sicurezza'

Lettera di un camorrista ai giovani universitari napoletani

Un’esecuzione in piena regola, alle ore 11. Zona universitaria. Gennaro Fittipaldi, ventiquattrenne pregiudicato per droga ed estorsione, è stato freddato dai sicari con un solo colpo mortale alla testa. Tanto spavento, tanto chiasso. Emergenza sicurezza? Cerchiamo di essere seri.

Di solito, il meccanismo si ripete uguale a se stesso: se in città si spara ed il sindaco è di Destra, tutta la Sinistra corre e si agita contro la “repressione che non funziona.” Se in città si spara ed il sindaco è di Sinistra, tutta la Destra corre e si agita contro la “mancanza di sicurezza.” E se il sindaco è “Arancione?” In quel caso tutta la Destra e tutta la Sinistra corrono e si agitano a dire che in città c’è un problema: la camorra.
Così, d’un tratto, persino i sellini vozziani, specie in via d’estinzione, pronta all’autoscioglimento in attesa del parto gemellare di Landini e Civati, scoprono che a Napoli si muore, che ci sono i cattivi, che si spara in mezzo alla gente e che se vai all’università rischi di farti la “bua.” I giovani universitari, per non saper né leggere né scrivere, socializzano sui social tuonando contro “lo schifo di questa città”, contro “l’invivibilità delle nostre terre”, contro “il rischio di morire in pieno giorno, in pieno centro.” Ed in pieno maggio, perché no?
Sono uno di loro, uno che spara anche io. Da camorrista navigato, non posso che consigliare a tutti questi giovani un minimo di dignità. Si, da camorrista non pentito, da criminale vero o presunto. Abbiamo alzato troppo il tiro? Sparare in pieno giorno in un luogo così affollato è un assurdo? Dai, ma siete fessi o cosa? Succede da sempre, abbiamo ammazzato sempre in pieno giorno, abbiamo sparato nei luoghi più frequentati, financo davanti alla scuole. Abbiamo ucciso bambini per sbaglio, altri per vendicarci. È vero, capita sempre meno. Ma non perché la cultura mafioso-camorristica sia meno radicata: semplicemente abbiamo imparato che gli affari si fanno nel silenzio omertoso, nostro e vostro.
Per un po’ non sentirete spari al centro di Napoli, continueremo a fare morti tra Barra e Ponticelli. Contenti? Ecco, noi siamo fatti così: siamo camorristi ragionevoli. Oggi spariamo qua, domani no. Non diamo troppo fastidio, così voi giovani universitari vi lamenterete della brutta e cattiva camorra per poco, non troppo, salvo poi tornare serenamente a fottervene. Io, dopo anni di branda, ho imparato a starmene zitto; voi, universitari impegnati nel disimpegno, siete nati col talento del silenzio. Una cosa, però, ve la dico: anche quando non spariamo, noi ci siamo. Esistiamo. Anzi, facciamo molti più soldi quando di pistole non ce ne sono: agenzie di scommesse, bar, ristoranti, discoteche. Eh, sia chiaro, tutto in pieno centro! Eppure nessuno di voi, studenti brillanti, menti sopraffine, scrive mezzo rigo sui nostri affari: a “San Pasquale”,ad esempio, cari giuristi in “erba” e con l’erba, non ci siamo secondo voi? Si, ve lo dico io. Noi là ci siamo, e voi lo sapete benissimo. Ma siete così, vigliacchi e paraculi.
Hanno ragione quelli che dicono che ci spariamo tra di noi: Fittipaldi non era un santo. Ora ci stiamo nuovamente assestando, stiamo ritrovando nuovi equilibri. Per questo qualche colpo di rivoltella in più può capitare. Ma è un colpo intelligente, mirato. Guardate ciò che è successo a Secondigliano: quello è un matto, un pazzo scriteriato. Noi no, noi siamo chirurgici. E così, qualcuno di voi, cari studenti, ha l’occhio più lungo degli altri quando dice che in fondo è “meglio che si ammazzano tra di loro, senza dar troppo fastidio.” Bravo! Così avete sempre ragionato, così i vostri padri, così i vostri nonni. Continuate serenamente, altro non è alla vostra portata.
Vi saluto con un piccolo aneddoto: quando entrai in carcere, per misere questioni di contrabbando, ero in cella con un vecchio boss di Avellino. Un uomo giusto, lui. Mi ripeteva sempre una frase: “I giovani sono un problema.” Aveva paura e non lo nascondeva. Temeva che proprio voi, voi studenti, poteste cambiare le cose. Era terrorizzato dall’idea che l’istruzione potesse intaccare la forza invincibile della cultura mafiosa. Ad oggi, cari studenti, mi sento di dire che voi, proprio voi giovani colti e studiosi, siete per noi non un problema, ma una risorsa. Grazie, continuate pure a fingere di non vedere. Nei secoli.

Fonte: qdnapoli.it
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I was tagged for this game by Jasmin (yes, you are right, I love music), so these are my choices (it was so hard):

Male di miele by Afterhours;

All Flowers In Time Bend Towards The Sun by Jeff Buckley and Elizabeth Fraser;

The suburbs by The Arcade Fire;

Tremor Christ by Pearl Jam;

Emilia Paranoica by CCCP;

Ogni singolo giorno by Casino Royale.


“La sicurezza ha un ventre tenero

ma è un demonio steso fra di noi

ti manca e quindi puoi non crederlo

ma io non mi sentivo libero”

I Know I’m really late, so I tag no one.

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“Mentre scrivo questa lettera, la brezza dell’oceano mi rinfresca la pelle, quello stesso oceano che presto mi sarà tomba. Mi dicono che morirò da eroe, che la sicurezza e l’onore del mio paese saranno la ricompensa del mio sacrificio. Prego sia vero.
Il mio unico rimpianto in vita è di non averti mai detto quello che provo. Vorrei essere a casa. Vorrei essere lì a tenerti la mano.
Vorrei essere lì a dirti quanto ti ho amata e solo te da quando ero piccolo.
Ma non ci sono.
Ora capisco che la morte è facile. E’ l’amore ad essere difficile.
Dal mio aereo in picchiata non vedrò la faccia dei miei nemici, vedrò invece i tuoi occhi. Pietre nere incastonate nella pioggia.
Ci insegnano a gridare “banzai” quando ci scagliamo sul bersaglio. Io invece sussurrerò il tuo nome e in morte come in vita rimarrò per sempre tuo.

-Guardia marina, Hiroshi Takahashi.”

Vorrei poterti cancellare, vorrei esistesse un pulsante RESET per poter ricominciare. Da quando ti ho conosciuto non sono più la stessa. Non riesco più nemmeno a scrivere. Odio questa sensazione di vuoto che mi lasci ogni volta che torni ma poi vai. Ho perso il controllo della mia vita, mi hai tolto ogni sicurezza. Non so più chi sono, come sono, cosa voglio. Non mi sento più bella come prima, nè simpatica, nè niente di tutto ciò che ero prima di te. Non mi fido più di nessuno, non ne ho nè coraggio ,nè soprattuto voglia. Perchè dovrei? Perchè dovrei mettermi in gioco? Per chi?
Sono così stanca. Sono stanca di sentirmi sola. Stanca di preoccuparmi, stanca di non piacere e non piacermi. Stanca dei soldi. Stanca dei problemi a casa. Stanca degli stronzi. Stanca di non sentirmi mai abbastanza, mai abbastanza bella, o intelligente. Sono stanca di essere sempre io a rincorrere le persone, di essere io a chiedere scusa anche quando la colpa non è mia. Stanca di non essere libera di prendere le decisioni per il mio futuro. Stanca di sentirmi stupida, stanca di questa sensazione di vuoto che mi opprime. 
E’ così difficile essere felici? Io non chiedo molto, davvero, chiedo qualcuno che mi accetti così come sono, qualcuno che sia la mia roccia, mio scudo, mia salvezza.
Non sono in grado di sostenere questa solitudine più a lungo.
—  Wendy Bohannon
E mi manca, credimi che tutto quel che eravamo mi manca.
Mi manca quel tuo essere così buffo. Quel tuo singhiozzare in modo scemo ogni talvolta che ti strappavo un sorriso. Mi manca, appunto, quel tuo sorriso da bambino. Mi mancano quei capelli perennemente in disordine, ma che ti rendevano ancor più stupendo di quanto già fossi. Mi manca quel tuo prendermi dai fianchi e baciarmi. Mi mancano quegli occhi con quel colore indefinito, che non ho mai capito, ma che comunque mi facevano morire ad ogni sguardo. Mi mancano i tuoi abbracci, le tue parole, la tua voce, la tua camminata, la sicurezza di averti mio, mi manca tutto. Mi mancano le passeggiate, le cazzate, mi manca anche solo starti vicino senza dire una parola.
—  Autodistruzionek.
youtube

Roger Waters & Eddie Vedder - Comfortably Numb

Noi ci sforziamo di acquistare sicurezza e di diventare insensibili alla fondamentale drammaticità del nostro destino, versando su di esso l'abitudine, l'uso, il luogo comune, tutti i cloroformi.

José Ortega y Gasset

L'umanità ha sempre barattato un po" di felicità per un po’ di sicurezza.
— 

Sigmund Freud

…lo sbaglio più grande.

anonymous asked:

Tu sai come riuscire ad accettare sè stessi?

sai, questa domanda mi piace molto perchè spesso me lo chiedo anch'io.
Credo che l'autostima dipenda anche dalle nostre esperienze vissute, dal modo in cui vediamo la vita e da come ci vanno le cose.
Per avere sicurezza in sé stessi è molto importante piacersi (sia fisicamente che caratterialmente) e avere la consapevolezza di aver quel particolare che ci distingue da tutti.
E’ una cosa difficile, soprattutto per le persone a cui la vita non è sempre stata rose e fiori…
ma bisogna sapere che piacersi è la prima regola per essere felici.
Non pensare mai che gli altri siano migliori di te solo perchè te lo fanno credere
Impara a volere bene a te stessa prima di chiunque altro.
Ricordati che è con te stessa che passerei tutta la vita!
Baci💗

Mettiamo subito in chiaro una cosa: indietro non si torna. Niente inversioni a U nel tempo. Ci sono di mezzo la termodinamica, il rispetto della causalità e una lunga serie di fondamenti fisici e logici. Il che non sarebbe poi questo gran problema, se alla base non ci fosse una questione di soldi: il ritorno è sempre enormemente più costoso dell’andata. È come nei viaggi in treno. All’andata c’è l’interregionale che con 10 euro vi porta dappertutto. Al ritorno solo alta velocità in business class quando l’alternativa è dormire in stazione, accanto al barbone che ammira con sguardo concupiscente le vostre comode scarpe.
Inoltre è una questione di sicurezza. Un conto è muoversi nella stessa direzione in cui va il resto della realtà, un conto è andare contromano, mentre tutto l’universo osservabile vi viene addosso. Se non lo fate in autostrada un motivo c’è, e vale anche per gli spostamenti temporali.
Nella versione base base del viaggio nel tempo si va solo nel futuro. Hitler dovrà aspettare, per farsi ammazzare.
—  Viaggi nel tempo. La versione base base, in Scienziaggini
Hey child, stay wild.

Mi vesto a strati di Responsabilità e riempio lo stomaco di caffè e Sicurezza.

Le dita tracciano una riga nera, precisa, sull'occhio destro, prima, e su quello sinistro dopo.

Trattengo il respiro e mi guardo dritta in faccia. “Non hai altra scelta”.

Penzola la testa, assieme al dondolìo dei piedi, sui sedili sterili di una metropolitana sterile.

Accanto a me un uomo canta, ad alta voce, “hey child, stay wild”, con le palpebre chiuse, a schermare decine di sguardi inquisitori.

Tutti dicono il pazzo sia lui, tra i sorrisetti d'intesa, nel silenzio del vagone.

“Hey child, stay wild”

Lo farò,
bisbiglio io.

Non sono una persona forte e nemmeno una persona debole.
Sono una persona che sta nel mezzo…una persona insicura e, in quanto tale, ho paura.
Ho paura di una mano che non c'è più dopo che mi ha sfiorata, ho paura di sbagliare e dovermi arrendere all'idea che prima o poi questi sbagli ti porteranno via, ho paura di essere troppo pesante e che questa pesantezza faccia scendere il gelo, ho paura di essere messa in disparte e che questo ti porti lontana da me.
Io ho paura tu però accettami, prendimi, tienimi e se mai mi vedrai impaurita allora dammi quella sicurezza e quella certezza che solo tu mi sai dare.
Abbracciami e dimmi che posto, tra le tue braccia, lo troverò sempre, dimmi che gli sbagli non conteranno nulla in confronto ai sorrisi che ci regaliamo, dimmi che quando sarò pesante mi alleggerirai con un bacio e infine dimmi che tutti gli altri non sono altro che lo sfondo sfocato di un quadro con noi due in primo piano.
Accetta questa mia parte, prenditi cura di me e spogliami delle mie paure.
—  Noilottiamoperisogni
il punto della questione Australia è: essendo un paese fondamelnte razzistissimo e di lunga tradizione White Migration Policy invece di fare entrare a lavorare migranti che poi si trovano sul groppone (sicurezza sociale, ricongiungimenti familiari, sindacati ecc) fan raccogliere i pomodori ai backpacker inglesi 18enni che verosimilmente si rispendono il gruzzolo in birra. Poi che noi italiani e francesi (perche’ quelli sono) dopo la crisi lo vediamo come un avanzamento di carriera la dice lunga sulle condizioni a casa. L'altro punto è che vogliono tutti raccogliere frutta dietro Byron bay o a due ore da Sydney etc dove si ammassano migliaia di backpackers, ovviamente il mercato e’ sputtanato e fanno quel che vogliono. Marco è andato a fare mandarini in sud australia, in 70 ragazz@ in un ostello con piscina, beach volley cazzi e mazzi e s'è fatto 10.000 dollari in 3 mesi e s'è divertito. Con 10.000 dollari viaggi un anno nel sud est asiatico
—  Ho chiesto un parere sulla questione “Giovani italiani schiavizzati in Australia” a mio fratello, che vive downunder da qualche anno.
Il fascino non è un corpo, non è un volto, è il tralucere di una vita, è un mistero che traspare nella dolcezza dei lineamenti, nel sorriso disarmante, nella sicurezza che indica altre abitudini. Il fascino è sempre il tralucere di un passato e di un mondo a noi sconosciuto, di una trasgressione al nostro ordine quotidiano, e il rivelarsi di questo mistero è seduzione. Francesco Alberoni
Sono le 23.26 di una notte di maggio, e ti sto pensando.
Ho ritrovato un tuo video su skype dove mi dicevi che mi aspettavi e che mi amavi. Ho sorriso subito quando ho sentito il suono della tua voce, sempre la stessa. Stesse farfalle nello stomaco e i brividi.
Sono passati tre fottuti mesi ed io sono ancora qua che ti penso.
Oggi è stata una giornata dura, lunga, brutta. Ho pensato a te tutto il giorno e ho pianto, tanto.
Fanno male i ricordi nostri, insieme.
Sento ancora il calore e la sicurezza che emanavi con un tuo abbraccio.
Ero protetta, e ora invece sono libera come una farfalla, ma delicata e pronta ad essere distrutta dal mondo.
Mi manchi, e non te lo posso dire. Perché io non manco a te.

VIOLENZA è lavorare per 40 anni per delle briciole e chiedersi se si riuscirà a smettere
VIOLENZA sono i titoli finanziari, i fondi assicurativi saccheggiati, la truffa in borsa.
VIOLENZA è essere costretti a stipulare un mutuo per una casa che si finisce per pagare come se fosse fatta d’oro.
VIOLENZA è il diritto del tuo capo di licenziare in qualsiasi momento voglia farlo.
VIOLENZA è la disoccupazione, la precarietà, sono i 700 euro
al mese con o senza contributi previdenziali.
VIOLENZA sono gli “incidenti” sul lavoro, perché il padrone riduce i costi di gestione a scapito della sicurezza dei lavoratori.
VIOLENZA è prendere psicofarmaci e vitamine per far fronte agli orari di lavoro
VIOLENZA è essere una donna migrante , è vivere con la paura di essere cacciato dal paese in qualsiasi momento e vivere in una costante insicurezza.
VIOLENZA è l’essere casalinga, lavoratrice e madre allo stesso tempo.
VIOLENZA è quando ti prendono per il culo al lavoro dicendo: ‘dannazione, sorridi, è chiedere troppo?’

Quello che abbiamo vissuto io lo chiamo rivolta.
E proprio come ogni rivolta appare come una prova generale della Guerra Civile, ma puzza di fumo, gas lacrimogeni e sangue.
Non può essere facilmente sfruttata o controllato. Accende le coscienze, si rivela e polarizza le contraddizioni, e promette, almeno, momenti di condivisione e di solidarietà. E traccia i percorsi verso l’emancipazione sociale.
Signore e signori, benvenuti alle metropoli del caos! Installate porte sicure e sistemi di allarme alle vostre case, accendete il televisore e godetevi lo spettacolo. La prossima rivolta sarà ancora più agguerrita, mentre il marciume di questa società si approfondisce … Oppure, potete prendere le strade al fianco dei vostri figli, potete scioperare, potete osare di rivendicare la vita che vi stanno derubando, potete ricordarvi che una volta eravate giovani e volevate cambiare il mondo.

-Savas Metoikidis. (Compagno greco morto suicida nel 2012 a causa della crisi economica)