scoraggiamento

Ho avuto giorni di scoraggiamento. Forse anche senza motivo.
Sicuramente senza motivo.
Ho abbondato Tumblr, Blogger e la pagina Facebook; tutti e tre trattano di libri.
Mi sono scoraggiata e chiusa in me stessa, non facevo altro che leggere e pulire. Ogni tanto, raramente uscivo.
Non so perché questa reazione.
Forse stavo cercando di cambiare qualcosa, almeno via Interne ma non ci sono riuscita. O forse ero convinta di non riuscirci; magari ne sono ancora convinta.
Adesso credo di essermi tirata su, ho reinventato Blogger e sto cercando di riprendere tutto ciò che mi apparteneva. Partendo da Tumblr alla mia pagina Facebook.
Sono tornata e, forse, anche più forte di prima.

Il peso di nessuno.

Che ad avere paura ci si stanca. Ci si stanca perché essa non sarà mai un’arma vincente, ma solo il motivo della battuta d’arresto, ogni volta, finale e delle cose che non hanno nessun motivo d’esistere. 

Avere paura significa anche provare a capire cosa è che non va, ma quel che non va non può essere capito proprio perché è osservato dal punto di vista della paura, del timore e dello scoraggiamento.

Avere paura significa scrivere, come ora, per poter provare a buttare giù qualcosa che possa liberare dalla maledetta prigionia che non conosce nomi, che non sa pronunciarsi davanti a nessuno; quando esprimerla crea imbarazzo per via del suo retaggio fin troppo primitivo e incomprensibile per gli ignari ascoltatori, quando non è mai il peso di nessuno.

Perchè in alcuni momenti perdo l’entusiasmo in ciò che faccio? Perchè mi scoraggio così facilmente? Perchè mi sento sola nelle scelte che compio?
Perchè non sono convinta della mia vita? Perchè non mi sento compresa e ascoltata dalle persone più vicine a me? Cosa sta accadendo? 

Sei scoraggiato?

Infatti, mentre a quest’ora dovreste essere maestri, avete di nuovo bisogno che vi s’insegnino i primi elementi degli oracoli di Dio, e siete giunti al punto di aver bisogno di latte e non di cibo solido. (Ebrei 5:12)

E’ molto facile passare dallo scoraggiamento al pessimismo e quindi all’inerzia. Si comincia a dire: “Ho provato a parlare di Gesù a tante persone ma non si è convertito nessuno”;…

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Non lasciamo(ci) scoraggiare

Il tasso d’inattività giovanile in Italia è il più alto rispetto alla media europea ed è cresciuto in modo significativo negli ultimi anni di crisi.

Stiamo dando i numeri? Nella fascia 15-24 anni oltre sette milioni di Italiani (il 71,6% dei giovani italiani) non lavorano e non cercano un’occupazione (56,2% nella media europea), nella fascia 25-29 anni è inattivo il 32% degli italiani (17,2 nella media europea) e nella fascia 30-34 anni il tasso d’inattività è pari al 21,3% (14% nella media europea)1.

I MOTIVI

Scoraggiati in crescita.

Se guardiamo i motivi dell’inattività in generale, emerge che in Italia un’alta percentuale è costituita da scoraggiati(9,3% in Italia e 4,3% nella media europea) e cioè da persone che non cercano il lavoro perché pensano di non riuscire a trovarlo, ma vorrebbero lavorare, e da persone che devono accudire un bambino o un adulto non autosufficiente (11% in Italia e 9,9% nella media europea).

Rispetto ai motivi legati alle necessità di accudimento la quota è così ripartita fra i due generi: 16,7% donne e 0,4% uomini e tutti e due nei restanti i casi(nella media europea rispettivamente 15,3% e 1%).

Più bassa, rispetto alla media europea, è la quota di inattivi per motivi di studio e formazione professionale (28,7% in Italia e 32,5% nella media europea).

La situazione è diversa tra i giovani inattivi da 15 a 24 anni: è in aumento la percentuale di coloro che non sono disponibili a lavorare (76,4%) perché impegnati negli studi, ma è sempre inferiore alla media dei paesi europei (81%). Si può dedurre quindi che non sono i motivi di studio le uniche cause di inattività per i giovanissimi nel nostro paese.


I giovani scoraggiati italiani sono pari al 4,2% rispetto alla media europea dell’1,6%.

Nella seconda fascia d’età giovanile (25-34 anni) il livello d’istruzione è significativo: gli inattivi con basso livello di qualificazione (fino alla licenza media) scende al 37,3%, i diplomati della scuola secondaria superiore salgono al 40,7% e i laureati sono pari al 18,2%.

IL CONFRONTO

Un brutto risultato a livello europeo.

L’analisi della serie storica (1995-2011) degli scoraggiati (15-64 anni) mette in evidenza che questo fenomeno interessa in maniera prevalente l’Italia: nel nostro paese la quota di scoraggiati è persino in crescita,  ma solo a partire dal 2004 (dal 3,1% al 9,3%).

Nella media europea è successo l’opposto: la percentuale d’inattivi scoraggiati cresce fino al 2004, per diminuire negli anni successivi e riprendere a crescere nell’ultimo anno di crisi.

UNA DOPPIA DISPARITA’

Non solo i giovani sono svantaggiati, ma anche le donne.

Per le donne, l’uscita dal mercato del lavoro (o la mancata entrata) è determinata nel 25,9% dei casi dallo svolgimento di attività legate alla cura dei figli e degli anziani non autosufficienti.

Solo per il 2,5% degli uomini la cura della famiglia rappresenta un motivo d’inattività.

Il secondo motivo è legato allo studio o alla formazione professionale (22,8%). Per gli uomini questa è la principale ragione dell’inattività (39,2%).

Il 20,6% delle donne dichiara di non avere interesse per il lavoro, mentre questo motivo è addotto solo dal 4% degli uomini.

Il 9,8% delle donne dichiara di essere inattiva perché scoraggiata, mentre per gli uomini la percentuale scende all’8,1%.

UNA RIFLESSIONE

Donne abbandonate dal servizio pubblico.

È impossibile non notare che inattività e scoraggiamento per le donne sono dovuti a motivi strutturali e riguardano principalmente la debolezza dei servizi di cura per i bambini e per gli anziani. Per gli uomini, invece, sono prevalentemente legati agli andamenti della domanda del mercato del lavoro e alle proprie esigenze di formazione, ovviamente al netto di tutti gli altri motivi legati alla salute, al pensionamento e alla scelta di non lavorare.

Infatti, come è stato osservato precedentemente, la componente femminile degli inattivi è cresciuta meno di quella maschile perché la crisi non ha modificato le sue condizioni di svantaggio rispetto al mercato del lavoro e, in alcune occasioni, l’ha spinta a rientrare nel mercato del lavoro per far fronte alle riduzioni di reddito familiari determinata dalla crescita dei disoccupati e cassaintegrati.

Così come il servizio pubblico ha abbandonato i giovani (vedi l’articolo precedente), allo stesso modo si è “dimenticato” dell’altra metà del cielo, ovvero delle donne. E’ drammatico pensare che la già preoccupante discriminazione per giovani donne, mamma e mogli sia ulteriormente aggravata dalla noncuranza del sistema pubblico, carente di asili nido, nursery ed altri strumenti di assistenza all’occupazione femminile.

Occorre osservare a questo proposito che non è nemmeno positivo avere un gran numero di persone inattive che vorrebbe lavorare: questi lavoratori sono, in genere, rassegnati e di conseguenza più difficilmente ricollocabili e, inoltre, non sono facilmente rintracciabili, dato che hanno smesso di rivolgersi ai servizi pubblici e privati per il lavoro e in generale non usano canali di ricerca istituzionalizzati. Ma, per poter quantificare il numero di tutte le persone che potrebbero essere interessate alle offerte di lavoro, è necessario tenere conto anche di questa quota di inattivi.

1Elaborazioni personali su dati EUROSTAT

Mi stavo lasciando cadere, così, a peso morto, e non sapevo se una volta a terra avrei trovato un materasso. Non riuscivo a vedere la luce infondo a quel lungo corridoio buio in cui camminavo da mesi, che sembrava trascinarmi sempre più giù ed essere sempre meno luminoso. Ci stavo intrappolata dentro e avevo soltanto due opportunità: continuare a camminare e cercarne disperatamente l’uscita, o abbandonarmi a me stessa con la schiena al muro, aspettando che in qualche modo tutto ciò finisse.

Giorni fa ho fatto vedere ad un’amica che disegna la tavoletta grafica che mi son presa per cazzeggiare sulle foto, e le era piaciuta. Poi sono andata da lei che mi ha spiegato qualcosa sul disegno con tavoletta, e mi diceva che doveva cambiare la sua, ed in effetti ogni tanto se ne andava a puttane mentre lei disegnava. M’è venuto subito in mente di regalargliene una come la mia. Ci ho messo un poco a convincerla ma ce l’ho fatta. Felicità!

Il giorno dopo son passata al negozio dove ho preso la mia e mi sentivo che fossero finite(io a volte le cose me le sento troppo), ed infatti c’erano rimaste solo quelle enormi. Mi è dispiaciuto un sacco. Ma il tempo di arrivare dal negozio al parcheggio a riprendere la macchina, che mi è passato lo scoraggiamento e gliel’ho subito cercata su Amazon. E c’era. Di nuovo felicità!

La consegna era prevista per oggi, e l’aspettavo talmente tanto che quando sono scesa nell’appartamento a piano terra dove faccio palestra, ho lasciato un cartello per il corriere sul citofono fuori al cancello, di suonare a piano terra, che avevo paura che non trovando nessuno a casa, se ne andasse col pacco. è andato tutto come previsto. Ancora felicità!

Me l’ero preso a cuore ‘sto regalo manco fosse stato per me. Domani sarò felice di darglielo:)

Buon giorno dolcezze♥ Stamattina mentre facevo colazione stavo leggendo un articolo sulla disoccupazione. “Le conseguenze dal punto di vista psicologico sono: ansia, irritabilità, mancanza di autostima, pessimismo. Generalmente si è motivati nella ricerca di un lavoro, ma dopo diversi tentativi subentrano sensazioni come scoraggiamento, stanchezza, senso di fallimento, che gradualmente portano la persona ad una vera e propria emarginazione. E non è una situazione facile dalla quale uscire.” e ho pensato a quanto è triste riconoscersi in tutto questo e sapere che altre persone sono probabilmente nella stessa situazione, quando infondo vorremmo solo un lavoro onesto e serio. by _elisaventurini from Toscolano Maderno on January 10, 2015 at 12:25PM