviene il miracolo della maturità, dell’incontro amoroso consapevole, dell’inizio di una nuova vita. Atti osceni in luogo pubblico viaggia sul doppio binario della coscienza critica e travolgente del sesso e dell’amore, in un’atmosfera irresistibile (talvolta innegabilmente sospetta della captatio benevolentiae di cui ha puntualmente scritto Silvana Arrighi) in cui rivivono, sfiorando la storia, le presenze-amuleto di Faulkner ed Édith Piaf, di Kundera e Mastroianni, di Buzzati, Sartre e molti altri.  

Quello di Missiroli, peccatore a mio avviso di un uso talvolta sconsiderato delle virgole, è un romanzo bello nel senso più puro del termine, accattivante e convincente dal punto di vista narrativo; un romanzo dell’io che conduce ad un universo seducente e umano, attraverso cui la prima persona singolare tenta di raccontare anche gli altri, le donne (così meravigliosamente affascinanti e diverse) e i tumulti dell’età che cambiano rapidamente. Se si è disposti a tollerare quella sua furbizia e quel suo - spesso troppo facile - ammiccare al lettore, questo libro non potrà deludervi. Quattro ciliegie.

Quaresima - 26 marzo 2015

dal libro del profeta Geremia (cap. 44, 45 e 46)

capitolo 44

Disputa di Geremia con i Giudei in Egitto

1 Questa parola fu rivolta a Geremia per tutti i Giudei che abitavano nel paese d’Egitto, a Migdol, a Tafni, a Menfi e nella regione di Patros.2«Così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Voi avete visto tutte le sventure che ho mandato su Gerusalemme e su tutte le città di Giuda; eccole oggi una desolazione, senza abitanti, 3a causa delle iniquità che commisero per provocarmi, andando a offrire incenso e a venerare altri dèi, che né loro conoscevano né voi né i vostri padri conoscevate. 4Vi ho inviato con assidua premura tutti i miei servi, i profeti, per dirvi: «Non fate questa cosa abominevole che io ho in odio!». 5Ma essi non mi ascoltarono, non prestarono orecchio e non abbandonarono la loro iniquità cessando dall’offrire incenso ad altri dèi. 6Perciò la mia ira e il mio furore si riversarono e divamparono come fuoco nelle città di Giuda e nelle strade di Gerusalemme, ed esse divennero un deserto e una desolazione, come sono ancora oggi.
7Dice dunque il Signore, Dio degli eserciti, Dio d’Israele: Perché voi fate un male così grave contro voi stessi, tanto da farvi sterminare di mezzo a Giuda, uomini e donne, bambini e lattanti, in modo che non rimanga di voi neppure un resto? 8Perché mi provocate con l’opera delle vostre mani, offrendo incenso a divinità straniere nella terra d’Egitto, dove siete venuti a dimorare, in modo da farvi sterminare e da divenire oggetto di esecrazione e di obbrobrio tra tutte le nazioni della terra? 9Avete forse dimenticato le iniquità dei vostri padri, le iniquità dei re di Giuda, le iniquità dei vostri capi, le vostre iniquità e quelle delle vostre donne, compiute nella terra di Giuda e per le strade di Gerusalemme? 10Fino ad oggi essi non ne hanno sentito rimorso, non hanno provato timore e non hanno camminato secondo la legge e i decreti che io ho posto davanti a voi e ai vostri padri.
11Perciò dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Ecco, io rivolgo la faccia contro di voi a vostra sventura e per distruggere tutto Giuda.12Prenderò il resto di Giuda, che ha deciso di andare a dimorare nella terra d’Egitto; essi periranno tutti nella terra d’Egitto, cadranno di spada e periranno di fame, piccoli e grandi, moriranno di spada e di fame e saranno oggetto di maledizione e di orrore, di esecrazione e di obbrobrio. 13Punirò coloro che dimorano nella terra d’Egitto, come ho punito Gerusalemme con la spada, la fame e la peste. 14Nessuno scamperà né sfuggirà fra il resto di Giuda che è venuto a dimorare qui nella terra d’Egitto con la speranza di tornare nella terra di Giuda, dove essi desiderano ritornare ad abitare; essi non vi ritorneranno mai, eccettuati pochi fuggiaschi».
15Allora tutti gli uomini che sapevano che le loro donne avevano bruciato incenso a divinità straniere, e tutte le donne che erano presenti, una grande folla, e tutto il popolo che dimorava nel paese d’Egitto e a Patros, risposero a Geremia: 16«Quanto all’ordine che ci hai comunicato in nome del Signore, noi non ti vogliamo dare ascolto; 17anzi decisamente eseguiremo tutto ciò che abbiamo promesso, cioè bruceremo incenso alla regina del cielo e le offriremo libagioni come abbiamo già fatto noi, i nostri padri, i nostri re e i nostri capi nelle città di Giuda e per le strade di Gerusalemme. Allora avevamo pane in abbondanza, eravamo felici e non vedemmo alcuna sventura; 18ma, da quando abbiamo cessato di bruciare incenso alla regina del cielo e di offrirle libagioni, abbiamo sofferto carestia di tutto e siamo stati sterminati dalla spada e dalla fame». 19E le donne aggiunsero: «Quando noi donne bruciamo incenso alla regina del cielo e le offriamo libagioni, forse che prepariamo per lei focacce con la sua immagine e le offriamo libagioni senza il consenso dei nostri mariti?».
20Geremia disse a tutto il popolo, agli uomini e alle donne e a tutta la gente che gli avevano risposto in quel modo: 21«Forse che il Signore non si ricorda e non ha più in mente l’incenso che voi bruciavate nelle città di Giuda e per le strade di Gerusalemme, voi e i vostri padri, i vostri re e i vostri capi e il popolo del paese? 22Il Signore non ha più potuto sopportare la malvagità delle vostre azioni né le cose abominevoli che avete commesso. Per questo la vostra terra è divenuta un deserto, oggetto di orrore e di esecrazione, senza abitanti, come oggi si vede. 23Per il fatto che voi avete bruciato incenso e avete peccato contro il Signore, non avete ascoltato la voce del Signore e non avete camminato secondo la sua legge, i suoi decreti e i suoi statuti, per questo vi è capitata questa sventura, come oggi si vede».
24Geremia disse a tutto il popolo e a tutte le donne: «Ascoltate la parola del Signore, voi tutti di Giuda che siete nella terra d’Egitto.25Dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Voi donne lo avete affermato con la bocca e compiuto con le vostre mani, affermando: «Noi adempiremo tutti i voti che abbiamo fatto di offrire incenso alla regina del cielo e di offrirle libagioni»! Adempite pure i vostri voti e fate pure le vostre libagioni. 26Tuttavia ascoltate la parola del Signore, voi tutti di Giuda che abitate nella terra d’Egitto. Ecco, io giuro per il mio nome grande, dice il Signore. Mai più il mio nome sarà pronunciato in tutta la terra d’Egitto dalla bocca di un uomo di Giuda che possa dire: «Per la vita del Signore Dio!». 27Ecco, veglierò su di loro per la loro disgrazia e non per il loro bene. Tutti gli uomini di Giuda che si trovano nella terra d’Egitto periranno di spada e di fame, fino al loro sterminio. 28Gli scampati dalla spada torneranno dalla terra d’Egitto nella terra di Giuda molto scarsi di numero. Tutto il resto di Giuda, che è andato a dimorare nella terra d’Egitto, saprà quale parola si avvererà, se la mia o la loro. 29Sarà per voi il segno - oracolo del Signore - che io vi punirò in questo luogo, perché sappiate che le mie parole si avverano sul serio contro di voi, per vostra disgrazia.
30Così dice il Signore: Ecco, io metterò il faraone Cofra, re d’Egitto, in mano ai suoi nemici e a coloro che vogliono la sua vita, come ho messo Sedecìa, re di Giuda, in mano a Nabucodònosor, re di Babilonia, suo nemico, che attentava alla sua vita».

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capitolo 45

Promessa per Baruc

1 Questa è la parola che il profeta Geremia comunicò a Baruc, figlio di Neria, quando egli scriveva queste parole in un libro sotto la dettatura di Geremia nel quarto anno di Ioiakìm, figlio di Giosia, re di Giuda: 2«Dice il Signore, Dio d’Israele, su di te, Baruc: 3Tu hai detto: «Guai a me, poiché il Signore aggiunge tristezza al mio dolore. Io sono stanco dei miei gemiti e non trovo pace». 4Dice il Signore: Ecco io abbatto ciò che ho edificato e sradico ciò che ho piantato; così per tutta la terra. 5E tu vai cercando grandi cose per te? Non cercarle, poiché io manderò la sventura su ogni uomo. Oracolo del Signore. A te farò dono della tua vita come bottino, in tutti i luoghi dove tu andrai».

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capitolo 46

ORACOLI CONTRO LE NAZIONI
Contro l’Egitto

1 Parola del Signore che fu rivolta al profeta Geremia sulle nazioni.

2Sull’Egitto.

Contro l’esercito del faraone Necao, re d’Egitto, che si trovava a Càrchemis, presso il fiume Eufrate, esercito che Nabucodònosor, re di Babilonia, vinse nel quarto anno di Ioiakìm, figlio di Giosia, re di Giuda.

3«Preparate scudo grande e piccolo
e avanzate per la battaglia.
4Attaccate i cavalli,
montate, o cavalieri.
Schieratevi con gli elmi,
lucidate le lance,
indossate le corazze!
5Che vedo?
Sono spaventati, retrocedono!
I loro prodi sono sconfitti,
fuggono a precipizio
senza voltarsi;
terrore all’intorno.
Oracolo del Signore.
6Il più agile non sfuggirà
né il più prode si salverà.
A settentrione, sulla riva dell’Eufrate,
inciampano e cadono.
7Chi è colui che trabocca come il Nilo,
come un fiume dalle acque turbolente?
8È l’Egitto che trabocca come il Nilo,
come un fiume dalle acque turbolente.
Esso dice: «Salirò, ricoprirò la terra,
distruggerò la città e i suoi abitanti».
9Caricate, cavalli,
avanzate, carri!
Avanti, o prodi,
uomini di Etiopia e di Put,
voi che impugnate lo scudo,
e voi di Lud che tendete l’arco.
10Ma quel giorno per il Signore, Dio degli eserciti,
è giorno di vendetta, per punire i nemici.
La sua spada divorerà,
si sazierà e si inebrierà del loro sangue;
poiché sarà un sacrificio per il Signore, Dio degli eserciti,
nella terra del settentrione, presso il fiume Eufrate.
11Sali in Gàlaad a prendere il balsamo,
vergine, figlia d’Egitto.
Invano moltiplichi i rimedi,
ma non c’è guarigione per te.
12Le nazioni hanno saputo del tuo disonore;
del tuo grido di dolore è piena la terra,
poiché il prode inciampa nel prode,
tutti e due cadono insieme».

13Parola che il Signore comunicò al profeta Geremia quando Nabucodònosor, re di Babilonia, giunse per colpire la terra d’Egitto.

14«Annunciatelo in Egitto,
fatelo sapere a Migdol,
fatelo udire a Menfi e a Tafni;
dite: «Àlzati e prepàrati,
perché la spada divora intorno a te».
15Perché mai il tuo potente è travolto?
Non resiste perché il Signore l’ha rovesciato.
16Una gran folla vacilla e stramazza,
ognuno dice al vicino:
«Su, torniamo al nostro popolo,
al paese dove siamo nati,
lontano dalla spada micidiale!».
17Chiamate pure fanfarone il faraone, re d’Egitto:
si lascia sfuggire il momento opportuno.
18Per la mia vita
- oracolo del re il cui nome è Signore degli eserciti -,
verrà uno simile al Tabor fra le montagne,
come il Carmelo presso il mare.
19Prepàrati il bagaglio per l’esilio,
o figlia che abiti l’Egitto,
perché Menfi sarà ridotta a un deserto,
sarà devastata, senza abitanti.
20Giovenca bellissima è l’Egitto,
ma un tafano viene su di lei dal settentrione.
21Anche i suoi mercenari in mezzo ad essa
sono come vitelli da ingrasso.
Anch’essi infatti hanno voltato le spalle,
fuggono insieme, non resistono,
poiché è giunto su di loro il giorno della sventura,
il tempo del loro castigo.
22La sua voce è come di serpente che fugge,
poiché i nemici avanzano con un esercito
e vengono contro di lei,
armati di scure come tagliaboschi.
23Abbattono la sua selva - oracolo del Signore -
e non si possono contare,
essi sono più delle locuste, sono senza numero.
24Prova vergogna la figlia d’Egitto,
è data in mano a un popolo del settentrione».

25Il Signore degli eserciti, Dio d’Israele, dice: «Ecco, punirò Amon di Tebe, l’Egitto, i suoi dèi e i suoi re, il faraone e coloro che confidano in lui. 26Li consegnerò in mano di quanti vogliono la loro vita, in mano di Nabucodònosor, re di Babilonia, e dei suoi ministri. Ma dopo sarà abitato come in passato. Oracolo del Signore.

27Ma tu non temere, Giacobbe, mio servo,
non abbatterti, Israele,
perché io libererò te dalla terra lontana,
la tua discendenza dalla terra del suo esilio.
Giacobbe ritornerà e avrà riposo,
vivrà tranquillo e nessuno lo molesterà.
28Tu non temere, Giacobbe, mio servo
- oracolo del Signore -,
perché io sono con te.
Sterminerò tutte le nazioni
tra le quali ti ho disperso,
ma non sterminerò te;
ti castigherò secondo giustizia,
non ti lascerò del tutto impunito».

Notti passate tra le lacrime e i sorrisi,notti immerse nei ricordi, notti passate a leggere le avventure e le sventure,notti passate a scrivere con mano tremolante, notti insonni,notti in cui la speranza svanisce,notti passate cosí,notti in cui si diventa più forte.

La commozione moderna, quando per caso si produce, è sempre di origine introspettiva: il pubblico piange soltanto sul genere di drammi inclusi nel suo orizzonte coniugale o familiare; il teatro ha solo il compito di fornirgli un riflesso sbiadito delle sue possibili sventure, non lo trascina mai nell’illusione profonda di una disgrazia vissuta allo stato puro, in quell’assenza di storia individuale che definisce la grande e necessaria nudità della tragedia.
—  Roland Barthes, Poteri della tragedia antica da Théâtre Populaire, n. 2, luglio-agosto 1953